Molte ombre e l’inizio di una nuova linea dell’Avvenire. Riflessioni nel cinquantennale del quotidiano cattolico in una Lettera aperta di Noi Siamo Chiesa al suo direttore

Caro Direttore,

questo cinquantennale è importante, ogni impresa collettiva che dura a lungo nel tempo è parte della storia di tutti, di chi legge “Avvenire” ma anche di chi non lo legge e che vive comunque in una società nella quale il quotidiano cattolico è protagonista della vita civile e religiosa, con le sue particolari caratteristiche.

In questi giorni ho riflettuto, con i miei amici, sulla sua storia e so della sofferenza di molti quando “Avvenire” nacque insieme alla contemporanea chiusura dell’Avvenire d’Italia,  con cui Raniero La Valle raccontò  il Concilio; poi ne fece l’espressione di chi voleva il conseguente rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che quella decisione di Paolo VI di fare nascere in questo modo il quotidiano cattolico nel nostro paese può essere discussa ancora oggi.

Ora Lei scrive a nome di tutti i giornalisti, nell’editoriale di martedì 4, di avere “un Editore garante della nostra autonomia”. Questo editore sono i vescovi italiani. Mi permetto di fare solo due domande dall’interno della comune appartenenza alla nostra Chiesa: tra tante vicende di ogni tipo è stata un bene questa autonomia sotto controllo quando la linea del giornale si è fatta portavoce del rapporto di stretta convergenza tra la CEI del Card. Ruini e i governi di Silvio Berlusconi? E’ stato positivo il fatto che “Avvenire” non sia mai stato, sotto la guida della CEI, espressione di tutto il pluralistico mondo cattolico italiano e anche, in particolare, di quanti hanno proposto per lunghi anni, tematiche (Chiesa dei poveri, sinodalità, divorziati risposati, fede e persone omosessuali… e altre) che solo con papa Francesco hanno potuto diventare oggetto di discussione comune?

Detto ciò, non posso che prendere atto con piacere che ora l’Avvenire sta diventando (è diventato) portavoce di valori di fondo su tre grandi questioni che vengono affrontate dal sistema istituzionale nel modo peggiore possibile. Mi riferisco alle questioni della pace e del riarmo/disarmo, dell’ambiente e dei migranti.

Forse la tenuta di “Avvenire” nella crisi della stampa, oltre che merito di chi lo scrive, è la prova di sensibilità che permangono e che sono proprie della parte più “cristiana” del mondo cattolico.

Con i migliori auguri per il futuro

                                                                                    Vittorio Bellavite

coordinatore nazionale del movimento “Noi Siamo Chiesa”

4 dicembre 2018

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2 risposte a Molte ombre e l’inizio di una nuova linea dell’Avvenire. Riflessioni nel cinquantennale del quotidiano cattolico in una Lettera aperta di Noi Siamo Chiesa al suo direttore

  1. michele scrive:

    Condivido Vittorio. Pensiero esposto con molto tatto e…..chiarezza.
    michele

  2. admin scrive:

    Dopo anni bui l’Avvenire va meglio, pare stia acquistando lettori in controtendenza, evidentemente sono i cattolici che non condividevano la linea “pesante” di prima e che trovano sintonie che prima non c’erano.
    Seguiamo la situazione .Ciao Michele

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