Sinodo per l’Amazzonia: ottimo il testo preparatorio!

La sinodalità dal basso arriva dall’Amazzonia. Ora i viri probati dovranno celebrare l’Eucaristia.A ottobre il Sinodo.

Il documento preparatorio per il Sinodo sull’Amazzonia (6-27 ottobre), il cd Instrumentum Laboris, è, al solito, troppo lungo ma  ottimo sia  nelle analisi socioeconomicheambientali sia nelle proposte pastorali. Pensiamo che questa  sua insolita ricchezza sia una conseguenza della vastissima consultazione di base che l’ha preceduto. Abbiamo notizie che il processo di ascolto ha coinvolto circa centomila persone, tra cui 170 etnie originali (quasi la metà di quelle censite) mediante assemblee nelle 103 chiese locali e molti forum tematici. Il Popolo di Dio ha parlato, il Sinodo dovrebbe andare su questa strada. Possiamo  dire che in gran parte il “lavoro”  dovrebbe essere già stato fatto.  Indichiamo  i punti principali che si susseguono e si ripetono nel documento e le questioni aperte. Il documento vale una lettura integrale.

Il bien vivir

Il testo  inizia descrivendo l’Amazzonia dove la “comprensione della vita è caratterizzata dalla connessione e dallarmonia dei rapporti tra lacqua, il territorio e la natura, la vita comunitaria e la cultura, Dio e le varie forze spirituali. Per loro, “bien vivir” significa comprendere la centralità del carattere relazionale-trascendente degli esseri umani e del creato, e presuppone il “fare bene”. Le dimensioni materiali e spirituali non possono essere separate.”  Queste cosmovisioni particolari,  queste sensibilità e  culture comunitarie sono lontane dal senso comune  che abbiamo nel nostro occidente.

Il Grido

Il testo non si sofferma molto sugli abusi passati, sulla schiavitù e  sulla colonizzazione (che pure denuncia) ed entra nel merito. Il  Grido contro la violenza che ora stanno subendo le popolazioni amazzoniche percorre tutto il testo. La denuncia è esplicita, diretta, senza parole morbide. Le principali  responsabili  sono le multinazionali   che sfruttano le risorse naturali. Queste le parole: “Gli impatti causati dalla distruzione multipla del bacino panamazzonico generano uno squilibrio del territorio locale e globale, nelle stagioni e nel clima…è urgente affrontare tali minacce, aggressioni e indifferenze. La cura della vita si oppone alla cultura dello scarto, della menzogna, dello sfruttamento e delloppressione. Allo stesso tempo, implica lopporsi ad una visione insaziabile di crescita illimitata, di idolatria del denaro, ad un mondo distaccato (dalle sue radici, dal suo ambiente), ad una cultura della morte.”Il “grido”elenca punto per punto i disastri in corso, dalla “distruzione estrattivista” delle risorse (minerali e naturali) ai problemi indirettamente conseguenti: le emigrazioni, l’urbanizzazione, il dissesto creato alla famiglia e alle comunità, ai problemi posti alla salute e alla educazione. Infine, forse il più grave, la distruzione della natura che ha  conseguenze di carattere planetario.

