La guerra di Trump. Leggi l’editoriale n.8 del sito di Chiesadituttichiesadeipoveri

Newsletter n° 8 del 7 aprile 2017 Gentili amici,

il sito pubblica oggi un editoriale redazionale in cui si esprime un “massimo allarme” per l’inconsulta decisione di Trump di muovere guerra alla Siria tempestando di missili lanciati dal Mediterraneo la sua principale base aerea a Shayrat. Nel predisporre l’azione il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha ripreso il motivo, “rimuovere Assad”, che pochi giorni prima il presidente Trump aveva detto di avere abbandonato. Il segnale che ne risulta – dice l’editoriale – è che Trump intende riformulare completamente la politica americana per il Medio Oriente dopo la gestione catastrofica che essa ha avuto in questi lustri, a partire dalla prima guerra del Golfo. Purtroppo la politica praticata ora da Trump è altrettanto catastrofica di quelle delle amministrazioni repubblicane e democratiche dell’ultimo quarto di secolo, e per di più si pone come un’aperta sfida al papa e alla Chiesa, dato che proprio nello scongiurare la guerra alla Siria, nel settembre 2013, si sono rivelati al mondo il ruolo politico pacificatore e l’identità non violenta del pontificato francescano. Ciò che sembra ora apparire è che gli Stati Uniti, come al solito spalleggiati dai loro alleati, compresa l’Italia, non vogliono rinunziare a comandare sulla Siria liquidando Assad e a contrastare la nuova influenza russa nell’area, cioè non vogliono rinunziare allo scettro del mondo che con Trump sono tornati a pretendere inalberando il motto “America first”. Il problema è che il mondo globalizzato, che gli stessi Stati Uniti e i loro economisti e  banchieri hanno voluto, non è compatibile con un regime mondiale in cui qualcuno sia “first”, sia il sovrano, nemmeno gli Stati Uniti. Al contrario il mondo globalizzato è governabile – e addirittura è pensabile – solo nel pluralismo, nella libera circolazione attraverso le frontiere e nel riconoscimento del suo vero fondamento, che è l’unità umana. L’alternativa non è il protezionismo, e non è Minniti, l’alternativa è la guerra. Certo le foto delle vittime colpite dal gas e uccise non si possono negare – continua l’editoriale – e l’indignazione contro Assad è salita alle stelle, mentre la Russia sostiene che le cose sono andate diversamente e che Assad non ha commesso alcun crimine. Il fatto è che la guerra in Siria (come le altre del Medio Oriente) ha molti anche occulti e camaleontici protagonisti, guerre (cui abbiamo partecipato anche noi) nelle quali spesso non si sa chi uccide chi; e lo scandalo per le vittime non è mai neutrale, dipende dal ricavo che se ne può trarre in partita; sicché ci sono delitti che godono del massimo rilievo mediatico, ed altri nessuno. La strage di Iblid e la rappresaglia americana a Shayrat (anche lì con morti adulti e bambini) sono un nuovo capitolo di questa storia. E l’estrema tragedia sarebbe che ad esso seguissero non gli sforzi per tornare a tentare la pace, ma sempre nuove motivazioni ed esercizi di guerra. Continua anche nel sito la discussione teologica sul tema del sacrificio. Dopo l’articolo di Felice Scalia e il commento di Carlo Molari, viene pubblicato ora uno studio di Giovanni Ferretti: “Salvezza a caro prezzo? Rivisitare il sacrificio”.

          Con i più cordiali saluti                       www.chiesadituttichiesadeipoveri.it  

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