“Noi Siamo Chiesa” partecipa al digiuno di sabato 7 settembre in continuita’ col suo forte impegno pacifista

L’intervento di papa Francesco all’Angelus di domenica si fa voce di tutta l’umanita’, non solo dei cristiani. “Ma piu’ guerre” e’ un grido che esprime non solo il messaggio evangelico ma anche il massimo di realismo politico. La violenza richiama violenza: l’appello inascoltato di papa Wojtyla nel 2003, prima della guerra in Iraq, mostra quanto fossero vere le sue parole se esaminate alla luce di quanto poi e’ successo.
“Noi Siamo Chiesa” aderisce naturalmente all’invito di papa Francesco a pregare e a digiunare sabato 7 settembre. E’ un gesto simbolico che esprime l’appello confidente e sofferente dell’uomo a “Chi tutto puo'” e anche manifesta ai potenti della terra la vera voce di gran parte dell’opinione pubblica mondiale.
L’adesione del movimento “Noi Siamo Chiesa” e’ in continuita’ con il forte
contrasto che esso ha manifestato in passato nei confronti delle guerre in Kossovo, in Afghanistane in Iraq, con la sua attiva partecipazione al movimento pacifista e alle marce Perugia-Assisi e con l’attuale campagna contro i 7cacciabombardieri F35.

Purtroppo le parole del papa vengono, anche questa volta, “usate” da chi,confrontandosi con esse, dovrebbe solo tacere, pentirsi e dimettersi. E’ questo, ci sembra, il caso del “cattolico” ministro della Difesa Mauro che ha dichiarato di aderire al digiuno mentre sostiene non solo gli F 35 ma anche la politica di mantenimento e di rafforzamento di ogni struttura militare del nostro paese.

NOI SIAMO CHIESA

Roma, 3 settembre 2013

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2 Responses to “Noi Siamo Chiesa” partecipa al digiuno di sabato 7 settembre in continuita’ col suo forte impegno pacifista

  1. Francesca scrive:

    Non avevo dubbi sul fatto che la realtà di Noi Siamo Chiesa avrebbe aderito all’appello del Papa. Ed è bene, perchè è un giusto appello.
    Tuttavia personalmente, se comprendo appieno la necessità di pregare, non condivido molto l’invito al digiuno.
    Per almeno tre motivi.
    Primo, perchè non credo alla possibilità che Dio venga a mutare il corso della storia in base alle nostre richieste. Altrimenti avrebbe dovuto ascoltare tutte le suppliche della storia, ed è evidente che non lo fa. Nemmeno la preghiera “convincerà” in qualche modo l’Altissimo a fare il miracolo. Non lo ha fatto nei mille Auschwitz della storia, non lo farà mai perchè non viola la libertà di nessuno: la preghiera, come diceva la Hillesum, può però ottenere la Grazia della forza a chi sopporta, la forza di non cadere nella disperazione. Invece non vedo come si possa ottenere questo col privarsi di qualcosa di indispensabile, a parte il fatto che è un gesto dal forte valore simbolico umano. Forse ciò nasce dalla vecchia ed errata traduzione di Mt 17,21 (“con il digiuno e la preghiera” che in realtà è solo “con la preghiera”??).
    Secondo, perchè passare l’idea che se mi autoinfliggo una sofferenza allora Dio mi ascolta, non fa che avvalorare il concetto di un Dio in fondo crudele, non molto diverso da quello che si saziava di sacrifici umani, e non di un Dio-Padre che gioisce del fiorire della vita in tutte le sue espressioni: quale genitore che possa veramente chiamarsi tale sarebbe contento di vedere il proprio figlio autoprovocarsi del dolore per ottenere qualcosa dal padre?!??
    Terzo, perchè se fosse proprio necessario un sacrificio umano per smuovere la compassione divina, ce ne sarebbe già a sufficienza nei Siriani stessi: avrei quindi semmai preferito un generico appello a privarsi di qualcosa per poi fornire concretamente un aiuto ai sofferenti (ovviamente questo è sempre possibile anche senza che nessuno ce lo venga a dire, ma avrei trovato più convincente un invito di questo tipo piuttosto che un invito ad un gesto ascetico).
    Sperando di poter aver un proficuo confronto, cordialmente saluto
    Francesca