Il Kairòs

Tutto ciò premesso, il testo si apre alla speranza e al futuro e dice : “LAmazzonia sta vivendo un momento di grazia, un Kairós. Il Sinodo dellAmazzonia è un segno dei tempi in cui lo Spirito Santo apre nuovi cammini che discerniamo attraverso un dialogo reciproco tra tutto il popolo di Dio. Il dialogo è iniziato qualche tempo fa, dai più poveri, dal basso verso lalto”. La Chiesa  deve essere dei poveri e per la cura del creato e avere   “una teologia india amazzonica (già esistente), che permetterà una migliore e maggiore comprensione della spiritualità indigena per evitare di commettere gli errori storici che hanno travolto molte culture originarie……..bisogna  prendere in considerazione i miti, le tradizioni, i simboli, i saperi, i riti e le celebrazioni originarie che includono le dimensioni trascendenti, comunitarie ed ecologiche.” La liturgia deve essere inculturata ed usare i simboli, le musiche, le lingue, le danze proprie dei diversi popoli. Ciò significa proporre  “una Chiesa dal volto amazzonico che, nelle sue molteplici sfumature, cerchi di essere una Chiesa “in uscita” (cf. Evangelii Gaudium 20-23), che si lasci alle spalle una tradizione coloniale monoculturale, clericale e impositiva e sappia discernere e assumere senza timori le diverse espressioni culturali dei popoli.” Il documento descrive poi  con parole affascinanti  la fede  già esistente:  “È necessario cogliere ciò che lo Spirito del Signore ha insegnato a questi popoli nel corso dei secoli: la fede in Dio Padre-Madre Creatore, il senso di comunione e di armonia con la terra, il senso di solidarietà con i propri compagni, il progetto del “bien vivir”, la saggezza di civiltà millenarie che gli anziani possiedono e che ha effetti sulla salute, sulla convivenza, sulleducazione e sulla coltivazione della terra, il rapporto vivo con la natura e la Madre Terra-Pacha Mama, la capacità di resistenza e resilienza delle donne in particolare, i riti e le espressioni religiose, i rapporti con gli antenati, latteggiamento contemplativo e il senso di gratuità, di celebrazione e di festa e il senso sacro del territorio.”

I ministeri

Nella parte finale il documento  affronta senza reticenze il tema dei ministeri nella Chiesa. E’ quello per cui si guarda a questo sinodo da tutto l’universo cattolico.  Anzitutto si afferma un punto di vista di grande interesse espresso con efficacia con queste parole:  “I popoli indigeni posseggono una ricca tradizione di organizzazione sociale dove lautorità è a rotazione e con un profondo senso del servizio. A partire da questa esperienza di organizzazione sarebbe opportuno riconsiderare lidea che lesercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al Sacramento dellOrdine.”  In sostanza si chiede che il prete sia uno tra gli altri in una gestione per équipe della comunità. Ciò è in diretta contraddizione col clericalismo ora vigente  che concede ogni potere di ogni tipo al parroco e al vescovo. Il secondo punto entra nel merito dei ministeri partendo dalla ben nota situazione generale, non solo amazzonica, della carenza di preti per la celebrazione dell’Eucaristia. Vi si dice:  “ invece di lasciare le comunità senza lEucaristia, si cambino i criteri di selezione e preparazione dei ministri autorizzati a celebrarla”. Questa affermazione è a tutto tondo, molto importante ma indeterminata. Può voler dire che anche le donne potrebbero essere ricomprese in questa ipotesi? Sappiamo  che, nella consultazione, la proposta del ministero femminile è stata sollevata ripetutamente. Il punto più atteso è però il terzo, quello sui  cd viri probati di cui il testo parla in questo modo: “per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana.”  Parole chiare che il Sinodo avrà difficoltà a non accettare e papa Francesco a non ratificare. Si darebbe veramente un messaggio di Chiesa in uscita e si avvierebbe concretamente un’ottica nuova nell’affrontare, con ritardo, la questione dei ministeri per tutti.

Le donne

La parte più debole del documento ci sembra quella che parla delle donne. Si ripetono cose nobili ma ascoltate troppe volte: la presenza femminile deve essere valorizzata, le donne devono essere associate ai processi decisionali,  bisogna garantire la loro leadership nel campo della formazione (catechesi, liturgia…) ecc… Sono affermazioni  generiche se teniamo conto della situazione come descritta nello stesso documento dove si dice che , mediamente, l’80% delle attività di chiesa vengono gestite da donne (in Amazzonia ma anche altrove). Aspettavamo che si ponesse apertamente la questione del diaconato femminile ordinato che papa Francesco ha lasciato in  sospeso ma per il quale la base cattolica non può stare zitta. Dire che bisogna “Identificare il tipo di ministero ufficiale che può essere conferito alle donne, tenendo conto del ruolo centrale che esse svolgono oggi nella Chiesa amazzonica” non basta.

