L’intervento della CEI contro il governo è arrogante. La Chiesa non è un’isola extraterritoriale. Leggi le riflessioni di Noi Siamo Chiesa e, di seguito, quelle evangeliche di don Gianluca Zurra. E papa Francesco ha preso le distanze dalla linea oltranzista.

L’intervento della Conferenza Episcopale contro il governo è arrogante. La pandemia deve essere invece  l’occasione per ripensare le forme della vita cristiana

L’impatto della pandemia nella vita della Chiesa può essere vista anche e soprattutto da un punto differente di chi soffre solamente per l’impossibilità delle Messe e delle altre forme del culto. Mi sembra che la situazione stia facilitando in modo diffuso la ricerca di forme diverse di  vivere la propria fede. L’uso delle  trasmissioni via  computer ne sono solo un aspetto (del tutto insufficiente). Fuori dal circuito delle  forme abituali e ripetitive dei riti religiosi,  domande e  risposte ( seppur parziali e in divenire) sulla vita cristiana  mi sembra si stiano ponendo  non solo a chi vive fortemente la propria spiritualità ma anche a tante  donne e uomini in ricerca che si stanno ponendo  interrogativi  di senso. Ciò,  in particolare, di fronte alla sofferenza e alla morte che la situazione ci butta in faccia in queste settimane. La presenza di tanti cristiani  e del clero nell’aiutare i sofferenti  e in iniziative di aiuto sociale, la stessa presenza solitaria di papa Francesco in piazza S. Pietro il 27 marzo e la via crucis del venerdì santo sono stati momenti  intensi di solidarietà  e di apertura alla speranza cristiana ed umana. Per i credenti quello di oggi è un momento di sofferenza ma anche  di tanta apertura alle radici del nostro Evangelo.

Ciò premesso, mi sembra che il testo diffuso questa notte dalla Conferenza episcopale italiana di critica aspra al governo debba  essere contestato fortemente. Mi sembra grottesco il sostenere che sia in atto una specie di attacco alla Chiesa, alla sua libertà, alla sua autonomia, alla sua libertà di culto.  Mi sembra solamente e semplicemente  che , alla fine nelle discussioni sulla fase2, siano prevalse tra gli scienziati e nel governo ragioni di prudenza. Tutto qui. Mi sembra che il parlare di decisioni arbitrarie,  pretendendo  che  la  Chiesa sia una specie di isola separata ed extraterritoriale, sia l’espressione di una autosufficienza presuntuosa che non sta nei fatti e neppure nei documenti ecclesiali. Nella storia della  dialettica tra Stato e Chiesa  fondata sulla sovranità e l’indipendenza reciproca di cui parla  l’art.7 della Costituzione questo mi sembra uno dei punti più bassi. I vescovi  dovrebbero usare di questa contingenza straordinaria per pensare a forme della vita cristiana meno dipendenti  dalla rigidità delle norme canoniche e  più attente ad ogni manifestazione dello Spirito, che, alla base della vita di fede,  circola dove vuole e come vuole  ed è una sorgente che va aldilà della tradizionale vita sacramentale .

Non posso infine non chiedermi se questo intervento, così irruento e pesante, non faccia parte dell’offensiva di tutta l’ala conservatrice e preconciliare della Chiesa perché si torni indietro. E’  la stessa che apprezza l’esibizione dei rosari nei comizi.

Roma, 27 aprile 2020 Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa


LIBERTA’ DI CULTO O LIBERAZIONE DEL CULTO IN DIREZIONE DELLA VITA?

