La Caritas di Milano contro il referendum di abrogazione della legge Merlin

Politica e società Prostituzione: abolire la legge Merlin?
Più urgente contrastare la criminalità
Dietro la proposta di referendum, un’illusoria soluzione alla fatica a contrastare il fenomeno prostitutivo e al conseguente degrado urbano

di Roberto DAVANZO Direttore Caritas ambrosiana

Ed ecco che ci risiamo. Con una periodicità quasi prevedibile sono tornati i detrattori della legge Merlin, quella che nel 1958 decise la soppressione delle «case chiuse», che stavano a significare la benedizione dello Stato nei confronti della prostituzione, il riconoscimento in carta da bollo che il corpo di una donna potesse essere oggetto di compravendita. Che insomma il maschio latino potesse immaginarsi legittimamente con la doppia faccia dell’uomo di casa, del marito, del padre da un lato, dello sciupafemmine, del trasgressore sessuale dall’altro.

La legge Merlin in fondo cercò di combattere questa odiosa ipocrisia. Ovviamente non riuscì a debellare la prostituzione, la nuova tratta delle schiave, lo sfruttamento violento di generazioni di ragazze sempre più straniere, sempre più giovani. Non riuscì, così come non riesce ancora oggi, a liberare le strade delle nostre città da presenze spesso imbarazzanti e inquietanti per gli abitanti di certi quartieri. Ma almeno mandava un segnale forte e chiaro: se i circuiti criminali hanno potuto ingrassare sulla pelle delle donne, questo è avvenuto grazie a un segmento dell’universo maschile – che attraversa ogni livello di censo e di cultura – segnato da un approccio immaturo e primitivo nei confronti del mondo femminile. Almeno costringeva questi esponenti del mondo maschile a metterci la faccia, a esporre in pubblico la loro immaturità affettiva, se non addirittura la loro smania di possesso nei confronti delle donne, a venire allo scoperto nella loro ricerca di un amore a pagamento.

Ecco perché, al di là della praticabilità giuridica di un referendum come quello proposto per abrogare la legge Merlin, non possiamo non esprimere un parere negativo, proprio per il significato che quella legge vuole portare con sé. Non possiamo accettare che la fatica a contrastare il fenomeno prostitutivo, nonché il degrado di alcuni quartieri, ci conduca a ricercare vie d’uscita che paiono scorciatoie illusorie e comunque espressione di un’inaccettabile cultura dell’umano, non solo a chi è portatore della fede cristiana, ma a ogni persona di buon senso. Come è possibile immaginare che, per placare la comprensibile indignazione degli abitanti di determinati quartieri, si possa sdoganare l’idea che l’amore, il corpo di una donna, si possano comprare alla stregua di un qualsiasi prodotto, di un qualsiasi oggetto? Come ci si può illudere che riaprendo le «case chiuse» la prostituzione di strada come d’incanto possa sparire?

Invece che gettare fumo negli occhi dei cittadini riteniamo più opportuno e urgente potenziare l’azione di contrasto alla criminalità organizzata attraverso misure che incentivino le donne vittime di tratta a denunciare i propri sfruttatori e a tentare di rifarsi una vita. Insieme, riteniamo più opportuno e urgente rilanciare una forte iniziativa educativa, laica e moderna, capace di favorire il superamento di modelli di rapporto tra uomini e donne indegni di un Paese civile.

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5 risposte a La Caritas di Milano contro il referendum di abrogazione della legge Merlin

  1. Vittorio da rios scrive:

    Condivido totalmente quanto scritto da Roberto Davanzo. Ho avuto come un tuffo al cuore
    un ricordare momenti vissuti oltre quindici anni fa, quando sulle strade del Nord Est sono
    comparse –allora erano a maggioranza ragazze nigeriane– ,le moderne schiave del sesso.
    Mi sono trovato e da solo a fare –L’operatore di strada–ne ho conosciute parecchie ho
    cercato di aiutarle e soprattutto –capire– perché una giovane e spesso giovanissima creatura
    si trovava lungo la strada, o presso i distributori di benzina. a soddisfare le voglie e la curiosità
    di gente che arrivava spesso in mercedes e macchine di lusso, Queste creature–ora credo che
    il quadro sia ulteriormente peggiorato– le possiamo definire nostre sorelle,o figlie o nipote
    ragazze normalissime anche scolarizzate che con meccanismi criminali vengono gettate
    sulla strada quasi sempre senza documenti e con un debito da pagare spesso enorme.
    Ricordo che tu contavi una decina di queste creature e mettevi assieme quasi un miliardo
    di vecchie lire, dai settanta ai ottanta milioni sempre di vecchie lire ognuna di queste ragazze
    doveva pagare alle organizzazioni criminali. Erano e sono seguite costantemente sia da presenze
    sul territorio nazionale dove operano, sia dai paesi di origine dove spesso hanno sede queste
    organizzazioni di criminali E guai non –lavorare– non portare a casa soldi partono minacce
    e intimidazioni dirette alle ragazze e in contemporanea ai famigliari. Quante ne sono sparite?
    uccise conosciamo i dati? senza traccia documentale non sono nessuno, facile farle sparire quando
    –Sgarrano–Mi chiedi e chiedo ma gli utilizzatori di questi giovani corpi schiavizzati non sono parimenti
    responsabili, e non solo sul piano etica morale come i loro criminali aguzzini? Anche qui il lavoro
    sul piano della informazione e formazione culturale è enorme credo che la civiltà di un popolo
    si misuri anche da questo, anzi soprattutto da questo. Sulla riapertura delle cosiddette case chiuse
    mi ricordo che si parlò e si parla di forme anche cooperative. Il compianto Don Benzi aveva perfettamente
    ragione, lui che a questo dramma moderno ha dedicato tutta la sua esistenza, quando disse rivolgendosi
    a chi proponeva questo —onorevoli, senatori, parolai di vario tipo– di dare loro l’esempio per primi
    con le loro mogli, amanti sorelle ecc. non mi pare che la cosa abbia avuto seguito.
    Molte di quelle ragazze che ho conosciuto sono uscite dalla schiavitù attraverso varie forme,
    sempre battagliando ovviamente ma c’è l’anno fatta si sono trovate un lavoro, si sono sposate e hanno
    figli. Ho provato gioia qualche settimana fa quando una telefonata di una ragazza conosciuta nel 98
    e per la quale ho battagliato,conservando affetto e amicizia,– per sua fortuna è uscita da quella tragica
    condizione dopo qualche mese–tralascio i dettagli per ovvie ragioni di quanto tutto questo sia stato difficile e complesso, mi ha informato che ora è cittadina italiana. Certo che ora la crisi morde e i primi a pagare sono
    i più deboli, ma mai demordere sulla battagli da fare è una questione di diritto, e dignità della donna
    da difendere.Un piccolo contributo su un problema enorme quanto vasto ma ho avvertito stimolato
    da Roberto Davanzo la necessità di produrre q

