Negata a Ferrara l’Eucaristia a un disabile

COMUNICATO STAMPA di “NOI SIAMO CHIESA” dell’ EMILIA ROMAGNA

 Non neghiamo Gesù a chi non ha colpe
 
Come cattolici ispirati al Concilio Vaticano II, non possiamo che esprimere profonda indignazione per quanto accaduto a Porto Garibaldi, arcidiocesi di Ferrara, dove il parroco ha deciso di stoppare il cammino verso la Prima Comunione di un bambino portatore di un ritardo mentale.
<Non c’è nessuna discriminazione – ha detto monsignor Antonio Grandini, vicario generale della Chiesa estense, in difesa del sacerdote -.Per ricevere il sacramento il bambino dovrebbe saper distinguere il pane dall’ostia e questo, al momento, non è avvenuto>.
Spiace dovere sottolineare che il Catechismo della Chiesa cattolica non prevede alcuna esclusione per chi è incapace di intendere e di volere.
Perché quindi questo irrigidimento da parte del parroco e della Curia di Ferrara? E’ giusto auspicare la piena consapevolezza di quanto si sta compiendo in chi ha la possibilità di capire, ma non si può pretendere nulla di simile da chi soffre, non per colpa sua, nè della sua famiglia, di un deficit cognitivo. Questo no ha il sapore di una punizione ingiustificata alla luce dell’immenso amore e dell’indicibile tenerezza che Gesù ha espresso, in ogni suo gesto e parola, in particolare nei confronti dei più piccoli.
Invitiamo, pertanto, la Chiesa di Ferrara a riflettere sul suo diniego. A noi torna alla mente l’episodio del cieco di Gerico che la folla e i discepoli volevano far tacere perché non disturbasse il Maestro al suo passaggio (Mc 10, 47-52). A Porto Garibaldi si ha come l’impressione che la Chiesa abbia perso di vista la presenza reale di Cristo nell’Eucarestia: chi si sognerebbe mai di vietare a una mamma e un papà, che portano il loro figliolo, incapace di intendere e volere, al cospetto di Gesù, di avvicinarsi, toccare e ricevere il Salvatore?
                                                                                                                                                         

Ferrara, 11 aprile 2012
 Giuliano Bianco  per il Coordinamento Nsc Emilia Romagna

Lettera al settimanale diocesano di Ferrara

Come ogni vicenda anche quella legata alla prima comunione non concessa al bambino affetto da grave handicap, nata a Porto Garibaldi e ripresa a piene mani dalla stampa nazionale, è dotata di molti risvolti e non può essere sottoposta a giudizio sommario. Perciò mi limito a una sola domanda: perché l’arcivescovo, mons. Rabitti, non ha cercato, lui per primo, di incontrare i genitori riconoscendoli, nella loro fragilità, protagonisti di un dramma reale che nessun uomo di Chiesa può vivere in prima persona? Questo incontro sarebbe stato sufficiente a dissipare ogni equivoco e forse sarebbe stato in grado di produrre parole capaci di stroncare ogni interpretazione malevola, assai più di quanto facciano, ora, discorsi apologetici o citazioni di nobili documenti pastorali.

13 aprile 2012

Piero Stefani

 

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