La Chiesa il 18 novembre pregherà per le vittime del clero pedofilo. Ma niente continuano a fare i vescovi per conoscere il fenomeno in Italia, per fare un’autocritica concreta sulle omertà di decenni, per occuparsi concretamente di chi ha subito la violenza

Cei. Il 18 novembre sarà la Giornata di preghiera per le vittime di abusi

Luciano Moia venerdì 26 marzo 2021  su Avvenire

La decisione annunciata dal Consiglio permanente. L’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni: «Richiesta di perdono e sensibilizzazione del Popolo di Dio riguardo alla tutela dei minori»

Una Giornata nazionale di preghiera della Chiesa italiana per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Potrebbe sembrare un appuntamento formale, visto il moltiplicarsi delle “giornate” dedicate ai temi più diversi. Ma la decisione del Consiglio permanente Cei, che giovedì ha inserito l’emergenza abusi tra gli argomenti meritevoli di essere sottolineati con una ricorrenza annuale, non è né scontata né banale. Indica invece la volontà della Chiesa italiana di ribadire e proseguire nella svolta di trasparenza e di «parresia» in nome del Vangelo confermata dalle decisioni di questi ultimi anni.

La «Giornata» – che sarà celebrata ogni anno il 18 novembre – si inserisce in quella rete di impegni e di iniziative che hanno visto, all’indomani dell’approvazione delle linee guida per il contrasto agli abusi e il sostegno delle vittime (giugno 2019), il consolidarsi di una struttura che conta ormai in tutte le comunità su un referente specifico, su un pool di esperti (psicologi, psicoterapeuti, operatori di pastorale familiare, giuristi) e su uno sportello di ascolto (servizio ancora non presente ovunque), oltre che di un vescovo responsabile in ogni regione ecclesiastica. In questo mosaico che va ormai completandosi, la giornata di preghiera e di sensibilizzazione può diventare un appuntamento per ricordare che la Chiesa italiana, anche sul fronte del contrasto agli abusi e dell’educazione al rispetto e alla promozione dei soggetti più vulnerabili, c’è e intende fare la sua parte fino in fondo, mettendo da parte incertezze e imbarazzi del passato.

«Vorremmo dare a questa Giornata un significato importante, tutt’altro che formale – sottolinea l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale Cei per la tutela dei minori – e certamente pregheremo per le vittime, chiedendo perdono al Signore per i peccati commessi anche dagli uomini di Chiesa, ma vorremmo anche che questa Giornata fosse un’occasione perché possa crescere la coscienza e la responsabilità del popolo di Dio nei confronti dei ragazzi e degli adolescenti affidati alla nostra custodia. Penso agli oratori, alle parrocchie, agli istituti, ma anche a tutte le altre attività».

Come nasce questa giornata? Nel 2016 una sopravvissuta agli abusi sessuali aveva presentato una proposta alla Pontificia commissione per la tutela dei minori. L’aveva presentata come aiuto in un processo di guarigione per i sopravvissuti e per aumentare la consapevolezza nella Chiesa. Il Papa aveva approvato e aveva chiesto che ogni conferenza episcopale scegliesse una giornata da dedicare a vittime e sopravvissuti.

L’anno successivo, il 21 settembre 2017, papa Francesco era tornato sull’argomento nel discorso ai membri della Pontificia Commissione per la tutela dei minori: «Mi ha riempito di gioia sapere che molte Chiese particolari hanno adottato la vostra raccomandazione per una Giornata di Preghiera e per un dialogo con le vittime e i sopravvissuti di abusi, come pure con i rappresentanti delle organizzazioni delle vittime. Ci hanno raccontato come queste riunioni – aveva proseguito il Papa – siano state un’esperienza profonda di grazia nel mondo intero e sinceramente spero che tutte le Chiese particolari ne beneficino».
Si usa il termine “sopravvissuti” per indicare coloro che, dopo gli abusi, hanno avuto la forza di reagire e ce l’hanno fatta, mentre “vittime” sono coloro che hanno avuto conseguenze pesanti e definitive. Anche se spesso le due condizioni si sovrappongono, anche se in tempi successivi, e diventa difficile distinguere gli uni dagli altri.

«Ora la decisione della Cei – prosegue Ghizzoni – che accoglie una proposta del Servizio tutela minori, punta a caratterizzare la giornata sia come richiesta di perdono sia come sensibilizzazione riguardo alla tutela dei minori. Che è infatti la linea con cui opera la nostra rete di referenti diocesani che si sono dedicati alla prevenzione e all’informazione».

Come si svolgerà questa Giornata? La data è particolarmente significativa. Quest’anno giovedì 18 novembre precede di due giorni la solennità di Cristo Re, ma la scelta si deve alla concomitanza con una ricorrenza “civile”: la Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale: «Prepareremo certamente alcune indicazioni la preghiera e organizzeremo un evento che possa coinvolgere le comunità e i media. Potrebbe anche essere l’occasione per la promozione per i sussidi che abbiamo preparato».

Come si ricorderà il Servizio nazionale tutela minori ha finora divulgato tre strumenti di studio e di approfondimento. L’ultimo, pubblicato la scorsa settimana, sulla formazione dei presbiteri. I due precedenti sulle ferite provocate dagli abusi e sulle buone prassi di prevenzione da adottare in parrocchia.

 

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