di don Gianluca Zurra

L’episodio evangelico dei discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35) dovrebbe essere, per la Chiesa di tutti i tempi, un riferimento canonico circa lo stile della sua missione. Gesù si accosta e cammina con i discepoli, senza invadenza, ma condividendo “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono” (Gaudium et Spes 1). Traduciamolo per noi: il battesimo non cancella il nostro essere cittadini del mondo, ma lo esige. Appartenere fino in fondo alla comune umanità è la condizione della fede, perché senza di essa anche il Vangelo non sarebbe udibile, non risuonerebbe come lieta notizia, rischiando di essere percepito come ideologia.
Se oggi, a causa della pandemia, non siamo nelle condizioni adeguate per poter celebrare insieme l’Eucaristia, non significa che venga meno la “libertà di culto”, ma si tratta di riscoprire la prima, fondamentale, profetica testimonianza cristiana dello stare accanto, della capacità di condividere nel quotidiano la fatica che tutti stiamo attraversando.
Se al centro sta davvero l’umanità e la cura per l’uomo, come l’incarnazione dovrebbe insegnarci, allora possiamo riscoprire in modo fresco, propositivo, senza contrapposizioni, che la vita ecclesiale non può essere concentrata in modo esclusivo sul momento cultuale. La Chiesa c’è, eccome, là dove sta riemergendo la forza e la profondità della Parola di Dio, là dove storie bellissime di solidarietà, spesso nascoste, tengono in piedi la nostra socialità ferita, là dove le famiglie, le associazioni custodiscono la luce del Vangelo con la loro quotidiana testimonianza di vita. Mi piacerebbe che nei comunicati ecclesiali istituzionali risuonasse questa freschezza, che per altro già è presente in abbondanza nel sostrato di tanti cristiani; vorrei che se ne parlasse di più, che ci raccontassimo di come la nostra attuale “Eucaristia” sia questo coraggioso “stare accanto”, come ha fatto Gesù con i due discepoli di Emmaus.
La stessa cosa vale per i funerali: perché continuare a dire che non si celebrano? Non è così: l’accompagnamento al cimitero, ben preparato, curato nello stile e nei particolari, dovrebbe essere la forma normale delle esequie, a cui purtroppo non ci siamo abituati, perché non ci siamo preparati per tempo a ripensare questo momento così importante al di là dell’Eucaristia, continuando a ritenere che “quando non c’è messa, non c’è nulla”. Se mai proprio sulle esequie, affinché possano essere vissute con più calma e in modo più comunitario, si potrebbe chiedere all’istituzione civile un’attenzione a proposito di una possibile partecipazione più allargata al cimitero, pur nel rispetto delle giuste regole, essendo un luogo all’aperto, molto più gestibile rispetto al luogo chiuso delle chiese.
In ogni caso, credo fermamente che il “digiuno eucaristico” a cui ci costringe la serietà di una pandemia da non prendere per nulla sotto gamba, non è contro la libertà di culto, ma mi piace leggerla come la possibilità di liberare il culto in direzione della vita, perché quando sarà di nuovo possibile gustare insieme il pane del cammino possiamo averne davvero fame e non dimenticarci mai più del suo inconfondibile sapore. Non stiamo vivendo senza Eucaristia: ne stiamo sperimentando un risvolto fondamentale, che l’abitudine stava rischiando di farci perdere!
Dunque, credo che sia opportuno non trasformare l’Eucaristia in una bandiera (messa sì, o messa no!) e, se mai, sempre con il rispetto necessario, alzare un po’ di più la voce sulla mancanza (questa sì problematica!) di prospettive ad ampio respiro sulle scuole, sulla gestione famigliare dei figli, sulle nuove povertà che si stanno profilando, sulla realtà giovanile e universitaria, sul senso della didattica a distanza. È su tali questioni che, come Chiesa, dobbiamo dare un contributo profetico, evitando di dare al virus l’ultima parola con precipitose e inutili contrapposizioni.
Torneremo a celebrare, come fonte e culmine irrinunciabile della nostra fede, ma adesso è importante ricordarci a vicenda che lo stare accanto non è altra cosa dall’Eucaristia: è l’espressione della sua più profonda verità, in attesa di poterla rivivere con gioia e in modo finalmente rinnovato.    Questa è l’ora di essere nulla di meno che cittadini responsabili, consapevoli che proprio così diventiamo pane buono gli uni per gli altri, Corpo di Cristo dentro questo faticoso sentiero di Emmaus, in cui tutti cerchiamo di camminare, semplicemente come uomini!

 

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9 Responses to L’intervento della CEI contro il governo è arrogante. La Chiesa non è un’isola extraterritoriale. Leggi le riflessioni di Noi Siamo Chiesa e, di seguito, quelle evangeliche di don Gianluca Zurra. E papa Francesco ha preso le distanze dalla linea oltranzista.

  1. don gianni scrive:

    Ma si vergogni di scrivere queste cose… è mai stato in un supermercato? Guardi l’affollamento che c’è e veda se c’è un carabiniere che controlla! E’ ora di finirla: i credenti che chiedono di poter partecipare alla Messa sono semplicemente credenti che se ne infischiano delle etichette (preconciliare o conciliare) e soprattutto sono stufi di essere presi in giro

  2. Alberto dinucci scrive:

    Eppure ho trovato un post su cattolici progressisti che approva la crisi e lo fa nel nome della laicità dello stato dicendo che lo stato non deve intervenire nelle questioni della chiesa

  3. Amedeo scrive:

    Grazie per aver scritto queste cose. Anch’io sono rimasto deluso dalla CEI. E la circostanza che vi siano state violazioni non giustifica proprio nulla (è come l’evasione fiscale).
    A scuola abbiamo letto la pagina dei Promessi Sposi in cui si parla della peste di Federigo Borromeo e della decisione di organizzare una grande processione propiziatoria … Con quale esito? L’epidemia ebbe una ulteriore diffusione.
    Non si può pensare di tornare a messa senza condizioni di sicurezza. La fede non è mancanza di ragionevolezza e di buon senso. Leggo Noi siamo Chiesa più per curiosità che per adesione, ma la CEI questa volta mi ha proprio deluso.

