Sull’eutanasia la linea dell’area clericale che non accetta il dialogo non paga. Noi Siamo chiesa apre alla ricerca comune

I radicali hanno avuto ed hanno il merito di porre un problema che rimaneva sopportato e nascosto come fatto esistenziale da una parte e sanitario dall’altra nel circuito delle famiglie coinvolte e negli ospedali o case di cura. Non c’è quasi famiglia nel nostro paese che non si sia trovata di fronte a situazioni limite, a sofferenze estreme, dal malato di tumore, all’avanzare implacabile della SLA, agli esiti di incidenti stradali e via di questo passo. Allora ci accorgiamo che le categorie del catechismo e dei docenti delle facoltà teologiche, le affermazioni sine glossa di documenti recenti della Chiesa, non bastano. L’ideologia della Vita da promuovere,  sempre e comunque, presenta  aspetti , in circostanze date, di vero e proprio materialismo concreto, per parlare chiaro. Soprattutto nei momenti supremi dovrebbero venire in soccorso parole di misericordia e di fraternità nei confronti di chi soffre  e di chi cerca di ridurre le sue sofferenze.

Marco Cappato, sul Manifesto di giovedì 11, chiede una discussione nella Chiesa cattolica, perché la probabile opinione dei cattolici praticanti sull’eutanasia sia conosciuta e non nascosta dai dictat della gerarchia.. Intanto ci sono le premesse perché la linea rigida non sia accettata al buio. Il teologo Hans Kung ha scritto parole chiarissime. Le  Chiese protestanti in Italia hanno scritto un documento, intitolato “È la fine, per me l’inizio della vita”, parole scritte dal teologo luterano Dietrich Bonhoeffer (poco prima di essere ucciso dai nazisti) che ha elaborato una innovativa teologia della responsabilità.

Il movimento “Noi Siamo Chiesa” ha in stampa un libro che chiede dialogo sulla complessità di tutte le situazioni del fine vita E’ un dialogo che finora non c’è stato e sarebbe incredibile che non si avviasse ora in cui la Chiesa italiana inizia ad essere  coinvolta al proprio interno in un percorso sinodale che del dialogo ha fatto (a parole, speriamo nei fatti) la propria parole d’ordine.

L’eutanasia-buonamorte di ispirazione  cristiana, di cui parliamo, vuole  superare emozioni e resistenze psicologiche per una consapevole decisione di compiere così il proprio percorso terreno all’interno della propria fede e nell’attesa di un futuro prossimo di serenità e di gioia.

Vittorio Bellavite, di Noi Siamo Chiesa

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