  2. vittorio scrive:

    Francesca pone dei quesiti sui quali è quanto mai opportuno fare profonde riflessioni.
    Sara perchè modestamente ritengo del tutto inutili –pur rispettando totalmente
    coloro che gli praticano–, i tradizionali riti che da secoli accompagnano a maggioranza
    le pratiche religiose delle tre religioni monoteistiche. Ora ritengo non serva citare
    il pensiero di un grande profeta come Isaia, che ben sapiamo come la pensava in fatto
    di ritualità: cosa inutile quanto addirittura irritante al cospetto di Dio. –Fatevi promotori
    di giustizia e di pace, soccorrete chi è nella sofferenza, date sollievo alla vedova. Quanto sono attuali questi –precetti–pilastri– concreti dell’agire quotidiano dell’uomo contemporaneo
    espressi 700 anni circa prima di Cristo da Isaia. Ritengo che occorrono ben altri strumenti
    per fermare la guerra, che praticare il digiuno. Lascierei per un attimo da parte le disquisizioni
    prettamente di natura teologica, –non perchè non abbiano importanza– e sposterei interesse
    e risorse, sul come meglio agire difronte alla guerra, alle tante guerre che attualmente insanguinano parte dell’umanità. Noi ci portiamo appresso da molti secoli la cultura necrofila
    viviamo in una società –letale — l’uccidere, sia –legalmente– che illegalmente è norma che ci lascia sempre più indiferenti. Uccisioni, stermini , massacri, l’uomo conferma spesso la sua
    propensione ad essere assassino. L’uomo letale. E conserva il dominio sulle creature con strumenti di morte i cui costi economici fanno rabbrividire se pensiamo alla condizione di affamento in cui riversano milioni di creature umane. Noi pensiamo che con il digiuno di
    qualche ora incida a modificare le cose di una virgola? Difronte alla spaventevole forza armiera
    di cui dispone attualmente il potere –economico politico finanziario– mondiale? Di impedire di
    proteggere propri interessi attraverso massacri e genocidi, con un digiuno ho una preghiera?
    Oceaniche marce della pace, di cui va riconosciuto valore assoluto,quanto sono servite nella
    realtà ha costruire una comunita interamente pacificata? Io ritengo che con la globalizzazione
    come costruzione dell’uomo nuovo, planetario, attraverso la formazione di una classe politica mondiale che bandisca le armi e crei l’uomo non letale’ l’uomo del diritto universale, l’uomo
    consapevole che l’altro è te –stesso–potremmo sperare in una società dove la pace, la giustizia,
    l’equità, la fraterna convivenza tra tutte le creature umane diventi un dato di fatto incontestabile.
    Non oso immaginare quale sforzo ciò richieda, ne il tempo necessario richiesto. E’ un
    compito che spetta certamente anche a noi, ma che investirà soprattutto le future generazioni.
    Occorre cambiare paradigma, archetipo, andare oltre la storia che è nel peccato per i massacri compiuti, spesso in nome di un Dio vendicativo e tiranno che l’uomo letale nel corso dei
    secoli si è andato costruendo.
    Rtengo che uno dei più grandi profeti di pace e giustizia della modernita, quale è stato
    padre Ernesto Balducci che ha posto l’uomo al centro, e il suo agire secondo coscienza
    Partendo da Cristo sia un straordinario viatico per le generazioni future incaminate
    a costruire una società dove le armi qualsiasi arma che non sia la propria–coscienza–
    siano per sempre bandite. Una cosa ci deve far riflettere almeno io spesso ci torno
    con angoscia e indignazione,alla condizione di ipocrisia in cui si trovano le nostre
    democrazie occidentali. Anche il nostro paese spesso ha vissuto nella menzogna.
    pensiamo a quando fin poco tempo addietro eravamo tra i più gradi produttori di mine
    antiuomo, Mai nessuno che ha rivestito e riveste cariche pubbliche ha menzionato
    pubblicamente quante vittime innocenti spesso bambini e bambine le nostre mine hanno
    causato al mondo?E tuttora causano? Nella culla del diritto si è permesso questo?
    Un caro saluto e un buon lavoro a tutti, ce ne davvero molto bisogno.

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