Congresso di Pax Christi: con papa Francesco un forte impegno nella linea della nonviolenza

Pax Christi : un congresso sulla nonviolenza a fianco di papa Francesco ma con le resistenze del sistema ecclesiastico

Si è tenuto dal 29 aprile al primo maggio a Sacrofano presso Roma il Congresso di Pax Christi. Si tiene ogni quattro anni . Pax Christi è un’associazione della galassia cattolica ma ha , da sempre , una collocazione particolare. E’ cioè ai margini dell’ufficialità con un rapporto faticoso con le autorità ecclesiastiche ma è tuttavia pienamente interna al mondo cattolico. Il Presidente , per statuto, è un vescovo che viene nominato dalla Cei dopo la presentazione di una terna fatta dall’associazione. Ogni sostituzione non è facile ma il vescovo è poi partecipe dello “spirito di Pax Christi” e ne diventa parte importante, qualche volta fondamentale e leader come nel caso di Tonino Bello e di Luigi Bettazzi. Attualmente Giovanni Ricchiuti , vescovo di Altamura, è di recente nomina, essendo succeduto a Giovanni Giudici, dimessosi per motivi di salute. Mi piace dire che esiste la prassi di dare del “tu” al vescovo e di chiamarlo con il “don”, sono aspetti non solo formali , testimoniano di un rapporto ben più paritario che nelle altre strutture cattoliche. A parte questo aspetto della nomina del Presidente la struttura è del tutto democratica, senza interferenze esterne.

Nonviolenza e crisi

Quest’anno il Congresso si è trovato di fronte a due grosse novità . La prima è quella del peggioramento della situazione internazionale non solo in Medioriente , dell’arrivo di Trump, del diffuso riarmo, della crescita dei populismi in Europa, la seconda è il messaggio di papa Francesco per la giornata della pace del primo gennaio tutto sviluppato sulla linea della nonviolenza. La prima questione è stata poco trattata nel congresso ( ed anche nelle tesi) con mia sorpresa ma forse sono questioni date come del tutto per scontate e ampiamente già metabolizzate. La seconda è stata al centro di tutto il congresso, il cui titolo era eloquente “Non violenza è politica e profezia”. Le tesi proponevano di discutere di come “disarmare la politica, l’economia, l’ambiente, la società, la cultura e la vita quotidiana, la Chiesa e le teologie”. Questo prepotente emergere della nonviolenza come questione centrale nella Chiesa ha avuto una storia. L’ha raccontata José Henriquez, già segretario internazionale di Pax Christi (che è un movimento mondiale con sede a Bruxelles). Nell’aprile del 2016 il pontificio Consiglio Justitia et Pax, Pax Christi International ed altre organizzazioni hanno tenuto un grande simposio in Vaticano che si è concluso con un testo che invitava esplicitamente la Chiesa e il papa a fare propria la posizione della nonviolenza, abbandonando la linea della guerra giusta . Il testo era fortemente impegnativo ed esplicito: “Appello alla Chiesa Cattolica per promuovere la centralità della nonviolenza evangelica”. Dopo un ulteriore lavoro di scrittura e di approfondimento sono stati pronti i contenuti per il messaggio del papa per il primo gennaio. Il Congresso ha quindi ruotato attorno a questa ispirazione di fondo che era già nelle vene dell’associazione. Ma ora bisogna vedere che fare. Se ne è parlato anche nella dimensione che interessa le relazioni interpersonali e quelle associative e sociali in generale. Si è parlato del “bisogno del buon conflitto per convivere” (ampio intervento metodologico di Paolo Ragusa del Centro psicopedagogico per la Pace di Piacenza).