  2. Vittorio da rios scrive:

    Questo breve scritto.
    un caro saluto a tutti

  3. Benazzo Paolo scrive:

    Al di là di quelle che possono essere le personali convinzioni etiche e/o religiose di ciascuno di noi, io credo che si debba innanzittutto ammettere che la prostituzione non va affatto contrastata perché è una cosa socialmente utile e anzi necessaria in qualunque tipo di società. E’ assurdo pensare di poter fare a meno della prostituzione, quindi o si accetta la sua liberalizzazione o ipocritamente si decide di lasciare questa attività nel “sommerso”, e questo a tutto vantaggio della malavita.

  4. Vittorio da rios scrive:

    Caro Paolo non è questione di convinzione etiche o religiose, ma di ben altra cosa.
    Una cosa fondamentale la prima: quella non è una condizione –naturale–della donna
    0 dell’uomo è comunque una condizione di schiavitù.La seconda: una società evoluta non abbisogna
    affatto della prostituzione. Per rendercene conto basta andare alla radice stessa dell’Emma.
    Dico questo perché lo ho ben conosciuta in tutte le sue tragiche conseguenze. Per quanta riguarda
    poi la criminalità organizzata la cosiddetta –regolazione- e pane per i denti famelici delle
    organizzazione criminogene, basta fare un breve excursus in quei paesi dove è–regolarizzata–
    quale ruolo rivestono purtroppo le organizzazione criminale. Per quanto poi il considerare come
    utile alla società il prostituirsi allora siamo ancora agli antipodi di una società evoluta. Ne abbiamo
    da strada fare ancora per dare un po di dignità ha questo ominide.
    Comunque una sollecitazione a tutti coloro che sono per la regolarizzazione della schiavitù, di iniziare
    a dare l’esempio con moglie, amante, sorelle, ecc. dessero loro l’esempio mettendo nelle case –chiuse–o
    l’ungo le strade le loro care e amate congiunte. Ritengo che la vera ipocrisia intollerabile sia accettarla
    o peggio regolamentarla
    Un caro saluto.

  5. Vittorio da rios scrive:

    Caro Paolo non è questione di convinzione etiche o religiose, ma di ben altra cosa.
    Una cosa fondamentale la prima: quella non è una condizione –naturale–della donna
    0 dell’uomo, è comunque una condizione di schiavitù.La seconda: una società evoluta non abbisogna
    affatto della prostituzione. Per rendercene conto basta andare alla radice stessa dell’Emma.
    Dico questo perché lo ho ben conosciuta in tutte le sue tragiche conseguenze. Per quanta riguarda
    poi la criminalità organizzata la cosiddetta –regolazione- e pane per i denti famelici delle
    organizzazione criminogene, basta fare un breve excursus in quei paesi dove è–regolarizzata–
    quale ruolo rivestono purtroppo le organizzazione criminale. Per quanto poi il considerare come
    utile alla società il prostituirsi allora siamo ancora agli antipodi di una società evoluta. Ne abbiamo
    di strada da fare ancora per dare un po di dignità ha questo ominide.
    Comunque una sollecitazione a tutti coloro che sono per la regolarizzazione della schiavitù, di iniziare
    a dare l’esempio con moglie, amante, sorelle, ecc. dessero loro l’esempio mettendo nelle case –chiuse–o
    l’ungo le strade le loro care e amate congiunte, o pensiamo di continuare a tenere schiave del sesso,
    le donne Africane.le donne del’est le donne sud americane. le donne asiatiche?Le sottoproletarie
    schiavizzate.Altro che utile alla società. Ritengo che la vera ipocrisia intollerabile sia accettarla o peggio regolamentarla questa antica quanto moderna schiavitù. Questo in sintesi il mio pensiero in materia.
    Ovviamente rispetto profondamente coloro che hanno posizione molto diverse dalle mie.
    Un caro saluto.

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