Otto punti

Il documento, alla fine, ritorna sulla situazione sociale e politica con parole pesanti : “Essere Chiesa in Amazzonia in modo realistico significa porre profeticamente il problema del potere, perché in questa regione le persone non hanno la possibilità di far valere i loro diritti contro le grandi imprese economiche e le istituzioni politiche.”, ” E’ necessario “rifiutare lalleanza con la cultura dominante e il potere politico ed economico per promuovere le culture e i diritti degli indigeni, dei poveri e del territorio.” e “Nella voce dei poveri è lo Spirito; per questo la Chiesa deve ascoltarli, sono un luogo teologico”.  L’Instrumentum Laboris si conclude con otto indicazioni importanti di impegno che sono rivolti alla Chiesa amazzonica ma che sono indirizzati anche alla Chiesa universale, che deve essere coinvolta nelle questioni amazzoniche. Essi  sono i seguenti: mettere in discussione il modello estrattivista, allearsi coi movimenti di base, tutelare i diritti umani e difendere le minoranze, ascoltare il grido della “Madre Terra-Pacha Mama”, promuovere la dignità e luguaglianza della donna nella sfera pubblica, privata ed ecclesiale, promuovere una nuova coscienza ecologica, dare attuazione all’opzione preferenziale per i poveri, creare reti, ad ogni livello,perché la Chiesa presenti  denunce di violazione dei diritti umani.

Il potere vaticano non fermi tutto

Ora spetta al Sinodo discutere e proporre. Le attese sono tante non solo sui ministeri. Anche la denuncia dell’attentato alla natura e le violenze sulle popolazioni devono essere al centro di questo Kairos della Chiesa. Si è messa in marcia quella vera sinodalità dal basso più volte evocata da papa Francesco. Speriamo che il potere vaticano non riesca a bloccarla.

Roma, 19 giugno 2019                 Noi Siamo Chiesa

 

TRADUZIONE IN PORTOGHESE

O documento preparatório para o Sínodo sobre a Amazônia (6-27 de outubro), o chamado Instrumentum Laboris, é, como sempre, longo demais, mas excelente, tanto nas análises socioeconômicas e ambientais, quanto nas propostas pastorais. Pensamos que essa sua insólita riqueza seja uma consequência da vasta consulta de base que a precedeu. Temos notícias de que o processo de escuta envolveu cerca de cem mil pessoas, incluindo 170 etnias originais (quase metade das que foram listadas no censo) por meio de assembleias nas 103 igrejas locais e em muitos fóruns temáticos. O Povo de Deus falou, o Sínodo deveria seguir por esse caminho. Podemos dizer que em grande parte o “trabalho” já deveria ter sido feito. Indicamos os principais pontos que se seguem e se repetem no documento e as questões em aberto. O texto merece uma leitura completa.

O comentário é publicado por Noi Siamo Chiesa, 19-06-2019. A tradução é de Luisa Rabolini.

O bem viver

O texto começa descrevendo a Amazônia onde a “compreensão da vida se caracteriza pela conectividade e harmonia de relações entre a água, o território e a natureza, a vida comunitária e a cultura, Deus e as diferentes forças espirituais. Para eles, ‘bem viver’ significa compreender a centralidade do caráter relacional-transcendente dos seres humanos e da criação, e supõe um ‘bem fazer’. Não se podem desconectar as dimensões materiais e espirituais.” Essas cosmovisões particulares, essas sensibilidades e culturas comunitárias estão longe do senso comum que temos no Ocidente.