Le cose che fa Pax Christi

Premessa questa ispirazione generale , il Congresso ha confermato la tenuta e la vitalità dell’associazione, che è in crescita, mi è sembrato, rispetto ad alcune difficoltà del passato. La campagna per l’abolizione dei cappellani militari è stata ripetuta con forza, la campagne continuano, contro gli F35, contro l’aumento delle spese militari, per la difesa popolare civile e nonviolenta, quella “ponti e non muri” sulla situazione in Palestina, per i cristiani in Medioriente e soprattutto in Siria , per l’impegno per le marce soprattutto per la Perugia-Assisi. E’ stato proposto un maggiore impegno per il Centro studi che ha sede nella importante Casa della Pace dell’Impruneta presso Firenze, che è stata regolarizzata nei suoi aspetti amministrativi. E’ stato chiesto un maggiore impegno in Pax Christi International . Tiene la rivista mensile “Mosaico di pace” che è uno strumento prezioso, ricca di testi e ben documentata, diretta da Rosa Siciliano, che non sfonda nel tessuto del mondo cattolico per responsabilità del tutto a lei non imputabili. Essa è erede , in qualche modo, dello spirito e dei messaggi di don Tonino Bello ed ha la redazione a Bisceglie in Puglia. E’ rimasto in ombra, mi sembra, l’approfondimento e il dibattito sulle difficoltà del movimento pacifista, su alcune sue divisioni (per esempio tra Tavola della Pace e la Rete della Pace) e sul problema di fondo della sua difficile mobilitazione di massa in una situazione internazionale  sempre molto grave. Pax Christi peraltro partecipa ai momenti unitari, Rete per il Disarmo, Arene di Verona e altro. Manca però, mi sembra, un necessario salto di qualità.

Come funziona Pax Christi

La struttura periferica è costituita dai Punti pace. Sono una cinquantina, presenti in modo discontinuo sul territorio ma, in molti casi, molto attivi, come si è potuto capire dagli interventi, anche su tematiche di educazione alla pace , con presenze sociali interessanti a latere dell’impegno pacifista in senso stretto e con sensibilità “conciliari” (Chiesa dei poveri…) . Il Consiglio nazionale di 15 persone viene eletto a scrutinio segreto e vede un continuo rinnovamento perché non sono possibili più di due mandati consecutivi per statuto. Nella pratica non ci sono correnti consolidate, almeno questo appare. Esistono poi tre coordinamenti territoriali (Nord, Centro, Sud). Mi pare che, contrariamente a quanto avviene in altre strutture associative, la presenza di Pax Christi al Sud è particolarmente interessante, buona è la presenza femminile.   A parte il ruolo del Presidente –Vescovo, che si occupa, in particolare, dei rapporti con la Conferenza episcopale, il motore dell’associazione è il coordinatore nazionale (insieme al Vicepresidente, fino ad ora Sergio Paronetto di Verona) . E’da otto anni Don Renato Sacco. Egli ha dato un buon impulso all’attività nazionale e si suppone sia riconfermato. La difficoltà per lui e per Pax Christi consiste nel fatto che egli non è libero da impegni pastorali perché deve fare anche il parroco di un piccolo paese, Cesara, sopra il lago d’Orta, diocesi di Novara. Molti auspicano che il suo vescovo Mons. Brambilla lo liberi da questa responsabilità. Anche da questi aspetti concreti si vede se c’è o non c’è disponibilità e sensibilità. L’annuario diocesano dice che i preti della diocesi di Novara sono ben 335. Una vera risorsa di credibilità è sempre quella di Mons. Luigi Bettazzi , 93 anni. Era presente al congresso , ha presieduto l’Eucaristia della domenica ed è tuttora il Presidente del Centro studi che ha sede alla Casa della pace. Invece proprio sabato 29 mattina, in apertura di congresso è arrivata la notizia della morte di Mons. Diego Bona, già presidente di Pax Christi quando era vescovo di Saluzzo. Don Diego era molto amato ed è stato molto ricordato.

Galantino

In questa situazione nuova (papa Francesco, la nonviolenza e il resto) e in una situazione di difficoltà in passato con la gerarchia, il congresso ha finito per ruotare attorno all’intervento di Mons. Galantino. C’era molta attesa anche perché egli è considerato particolarmente partecipe del nuovo corso di papa Francesco. Per la prima volta un segretario della Cei è intervenuto a un congresso di Pax Christi e ciò è stato considerato un successo (questo testimonia tante cose). Galantino si è presentato con il suo stile esuberante e amicale, ma con i minuti contati. Ha esordito in modo prolisso parlando dell’ottopermille e della aggressività presente in molti social media, questioni del tutto esterne alle tematiche congressuali. Ha poi enfatizzato la nonviolenza come strumento per disarmare l’ignoranza a proposito della storia della colonizzazione. Infine è iniziato il dialogo, all’interno del quale si aspettavano pronunciamenti ed impegni.

