Noi Siamo Chiesa ha venticinque anni e continua il suo percorso per la riforma della Chiesa all’interno del circuito internazionale We Are Church

 

25 anni di Noi Siamo Chiesa. L’avvicendamento nel coordinamento nazionale

Il movimento “Noi Siamo Chiesa” (NSC) ha compiuto i suoi venticinque anni. A causa del Covid  non si è potuto organizzare un incontro importante come era nei progetti per parlare del passato e del futuro. Noi Siamo Chiesa  è nata e si è sviluppa al traino di una iniziativa di cattolici austriaci di Innsbruck che stesero cinque punti che proponevano ai vescovi e a tutti per riformare la Chiesa nella linea del Concilio. Essi sono: ruolo della donna, sessualità, ministeri, ecumenismo, potere nella Chiesa.

L’imprevisto consenso raccolto in tutta Europa, soprattutto in Austria e in  Germania, fecero riflettere i promotori: perché non creare un coordinamento internazionale? Ciò avvenne nell’ottobre 1996. Ma nessuno si aspettava che l’iniziativa avesse poi nel tempo una continuità tale da diventare una presenza permanente nel panorama del mondo cattolico, non solo in Europa. Dagli iniziali punti l’intervento si è esteso alla generalità delle questioni aperte nella Chiesa, mettendo l’accento in particolare sulla presenza della donna, sulla struttura del potere gerarchico e sul dissenso soffocato, sul nesso tra riforma e impegno per la pace e le disuguaglianze nel mondo, e poi, più recentemente,  sugli abusi sessuali del clero.

Con i due papati di Wojtyla e di Ratzinger Noi Siamo Chiesa  (e il movimento internazionale WE Are Church) ha avuto  un atteggiamento critico su molti dei loro orientamenti generali. Con papa Francesco, invece, la situazione è cambiata e i documenti  hanno espresso  un atteggiamento positivo nei confronti di molta parte del suo magistero, mantenendo riserve sulle sue prudenze e sul suo coinvolgimento nella struttura ecclesiastica. In questa situazione di Chiesa,  in generale, gli aderenti e i simpatizzanti di NSC si sono trovati molto spesso ai margini delle posizioni ufficiali e qualche volta indotti a ritenersi fuori dalla piena partecipazione alla vita ecclesiale.

Nel nostro paese NSC è sorta nel gennaio del 1996 su impulso iniziale delle Comunità cristiane di base, con le quali, in seguito, ha sempre collaborato, ma da posizioni di indipendenza e con una maggiore attenzione alle vicende ecclesiali. L’adesione diretta al movimento è sempre stata modesta ed a macchia di leopardo sul territorio nazionale se essa viene calcolata in termini di impegni diretti di “militanza” (come si diceva una volta) ma è molto più ampia a livello dell’opinione. NSC è riuscita infatti a dare voce a punti di vista critici diffusi, anche se in modo disperso.  Nei suoi confronti le strutture ecclesiastiche hanno scelto un atteggiamento  “diplomatico” e, dunque, troppo comodo: da una parte non vogliono dialogare direttamente ma dall’altra hanno evitato interventi censori o critiche dirette.

Tra le questioni di maggiore impatto gli interventi  sono stati su questioni etiche (caso Welby, caso Englaro….) e pastorali (omosessuali, divorziati risposati). Importante è stata l’adesione alla Teologia della Liberazione e la conseguente partecipazione ai Forum sociali mondiali. Un’ottica, pienamente universale e comune nella fede, ha da una parte indotto NSC Italia a partecipare con impegno al circuito internazionale WE Are Church, dall’altra a favorire e a promuovere il coordinamento delle realtà “critiche” presenti nella Chiesa in Italia. Di qui le grandi assemblee di ChiesadituttiChiesadeipoveri organizzate per ricordare il Concilio e rilanciarne tutte le potenzialità riformatrici.

Il centro promotore di NSC sorto e attivo a Roma si è poi trasferito a Milano dove Vittorio Bellavite ha assunto il compito di coordinatore nazionale, organizzando e facilitando il rapporto con persone o gruppi  con posizioni simili. Iniziativa di questi ultimi  giorni è la pubblicazione di un libro – La morte buona, scritto da Giuseppe Deiana, editore Gabrielli – che affronta la questione dell’eutanasia proponendo un nuovo dialogo tra le diverse posizioni esistenti e non risparmiando riflessioni critiche su quelle della Chiesa ufficiale. Il testo ipotizza una “eutanasia di ispirazione evangelica”.

Ora Bellavite, pur garantendo la continuazione del suo impegno, nell’ultima assemblea nazionale ha informato che non potrà continuare nella responsabilità principale sia per motivi di salute, sia per l’età, sia per un opportuno ricambio dopo un troppo lungo periodo. Il Coordinamento nazionale, esprimendogli il ringraziamento per quanto fatto,  ha distribuito tra i propri membri le diverse funzioni e ha incaricato Mauro Castagnaro ed Angelo Cifatte di coordinare gli interventi per continuare ad esprimersi sui grandi problemi della Chiesa , delle Chiese e del mondo.

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