O Grito

O texto não se detém muito em abusos passados, na escravidão e na colonização (embora a denuncie) e entra no mérito. O Grito contra a violência que as populações da Amazônia estão sofrendo agora percorre todo o texto. A denúncia é explícita, direta, sem palavras suaves. Os principais responsáveis são as multinacionais que exploram os recursos naturais. Estas são as palavras: Os impactos provocados pela destruição múltipla da bacia pan-amazônica geram um desequilíbrio do território local e global, nas estações e no clima…. é urgente enfrentar tais ameaças, agressões e indiferenças. O cuidado da vida se opõe à cultura do descarte, da mentira, da exploração e da opressão.

Ao mesmo tempo, supõe a oposição a uma visão insaciável do crescimento ilimitado, da idolatria do dinheiro, a um mundo desvinculado (de suas raízes, de seu contorno), a uma cultura de morte”. O “grito” lista ponto a ponto os desastres em curso, começando pela “destruição extrativa” de recursos (minerais e naturais) até problemas indiretamente consequentes: as emigrações, a urbanização, o desequilíbrio criado para a família e as comunidades, os problemas impostos à saúde e à educação. Por fim, talvez o mais grave, a destruição da natureza que tem consequências de caráter planetário.

O Kairós

Tudo isso considerado, o texto se abre para a esperança e para o futuro e diz: “A Amazônia está vivendo um momento de graça, um kairós. O Sínodo da Amazônia é um sinal dos tempos no qual o Espírito Santo abre novos caminhos que discernimos através de um diálogo recíproco entre todo o povo de Deus. O diálogo já começou há tempos, a começar pelos mais pobres, de baixo para cima”. A Igreja deve ser dos pobres e para o cuidado da criação e ter “uma teologia índia amazônica já existente, que permitirá uma melhor e maior compreensão da espiritualidade indígena, para evitar que se cometam aqueles erros históricos que atropelaram muitas culturas originárias… que se tenham em consideração os mitos, tradições, símbolos, saberes, ritos e celebrações originários, que incluem as dimensões transcendentes, comunitárias e ecológicas.” A liturgia deve ser inculturada e usar símbolos, as músicas, as línguas, as danças próprias dos diferentes povos. Isso significa propor ” Uma Igreja com rosto amazônico, em seus pluriformes matizes, procura ser uma Igreja ‘em saída’ (cf. EG, 20-23), que deixa atrás de si uma tradição colonial monocultural, clericalista e impositiva, que sabe discernir e assumir sem medo as diversificadas expressões culturais dos povos.” O documento então descreve com palavras fascinantes a já existente: “É preciso captar aquilo que o Espírito do Senhor ensinou a estes povos ao longo dos séculos: a fé no Deus Pai-Mãe Criador, o sentido de comunhão e a harmonia com a terra, o sentido de solidariedade para com seus companheiros, o projeto do ‘bem viver’, a sabedoria de civilizações milenárias que os anciãos possuem e que influi sobre a saúde, a convivência, a educação, o cultivo da terra, a relação viva com a natureza e a ‘Mãe Terra’, a capacidade de resistência e resiliência, em particular das mulheres, os ritos e as expressões religiosas, as relações com os antepassados, a atitude contemplativa e o sentido de gratuidade, de celebração e de festa, e o sentido sagrado do território.”

Os ministérios

Na parte final, o documento aborda sem reticência o tema dos ministérios na Igreja. É aquele pelo qual se olha para este sínodo de todo o universo católico. Primeiro de tudo, afirma-se um ponto de grande interesse expresso de forma eficaz com estas palavras: “Os povos originários possuem uma rica tradição de organização social, na qual a autoridade é rotativa e dotada de um profundo sentido de serviço. A partir desta experiência de organização, seria oportuno voltar a considerar a ideia de que o exercício da jurisdição (poder de governo) deve estar vinculado em todos os âmbitos (sacramental, judicial e administrativo) e de maneira permanente ao sacramento da ordem.”

Substancialmente pede-se que o padre seja um entre outros em uma gestão por equipe da comunidade. Isso está em direta contradição com o clericalismo agora vigente que concede poder de todo tipo ao pároco e ao bispo.

