Sinodo dei giovani: opinioni abbastanza positive di Noi Siamo Chiesa

 

Prime riflessioni sul  documento conclusivo  del Sinodo dei vescovi sui   giovani

Il Sinodo dei vescovi sui giovani aveva di fronte un compito particolarmente difficile per vari motivi. Anzitutto per la sua scarsa rappresentatività, come abbiamo detto più volte. Prelati anziani, maschi e celibi insieme a pochi giovani esterni e a poche donne, per di più questi ultimi con lo status di chi non poteva votare. E poi l’argomento era costituito da una categoria molto sociologica, quella dei giovani appunto,  distribuita sulla generalità dell’umanità e che dava occasione e pretesto per parlare di tutto, da problematiche di tipo psicologico o sociale, a questioni più direttamente di Chiesa, fino alle linee di tendenza della convivenza umana verso il futuro.  Era giusto invocare lo Spirito Santo davanti a un tale compito!

Lo svolgimento

Il percorso scelto per arrivare all’assemblea appena conclusa ha cercato, secondo buon senso, di coinvolgere soggetti esterni al circuito ecclesiastico ed ha fatto bene. In marzo si è riunito un presinodo di giovani, un questionario è stato diffuso online per tempo e tutto ciò ha permesso di preparare un documento preparatorio, il cosiddetto Instrumentum Laboris che, almeno per quanto riguardava la realtà, non diceva parole a vuoto, ma faceva analisi. Dell’andamento del Sinodo non si sono potuti avere i singoli interventi  nelle congregazioni generali, ma solo i testi di sintesi delle due tornate dei 14 Circuli minores, costituiti ognuno di essi da circa 20 padri sinodali autoselezionatisi in base alla lingua. La lettura di questi testi è stata interessante per capire di cosa si stava parlando. Complessivamente l’informazione diffusa dal Vaticano è stata carente facilitando la disattenzione dei media.

Durante il suo svolgimento si è organizzata una lobby, con interventi e appelli, per chiedere che almeno le suore presenti, superiori di ordini religiosi, potessero essere ammesse al voto come i colleghi maschi superiori di ordini maschili. La cosa non è passata. Sarebbe stato un fatto molto importante perché avrebbe infranto la logica canonica dell’assurdo  divieto di ruoli formalmente decisionali attribuiti anche al sesso femminile.

Il documento conclusivo

Il troppo lungo documento finale, votato praticamente all’unanimità, è costituito da 167 paragrafi in 55 pagine. Si dovrà renderlo utilizzabile nel diffuso tessuto del nostro mondo cattolico. Ora non lo è. L’eccesso di consensi che ha raccolto può anche non essere considerato positivo perché può far ritenere patrimonio di tutti orientamenti e linee di intervento che poi non lo saranno affatto soprattutto nella gestione concreta. Il documento nella prima parte intreccia punti di analisi a contemporanee esplicite affermazioni autocritiche sulle carenze della Chiesa. Anzitutto è mancato l’ascolto, è questa una considerazione generale, i giovani non ricevono la necessaria attenzione, c’è una situazione di autoritarismo o di paternalismo diffuso. Poi il documento prende atto delle profonde diversità di situazioni che riguardano i giovani nel mondo e dei cambiamenti in atto, infine, senza timidezze, delle profonde diversità tra chi gode di una condizione di vita accettabile e chi vive ai margini della società. Si parla della colonizzazione culturale causata dalla globalizzazione in contesti non occidentali, si valutano gli aspetti positivi e negativi della secolarizzazione. Il documento poi fa affermazioni interessanti ed efficaci sulla pervasività  del web e dei social network, sulle loro opportunità, sui molti loro lati oscuri; sui migranti fa le analisi che si devono fare, su un fenomeno che è irreversibile, sulle fratture nelle comunità di origine, sulla mentalità xenofoba che i migranti spesso trovano dove arrivano e via di questo passo.

