Su “maschio e femmina” la Congregazione ripete le solite cose e non affronta questioni importanti ormai all’ordine del giorno della Chiesa

“Maschio e femmina”: la Congregazione per l’educazione cattolica ripete le solite cose e non affronta questioni di fondo

Il testo della Congregazione per l’educazione cattolica “Maschio e femmina Dio li creò” nasce anche dalla questione del gender che, almeno fino a un anno fa, ha tenuto banco nel dibattito nella scuola. A detta del Card. Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica,  che ha lanciato questo testo, non si tratta solo di una questione italiana. Egli avrebbe segnalazioni che la questione si pone un po’ dovunque. Si tratta di un documento curioso, è stato firmato il due febbraio e diffuso il 10 giugno, ma non mediante i canali normali del Vaticano (ufficio stampa). Inoltre non contiene, come di norma in casi simili, l’informazione che esso è stato sottoposto all’attenzione del papa che l’ha approvato. Il linguaggio usato è, a tratti, difficile, abbastanza ideologico.  Si tratta, in sostanza, di una riproposizione della linea nota con una abbondante ripresa di tanti testi  ufficiali degli ultimi trent’anni.  Noi Siamo Chiesa ) ha già approfondito la questione (http://www.noisiamochiesa.org/?p=4653) con ottica critica su come essa veniva trattata soprattutto in Italia.

L’asse portante del ragionamento vaticano consiste nell’affermare , in modo ripetitivo, le radici ontologiche , “metafisiche” del dimorfismo sessuale e ciò in contraddizione diretta con il pensiero unico della teoria del gender, che non prenderebbe atto del dato di natura e che lascerebbe all’autodeterminazione l’identità del soggetto. Si pretenderebbe esserci, secondo la teoria contestata, una separazione tra gender e sesso in cui il primo, in modo volontaristico, dovrebbe prevalere  sul dato materiale del secondo. L’identità dell’individuo nasce invece, secondo la Congregazione,  dalla presa d’atto della differenza sessuale; di qui la centralità del corpo e della complementarietà tra uomo e donna. Si sottolineano le differenze, la maternità, i valori della femminilità. La descrizione che  viene fatta nel documento della teoria del gender è molto tassativa, legata a una cultura che vuole fare  prevalere una visone antropologica individualista e condizionata dal contesto culturale e sociale in cui si forma la personalità. La necessità di affermare in modo forte  la non discriminazione tra i soggetti  porta ad annullare le differenze, e allora per questa teoria, l’identità sarebbe svincolata dalla differenza biologica.

Questa presentazione della teoria del  gender mi sembra molto enfatica e simile a   quella proposta nella “campagna” che, nelle scuole, almeno nel nostro paese crea panico tra i genitori e rotture tra gli insegnanti ed è , peraltro, presente in situazioni molto limitate. E’ una cultura , per dirla in breve, non molto diversa da quella del Family Day pronta alle battaglie identitarie e alla ricerca di antagonisti.  Nel testo c’è solo un accenno a “ricerche sul gender che cercano di approfondire adeguatamente il modo in cui si vive nelle diverse culture la differenza sessuale tra uomo e donna.” E’ proprio in queste ricerche, ben diverse dalla  rigidità della pretesa teoria, che si possono trovare le analisi che mettono a nudo i paradigmi culturali che hanno per secoli condizionato  la donna e la sua libertà. Con queste si può dialogare, afferma, ma sottovoce, il testo.

Il documento, secondo logica, afferma poi la necessità dell’antropologia cristiana e si intrattiene lungamente a parlare della famiglia e della scuola. La prima è determinante perché offre al bambino lo spazio pedagogico in cui apprendere la differenza sessuale, la seconda  deve essere comunità educante che faciliti “una positiva e prudente educazione sessuale” . E’ necessaria una sinergia “famiglia-scuola-società” . Infine il documento si conclude riaffermando i diritti della scuola cattolica e ripetendo con chiarezza la linea di sempre sulla scuola pubblica :

“uno Stato democratico non può infatti ridurre la proposta educativa ad un pensiero unico specialmente in una materia così delicata che tocca la visione fondamentale della natura umana ed il diritto naturale da parte dei genitori di una libera scelta educativa, sempre secondo la dignità della persona umana.”

Può essere utile il documento? Che finalità esso ha? Mi sembra che si debba soprattutto valutare non quanto dice (ripetendo una linea ben nota)  ma quanto non affronta almeno sotto due profili .

Per il primo, parlando dell’identità femminile e di quella maschile quando ne afferma la differenza, il testo dovrebbe  dire quanto essa sia storicamente (e ancora adesso) pesantemente condizionata dalla cultura patriarcale nella chiesa e nella società per cui la differenza , oltre ad essere biologica, aumenta indebitamente la separazione tra i modi di pensare e di vivere dei due sessi.

Il secondo profilo riguarda il mondo delle persone omosessuali (e transessuali) . Come nell’Amoris Laetitia, questo testo della Chiesa tace. Argomento difficile, scomodo, che dovrebbe invece essere affrontato quando si parla di genere, di uomo, di donna. Solo parlando dei programmi di formazione affettiva e sessuale nella scuola si dice : “Ciò si può realizzare attraverso un percorso di accompagnamento discreto e riservato, con cui si va incontro anche a chi si trova a vivere una situazione complessa e dolorosa.” Che significa?Supponiamo che ci si riferisca ai giovani di fronte alla loro omosessualità. Ma tutto qui? Se il problema omo viene ignorato significa che la Congregazione per l’educazione  è  in una posizione di retroguardia rispetto a un movimento troppo  lento,  carsico e a macchia di leopardo, che si sta però diffondendo nella Chiesa, quello della vera accettazione delle persone omosessuali.

Intanto le organizzazioni internazionali degli omosessuali credenti hanno iniziato a criticare aspramente il documento per il suo voler ignorare nei fatti le situazioni differenti dalla condizione uomo-donna, avendo a mente quanto nel mondo ci sia di tutto, da chi vuole “normalizzare” la  condizione omo  anche con interventi medici,  dallo stigma sociale che permane fino a interventi pastorali che, anche nel linguaggio, separano gli omo dalla comunità.

 Vittorio Bellavite

coordinatore nazionale di noi Siamo Chiesa

 

.

 

 

Questa voce è stata pubblicata in Documenti NSC. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.