Celentano, un telepredicatore da strapazzo

 

Celentano ci ha irritato parecchio. E’ stato inconcludente, pretenzioso, demagogico e banale; anche terribilmente inesatto, perché ha voluto elargire perle di saggezza, persino di teologia, su temi che manifestamente non conosce. Stendiamo poi un pietoso velo sull’orribile siparietto con Morandi e Pupo, allestito al probabile scopo di ricordare di pagare il canone Rai e tirare la volata al libro del Ghinazzi, in uscita in questi giorni da Rizzoli.
Diciamo pure basta all’anticlericalismo raffazzonato, anch’esso demagogico, approssimativo, inconcludente che ha applaudito le sparate “anticattoliche” del già bigotto Celentano, considerandole nientemeno che appelli alla rivoluzione.
E veniamo all’invocata chiusura dei giornali cattolici, come Famiglia Cristiana e Avvenire, rei di non occuparsi del Paradiso, ma di politica.
Famiglia Cristiana è nata nel 1931. Accostarla ad Avvenire è insensato, perché il secondo è la voce ufficiale della Cei, il primo si è occupato molto spesso proprio degli argomenti che secondo il Celentano-pensiero  verrebbero trascurati dalla Chiesa stessa. Sul campo dell’immigrazione, dei diritti umani, sono stati scritti dei pezzi di ottimo giornalismo. Inoltre, FC è stato uno dei giornali cattolici più apertamente antiberlusconiani che siano mai circolati, non a caso inviso a molti rappresentanti del precedente governo, dall’ateo devoto Ferrara ai ciellini, allo stesso Berlusconi. Taluni lo definivano apertamente “non cattolico”. E qualche zelante parroco consiglia caldamente alle proprie pecorelle trepide e smarrite di non leggere il funesto magazine, che nel ’93 pubblicò addirittura un numero monografico dedicato all’omosessualità. Celentano dov’era?
Ora, a parte che invocare la chiusura di giornali, a meno non si tratti di nazisti, non ci sembra una grande prova di democrazia (avremmo applaudito se un Pupo, per citare un tale che recitava goffamente il controcanto di “destra”, avesse sbraitato di far chiudere, che so, “Il Fatto Quotidiano” ?)  E quando La Russa pretendeva le stesse misure repressive? A parte ciò, dicevamo, sa Celentano che FC si occupa regolarmente, o molto spesso, proprio dei  preti di strada (e non solo di don Gallo)?
Perché anche qui sfugge un particolare fondamentale. Don Gallo, che molti di noi si onorano di conoscere da molti anni, quando ancora non andava “di moda” e Celentano si limitava a cantare e a intessere l’elogio di Berlusconi (proprio così: all’inizio lo definiva affettuosamente “Silvio, un ragazzo della via Gluck”), don Gallo è senza dubbio un rivoluzionario; ma lo è GRAZIE al suo cristianesimo e non MALGRADO esso. La prima preoccupazione che muove don Andrea non è politica ma religiosa. In tal senso non è, né vuol essere un prete strano, per usare le parole d’un altro dissidente, non certo amato dalla gerarchia ecclesiastica, don Lorenzo Milani.
Abbiamo  criticata più volte la politica vaticana. Ma, proprio perché l’argomento è importante, occorre affrontarlo con serietà, o si rischia di far la figura dei polemici disinformati. Sappiamo bene che molti avrebbero applaudito qualsiasi invettiva, più o meno strampalata, contro la Chiesa solo perché si trattava della Chiesa. Sorge il sospetto che Celentano abbia attaccato FC, Avvenire e Aldo Grasso principalmente a causa delle critiche al suo cachet. Ci piacerebbe si concedesse, magari non solo da parte di FC, maggiore spazio alle voci autenticamente dissidenti, cui di norma non si concedono le prime pagine dei giornali e che, nonostante ciò, continuano a lavorare e a elargire il loro indispensabile contributo alla costruzione d’una società meno iniqua, senza impalcarsi a predicatori da pulpiti improvvisati.

Daniela Tuscano

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2 risposte a Celentano, un telepredicatore da strapazzo

  1. antonio caradonna scrive:

    Verissimo cio che hai detto.Vorrei pero’ fare evidenziare che la telepredica(se cosi puo’ definirsi)del molleggiato era nell’aria da mesi e che la rai,barattando un succulento share da sbandierare poi sui tg nazionali,aveva accettato la mezz’ora televisiva di Adriano.Onori ed oneri..Peraltro,le invettive sul sermone di Celentano,mi pare si siano focalizzate sulle maldigerite critiche ai giornali cattolici.La gerarchia vaticana,piccata nel suo orgoglio,ha forse dato una “spintarella”alla claque dei palchi dell’ariston?Il dubbio e’ legittimo.
    Le riflessioni sulla Consulta,sui referendum ecc non hanno lasciato un segno cosi’ evidente.Resta il fatto,comunque,che Celentano avrebbe potuto risparmiare critiche a testate come Famiglia Cristiana,che mi consta essere assai sensibile,invece,ai problemi di fede,giustamente contestualizzandoli nella cornice di informazione che le e’ propria.

  2. alberto scrive:

    le sue critiche erano le critiche della destra cattolica assurdo metterci in mezzo don gallo

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