La famiglia e le famiglie: una discussione non “ortodossa” a Milano il 17 marzo

“Famiglia e famiglie”, incontro a Milano il 17 marzo

            Sabato 17 marzo si è tenuto a Milano, presso una sala dei frati minori di S.Angelo, il consueto incontro annuale del network di gruppi e movimenti che, negli ultimi dieci anni, ha affrontato alcuni dei problemi più importanti che riguardano la riforma della Chiesa. Quest’anno l’argomento non poteva che essere la famiglia perché a fine maggio è a Milano che si terrà il periodico grande incontro mondiale in argomento con la presenza di Benedetto XVI ma anche perché nella diocesi non si fa che parlare di ciò da mesi ( i contenuti di questi incontri parrocchiali e diocesani sono piuttosto ripetitivi della linea ufficiale). Da Roma il Vaticano ha chiesto alla diocesi un grande sforzo organizzativo e di accoglienza  ma il merito delle questioni sarà impostato solo centralmente; gli uffici competenti della diocesi non hanno nessuna reale possibilità di intervento.

            Tutto ciò spiega il particolare successo dell’incontro del 17 marzo su “Famiglia e famiglie” che ha visto la partecipazione di 150 persone, nonostante il consueto oscuramento da parte dei media, sia cattolici che laici; molti dei veri problemi  vi sono stati sollevati, senza alcuna preoccupazione di essere “ortodossi”. Teresa Ciccolini, del Gruppo Promozione Donna, ha introdotto l’incontro facendo presente che è necessario un rovesciamento del tradizionale approccio a queste tematiche, che devono essere affrontate non più in modo rigido  a partire da un approccio giuridico (e un poco ideologico) ma considerando qual è la relazione che, nello specifico, si stabilisce nel rapporto di coppia e con gli altri componenti della famiglia (bambini, anziani). A seguire tre testimonianze molto coinvolgenti (Francesca, Rosaria e Paola) hanno raccontato, rispettivamente, il loro vissuto di coppie divorziate, lesbiche, risposate . Nei tanti interventi nel dibattito sono emerse una grande quantità di situazioni e di problemi, dalla domanda di maternità alle famiglie omo che non hanno genitorialità, dalla tematica dell’affido al rapporto con gli anziani in famiglia, dalle famiglie monogenitoriali al rapporto tra famiglie che possono costituire tra di loro comunità, dal single che fa famiglia alle stagioni della vita, dal problema di come si tengono i corsi dei fidanzati  a come affrontare le crisi  ed elaborare il lutto, dalla domanda se la famiglia sia veramente soggetto pastorale in quanto tale alla violenza che a volte avviene in famiglia, dalla solidarietà intergenerazionale al permanente problema del rapporto della Chiesa con le persone omosessuali. Purtroppo l’incontro, che ha aperto tanti problemi, non è riuscito a parlare delle coppie miste e a testimoniare della difficoltà o della validità di queste situazioni perché alcune coppie interpellate non se la sono sentita di intervenire.

            La mattinata si è conclusa con una magistrale lezione di Rosanna Virgili  sulla famiglia nel primo e nel secondo Testamento  Essa ha analizzato il rapporto “proprietario” nella struttura famigliare nel primo T. e il rovesciamento completo di questa logica nel Vangelo dove Gesù è contro il ripudio della donna e stabilisce che è l’amore il “fatto”  teologico nella coppia. L’intervento di Rosanna merita di essere conosciuto integralmente, appena disponibile.

            Nel pomeriggio sono stati analizzati altri problemi. La massmediologa  Paola Abbiezzi ha ricordato che la TV una volta faceva “focolare” per la famiglia, ora la segmentazione dell’offerta televisiva ha cambiato del tutto la situazione; ha poi fatto una interessante analisi dei serial televisivi in cui i modelli proposti vengono spesso socialmente legittimati. Il problema è quello di usare i media e di non farsi usare. Marco Zanchi ha raccontato un’indagine sul campo fatta nelle valli bergamasche, dove ha rilevato la fragilità della famiglia e della coppia e l’importanza di reti sociali di appoggio. Fulvio De Giorgi ha constatato l’aumento dei problemi anche a causa della crisi economica, la complessità della relazione che è più forte del sacramento; essa può durare oltre la morte ma può anche morire in vita e di ciò bisogna prendere atto; a questo proposito le indicazioni pastorali sono del tutto insufficienti. Infine Grazia Villa, della Rosa Bianca, ha fatto un excursus dei problemi legislativi esistenti e della loro importanza, del modello di famiglia superato ma che resta nella struttura giuridica proposta dalla Chiesa, dei sussulti del patriarcato e della necessità di reti di autoaiuto per le donne.

            Teresa Ciccolini ha concluso prendendo atto dei tanti problemi aperti che non possono essere affrontati nella Chiesa solo con direttive dall’alto. Il prossimo appuntamento è per il 19 maggio, a ridosso dell’incontro mondiale. Si cercherà di parlare di come la Chiesa possa ipotizzare altri modi di intervento pastorale rispetto a quelli consueti che sono in palese difficoltà.

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One Response to La famiglia e le famiglie: una discussione non “ortodossa” a Milano il 17 marzo

  1. Giovanni Castelli scrive:

    Come laici cristiani si deve o si dovrebbe sostenere anche la tesi che la prerogativa di formulare disposizioni morali e giuridiche sulla famiglia e anche sulla espressione della sessualità non può essere lasciata nelle sole persone della gerarchia, a meno che non si voglia continuare ancora con l’ipocrita e poco edificante divisione fra la morale e gli ordinamenti ufficiali della Chiesa e il comportamento reale dei laici e dei presbiteri di frontiera (come per l’uso degli anticoncezionali, per l’aborto, per la Eucarestia ai divorziati risposati, per l’eutanasia, ecc). Nessuno chiede alla gerarchia di dovere definire la morale che i laici devono seguire nell’ambito specifico di loro competenza che è quello della vita di coppia e familiare, tanto più se questa gerarchia perpetua una visione spesso fortemente maschilista e sessuofoba (si ricordi che fino al Concilio la gerarchia perpetuava la visione patriarcale della famiglia, ma si dovrebbe dire che il femminismo ha introdotto una concezione più cristiana della famiglia). Inoltre se la responsabilità effettiva di fronte al problema delle nuove vite e per le vite prossime alla fine è tutta dei laici, donne e uomini, all’interno delle rispettive famiglie come si fa a sostenere che a decidere cosa è giusto o no siano degli altri?

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