Le “Linee guida” della CEI sugli abusi sessuali dei preti su minori lasciano quasi tutto come prima

NOI SIAMO CHIESA
Via Benino 3 00122 Roma
Via Soperga 36 20127 Milano
Tel.022664753
cell.3331309765 Comunicato Stampa
e.mail vi.bel@iol.it
www.noisiamochiesa.org

La CEI conferma che “il prudente discernimento del vescovo” è competente per i casi di pedofilia del clero. Ma ora il vescovo ha anche il “dovere morale di contribuire al bene comune”. “Noi Siamo Chiesa” si chiede se tutto ciò è accettabile di fronte alla realtà come ci viene presentata dalla cronaca quotidiana

I vescovi non hanno l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria i preti accusati di pedofilia “salvo il dovere morale di contribuire al bene comune”. Questa, tra virgolette, è l’integrazione di qualche rilievo, che il Consiglio permanente della CEI ha apportato, nella sua sessione di marzo, al testo delle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” che furono approvate dall’assemblea dei vescovi nel maggio 2012 e che furono presentate allora come definitive. La modifica è stata la conseguenza dell’intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede che ritenne quelle “Linee” insufficienti, come peraltro molti, anche nella Chiesa, avevano subito fatto presente.

Noi non sappiamo che cosa la Congregazione abbia chiesto di modificare. Siamo però obbligati a constatare che i vescovi sono riusciti a confermare il loro ruolo esclusivo nel gestire i casi di pedofilia del clero. Le “Linee” del 2012 restano infatti sostanzialmente intatte. Dobbiamo perciò ripetere quanto abbiamo, già e più volte, denunciato:
—alle vittime sono dedicate tre righe generiche nella Premessa delle “Linee guida” ma ad esse nulla viene garantito, neanche il diritto di essere parte nel procedimento canonico e nulla si dice su possibili risarcimenti nei loro confronti;

—“i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti” protetti in ciò dal codice di procedura penale e dal Concordato (punto 5, secondo capoverso). Quindi ogni manovra di insabbiamento o di copertura degli abusi non potrà essere conosciuta dalla magistratura;

—“nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla santa Sede o alla Conferenza Episcopale Italiana” (punto 6, secondo capoverso);

—non è previsto che il vescovo riconosca sempre a un’autorità esterna alla Curia diocesana il compito di esaminare le denunce e di interloquire poi con la magistratura e la diocesi tenendo in seria e oggettiva considerazione la voce delle vittime (ciò è invece stato previsto dalle Conferenze episcopali del NordEuropa e dalla diocesi di Bressanone-Bolzano);

—la CEI non si riconosce alcuna responsabilità nel seguire il fenomeno, nell’intervenire sul singolo vescovo nei casi più gravi ed evidenti e di disapplicazione delle stesse norme vaticane (che hanno dato origine, con una lettera circolare ai vescovi di tutto il mondo del maggio del 2011, all’obbligo di scrivere delle “Linee” da applicare nelle diverse situazioni nazionali) .

Abbiamo continuamente chiesto che le vittime fossero ascoltate. Ciò non è avvenuto. La casta episcopale (o almeno il suo vertice) si è chiusa a riccio, nell’arrogante convinzione, più volte manifestata, che la situazione in Italia sia diversa da quella degli altri paesi e ciò nel momento stesso in cui le cronache dalle nostre diocesi periodicamente informano di denunce, di processi e di condanne a carico di preti. Mai un procedimento penale è nato da una denuncia che provenisse dal mondo ecclesiastico! Mons. Charles Scicluna, già Promotore di Giustizia presso la Congregazione per la dottrina della fede, denunciò a suo tempo la “cultura del silenzio” dell’episcopato italiano. Nelle “Linee guida” tutto viene lasciato “al prudente discernimento del vescovo” ( punto 1, quarto capoverso). Speriamo che il nuovo testo (“dovere morale di contribuire al bene comune”), anche se ambiguo, serva a qualcosa. Fino ad ora la fiducia nella discrezionalità e nella buona volontà del singolo vescovo è ridotta a zero a causa dei tanti anni in cui la totalità dei vescovi nel nostro paese ha sempre avuto come del tutto prioritaria la preoccupazione per l’onore della Chiesa, non intesa come comunità dei credenti ma come corpo sacerdotale.
Il Popolo di Dio dovrebbe avere meno timidezze nel mettere a nudo in ogni occasione l’ipocrisia e la mancanza di credibilità di questa normativa e nel denunciare ogni situazione concreta che sia stata insabbiata. Ci rimane la speranza che il nuovo corso, avviato da papa Francesco, provochi al più presto ripensamenti radicali sull’intero modo di gestire questo peccato contro Dio e contro i fanciulli( Mt 18,6) .

Roma, 1 aprile 2014 NOI SIAMO CHIESA
PS. Il Direttore di “Avvenire” domenica 30, ritenendosi offeso da un lettore che gli ha fatto presente obiezioni simili alle nostre, giura e spergiura sulla limpida linea “morale” della CEI, stravolgendo e mistificando i testi e, soprattutto, ignorando la realtà. Fino a quando avremo questo quotidiano “cattolico”?

Questa voce è stata pubblicata in Documenti NSC. Contrassegna il permalink.

3 risposte a Le “Linee guida” della CEI sugli abusi sessuali dei preti su minori lasciano quasi tutto come prima

  1. Giovanni scrive:

    Viene da pensare ad una malafede o ad una incapacità nell’affrontare il problema che ha cause complesse che si dovrebbe cercare di risolvere.
    Come viene evidenziato da NSC, il problema interessa tutti i cattolici che in qualche modo dovrebbero essere coinvolti dalle scelte della CEI.
    Penso che la CEI sottovaluti alquanto le conseguenze dell’abuso sulle vittime e non consideri il processo di riappacificazione e di possibile perdono delle vittime dirette, dei loro familiari e di noi tutti nei confronti dei violentatori e di chi li ha protetti, un processo che è possibile solo se vengono proposti seri passi affinché fatti del genere non possano ripetersi.
    Rispetto al deterrente del passato, in un mondo ridotto alla realtà locale, dove i rapporti più stretti di convivenza rendevano tutti a conoscenza di cosa succedeva senza ovviamente nessun rispetto della privacy, come usa oggi, con tanta ipocrisia ma anche, a volte, rispetto delle debolezze umane; mentre l’odierna società individualizzata e parcellizzata permette un anonimato tranquillo ai possibili violentatori e il rischio della denuncia obbligatoria poteva essere un deterrente possibile.

  2. nicolò scrive:

    Purtroppo gli scandali aumentano, ma legalmente ognuno se ne lava le mani come Ponzio Pilato.Il vescovo è l’ordinario del luogo, è chiaro che oltre il dovere morale, deve compiere ogni gesto per facilitare anche la giustizia civile. Ma spesso la chiesa si comporta come una enclave chiusa, i panni sporchi lo chiudono negli armadi, pardon nei conventi…..!!!!!. La legge è uguale per tutti, ma non tutti lo sono di fronte ad essa.

  3. Marco scrive:

    I Vescovi dovrebbero essere l’esempio di quell’onestà che tanto vanno predicando. Spesso sono forti con i deboli e deboli con i forti. Forti con i preservativi e timidi contro delitti abominevoli.
    Gesù torna presto! Qui non sappiamo più quello che facciamo!!!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>