La denuncia del clericalismo è a tutto tondo ed è seguita dalla questione degli abusi di ogni tipo “di potere, economici, di coscienza, sessuali”. Il Sinodo esprime “gratitudine verso coloro che hanno il coraggio di denunciare il male subito” e la soluzione del problema degli abusi può portare “ad una riforma di portata epocale”, ma il riferimento è generico, non c’è il “j’accuse” intransigente sull’abuso sessuale dei minori che ci si attendeva. Non ci siamo! Si arriva poi alla questione sessualità. “Non c’è una adeguata educazione sessuale” e poi si richiamano tutti i testi del magistero a partire dal Catechismo del 1992. Non si va oltre delle belle parole, ma non si può non riconoscere che “la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa perché percepita come spazio di giudizio e di condanna”. Su questa  questione  ultrasensibile il Sinodo non è andato oltre. Ci sembra questo un punto di debolezza che sarà molto notato.

Problemi e situazioni

Il testo completa l’analisi di vari aspetti della condizione giovanile: il problema non è solo il lavoro ma anche, a volte, il malessere psicologico, la depressione, la cultura dello scarto; a fronte di ciò ci sono il protagonismo, magari scarso nella Chiesa, ma presente nella cittadinanza attiva, nell’impegno sociale e politico, nel  volontariato, nella volontà di giustizia; e poi c’è la distanza dalla Chiesa dalla quale si aspettano una comunità vera che, in sua assenza, facilita una religiosità privata e a volte, di tipo sincretico. Insieme a questa ricerca il testo esprime esplicitamente le difficoltà del mondo ecclesiale a un comportamento pastorale adeguato: c’è poco accompagnamento in occasione dell’impegno in campo politico, la liturgia è abbastanza estranea alla sensibilità giovanile, si percepisce la sfiducia degli adulti, il dialogo, dove esiste, deve essere meno paternalista, è ineludibile il cambiamento per quanto riguarda il ruolo femminile, “prevale talora la tendenza a fornire risposte preconfezionate e ricette pronte”, la parrocchia “fatica ad avere un ruolo rilevante per i giovani ed è necessario ripensarne la vocazione missionaria”.

Un accompagnamento diverso dal consueto

La seconda parte del documento, dopo aver detto in modo enfatico che i giovani sono “un luogo teologico”,  tratta dell’accompagnamento  intendendo in vario modo e su varie tematiche l’assistenza, anche psicologica o psicoterapeutica, alla crescita umana e spirituale dei giovani  sia in forma individuale che in gruppi o in associazioni. La cosa interessante di questo punto è l’affermazione che esso “non è necessariamente legato al ministero ordinato. C’è necessità di guide spirituali, padri e madri, con una profonda esperienza di fede e di umanità. Bisogna anche riscoprire la vita consacrata, in particolare quella femminile e di laici, adulti e giovani”. Per affrontare questo possibile percorso non paternalista , calibrato sulle sofferenze e le ricerche di chi sta cercando la propria strada, le parrocchie secondo il testo potrebbero attrezzarsi in modo nuovo anche prescindendo dalla centralità del prete. Non è cosa da poco e si presenta come molto interessante.

Continuare in modo sinodale

Nell’ultima parte del documento si sceglie di proporre la continuazione del percorso avviato con un metodo del tutto sinodale. Infatti “poiché le condizioni concrete, le possibilità reali e le necessità urgenti dei giovani sono molto diverse tra paesi e continenti invitiamo le Conferenze episcopali e le Chiese particolari a proseguire questo percorso impegnandosi in processi di discernimento comunitario e nelle relative deliberazioni anche coloro che non sono vescovi”. I possibili orientamenti pastorali, così elaborati, dovrebbero essere attenti agli emarginati e a chi non contatto con le comunità ecclesiali. Il documento non usa parole generiche nel proporre la sinodalità: tutti i soggetti ecclesiali devono concorrervi attivamente e, per quanto riguarda i giovani, deve essere prevista la partecipazione nei luoghi di corresponsabilità nelle Chiese locali, nelle Conferenze episcopali e nella Chiesa universale, ipotizzando anche un organismo di rappresentanza dei giovani a livello internazionale in Vaticano. Questa pratica della sinodalità e della ricerca di soluzioni condivise non ha un orizzonte solo ecclesiastico, ma si proietta  verso le periferie del mondo per “dare risposta al duplice grido dei poveri e della terra avendo come ispirazione la dignità della persona, la destinazione universale dei beni, l’opzione preferenziale per i poveri, la solidarietà, l’attenzione alla sussidiarietà, la cura della casa comune”. Sono parole pesanti di stile del tutto bergogliano.

