La follia delle spese militari

Per un anno di consapevolezza e d’impegno. Come un augurio
http://blog.vita.it/disarmato/2014/01/02/per-un-anno-di-consapevolezza-e-dimpegno-come-un-augurio/

Per iniziare con consapevolezza questo nuovo anno suggerisco un indicatore di attualità del discorso pubblico dominante: andate a rileggere il primo messaggio di fine anno agli italiani del presidente Pertini. Era il 1978 e c’era la consapevolezza diffusa del pericolo alla sicurezza generale derivante dalla corsa agli armamenti e della corrispondente necessità di disarmo. Nella sera dell’ultimo dell’anno Pertini, con la sua pipa in mano, diceva così agli italiani: “bastano alcuni dati per persuaderci dell’importanza di questo compito: oggi si spendono per le armi nucleari quattrocentomila miliardi all’anno; le superpotenze posseggono dodicimila testate nucleari che corrispondono a circa un milione e cinquecentomila bombe uguali a quelle che hanno distrutto Hiroshima ed Hiroshima è là ad ammonire tutta l’umanità. La tragedia che ha conosciuto Hiroshima potrebbe conoscerla domani l’umanità intera, eppure vi sono seicento milioni di creature umane che mentre io parlo stanno lottando contro la fame. Lo ripeto qui a voi, italiani ed italiane, quello che ebbi a dire innanzi al parlamento quando fui insediato come presidente della repubblica: si svuotino gli arsenali di guerra sorgente di morte, si colmino i granai sorgente di vita per milioni di creature umane che stanno lottando contro la fame.”
Oggi, i dati proposti allora dal Presidente della Repubblica alla consapevolezza degli italiani sono drammaticamente più gravi:rispetto al 1978 la corsa agli armamenti è di gran lunga accelerata e, in piena crisi economica globale, le spese militari hanno superato la somma astronomica di 1.700 miliardi di dollari annui – cifra mai raggiunta, in termini reali, nella storia dell’umanità – che corrisponde a più di 4,6 miliardi di dollari al giorno. Le testate nucleari presenti sul pianeta sono ormai diciassettemila e, come ha recentemente stimato l’organizzazione scientifica International Physicians for the Prevention of Nuclear War, una guerra nucleare che usasse anche una percentuale minima delle armi esistenti oggi negli arsenali mondiali, causerebbe un enorme numero di vittime su scala globale, molte di più di quanto non si pensasse finora, trascinando inoltre due miliardi di persone – un quarto della popolazione mondiale – nel rischio di morte per fame. Una follia nella follia, in un pianeta nel quale, rispetto al 1978, sono già raddoppiate (1,2 miliardi) le persone costrette a vivere sotto la soglia della povertà.
L’Italia, da parte sua, mentre è penultima in Europa per quantità di popolazione a “rischio povertà e esclusione sociale” (secondo l’Istat il 30 % della popolazione italiana, soglia superata in Europa solo dalla Grecia ), continua ad essere tra le prime dieci potenze militari al mondo con i suoi oltre 23 miliardi di dollari di spese militari annue. Unico capitolo di spesa pubblica che, come ha ricordato anche l’ultimo rapporto della campagna Sbilanciamoci!, continua a crescere indipendentemente dai governi e dalle fasi economiche, aumentando addirittura del 25% negli ultimi venti anni. Eppure, anzi non a caso, né nel messaggio di fine anno del presidente Napolitano, né nel programma del governo, né sui media mainstream il disarmo è all’ordine del giorno. Una gigantesca ed inattuale rimozione dal discorso pubblico. A mano armata.
Allora, che augurio possiamo farci reciprocamente per iniziare, con un po’ di buon senso, questo nuovo anno? Che sia per ciascuno di noi un anno di consapevolezza e di impegno per riportare l’urgenza assoluta del disarmo – e della redistribuzione sociale e civile delle enormi risorse militari – al centro dell’agenda della politica, italiana ed internazionale. Condizione necessaria per trovare una soluzione pacifica alla crisi economica, ad un secolo esatto dall’inizio della “grande guerra”. Ed anche in vista delle elezioni europee del prossimo maggio. Insomma, non può non passare anche da qui, a mio avviso, quel “nuovo inizio” che auspicava a natale Riccardo Bonacina, direttore di Vita, invitando tutti a mettersi in gioco senza paura per essere degni delle sfide del tempo.

