I novanta anni di papa Benedetto

Papa Benedetto: luci e ombre di una successione senza morte

Andrea Grillo 22/04/2017

Tratto da: Adista Notizie n° 16 del 29/04/2017

Da 4 anni a Roma, accanto al Vescovo e papa Francesco, abbiamo un vescovo emerito, che ha appena compiuto 90 anni. Per la nomenclatura episcopale questo non è nulla di straordinario. Ma per l’istituzione e l’immaginario papale, così come sono venuti strutturandosi soprattutto negli ultimi secoli, questa è una cosa quasi inconcepibile. Che ci sia, accanto al papa “regnante”, un papa “emerito”, rappresenta una implicita rilettura dell’autorità papale e un ripensamento della sua funzione ecclesiale.

Bisogna riconoscere apertamente che questa decisione di papa Benedetto ha portato la Chiesa cattolica ad una obiettiva accelerazione. Dopo tanto freno, una accelerata improvvisa e provvidenziale. Nello stesso tempo il permanere, accanto a Francesco, della figura del “papa emerito”, che veste ancora di bianco, che rimane “autorecluso in preghiera” nel recinto di San Pietro in Vaticano, ha offerto qualche ragione a formulazioni confuse, a teorie distorte, a pasticci istituzionali e personali. Anche al di là delle intenzioni.

Dunque la scelta di Benedetto è stata lungimirante e insieme traumatica. Ha introdotto una condizione provvisoria che può essere letta come parallelismo tra papi, come integrazione tra prospettive, come articolazione tra ministeri… e la fantasia non manca né fuori, né dentro il Vaticano.

È proprio il prolungarsi di questa condizione che deve far riflettere, mostrando i limiti intrinseci della soluzione adottata. Una certa “personalizzazione” dell’emeritato dovrà essere in futuro esclusa. Niente veste bianca, niente prossimità di sede con il papa, nessuna comunicazione pubblica dovrebbero diventare condizioni formali per il possibile ripetersi di una tale esperienza.

Solo a queste condizioni il successore sarebbe effettivamente libero di procedere “oltre” senza il condizionamento di una “prossimità” troppo ingombrante.

Il fatto che su alcune decisioni e su alcune nomine il papa emerito abbia ancora esercitato una autorità – fosse anche solo un diritto di veto – determina una alterazione del sistema che a lungo andare diventa troppo difficile da gestire. Stilizzazione monastica claustrale e conservazione di ambiti di autorità non si lasciano affatto armonizzare su tempi lunghi.

Un esempio significativo di questa ambiguità sta nella pubblicazione, in occasione dei 90 anni del vescovo emerito, di un “inedito” – risalente a due anni fa – in cui viene presentato un discorso sulla liturgia letteralmente “traumatizzato” dalla riforma liturgica e nel quale si confonde la liturgia con una sua lettura apologetica e antimodernistica, che ha al centro l’affermazione del primato dell’agire di Dio sull’agire dell’uomo. Questa idealizzazione della liturgia fraintende le ragioni della Riforma liturgica e ne distorce profondamente il senso. Dà voce ad una “voglia di contraddizione” che lo stesso Ratzinger, nelle sue “ultime conversazioni”, ha confessato come sua inclinazione di antica data.

Tutto questo segnala un problema e una opportunità: per il papato, così come si è sviluppato negli ultimi secoli, la possibilità di una “dimissione dal ministero” diversa dalla morte del ministro è davvero una grande novità, un gesto coraggioso e una attestazione di grande realismo. Forse però nelle cose umane non si arriva mai immediatamente alla pienezza di un gesto. Proprio per questo la sua “incompiutezza” segnala anche il suo limite. Una dimissione dal ministero petrino, diversa dalla morte, deve avere caratteri di “morte” molto più accentuati. Il silenzio nella preghiera deve essere totale e deve coinvolgere anche i collaboratori. I segni esteriori, come la veste bianca, devono tramontare. La lontananza dalla autorità deve essere piena e radicale, non solo sul piano formale, ma direi anche su quello “geografico”. La rinuncia all’esercizio del ministero ridimensiona l’autorità del papa: inevitabilmente anche quella del successore. Ma solo entro limiti certi.

* Andrea Grillo è * docente di Teologia Sacramentaria presso la Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma e di Teologia presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova, nonché dell’Istituto Teologico Marchigiano di Ancona

 

Questa voce è stata pubblicata in Documenti NSC. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *