I cristiani di fronte al difficile inizio del millennio – L’Assemblea di Sibiu

       Noi Siamo Chiesa    Via N.Benino 2  00122 Roma    Via Bagutta 12  20121 Milano        Tel. +39-022664753           cell.3331309765                                                                                     Comunicato Stampa          E-mail vi.bel@iol.it Internet www.we-are-church.org/it       L’ecumenismo è in difficoltà. “Noi Siamo Chiesa” auspica che nella prossima assemblea di  Sibiu i cristiani e le loro Chiese riprendano il percorso ecumenico dandosi  obiettivi concreti e strumenti di azione comune.   I cristiani di fronte al difficile inizio del millennio Siamo alla vigilia  del terzo incontro ecumenico europeo che si terrà a Sibiu in Romania dal 4 al 9 settembre su “La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento ed unità in Europa”. Il nostro ricordo va subito ai due che l’hanno preceduto, quello di Graz del 1997 e quello di Basilea del 1989 che si concluse con un documento finale  su “La pace nella giustizia per tutto il creato”. Partendo da questa riflessione non possiamo che constatare gli aspetti negativi che in questi anni si sono aggravati per quanto riguarda la convivenza sul nostro pianeta: la globalizzazione dell’economia presenta aspetti fortemente criticabili più che dati positivi; l’11 settembre ha fatto emergere il fondamentalismo di stampo terroristico di fronte al dominio economico e militare degli USA e dell’Occidente; la guerra è, più di prima, considerata e praticata come mezzo principale di risoluzione dei conflitti; gli “Obiettivi del millennio” stabiliti in sede ONU sono,  fino ad oggi, sostanzialmente disattesi; il riarmo è ormai generalizzato; la cancellazione del debito estero dei paesi poveri (oggetto della mobilitazione delle Chiese) non è stato raggiunto; il deterioramento delle condizioni ambientali continua. Questo scenario cupo richiede una ripresa urgente del processo di avvicinamento e di azione comune tra tutti coloro che credono nell’Evangelo, da perseguire in un  rapporto positivo con le altre religioni. Con tutto il cuore  auspichiamo quindi che l’incontro di Sibiu non sia una platea per la ripetizione di cose già dette che restano senza seguito ma che sia uno stimolo per una nuova cultura e soprattutto per una nuova  prassi dell’incontro e dell’azione comune tra i credenti in grado di superare le paure, le reticenze, gli espliciti “stop”  degli apparati ecclesiastici ed ogni altra resistenza interna alle Chiese .   La Charta Oecumenica In questo ultimo decennio il cammino ecumenico in Europa ha portato alla firma il 22 aprile del 2001 della Charta Oecumenica da parte della KEK (Conferenza delle Chiese europee) e del CCEE (Consiglio delle Conferenze Episcopali europee). “Noi Siamo Chiesa”  l’ha giudicata subito positivamente dando, in fase di redazione, il suo contributo. Essa è il frutto diretto dei due incontri ecumenici europei precedenti. Valido e nuovo è stato il metodo con cui è stata elaborata, fondato su larghe consultazioni, permettendo un sensibile miglioramento della prima bozza. Di grande importanza sono gli obiettivi che vi sono affermati e che ci permettiamo di ricordare: rendere visibile l’unità tra i cristiani e tra le Chiese, eliminare la tentazione del proselitismo e della concorrenza nell’annuncio del Vangelo, rielaborare la storia delle Chiese a partire dalla disponibilità alla penitenza e al perdono per i peccati commessi nei reciproci rapporti, rafforzare ogni iniziativa ecumenica nella preghiera e nel dialogo alla luce del Vangelo. Importante è pure l’affermazione di una comune responsabilità nei confronti dell’Europa, dell’impegno a favorire la  riconciliazione tra i popoli e tra le culture, a salvaguardare il creato, ad approfondire la comunione con l’ebraismo e a curare le relazioni con l’Islam e con le altre religioni e visioni del mondo. Un documento tanto impegnativo ed apprezzabile merita, prima di Sibiu, un primo bilancio su quanto esso si proponeva.   La situazione in Italia “Noi Siamo Chiesa” esprime qualche considerazione sulla situazione italiana. Essa non è positiva. Il cosiddetto “popolo ecumenico” si è attivato ma è mancata, salvo eccezioni, nel tessuto ordinario della nostra Chiesa (diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti, congregazioni religiose) una vera attenzione alla Charta Oecumenica, ai suoi contenuti, ai suoi obiettivi, quasi fosse qualcosa che riguardasse solo altre situazioni, come quelle  dei paesi del  centro e dell’est dell’ Europa. Prova di ciò è, ad esempio, l’assoluta marginalità che la tematica ecumenica ha avuto nel quarto Convegno ecclesiale della Chiesa italiana, dello scorso ottobre, a Verona. Anche iniziative importanti, sorte dal basso, come la Giornata del dialogo cristiano-islamico, giunta ormai al sesto anno, e gli incontri  dei giovani, giunti alla seconda edizione, “Osare la pace per fede” non hanno avuto un appoggio significativo, generale ed ufficiale, mentre su questioni etiche importanti (referendum sulla legge n. 40, ddl sui DICO e altre) c’è stata assenza pressoché assoluta di dialogo che ha generato posizioni totalmente divergenti tra la nostra Chiesa, nelle sue istanze ufficiali,  ed il mondo evangelico.    