Per parte nostra continueremo a mettercela tutta, senza perdere tempo, a partire dal XXIV Congresso nazionale del Movimento Nonviolento Cominciamo dal disarmo. Le proposte della nonviolenza del prossimo 31 gennaio-2 febbraio, al Centro Sereno Regis di Torino.
Pasquale Pugliese

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3 Responses to La follia delle spese militari

  1. vittorio scrive:

    Caro Pugliese faccio totalmente mia la tua riflessione sull’assurdità delle
    spese militari, e sulle cifre che si spende, cifre in fortissimo aumento in questi
    ultimi anni. Permettermi di fare lacune riflessioni che riguardano si le armi, ma
    più in generale la gestione delle risorse del pianeta, che sono è sempre bene
    ricordarlo di tutti.Una piccola premessa:In poco più di un secolo l’umanità è
    passata da un miliardo di persone, a circa sette miliardi di persone; oggi 2014,
    e sara nel 2050 di nove miliardi di persone, bene.Come nel suo suo ultimo libro
    rileva Giulietto Chiesa,il sistema cosi detto –capitalista– oramai unico incontrastato
    gestore dell’economia mondiale per sua stessa essenza necessita di continua espansione
    all’infinito, in un contesto di risorse del pianeta limitate e non più riproducibili. Quali
    scenari abbiamo difronte?La totale scomparsa del genere umano?Oppure l’uccisione
    di qualche miliardo di individui in quanto –eccedenze consumistiche– attraverso una guerra
    condotta con strumenti e risorse mai prima sperimentate nella storia dell’umanità praticata
    dalle due grandi superpotenze di già in rotta di collisione che sono Stai Uniti e Cina?
    Oppure il cambio radicale di paradigma –produttivo-consumistico– che includa una
    riconversione su scala planetaria dell’attuale sistema industriale ,che preveda tra l’altro l’utilizzo
    di fonti energetiche rinnovabili che in tempi ragionevoli sostituisca totalmente le energie
    cosiddette fossili, oramai prossime alla loro estinzione?Domanda:abbiamo attualmente una classe
    dirigente in grado di avviare con urgenza un simile quanto improcrastinabile processo se vogliamo
    dare futuro alle nuove generazioni su scala globale onde evitare la catastrofe planetaria?
    Oppure la cosi detta –Cupola–I padroni universali come vengono definiti, nel loro cinico accaparrare
    sempre più risorse nella loro onnipotenza planetaria hanno già messo in conto la distruzione in quanto
    –eccedenza–, di due tre miliardi di creature umane? Caro Pugliese ritengo che questo dire, e pormi delle
    domande cosi — estreme– sia semplicemente dovuto alla vastità di dati, di cifre, di proiezioni che
    oggi disponiamo e che non possono non farci riflettere con angoscia, ma anche di agire con
    coraggio e determinazione, difronte a scenari cosi cupi quanto realisticamente apocalittici.
    Mi chiedo e chiedo: l’attuale archetipo se cosi vogliamo chiamarlo culturale, teologico-filosofico,