Indicazioni concrete

Il documento continua riprendendo i punti della prima parte, ma dando indicazioni operative. Per la parrocchia, che ha limiti territoriali,  occorre il suo ripensamento  pastorale anche per la sua incapacità di intercettare con proposte diversificate i fedeli. Di essa bisogna ripensare la  presenza sul territorio, la  liturgia e la  diaconia, i centri giovanili. Si arriva a proporre a livello delle Conferenze Episcopali un “direttorio di pastorale giovanile”. Nelle diverse situazioni bisogna operare per “progetti”, non per compartimenti stagni. Il sinodo è molto preoccupato dell’ambiente digitale, propone un’evangelizzazione digitale. Sui migranti le parole sono inequivocabili. Bisogna difendere il diritto di chi non vuole migrare e quello di chi emigra e ha diritto all’accoglienza. La parola d’ordine di tutta la chiesa deve essere contro la xenofobia, il razzismo e il rifiuto dei migranti, contro il traffico di essere umani. Sul ruolo della donna nella comunità ecclesiale le parole sono chiare a favore del  cambiamento nella pratica pastorale quotidiana e del dovere della sua partecipazione ai processi decisionali ecclesiali. Ma dice il testo “nel rispetto del ruolo del ministero ordinato”. Ma questo non è il tanto deprecato clericalismo?

La situazione internazionale

Era un Sinodo difficile in partenza. A partire da questa constatazione si fanno alcune prime  osservazioni di buon senso con la riserva di ulteriori approfondimenti richiesti da una tematica così vasta e importante. Si parte da quanto manca e da quanto è all’inizio di un cammino che dovrà essere percorso. È  curioso che non ci sia stato al Sinodo, tra le tante cose dette, qualcosa sullo scenario dei rapporti tra gli stati, i popoli e i continenti, che è in fase di aggravamento in particolare in questi ultimi due-tre anni (il riarmo nucleare, il rilancio del ruolo imperiale USA, la situazione in Medioriente, la crisi di ruolo dell’Europa con le nuove identità chiuse su sé stesse, la ripresa del conflitto Est-Ovest, ecc…). Il collocarsi a fianco dei migranti, contro il commercio delle armi, a tutela dell’ambiente ecc…, esige per tutti e per i giovani in particolare (il futuro è loro!) di avere il quadro generale che determina o aggrava le situazioni specifiche sulle quali intervenire. È lo sguardo su tutto il mondo che ha papa Francesco.

Sessualità, donne, abusi

Sulla sessualità la situazione appare come congelata. Non si riesce ad andare avanti che a belle parole e ad esortazioni generali, eppure è questo il centro del rapporto di tanti giovani con la Chiesa. Ci si poteva aspettare almeno che si sbloccasse la posizione tradizionale sulla contraccezione, che si riconoscesse che doveva essere abbandonata. Per quanto riguarda gli omosessuali, dopo lo stallo nei due sinodi sulla famiglia, non ci si poteva aspettare di più che l’invito all’accompagnamento in tutte le strutture ecclesiali. Positivo è stato il fatto che nulla si dica contro il riconoscimento, in qualsiasi forma,  delle  unioni tra omo; ci si poteva aspettare una loro demonizzazione.

In tutto il testo si parla di giovani come categoria unica senza alcuna distinzione tra giovani maschi e giovani femmine. Eppure ci sarebbe stato motivo per analisi e proposte diverse. In particolare si parla della differenza tra i due sessi (cap. 13 e 150) “che può essere un ambito in cui nascono forme di dominio, di esclusione e di discriminazione”. E basta! Ma la particolare condizione di soggezione della donna, in particolare delle giovani, in gran parte del mondo perché sottoposte alla pesantezza del controllo maschile, famigliare e sociale? Non è una questione centrale e tipicamente a carico della donna? Questo stato di subalternità si manifesta a volte in vera e propria violenza, non solo sessuale, e fa parte del vissuto quotidiano. E come affrontare questo rapporto tra i due sessi anche tra i giovani? La differenza esige analisi, ipotesi e proposte che non compaiono nel documento conclusivo del sinodo.

