“Il posteismo” e il postreligionale” sono fuori dalla vita del credente. Questa area di opinione viene criticata aspramente da Chiesadituttichiesadeipoveri. Leggi la newsletter

 

 

Newsletter n. 240 del 1 dicembre 2021

UN DIO EMERITO

Carissimi,
Si è tenuto a Camaldoli dal 28 ottobre al 3 novembre il XX Colloquio promosso dal gruppo “Oggi la Parola” per riflettere su che significhi essere cristiani oggi nella Chiesa al tempo di papa Bergoglio. Il punto di partenza, messo in luce dal priore dei Camaldolesi Alessandro Barban, è stato che siamo in una situazione di crisi, nella comunicazione della fede, non sempre compresa anche da preti e vescovi,  incapaci di cogliere la ricchezza del governo pastorale di papa Francesco; questa è stata molto bene illustrata, come ripresa del Concilio, nella relazione introduttiva tenuta al convegno dallo storico Daniele Menozzi.
Secondo l’esperienza riferita dal monaco camaldolese,  c’è  una parte della Chiesa che neanche capisce la novità di papa Francesco e perciò non sa nemmeno di che cosa parlare nel lungo Sinodo che da lui è stato promosso. A noi pare che questa novità consista essenzialmente nell’annunziare il nudo Vangelo,  rompere i confini della Chiesa, abbandonare la sua pretesa di essere l’esclusiva via di verità e di salvezza e intendere come popolo di Dio la totale unità degli esseri umani, nel poliedro delle loro varie culture e religioni, tutti “prossimo”, perché della stessa carne (Isaia), “fratelli tutti”, nessuno “eletto”, nessuno “predestinato”, nessuno escluso e tutti chiamati a passare dalla pedagogia dei comandamenti e della legge alla libertà dei figli di Dio.
Di fronte a simile riforma tutte le altre  pur importanti – i ministeri, il ruolo della donna, la democrazia nella Chiesa – appaiono ininfluenti; ma il problema è come mettere in campo questa Chiesa ripartita di nuovo da Gesù, dalla risurrezione, dalle verità della fede, compresi i “dogmi” dei Concili, quando tra i cattolici stessi si diffonde la nuova moda del post-teismo, dell’età “postreligionale”, del superamento dei “miti” grazie alla scienza moderna, alla teoria dei quanti, al pensare Dio come metafora infantile del passato, secondo la nuova gnosi che altro non è che il razionalismo ateo della modernità. Sembra questa la vera sfida, in nome di Dio la perdita di Dio, la sua liquidazione anche come problema, in base all’idea che se questo aveva un senso ieri non lo avrebbe più oggi. Non si tratta della contestazione atea; Dio non cade sotto la negazione del “non est Deus”, ma della irrilevanza, perciò senza nemmeno conflitto, senza dramma: lo si licenzia in quanto se ne dichiara esaurita la funzione sociale, è cosa di ieri, è diventato un Dio emerito. Ci sono teologi, anche autorevoli, informatori religiosi, esponenti della galassia cattolica che militano su questa strada.  Papa Francesco parla di Dio, non del dopo-Dio.   Di tutto questo però non sembra esserci vera avvertenza nella comunità cristiana, e se questo giova alla buona pace nei dibattiti intraecclesiali  (anche nel corso del colloquio camaldolese non se n’è patita grande inquietudine) non risponde all’urgenza dei tempi, perché se la Chiesa non si accorge  dell’ultima chance di sopravvivenza che le è offerta da papa Francesco col suo annunzio di un Dio di tutta misericordia, se non si accorge  che perduto Dio tutto il resto è perduto, essa resterebbe solo come un ingombro sul cammino; e non ci sarebbe più un “oggi” per l’ascolto della Parola, e anche il monachesimo non avrebbe senso. E sarebbe anche inutile la riforma della Chiesa, perché come Gian Giacomo Migone ha riferito a Camaldoli della risposta data da Gorbaciov a chi gli rimproverava una mancata critica a Putin, “prima di riformare bisogna esistere”. E in questa visione post-cristiana il Dio che rimane, spogliato e umiliato, sarebbe un Dio senza Chiesa. Ma non è facile riconoscere anche in questa seconda kenosi, del Padre come del Figlio, l’adempimento e la salvezza.
Sul colloquio di Camaldoli riprendiamo sul nostro sito un’ampia notazione di Giuseppe Avallone pubblicata su “Il Tetto”, in cui si trova anche una bella citazione di papa Francesco e del suo progetto pastorale. Riportiamo anche una recensione di Domenico Gallo al libro di Sara Montinaro sulla tragedia dello Stato islamico.
Con i più vivi auguri di buon Avvento

www.Chiesadituttichiesadeipoveri.it

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