    economico, che partendo dalla sapienza greca se non prima, attraverso i secoli poi fino ad arrivare
    ai nostri giorni ha prodotto questa nostra civiltà,è in grado di dare risposte esaustive all’uomo
    del terzo millennio? Perché questa è l’essenza della questione.Filosofi. teologi e economisti di
    –professione–continuano nei loro scritti, conferenze, e dibattiti a citare pensatori come Kant,
    Hegel, Nietzsche, Haidegger, Smith, Riccardo,Keynes, lo stesso Marx, per citarne alcuni, grandi
    figure giganti per certi versi sul piano del pensiero speculativo e i maggiori tra i teologi che hanno
    espresso la teologia degli ultimi due secoli. Ma quello che è avvenuto negli ultimi settanta anni ha
    posto l’umanità tutta difronte a problematiche impensabili a scenari a cui mi sembra che tutto
    l’armamentario dell’attuale –Archetipo– culturale sia disarmato a dare risposte a scenari cosi inediti,
    quanto urgenti.Ora è naturale che questione del genere richieda trattazioni assai estese che questo
    commento, per ovvie ragioni inibisce, tuttavia va ribadito e posto con forza un aspetto fondamentale
    a mio modesto parere. Coloro i quali si sono posto fuori rispetto al tradizionale Paradigma-archetipo
    dominante sopratutto nella seconda metà del –secolo breve– il novecento per intenderci fino ai
    nostri giorni si sono dimostrati –profeti-le cui intuizioni e le loro opere ritengo siano fonte
    indispensabile per far abbeverare l’uomo del terzo millennio Questi uomini, questi pensatori –d’urto–
    espressione di tutti i campi del sapere hanno come massima espressione, direi come sintesi planetaria
    universale una grandissima figura di intellettuale –globale-planetario che decenni fa aveva costruito
    i binari dove la locomotiva umana del terzo millennio deve procedere onde evitare la catastrofe
    Questa figura è Ernesto Balducci, Con emozione recentemente ho ascoltato Giulietto Chiesa in una
    delle serate di presentazione del suo ultimo libro: –Invece della catastrofe perché è indispensabile
    costruire una alternativa–,che difronte a una numerosa platea di giovani gli ha invitati a leggere la
    -terra del tramonto- di Padre Ernesto Balducci rammaricandosi di averlo letto solo dopo aver
    terminato la stesura del libro.Citandone un passo fondamentale dove Balducci parla della
    necessità evolutiva di tutto il genere umano, oltre la millenaria storia che ha caratterizzato gli –ominidi–.
    Auguriamoci che con il baratro ormai prossimo, l’umanità tutta,e sopratutto le nuove generazioni
    sappiano costruire l’alternativa, il lavoro è immenso irto di difficoltà e ostacoli ma l’uomo
    –planetario– Balducciano uscirà vittorioso.
    Un caro saluto a Pasquale Pugliese e in particolare a
    Vittorio Belavite E buon lavoro a tutti
    Vittorio Da Rios.

