Vescovi che nascondono i preti pedofili? Hanno perso il senno

Il quotidiano della Santa Sede, L’Osservatore Romano, entra sul tema degli abusi verso i bambini parlando della situazione che si è creata in Germania con il venire alla luce di decine di casi che coinvolgono una scuola dei Gesuiti a Colonia. L’articolo del giornale che viene riprodotto dal quotidiano della Santa Sede su questo tema (Osservatore Romano del 17 febbraio) è dello psichiatra Manfred Lutz ed è apparso su un quotidiano tedesco nei giorni scorsi. Nel testo si sottolinea quanto la Chiesa ha cercato di fare in questi ultimi anni per fare chiarezza su un tema così difficile e su crimini tanto ripugnanti.

Ne riproduco la conclusione. Mi sembra interessante, per allargare il dibattito ed uscire dagli stereotipi soliti. Soprattutto è notevole sottolineare e scrivere sul quotidiano della Santa Sede che la copertura da parte dei vescovi verso i sacerdoti colpevoli è cosa fuori dal mondo. (G.T.)

 Ecco la parte finale del testo:

"Anche nel dibattito attuale solitamente viene ignorato il contesto sociale e la Chiesa cattolica viene isolata come capro espiatorio di tutti questi sogni anormali e scandalosi del sesso infantile fatti quarant’anni fa in ambienti alternativi. I critici della Chiesa, e anche alcuni suoi rappresentanti, colgono la gradita opportunità per far suonare il solito disco:  la colpa è delle strutture ecclesiastiche, della morale sessuale, del celibato. Non è però altro che un aperto abuso degli abusi, ma soprattutto una pericolosa disinformazione che protegge i colpevoli.
La verità è che tutte le istituzioni che hanno a che fare con bambini e giovani attirano persone che cercano un contatto illecito con i minori. Ciò vale per le associazioni sportive, per le strutture di assistenza ai giovani e naturalmente anche per le Chiese. Uno dei principali esperti in Germania, Hans-Ludwig Kröber, non trova nessuna indicazione di una maggiore frequenza di casi di pedofilia tra gli insegnanti celibi rispetto agli altri. Purtroppo la scienza non ha ancora saputo sviluppare un metodo di screening che consenta di individuare tali persone. Rimane quindi solo l’osservazione responsabile e la pronta reazione in caso di anomalie. In questo le strutture della Chiesa sono perfino d’aiuto. Essa può reagire in modo più coordinato e professionale rispetto a una associazione sportiva locale. D’altro canto, se del responsabile dei giovani che ha commesso abusi in Bassa Baviera si parla solo nelle pagine della cronaca del giornale locale, quando si tratta di un parroco ci sono titoloni in tutto il Paese. Giustamente, dato che si tratta di un grave reato. Però in questo modo viene creata un’immagine distorta per quanto riguarda la frequenza.
Inoltre, la combinazione di sacralità, sessualità e volti di bambini certamente suscita sempre particolare attenzione. Qualunque cosa si possa pensare della morale sessuale cattolica, anche nei tempi della banalizzazione della pedofilia, essa era, per chiunque la rispettava, un baluardo contro l’abuso dei bambini. E citare in questo contesto il celibato è un atto particolarmente irresponsabile. In una conferenza che si è tenuta a Roma nel 2003, i principali esperti internazionali – tutti non cattolici – hanno dichiarato che non esiste un collegamento tra questo fenomeno e il celibato.
Certamente il riferimento al celibato non di rado rientra nelle menzognere strategie di discolpa di quanti commettono gli abusi. Naturalmente si favorisce la causa dei colpevoli, anche in modo non intenzionale, se ora si diventa preda di un "furore di autoflagellazione" (Kröber) e si fa rivivere la caricatura del vecchio mito dei gesuiti – segretezza, "trattamento individuale" intensivo – citandola come possibile causa. Ovviamente tutti i contatti a due possono essere strumentalizzati da quanti commettono gli abusi. Il dieci per cento degli psicoterapeuti prima o poi supera il confine dell’abuso. Ma la psicoterapia stessa non è responsabile dell’abuso, proprio come non lo è la cura delle anime ignaziana, anche quella rivolta agli scolari.
Occorre sfruttare senza paraocchi le scoperte della scienza, prendere misure protettive e preventive e cercare la trasparenza. Qualsiasi vescovo che oggi volesse ancora nascondere sotto il tappeto una qualunque cosa in questo campo dovrebbe avere perso completamente il senno. A noi tedeschi, però, bisogna augurare di trovare finalmente il coraggio di rinunciare alle solite proiezioni quando si tratta di questo tema serio e di accettare la banalizzazione degli abusi sessuali sui bambini che è stata compiuta per lungo tempo come parte della colpa di tutti noi".

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