  4. Risulta arrogante nel confronto (od a causa) con la precedente accettazione, succube, sulla “chiusura” (vera o presunta) della chiese. Ci sarebbero voluti interventi più adeguati in entrambe le fasi. Certo, nel rispetto delle norme sanitarie vigenti.. senza alcuna extraterritorialità.

    A proposito di ripensamenti: giustamente la CEI (che parla anche per conto di altre confessioni o religioni) si preoccupa che oltre al culto individuale e privato, venga rispettato anche il culto collettivo e pubblico, pure tramandato tanto dalla Bibbia ebraica come da quella cristiana..
    Anche se il culto liturgico è una cosa e la partecipazione ai sacramenti un’altra. Per cui forse è improprio (o generico) parlare di culto sacramentale od eucaristico..
    Fermo restando che il culto od i sacramenti non esauriscono la vita cristiana.. Senza entrare nel merito dell’insegnamento religioso.. ormai delegato (e male) alla Scuola pubblica.

  5. Mario Lusi scrive:

    Il don Gianni che commenta l’intervento di Mons. Beniamino De Palma, mi fa tanto pensare a quelle persone che ritengono irrilevante la distinzione destra/sinistra e apparentemente non si schierano. Ma poi il più delle volte sono di destra, al pari del don Gianni che quasi sicuramente appartiene per stile e contenuti alla chiesa preconciliare e non credo sia affatto equidistante. Invece distante lo è da papa Francesco, che questa mattina introducendo la celebrazione della messa a Santa Marta ha pregato per il popolo affinché riceva la grazia da Dio per la prudenza e l’obbedienza alle disposizioni delle Autorità.

  6. don Gianni scrive:

    Il sig. Mario Lusi non sa nemmeno chi sono quindi può starsene anche zitto. Piuttosto si rilegga la Sacrosanctum Concilium, che parla di partecipazione attiva e non di partecipazione virtuale alla liturgia. Curiosamente le Messe in televisione sarebbero state più adatte alla spiritualità antiquata in cui si riteneva sufficiente “assistere” alla Messa! Sostengo semplicemente che nulla dovrebbe impedirci di celebrare e saremmo tutti in grado di prendere le precauzioni necessarie. Passato il primo periodo, come vengono allentate altre misure anche questa avrebbe dovuto essere rivista, mantenendo le precauzioni. Come vede destra e sinistra non c’entrano proprio nulla: basterebbe un po’ di buon senso che purtroppo difetta … a destra e a sinistra!

  7. Amedeo scrive:

    Leggendo alcuni commenti ho pensato a come siano lontani dal Vangelo. Dall’inizio dell’epidemia seguo alle 7 la Messa del Papa a S.Marta e capisco la sua preoccupazione per tanti pastori che non hanno l’odore delle loro pecore. Ed oggi il Papa ha iniziato la Messa invitando alla prudenza e al rispetto delle norme per prevenire i contagi. Non è casuale questo intervento dopo quello della CEI. Grazie Papa Francesco.

  8. Mario Lusi scrive:

    Caro don Gianni, temo che mentre il sottoscritto conosce tutte e quattro le costituzioni conciliari emanate dal Concilio Vaticano II, lei ignora il significato di ‘netiquette’, o almeno non ne tiene affatto conto: mi riferisco a quell’insieme di regole informali che disciplinano il buon comportamento di un utente sulla rete Internet. Se non è conoscenza di queste, allora la invito più semplicemente a considerare le più elementari norme di buona educazione e rispetto, senza inveire nei confronti dell’interlocutore nel tentativo maldestro di azzittirlo. Ovviamente è vero che non la conosco in modo più esteso, ma credo sia già sufficiente il suo stile per qualificarla. Ed i suoi sono toni così aggressivi tanto da assomigliare a quelli usati nel comunicato diramato ieri dalla Cei. Purtroppo dopo duemila anni di esperienza i cristiani, certi cristiani in particolare ad onor del vero, ancora non hanno imparato a vivere la comune condizione degli uomini e si elevano con arroganza ‘al di sopra’ forti di un magistero stravolto o costruito a loro immagine e somiglianza, non certo quella di Cristo.

  9. Maurizio scrive:

    Mi chiedo che competenze abbiamo per esprimere pareri di natura medica. Ci avvaliamo della scienza per valutare presunti fenomeni soprannaturali (miracoli, apparizioni) e non lo facciamo per quelli naturali. L’ attacco alla Chiesa l’ha già scatenato il Covid 19: 117 preti morti finora in Italia. E lo sta facendo alla intera umanità (Non ho purtroppo i numeri).

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