O segundo ponto entra no mérito dos ministérios a partir da bem conhecida situação geral, não só amazônica, da carência de padres para a celebração da Eucaristia. Diz: “em vez de deixar as comunidades sem a Eucaristia, se alterem os critérios para selecionar e preparar os ministros autorizados para celebrá-la.” Essa afirmação é bem construída, muito importante, mas indeterminada. Pode significar que até as mulheres poderiam ser incluídas nesta hipótese? Sabemos que, na consulta, a proposta do ministério feminino foi levantada repetidas vezes. O ponto mais esperado, no entanto, é o terceiro, sobre os assim chamados viri probati, dos quais o texto fala assim: “para as áreas mais remotas da região, estuda-se a possibilidade de ordenação sacerdotal de pessoas idosas, de preferência indígenas, respeitadas e reconhecidas por sua comunidade, mesmo que já tenham uma família constituída e estável, com a finalidade de assegurar os sacramentos que acompanham e sustentam a vida cristã.” Palavras claras que o Sínodo terá dificuldade em não aceitar e o Papa Francisco não ratificar. Isso realmente daria uma mensagem de Igreja em saída e se iniciaria concretamente uma nova perspectiva para enfrentar, com atraso, a questão dos ministérios para todos.

As mulheres

A parte mais fraca do documento parece ser aquela que fala sobre as mulheres. Coisas nobres são repetidas, mas que já foram ouvidas muitas vezes: a presença das mulheres deve ser valorizada, as mulheres devem estar associadas aos processos de tomada de decisão, sua liderança deve ser garantida no campo da formação (catequese, liturgia …) etc. São afirmações genéricas se levarmos em conta a situação descrita no mesmo documento quando que se diz que, em média, 80% das atividades da igreja são administradas por mulheres (na Amazônia, mas também em outros lugares). Esperávamos que fosse posta abertamente a questão do diaconato feminino ordenado que o Papa Francisco deixou em suspenso, mas para a qual a base católica não pode ficar calada.

Dizer que é preciso “identificar o tipo de ministério oficial que pode ser conferido às mulheres, levando em conta o papel central que elas desempenham hoje na Igreja amazônica” não é suficiente.

Oito pontos

O documento, no final, retorna à situação social e política com palavras pesadas: “Ser Igreja na Amazônia de maneira realista significa levantar profeticamente o problema do poder, porque nesta região o povo não tem possibilidade de fazer valer seus direitos face às grandes corporações econômicas e instituições políticas.” É necessário “rejeitar a aliança com a cultura dominante e o poder político e econômico, para promover as culturas e os direitos dos indígenas, dos pobres e do território” e “Na voz dos pobres se encontra o Espírito; por isso, a Igreja deve escutá-los, são um lugar teológico.”

O Instrumentum Laboris conclui-se com oito importantes indicações de comprometimento que são dirigidas à Igreja amazônica, mas que também são dirigidas à Igreja universal, que deve estar envolvida nas questões amazônicas. São as seguintes:

  • questionar o modelo extrativista,
  • aliar-se aos movimentos de base,
  • proteger os direitos humanos e defender as minorias,
  • escutar o grito da “Mãe Terra”,
  • promover a dignidade e a igualdade da mulher na esfera pública, privada e eclesial,
  • promover uma nova consciência ecológica,
  • implementar a opção preferencial pelos pobres,
  • criar redes, em todos os níveis, porque a Igreja apresente denúncias de violações dos direitos humanos.

Que o poder do Vaticano não pare tudo

Agora cabe ao Sínodo discutir e propor. Há muitas expectativas não apenas sobre os ministérios. Também a denúncia da agressão à natureza e à violência contra as populações devem estar no centro deste Kairós da Igreja. Colocou-se em marcha aquela verdadeira sinodalidade vinda de baixo repetidamente evocada pelo Papa Francisco. Esperamos que o poder do Vaticano não consiga travá-la.

 

 

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