Quanto agli abusi sessuali, argomento che più di tutti tocca i giovani, pare che al sinodo se ne sia parlato molto, ma nel documento conclusivo ci sono solo poche righe generali al cap. 29 che parlano di ogni tipo di abuso. Sinceramente non si capisce questa molto modesta trattazione in un documento così lungo e, a volte, sovrabbondante che si occupa dei giovani. Essi sono vittime degli abusi che avvengono sempre in ambienti cattolici (oratori, associazioni…) e usando  della forte autorità che conferisce il ruolo del prete. È una questione centrale per la credibilità della Chiesa, che da essa è fortemente scossa proprio in questi tempi.  C’è qualcosa che continua a non funzionare e che viene da troppo lontano. Per capire, ci è stato ricordato che  al sinodo del 1990 sulla formazione dei sacerdoti non ci fu neanche una parola sugli abusi e l’Esortazione postsinodale di papa Wojtyla (documento di 60.000 parole) ignora la questione; eppure si sa per certo che a Roma e nelle conferenze episcopali c’erano già centinaia di denunce ed erano in corso indagini. Come sono possibili cose di questo genere nella nostra Chiesa?

Una opinione complessivamente positiva, ma per riuscire a continuare

Queste osservazioni critiche, che meritano di essere discusse, precedono una prima valutazione generale del percorso sinodale  che,  per quanto mi riguarda, mi sembra  complessivamente di tipo  positivo su una tematica sulla quale, comunque, bisognerà macinare ancora a lungo analisi, dubbi, proposte, piste di ricerca. Questa mia opinione tiene conto delle “difficoltà” di partenza di questo Sinodo che ho esposto all’inizio. Mi sembra positivo che si sia detto con convinzione che è necessario l’ascolto della realtà giovanile e che esso è spesso mancato, travolto dal sistema predicatorio e saccente di parti della nostra Chiesa. Poi le tante autocritiche esplicite contenute nel documento non dobbiamo considerarle di comodo. Mi sono sembrate sincere e  quindi bisognerà “usarle” senza timidezza.

Le affermazioni sulla xenofobia e sul razzismo e sul rapporto da avere coi migranti sono un punto fermo collettivo, universale e molto importante, non sono solo parole di Francesco e dovrebbero contare nelle tensioni e nelle linee di tendenza che si stanno profilando nell’Europa di questi mesi. Infine, è buona la decisione, che sicuramente il papa confermerà, di continuare il Sinodo nell’universo cattolico, dalle parrocchie ai movimenti, dagli episcopati agli ordini religiosi con metodo sinodale che coinvolga tutti a partire dalle donne, rispetto alle quali le proposte di attribuire loro poteri decisionali non deve restare lettera morta e, nel caso che qualcosa sia deciso ciò  non sia  solo un’operazione di immagine,  come sperano invece i tanti clericali ovunque diffusi. È’ anche positivo, in attesa della maturazione delle coscienze su questo problema, l’auspicio che ci siano in modo diffuso sedi di accompagnamento pastorale degli omosessuali (ora sono ancora molto poche). Bisogna poi prendere in parola l’affermazione che tante cose  sulla sessualità devono essere approfondite e io penso anche che devono essere messe in discussione andando al di là di quanto dice il catechismo.

Una scommessa che non bisogna perdere

Certamente è una scommessa gestire una fase postsinodale che sia aperta al futuro in un momento così difficile per la Chiesa (come ha detto papa Francesco). Lentamente, troppo lentamente, sensibilità ed idee si fanno strada e la priorità data alla Parola di Dio può mettere in difficoltà i codici e le norme che rispettano il “sabato”,  può spazzare via gli antagonismi e le diffidenze nei confronti dei cristiani delle altre confessioni, degli altri credenti e dell’uomo naturaliter religioso. Le nuove generazioni sono immediatamente all’interno di queste sensibilità. L’universalità della Chiesa cattolica, che è apparsa particolarmente in questo sinodo (come ha detto il Card. Schönborn), deve, insieme a una sua nuova capacità di autoriformarsi radicalmente, servire all’umanità in questa fase di passaggio così tumultuosa ed in cui vecchi e nuovi fantasmi circolano nel mondo.

Roma, 31 ottobre 2018                                                                                 Noi Siamo Chiesa

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