Il nuovo pontificato             Dobbiamo inoltre dire con chiarezza che il nuovo pontificato, che ha un’influenza in Italia superiore a quella che ha in altri paesi, manifesta un orientamento che non favorisce il percorso ecumenico. L’accentuazione della gestione autoritaria e personalista della Chiesa cattolica da parte di Benedetto XVI crea solo diffidenze e sospetti nelle altre Chiese cristiane. L’approccio teologico e pastorale all’Eucaristia, sia con la esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis  sia con il recente motu proprioSummorum Pontificum”, è di segno regressivo, tutto pensato in logiche interne alla Chiesa cattolica  e crea solo ostacoli nella “direzione dell’obiettivo della condivisione eucaristica” (cf. punto 5 della Charta Oecumenica). Inoltre il discorso di Ratisbona, l’interpretazione “continuista” del Concilio Vaticano II (in polemica esplicita con l’opinione dei maggiori studiosi che sostengono che il Concilio Vaticano II ha costituito una vera e propria “rottura” nella storia della Chiesa) sono fatti che vanno nella direzione di una accentuazione delle distanze soprattutto nei confronti delle Chiese evangeliche e che sono alla base delle difficoltà del  cammino ecumenico di  oggi. Anche il discorso del Papa per il cinquantennale dell’Unione Europea del 25 marzo è stato di appoggio alla COMECE (l’organizzazione dei vescovi dell’Unione Europea) nel momento in cui si ricordava questa data in modo separato dalle altre Chiese cristiane europee. Infine la ripetizione dei contestatissimi contenuti della Dominus Jesus del Card. Ratzinger nell’ultimo documento della Congregazione per la dottrina  della fede del 29 giugno, alla vigilia dell’incontro di Sibiu e della riunione della Commissione mista cattolico-ortodossa di ottobre, sembrano riproporre  ancora una volta una centralità della Chiesa cattolica che. nei fatti, rende più difficile il percorso ecumenico. Ci chiediamo se il Papa ha letto la Charta Oecumenica e se la considera parte del patrimonio del popolo di Dio in Europa, nello spirito più autentico del Concilio Vaticano II.   Che cosa ci aspettiamo dall’incontro di  Sibiu Nell’incontro di Sibiu speriamo che i delegati godano di un tempo adeguato per la discussione, che essi possano presentare e votare documenti e che ci sia un rispetto sostanziale dell’assemblea da parte degli apparati delle Chiese che l’hanno promosso. Da Sibiu ci aspettiamo una riflessione su come è stata recepita  la Charta Oecumenica in Europa nei sei anni trascorsi dalla sua firma, ci aspettiamo parole di speranza, che valorizzino l’unità nella diversità tra i credenti nell’Evangelo e che non ci si attardi sulle differenze pure  esistenti “a proposito della Chiesa e della sua unità, sui sacramenti e sui ministeri” (punto 1 della Charta). I propositi per una presa di posizione e per una azione comune che noi vorremmo ribaditi ed estesi riguardano soprattutto: –l’espressione congiunta di un radicale rifiuto della guerra come strumento di soluzione delle controversie tra i popoli e tra gli Stati; –una Dichiarazione specifica, secondo il recente auspicio delle organizzazioni pacifiste cristiane in occasione del sessantaduesimo anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima, che affermi “ che non solo l’uso e la minaccia dell’uso ma anche la fabbricazione, la proliferazione e la semplice detenzione di armi nucleari costituiscono un gravissimo peccato contro Dio, contro l’Umanità e contro il Creato”; — l’intenzione di agire, nei confronti delle istituzioni e dei poteri economici, perché sia modificato il rapporto tra l’Europa ed i paesi del Sud del mondo in vista del superamento delle condizioni di miseria e di sofferenza  che affliggono la maggior parte della popolazione del pianeta; –l’abbandono della ricerca di un ruolo istituzionale delle Chiese nell’ambito delle istituzioni dell’Unione Europea (come quello previsto dall’art. 52 del progetto di Costituzione Europea) a favore di una presenza evangelicamente ispirata, laicamente rispettosa delle istituzioni e che si caratterizzi sul piano etico, culturale e sociale piuttosto che come un gruppo di pressione quasi di tipo politico; –l’impegno ad una ricerca comune sui nuovi problemi etici che sorgono dal progresso della scienza ed in particolare della medicina; –un impegno generalizzato per un approccio di simpatia e di dialogo con le altre religioni (ed in particolare con l’Islam) per prevenire e superare ogni fondamentalismo di tipo religioso; Ci aspettiamo anche da Sibiu decisioni che permettano di rendere operativi almeno alcuni degli obiettivi della Charta, con l’indicazione degli strumenti necessari. Ipotizziamo, per esempio, la costituzione di Consigli delle Chiese cristiane da istituirsi ovunque ai vari livelli, la organizzazione di una Rete europea dei cristiani per la pace e la istituzione di una giornata ecumenica di preghiera per la salvaguardia del creato.   Questi obiettivi li proponiamo e li viviamo ricordando le parole di Paolo agli Efesini “Vi esorto dunque io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 1-6).                                                                          NOI SIAMO CHIESA                                                    (aderente all’International Movement We Are Church-IMWAC) Roma agosto 2007       “Noi Siamo Chiesa” fa parte del movimento internazionale We Are Church fondato a Roma nel 1996. Esso è impegnato nel rinnovamento della Chiesa cattolica sulla base e nello spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II. Il movimento We Are Church è presente in diciassette paesi ed opera in collegamento con gli altri movimenti per la riforma della Chiesa cattolica      

 

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