Il caso McCarrick indica che il papa fa sul serio: i vescovi italiani sono invece assolutamente fermi. Niente si pensa di fare di simile a quello che hanno già fatto gli episcopati europei

 Il dossier sul caso McCarrick mostra il degrado di molti aspetti del mondo ecclesiastico ma  può segnare una vera svolta per quanto riguarda la trasparenza nella Chiesa. Ma in Italia siamo completamente fermi. Non è più rinviabile una indagine nazionale indipendente sulla pedofilia del clero che metta a nudo tutte le omertà del passato e che convinca i vescovi ad un solenne atto di pentimento collettivo  nei confronti delle vittime, dell’intera comunità cristiana e di tutta la società italiana.

Qualcosa sta cambiando? Forse. Dopo la Lettera al Popolo di Dio dell’agosto 2018 di papa Francesco, nel febbraio del ’19 c’è stato  l’incontro in Vaticano dei presidenti di tutte le Conferenze episcopali e in maggio il Motu proprioVos estis lux mundi” per ridurre o eliminare il sistema impenetrabile di copertura da parte del sistema gerarchico del prete pedofilo. Poi nel marzo di quest’anno il cardinale di Lione Philippe Barbarin ha dovuto dimettersi, nei giorni scorsi il cardinale polacco Henryk Gulbinowicz è stato costretto a vita di penitenza e a non  usare più  le insegne vescovili, infine il dossier relativo al cardinale Theodore McCarrick  ha costituito un fatto unico nella comunicazione del Vaticano tanto è dettagliato ed esplicito, indicando le responsabilità. Auspichiamo che si possa considerare finito il momento dei Bertone e dei Sodano (con alle spalle papa Wojtyla).

Nelle diocesi, per merito dei media, della magistratura, delle vittime e, talvolta  anche di ecclesiastici,  stanno venendo a galla in questo periodo  in Europa (dopo l’Irlanda, gli USA, il Cile ecc…) tante situazioni (con tante vittime) che hanno cercato di infangare il molto di evangelico che c’è , nonostante tutto, nella nostra Chiesa. In Germania una Commissione indipendente, composta da studiosi di quattro università non cattoliche, ha accertato una realtà così pesante (3900 casi dal 1946 al 1914) che i vescovi e i laici sono stati indotti a organizzare  un “percorso sinodale” di grande spessore che è in corso e che affronterà anche altri gravi problemi della Chiesa (donna nella Chiesa, celibato del clero, sessualità). Il 6 ottobre l’arcivescovo di Canterbury ha chiesto scusa per le conclusioni della “Indipendent Inquiry”. In Francia è in attività la Commissione Jean-Marc Sauvé (1) le cui prime risultanze sono preoccupanti.

In Italia siamo fermi. Da sparse ma continue notizie di cronaca, da prescrizioni di reati nei processi, dal meticoloso lavoro di documentazione  del sito  “www.retelabuso.org” la situazione ci sembra non essere dissimile da quella degli altri paesi. La conferenza episcopale è stata strattonata dalle indicazioni vaticane a scrivere “Linee Guida per la tutela dei minori”  nel 2012, corrette nel 2014 ed infine nel 2019. “Noi Siamo Chiesa” ha denunciato la loro debolezza. L’art.4 del Concordato, che esenta i vescovi dalla denuncia alla magistratura, è continuamente richiamato. Mai un prete pedofilo è stato denunciato all’autorità civile dal proprio vescovo o superiore.  La prassi è stata, da sempre, quella del trasferimento del prete pedofilo o, al massimo, della sua accoglienza  in qualche comunità protetta. Salvo un po’ di parole generiche, mai niente è stato fatto per le vittime (cure, sostegno, risarcimenti)  invitate a tacere “per il bene della Chiesa”. Ora si parla, nelle Linee Guida, di un “dovere morale” di denuncia  lasciato alla discrezione del singolo vescovo che ci sembra scarsamente credibile, alla luce dell’esperienza. La cosidetta “indagine previa” , prevista dal diritto canonico e compito del vescovo, per quello che sappiamo, o non viene esperita  o è sempre nascosta nel suo svolgimento e nel suo esito. I vescovi credono di essere sulla strada giusta istituendo, a livello centrale e diocesano, il “Servizio per la tutela dei minori”. Non ci siamo. Ripetiamo che questa farraginosa struttura potrà forse servire per il medio-lungo periodo. Ora ci vuole subito ben altro.