Le domande concrete…  

Massimo Ferè, a nome di un gruppo di lavoro del congresso, ha posto i seguenti problemi :il magistero di papa Francesco non entra nelle parrocchie, è necessaria una revisione dell’insegnamento nei seminari introducendo la teologia della pace come perno degli studi, in ogni struttura manca una ministerialità diffusa sui problemi della pace (perché non pensare a dei diaconi per la pace?), si faccia un Sinodo della Chiesa italiana per proporre il nostro paese come ponte di pace tra l’Europa e il Mediterraneo affrontando così anche il problema dei profughi, siano aboliti i cappellani militari che testimoniano una presenza inaccettabile della Chiesa all’interno di strutture ben lontane dalla nonviolenza. Poi Tonio Dell’Olio, già a lungo coordinatore nazionale , ha proposto di ricostituire all’interno della CEI la Commissione Giustizia e pace (che ora è stata assorbita in quella del lavoro, eliminando così di fatto l’interesse e l’impegno sulle questioni della pace). Infine Franco Dinelli, membro del Consiglio internazionale di Pax Christi, ha posto tre questioni urgenti, di attualità: la CEI si pronunci a favore della Conferenza dell’ONU, avviata in marzo e che si concluderà in giugno, per la redazione di un Trattato sulla proibizione delle armi nucleari . I vescovi sollecitino il Governo italiano perché vi partecipi, attualmente è assente perché imbrigliato nelle logiche della NATO, nonostante nel nostro paese ci siano 70 bombe in violazione del Trattato di non proliferazione del 1970. Papa Francesco appoggia con forza questa conferenza ONU. Seconda questione : ci sia un pronunciamento esplicito contro il Libro bianco sulla difesa approvato in Consiglio dei ministri in febbraio , che è contrario alla Costituzione e alle più elementari indicazioni di una politica per la pace che sia evangelicamente ispirata. Ultima questione posta da Dinelli: i vescovi diano un segnale concreto perché l’educazione alla pace sia una scelta pastorale di primo livello in ogni ambito e nelle diverse strutture diocesane e parrocchiali.

…e le non risposte

Nella replica Galantino ha detto belle parole ma nessuna che rispondesse concretamente alle questioni poste. Ha detto di tenere presente che la Chiesa non è nata il 13 marzo 2013, che il movimento di Pax Christi deve superare l’isolamento in cui rischia di permanere , che bisogna saldare la frattura tra la religione e la vita e tra il culto e la vita, che bisogna fare una teologia conciliare e conciliante e via di questa passo. Dopo il suo intervento c’è chi cercava di giustificarlo dicendo che la posizione dei vescovi italiani su queste questioni è arretrata, che egli sta aspettando la prossima nomina del nuovo presidente della CEI con i cambiamenti che dovrebbero derivarne e altre cose simili. E’ un dato di fatto che il congresso si aspettava molto di più. Si diceva: è importante che sia venuto ma non ha detto niente che si richiamasse almeno un po’ alla parresia e alla forza con cui papa Francesco parla di questi argomenti. Neppure ha preso l’impegno di aprire la discussione su almeno alcune delle questioni poste .

Le conclusioni

Il documento conclusivo del Congresso ha ripreso punto per punto le questioni poste a Galantino aggiungendovi  la “denuncia  di una sempre più evidente lesione dei diritti sociali che non può che consolidare un modello di sviluppo e di convivenza civile iniquo, inaccettabile per un numero sempre più crescente di persone”a cui qualcuno voleva aggiungere una maggiore riflessione sul problema del lavoro che è parte fondamentale dell’aumentato disagio sociale.  Il Congresso ha rinnovato il Consiglio nazionale che si troverà ora a continuare nella linea della testimonianza andando controcorrente ma con la convinzione e la determinazione che vengono dal non sapersi solo ma nella scia del nuovo corso di papa Francesco. La mia presenza al congresso ha voluto testimoniare la partecipazione di tutte e tutti di Noi Siamo Chiesa ai contenuti e all’impegno delle sorelle e dei fratelli di Pax Christi.

                                                    Vittorio Bellavite coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa

Roma, 5  maggio 2017

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