Maria Vingiani è in Paradiso, una donna che ha guidato l’ecumenismo per decenni. Adesso c’è dialogo e amicizia tra le confessioni cristiane, prima c’era diffidenza e concorrenza. Grazie Maria!

IL RICORDO DELL’OSSERVATORIO INTERRELIGIOSO SULLE VIOLENZE CONTRO LE DONNE. LE PAROLE DI PAOLO RICCA

Grazie, Maria.

Maria Vingiani, fondatrice del Segretariato Attività Ecumeniche (SAE), protagonista di un’epopea nelle vicende del dialogo interreligioso, ci ha lasciato. Con un briciolo di enfasi, scriviamo epopea perché, nella genealogia femminile, sarebbero da inscrivere nel registro delle opere femminili le attività e la passione sacrosanta di questa figura, che ha lottato fieramente perché in Italia e nel mondo la logica dell’incontro sopravanzasse quella della separazione e della competizione, testimoniando così quanto una donna fosse capace di volontà sapienziale nello scegliere la vita, piuttosto che la distruttività. poiché i saperi delle donne non si stancano di nominare l’importanza della relazione e della inclusione nelle pratiche umane e con tutti gli esseri viventi; ecco perché possiamo affermare senza tema di smentita che Maria Vingiani è stata una madre di tutte noi.
Non possiamo non evidenziare inoltre ciò che più emerge ai nostri occhi: Maria era una donna di fede autentica, animata da grande volontà, donna coraggiosa nonché preparata, che ha ascoltato e si è consegnata all’energia dello Spirito (Ruah) che l’ha chiamata al Compito che Dio aveva voluto assegnarle: profeta, dunque. Come tutte le donne attive nel dialogo ecumenico ed interreligioso, ha incontrato incrostazioni e sbarramenti che opponevano veti alle speranze del cammino; non erano differenti singole tradizioni a resistere al suo progetto, ma tradizionalismi, analoghi nella loro autoreferenzialità acritica e dimentica della saggezza originaria in ogni tradizione depositata. E non va dimenticato che i vertici delle istituzioni ecclesiastiche o i funzionari degli organismi preposti a questi ambiti erano allora (e ora) in mano maschile nella maggioranza dei casi.
Nell’intervista per i suoi novanta anni Maria ha detto: «Abbiamo vissuto anni di grande passione in cui bisognava sempre combattere, sperare, chiarire. Ogni volta c’erano battaglie da vincere, muri da far cadere, separazioni da trasformare in cammino di incontro, di riconciliazione». La Profeta dell’Unità dei cristiani e delle cristiane concepì l’urgenza improrogabile di un rammendo: ma l’unità di cui era invaghita non era fusione, omologazione, saldatura, né tanto meno unione in cui si perdono le differenze sotto l’egemonia di una, ma unità come comunione di differenze, dialoganti nello Spirito. Ella diede corpo così ad una intuizione assai viva anche nel mondo delle donne credenti: valorizzare le differenze senza tema che l’alterità possa minacciare i propri convincimenti radicati nella fede, ma aperti alla gioia/fatica dell’ascolto trasformante.
Congiuntamente a ciò, ma soprattutto inscindibile da ciò, Maria Vingiani ebbe a cuore la riconciliazione dei rapporti tra ebraismo e cristianesimo «Mi era ormai chiaro – scriverà – che l’unica vera grave lacerazione era alle origini del cristianesimo e che, per superare le successive divisioni tra i cristiani, bisognava ripartire insieme dalla riscoperta della comune radice biblica e dalla valorizzazione
dell’ebraismo».
Maria è stata quindi una donna, una laica, assai autorevole, che nei primi anni Cinquanta, quando l’attenzione al dialogo tra le religioni era quasi inesistente, gettò i semi; i germogli cominciarono a sbocciare.
Il SAE nacque al mondo all’inizio del 1963, e Maria lo ha presieduto fino al 1996. Dovevano essere chiare due cose: 1. Che si trattava di un movimento di ‘laici e laiche’, di cui nessuna struttura ecclesiastica poteva fare una propria appendice. 2. Che occorreva perseguire più ciò che accomuna che non ciò che divide: «Bisogna accentrarsi sulle cose che condividiamo» sottolineava Maria.
Siamo riconoscenti delle parole che di lei ha scritto un altro grande maestro dell’ecumenismo, Paolo Ricca, una delle figure più impegnate attualmente nel SAE: «È stata maestra di ecumenismo non solo nella chiesa cattolica, ma anche nella chiesa evangelica….Non c’è nessuno, né uomo né donna, che abbia contribuito tanto come lei alla nascita dell’ecumenismo. È lei che lo ha concepito, esattamente come si concepisce un figlio, lo si desidera, lo si fa nascere, lo si alleva amorevolmente, pazientemente e anche con una carica di amore unica, eccezionale, particolare, come appunto quella di Maria Vingiani».
Grande è la nostra gratitudine per te, Maria! Per fare memoria inesausta di lei, grazie delle vostre preghiere che si intrecciano con le nostre.

L’”Osservatorio”, gennaio 2020

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