E’ necessario un percorso di giustizia e di trasparenza simile a quello che hanno posto in essere o tentato altri episcopati. E’ inaccettabile che il problema possa essere risolto col passare del tempo. La prescrizione è solo un istituto giuridico e non esiste quando ci sono di mezzo questioni di coscienza, vittime che hanno sofferto e che soffrono, chierici pervicaci nelle loro azioni senza controllo, silenzi e ipocrisie che intorbidiscono o rendono impossibile, in alcune circostanze, il clima di fraternità, di amicizia e di  solidarietà che dovrebbe essere di tutte le nostre comunità cristiane, parrocchiali o di altro tipo. Bisogna  istituire subito una Struttura Nazionale che indaghi sul passato, che abbia diritto all’ accesso agli archivi, che preveda garanzie per  i testimoni, che ascolti  le vittime, senza pregiudizi o sospetti.

Perché dia  garanzia di indipendenza e di oggettività, questa Commissione deve essere composta in larga  maggioranza  da laici (dei quali metà donne e metà uomini) di notoria credibilità e dotati di competenze specifiche (diritto, psicologia, antropologia…). Non ci dimentichiamo che la relazione del Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU nella sua 80ma sessione del febbraio  2019 ha chiesto  di “esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica” (2). E’ stata una frustrata ai nostri vescovi  di cui nessuno vuole parlare tanto è imbarazzante.

Pensiamo a un rovesciamento dell’attuale cultura su cui si fonda il  funzionamento del sistema ecclesiastico. Al termine del percorso, che deve essere non troppo prolungato nel tempo, pensiamo che un grande atto collettivo di pentimento potrebbe avere una funzione catartica per ripartire da zero e strappare la nostra Chiesa italiana dalla situazione di colpevole inadempienza in cui ora si trova rispetto alle indicazioni di “tolleranza zero” del papa. Non vogliamo  punizioni silenziose. Chi ha fatto parte del sistema clericale di protezione lo riconosca, lo  confessi, lo dica alle vittime. Il cammino va ripreso  come si deve fare dopo la recita di un sincero confiteor durante l’Eucaristia.

Insieme a tanti altri, in ascolto della Parola e con l’impegno a tradurla nel nostro vissuto quotidiano, siamo impegnati non per un’altra Chiesa ma per una Chiesa “altra”, con il grembiule ai fianchi, manifestazione di quel servizio che l’Eucaristia propone a questa Chiesa che vogliamo amare.

Roma,  16 novembre 2020                                                 NOI SIAMO CHIESA

(1)La Commissione Sauvé (CIASE)è stata costituita nel  novembre del 2018 dall’assemblea plenaria dei vescovi e dalla Conferenza dei religiosi di Francia. Essa ha lo scopo di accertare i fatti, di comprendere cosa è successo (tenendo presente il contesto storico) e di indicare come prevenire gli abusi. Essa è composta di professionisti dalle diverse competenze nei campi del diritto (civile e canonico), della psichiatria e della psicanalisi, della sanità, dell’educazione, del lavoro sociale e della teologia. Di essa fanno parte persone dalle diverse opinioni filosofiche e religiose: ci sono credenti di diverse confessioni insieme a non credenti, agnostici e atei. E’ composta di 12 uomini e di 10 donne di generazioni differenti. I teologi sono due, uno docente all’Institut Catholique di Parigi, l’altra alla Facoltà protestante di Strasburgo. I nomi sono leggibili on line. La Commissione ha l’obbligo di informare la magistratura di qualsiasi abuso sui minori di cui venga a conoscenza.

 (2)il testo completo del Rapporto dell’ONU è il seguente:

“Il Comitato raccomanda allo Stato italiano:

Art.21 ………………

(b) istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale perpetrati nei confronti di minorenni da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;

(c) garantire un’indagine trasparente ed efficace relativa a tutti i casi di abuso sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa cattolica, il perseguimento penale dei presunti colpevoli, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati ritenuti colpevoli e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese quelle che sono diventate adulte;”

 

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