Modulo di adesione a Noi Siamo Chiesa

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6 risposte a Modulo di adesione a Noi Siamo Chiesa

  1. Salvatore scrive:

    Condivido tutti i punti della definiszione del manifesto, tranne uno. Noi siamo chiesa, se stiamo fuori dal contenitore ed all’interno del contenuto. Noi siamo casa di tutti e per tutti, senza esclusione alcuna.E sopratutto siamo testimoni della grandezza del creato da cirac 12 miliardi di anni. E’ mai possibile pensare che solo 2000 anni fa, circa, qualcuno ha potuto descrivere la bellezza del creato e raccontare una storia di amore costruendo la nascita degli esseri viventi dotati di intelletto sulla base di due assunti orrendi quale l’uccisione del fratello di sangue e sul rapporto tra consanguigni ovvero incesto? Secondo me la cosa è molto più semplice: una regola chimica e una legge di fisica quantistica sconosciuta ancora e per fortuna, che io chiamo Dio Creatore, ha disegnato il mondo o i mondi(??) a sua immagine e somiglianza di bontà e di fede, ben 12 miliardi di anni fa. E da allora la evoluzione del genere animato e anche umano dotato di intelletto si è cambiato ovvero evoluto verso forme di domino del prossimo che hanno costruito una società basata sulla costruzipone di una semantica di domino nascoto nella piega di genere degli individui e della capacità di saper ingannare.
    Diamoci una una regola molto semplice. Viviamo il prossimo come noi stessi e agiamo senza inganno e senza sfarzo.

  2. ANTONIO scrive:

    Ogg: Benedetto XVI Sinodo dei Vescovi 8/10/2012

    Noi non possiamo fare la Chiesa, possiamo solo far conoscere quanto ha fatto Lui. La Chiesa non comincia con il «fare» nostro, ma con il «fare» e il «parlare» di Dio. Così gli Apostoli non hanno detto, dopo alcune assemblee: adesso vogliamo creare una Chiesa, e con la forma di una costituente avrebbero elaborato una costituzione. No, hanno pregato e in preghiera hanno aspettato, perché sapevano che solo Dio stesso può creare la sua Chiesa, che Dio è il primo agente: se Dio non agisce, le nostre cose sono solo le nostre e sono insufficienti; solo Dio può testimoniare che è Lui che parla e ha parlato.

    Pentecoste è la condizione della nascita della Chiesa: solo perché Dio prima ha agito, gli Apostoli possono agire con Lui e con la sua presenza e far presente quanto fa Lui. Dio ha parlato e questo «ha parlato» è il perfetto della fede, ma è sempre anche un presente: il perfetto di Dio non è solo un passato, perché è un passato vero che porta sempre in sé il presente e il futuro. Dio ha parlato vuol dire: «parla». E come in quel tempo solo con l’iniziativa di Dio poteva nascere la Chiesa, poteva essere conosciuto il Vangelo, il fatto che Dio ha parlato e parla, così anche oggi solo Dio può cominciare, noi possiamo solo cooperare, ma l’inizio deve venire da Dio. Perciò non è una mera formalità se cominciano ogni giorno la nostra Assise con la preghiera: questo risponde alla realtà stessa. Solo il precedere di Dio rende possibile il camminare nostro, il cooperare nostro, che è sempre un cooperare, non una nostra pura decisione. Perciò è importante sempre sapere che la prima parola, l’iniziativa vera, l’attività vera viene da Dio e solo inserendoci in questa iniziativa divina, solo implorando questa iniziativa divina, possiamo anche noi divenire – con Lui e in Lui – evangelizzatori.

    Dio è l’inizio sempre, e sempre solo Lui può fare Pentecoste, può creare la Chiesa, può mostrare la realtà del suo essere con noi. Ma dall’altra parte, però, questo Dio, che è sempre l’inizio, vuole anche il coinvolgimento nostro, vuole coinvolgere la nostra attività, così che le attività sono teandriche, per così dire, fatte da Dio, ma con il coinvolgimento nostro e implicando il nostro essere, tutta la nostra attività.

    Quindi quando facciamo noi la nuova evangelizzazione è sempre cooperazione con Dio, sta nell’insieme con Dio, è fondata sulla preghiera e sulla sua presenza reale.

  3. Antonio scrive:

    Di fronte all’immobilismo conservatore della maggior parte della Chiesa gerarchica è necessario che i Cristiani, che chiamerei evangelici (anche se c’è il rischio di essere confusi con una confessione protestante), devono fare rete, altrimenti la loro esistenza non si nota e soprattutto non riesce a far avanzare idee e pratiche di giustizia e di solidarietà.
    Noi siamo chiesa dovrebbe essere più conosciuta dai cristiani di base.

  4. mirko scrive:

    e vero noi siamo la chiesa ognuno con i propri carismi con le propria razionalità e fedelta
    con i propri problemi ma anche con le proprie gioie. noi siamo la chiesa che ci inginocchiamo
    di fronte alla croce di gesù che ha fatto scorrere il suo sangue per la nostra salvezza

  5. CATERINA G. scrive:

    Rispetto alla notizia del 22 maggio 14: ho solo pensato questo, che Gesù non era un sacerdote “ordinato”, che era un laico (oggi, potrebbe essere un semplice battezzato: donna o uomo innestato in Gesù Cristo, appartenente a lui…; credere al “quello che ho fatto io, fatelo anche voi” nel concreto della vita e non solo nella celebrazione); che, forse, nella chiesa sarebbe importante riprendere il significato e l’esperienza di queste “cose”, anziché avversarle e “scomunicarle”! Mi chiedo: cosa vogliamo difendere? Cosa vogliamo affermare? … CHI crediamo di essere?!

  6. don leo scrive:

    Io concordo pienamente con Caterina G. Io vorrei tanto conoscere sino in fondo noi siamo chiesa.

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