  2. Vittorio da rios scrive:

    0 risposte a La follia delle spese militari
    vittorio scrive:
    Il tuo commento è in attesa di moderazione
    4 gennaio 2014 alle 02:00
    Caro Pugliese faccio totalmente mia la tua riflessione sull’assurdità delle
    spese militari, e sulle cifre che si spende, cifre in fortissimo aumento in questi
    ultimi anni. Permettermi di fare lacune riflessioni che riguardano si le armi, ma
    più in generale la gestione delle risorse del pianeta, che sono è sempre bene
    ricordarlo di tutti.Una piccola premessa:In poco più di un secolo l’umanità è
    passata da un miliardo di persone, a circa sette miliardi di persone; oggi 2014,
    e sara nel 2050 di nove miliardi di persone, bene.Come nel suo suo ultimo libro
    rileva Giulietto Chiesa,il sistema cosi detto –capitalista– oramai unico incontrastato
    gestore dell’economia mondiale per sua stessa essenza necessita di continua espansione
    all’infinito, in un contesto di risorse del pianeta limitate e non più riproducibili. Quali
    scenari abbiamo difronte?La totale scomparsa del genere umano?Oppure l’uccisione
    di qualche miliardo di individui in quanto –eccedenze consumistiche– attraverso una guerra
    condotta con strumenti e risorse mai prima sperimentate nella storia dell’umanità praticata
    dalle due grandi superpotenze di già in rotta di collisione che sono Stai Uniti e Cina?
    Oppure il cambio radicale di paradigma –produttivo-consumistico– che includa una
    riconversione su scala planetaria dell’attuale sistema industriale ,che preveda tra l’altro l’utilizzo
    di fonti energetiche rinnovabili che in tempi ragionevoli sostituisca totalmente le energie
    cosiddette fossili, oramai prossime alla loro estinzione?Domanda:abbiamo attualmente una classe
    dirigente in grado di avviare con urgenza un simile quanto improcrastinabile processo se vogliamo
    dare futuro alle nuove generazioni su scala globale onde evitare la catastrofe planetaria?
    Oppure la cosi detta –Cupola–I padroni universali come vengono definiti, nel loro cinico accaparrare
    sempre più risorse nella loro onnipotenza planetaria hanno già messo in conto la distruzione in quanto
    –eccedenza–, di due tre miliardi di creature umane? Caro Pugliese ritengo che questo dire, e pormi delle
    domande cosi — estreme– sia semplicemente dovuto alla vastità di dati, di cifre, di proiezioni che
    oggi disponiamo e che non possono non farci riflettere con angoscia, ma anche di agire con
    coraggio e determinazione, difronte a scenari cosi cupi quanto realisticamente apocalittici.
    Mi chiedo e chiedo: l’attuale archetipo se cosi vogliamo chiamarlo culturale, teologico-filosofico,
    economico, che partendo dalla sapienza greca se non prima, attraverso i secoli poi fino ad arrivare
    ai nostri giorni ha prodotto questa nostra civiltà,è in grado di dare risposte esaustive all’uomo
    del terzo millennio? Perché questa è l’essenza della questione.Filosofi. teologi e economisti di
    –professione–continuano nei loro scritti, conferenze, e dibattiti a citare pensatori come Kant,
    Hegel, Nietzsche, Haidegger, Smith, Riccardo,Keynes, lo stesso Marx, per citarne alcuni, grandi
    figure giganti per certi versi sul piano del pensiero speculativo e i maggiori tra i teologi che hanno
    espresso la teologia degli ultimi due secoli. Ma quello che è avvenuto negli ultimi settanta anni ha
    posto l’umanità tutta difronte a problematiche impensabili a scenari a cui mi sembra che tutto
    l’armamentario dell’attuale –Archetipo– culturale sia disarmato a dare risposte a scenari cosi inediti,
    quanto urgenti.Ora è naturale che questione del genere richieda trattazioni assai estese che questo
    commento, per ovvie ragioni inibisce, tuttavia va ribadito e posto con forza un aspetto fondamentale
    a mio modesto parere. Coloro i quali si sono posto fuori rispetto al tradizionale Paradigma-archetipo
    dominante sopratutto nella seconda metà del –secolo breve– il novecento per intenderci fino ai
    nostri giorni si sono dimostrati –profeti-le cui intuizioni e le loro opere ritengo siano fonte
    indispensabile per far abbeverare l’uomo del terzo millennio Questi uomini, questi pensatori –d’urto–
    espressione di tutti i campi del sapere hanno come massima espressione, direi come sintesi planetaria
    universale una grandissima figura di intellettuale –globale-planetario che decenni fa aveva costruito
    i binari dove la locomotiva umana del terzo millennio deve procedere onde evitare la catastrofe
    Questa figura è Ernesto Balducci, Con emozione recentemente ho ascoltato Giulietto Chiesa in una
    delle serate di presentazione del suo ultimo libro: –Invece della catastrofe perché è indispensabile
    costruire una alternativa–,che difronte a una numerosa platea di giovani gli ha invitati a leggere la
    -terra del tramonto- di Padre Ernesto Balducci rammaricandosi di averlo letto solo dopo aver
    terminato la stesura del libro.Citandone un passo fondamentale dove Balducci parla della
    necessità evolutiva di tutto il genere umano, oltre la millenaria storia che ha caratterizzato gli –ominidi–.
    Auguriamoci che con il baratro ormai prossimo, l’umanità tutta,e sopratutto le nuove generazioni
    sappiano costruire l’alternativa, il lavoro è immenso irto di difficoltà e ostacoli ma l’uomo
    –planetario– Balducciano uscirà vittorioso.
    Un caro saluto a Pasquale Pugliese e in particolare a
    Vittorio Belavite E buon lavoro a tutti
    Vittorio Da Rios.
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    Disarmato Per un anno di consapevolezza e d’impegno. Come un augurio

  3. vittrorio scrive:

    4 gennaio 2014 alle 02:00
    Caro Pugliese faccio totalmente mia la tua riflessione sull’assurdità delle
    spese militari, e sulle cifre che si spende, cifre in fortissimo aumento in questi
    ultimi anni. Permettermi di fare lacune riflessioni che riguardano si le armi, ma
    più in generale la gestione delle risorse del pianeta, che sono è sempre bene
    ricordarlo di tutti.Una piccola premessa:In poco più di un secolo l’umanità è
    passata da un miliardo di persone, a circa sette miliardi di persone; oggi 2014,
    e sara nel 2050 di nove miliardi di persone, bene.Come nel suo suo ultimo libro
    rileva Giulietto Chiesa,il sistema cosi detto –capitalista– oramai unico incontrastato
    gestore dell’economia mondiale per sua stessa essenza necessita di continua espansione
    all’infinito, in un contesto di risorse del pianeta limitate e non più riproducibili. Quali
    scenari abbiamo difronte?La totale scomparsa del genere umano?Oppure l’uccisione
    di qualche miliardo di individui in quanto –eccedenze consumistiche– attraverso una guerra
    condotta con strumenti e risorse mai prima sperimentate nella storia dell’umanità praticata
    dalle due grandi superpotenze di già in rotta di collisione che sono Stai Uniti e Cina?
    Oppure il cambio radicale di paradigma –produttivo-consumistico– che includa una
    riconversione su scala planetaria dell’attuale sistema industriale ,che preveda tra l’altro l’utilizzo
    di fonti energetiche rinnovabili che in tempi ragionevoli sostituisca totalmente le energie
    cosiddette fossili, oramai prossime alla loro estinzione?Domanda:abbiamo attualmente una classe
    dirigente in grado di avviare con urgenza un simile quanto improcrastinabile processo se vogliamo
    dare futuro alle nuove generazioni su scala globale onde evitare la catastrofe planetaria?
    Oppure la cosi detta –Cupola–I padroni universali come vengono definiti, nel loro cinico accaparrare
    sempre più risorse nella loro onnipotenza planetaria hanno già messo in conto la distruzione in quanto
    –eccedenza–, di due tre miliardi di creature umane? Caro Pugliese ritengo che questo dire, e pormi delle
    domande cosi — estreme– sia semplicemente dovuto alla vastità di dati, di cifre, di proiezioni che
    oggi disponiamo e che non possono non farci riflettere con angoscia, ma anche di agire con
    coraggio e determinazione, difronte a scenari cosi cupi quanto realisticamente apocalittici.
    Mi chiedo e chiedo: l’attuale archetipo se cosi vogliamo chiamarlo culturale, teologico-filosofico,
    economico, che partendo dalla sapienza greca se non prima, attraverso i secoli poi fino ad arrivare
    ai nostri giorni ha prodotto questa nostra civiltà,è in grado di dare risposte esaustive all’uomo
    del terzo millennio? Perché questa è l’essenza della questione.Filosofi. teologi e economisti di
    –professione–continuano nei loro scritti, conferenze, e dibattiti a citare pensatori come Kant,
    Hegel, Nietzsche, Haidegger, Smith, Riccardo,Keynes, lo stesso Marx, per citarne alcuni, grandi
    figure giganti per certi versi sul piano del pensiero speculativo e i maggiori tra i teologi che hanno
    espresso la teologia degli ultimi due secoli. Ma quello che è avvenuto negli ultimi settanta anni ha
    posto l’umanità tutta difronte a problematiche impensabili a scenari a cui mi sembra che tutto
    l’armamentario dell’attuale –Archetipo– culturale sia disarmato a dare risposte a scenari cosi inediti,
    quanto urgenti.Ora è naturale che questione del genere richieda trattazioni assai estese che questo
    commento, per ovvie ragioni inibisce, tuttavia va ribadito e posto con forza un aspetto fondamentale
    a mio modesto parere. Coloro i quali si sono posto fuori rispetto al tradizionale Paradigma-archetipo
    dominante sopratutto nella seconda metà del –secolo breve– il novecento per intenderci fino ai
    nostri giorni si sono dimostrati –profeti-le cui intuizioni e le loro opere ritengo siano fonte
    indispensabile per far abbeverare l’uomo del terzo millennio Questi uomini, questi pensatori –d’urto–
    espressione di tutti i campi del sapere hanno come massima espressione, direi come sintesi planetaria
    universale una grandissima figura di intellettuale –globale-planetario che decenni fa aveva costruito
    i binari dove la locomotiva umana del terzo millennio deve procedere onde evitare la catastrofe
    Questa figura è Ernesto Balducci, Con emozione recentemente ho ascoltato Giulietto Chiesa in una
    delle serate di presentazione del suo ultimo libro: –Invece della catastrofe perché è indispensabile
    costruire una alternativa–,che difronte a una numerosa platea di giovani gli ha invitati a leggere la
    -terra del tramonto- di Padre Ernesto Balducci rammaricandosi di averlo letto solo dopo aver
    terminato la stesura del libro.Citandone un passo fondamentale dove Balducci parla della
    necessità evolutiva di tutto il genere umano, oltre la millenaria storia che ha caratterizzato gli –ominidi–.
    Auguriamoci che con il baratro ormai prossimo, l’umanità tutta,e sopratutto le nuove generazioni
    sappiano costruire l’alternativa, il lavoro è immenso irto di difficoltà e ostacoli ma l’uomo
    –planetario– Balducciano uscirà vittorioso.
    Un caro saluto a Pasquale Pugliese e in particolare a
    Vittorio Belavite E buon lavoro a tutti
    Vittorio Da Rios.
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