Leggi il testo della celebrazione dell’Eucaristia al funerale di Franzoni e gli interventi che l’hanno ricordato

Un ricordo a più voci di Giovanni Franzoni- La celebrazione dell’Eucaristia al suo funerale e il ricordo degli amici, fratelli, sorelle  e compagni

 

Ciao fratello, amico, compagno

Eccomi!

 

Giovedì 13 luglio. Non abbiamo ancora finito di pranzare e arriva la notizia: Giovanni ci ha lasciati. Era disteso sul suo letto quando Yukiko lo ha chiamato per il pranzo e lui ha risposto prontamente: Eccomi! Poi più niente. È rimasto lì, le gambe penzoloni fuori dal letto, come nel tentativo di alzarsi. Ci lascia con quell’ultima parola sulla bocca: Eccomi! Ci sono.

Un po’ di smarrimento. Alcuni di noi vanno a casa di Giovanni. È già vestito. Qualche carezza e poi rimaniamo lì confusi, impotenti. Arriva anche Jawad, il ragazzo afghano che negli ultimi tempi lo accompagnava in macchina. Ci abbracciamo. È inconsolabile. La notizia corre, non si sa neanche attraverso quali canali, messaggi e telefonate si susseguono. Tanti, tantissimi. Non c’è un cliché prestabilito. Ci riuniamo la sera in comunità per decidere cosa fare. Qualche divergenza sul dove fare i funerali. Ci aspettiamo tanta gente, la sede della comunità è troppo piccola. Quella sede d’altra parte sembra il luogo più adatto per il nostro saluto a Giovanni, tra quelle mura disadorne, che raccontano un percorso di fede e libertà. Si fa avanti l’idea di un saluto intimo, tra di noi. Poi Elena ci aiuta a capire. Giovanni non è nostro. Dobbiamo scegliere un luogo che consenta alle tante persone i cui percorsi si sono incrociati con il suo di partecipare a quel momento. E Aldo aggiunge: Giovanni non appartiene a noi, appartiene alla storia. Alla fine la decisione è presa: si farà nel centro polivalente parco Schuster, nel parco sull’Ostiense a fianco della basilica di S. Paolo. Una struttura grande, apribile su due lati verso il parco. Staremo un po’ dentro e un po’ fuori, a ricordarci quella zona di confine tra dentro e fuori, quel cammino al margine percorso da Giovanni. Con sofferenza, con dignità e con coraggio.

Il venerdì pomeriggio Giovanni arriva nella sede della comunità di S. Paolo. Ci sarà una veglia per tutta la notte, alternandoci fino alla mattina del sabato, quando ci saranno i funerali. Durante la veglia letture, pensieri, ricordi, canti. Tanta commozione. Incontri di persone che non si vedevano da anni. Nel cuore della notte si ritrovano a vegliare Giovanni Elena e Marco, stessa cucciolata nel laboratorio di religione di tanti anni fa. Ora sono quarantenni.

Alle 9 di sera arrivano i monaci, l’abate, don Roberto, don Isidoro, che era con Giovanni e con la comunità ai tempi del nostro percorso in basilica, ed un monaco giovane. Don Roberto ricorda Giovanni. Ci racconta il suo disagio prima di incontrarlo, la paura del suo e del nostro giudizio per l’allontanamento di Giovanni dalla basilica. Racconta anche la sua sorpresa quando, in occasione del primo incontro, Giovanni gli ha baciato l’anello. Non capiva perché lo avesse fatto. Non lo capiamo neanche noi. Lui che, da abate, l’anello se l’era tolto, dopo che qualcuno glielo aveva baciato mentre distribuiva la comunione. Una cosa però è certa: se lo ha fatto per lui doveva avere un senso. Giovanni ti spiazza sempre, non finirà mai di sorprenderci! Poi un grande regalo dei monaci per lui: un canto gregoriano.

E arriva il sabato mattina, il momento di accompagnare Giovanni fuori dal nostro stanzone di v. Ostiense 152. Ci pensano i ragazzi a prendere la bara in spalla. Yukiko aveva espresso questo desiderio. Cantiamo insieme We shall overcome. Quando ci riusciamo, senza che la voce ci rimanga spezzata in gola. E sono ancora i ragazzi a portarlo attraverso il parco fino al luogo della celebrazione eucaristica. I rintocchi lenti delle campane della basilica sono per lui. La voce di Cristina che canta “Pie Jesu”, dalla Messa “Requiem” di Gabriel Fauré, ci avvolge tutti e tutte. La bara a terra assediata da ragazzi e ragazze, tutti per terra accanto a lui. Tante persone sono lì insieme alla comunità. Amici delle comunità cristiane di base italiane, delle riviste Adista, Confronti, Riforma, Nev (Notiziario delle Chiese Evangeliche), della rubrica di RAI 2 Protestantesimo, ex scout, sacerdoti, suore, monaci, protestanti, mussulmani, atei, amici palestinesi e iracheni, un gruppo di omossessuali credenti, gruppi femministi, vecchi amici che non vedevamo più da anni, volti a noi sconosciuti. Tutti insieme a dare il loro saluto a chi, oltre la religione e le religioni, ha saputo parlare il linguaggio della profezia e della fede, il solo capace di arrivare al cuore di tutti.

Al Padre nostro ci stringiamo le mani. Un imam, che siede accanto ad un monaco, gli prende la mano. E poi spezziamo insieme il pane, come Gesù ci ha chiesto di fare. In quel pane spezzato c’è il corpo, la vita di Gesù spezzata per gli emarginati e le emarginate del suo tempo. Giovanni quel pane l’ha spezzato in tutta la sua vita, con tutti coloro che nella nostra società sono messi ai margini, pagando lui stesso il prezzo dell’emarginazione. Vengono distribuiti i cestini con il pane e le coppe del vino. Vedo l’imam prendere il pane (il vino no), poi è la volta della comunione dei monaci, che gli sono accanto. La voce di Marta che canta Gracias a la vida. E tanti altri canti. Jacopo gli dedica Suzanne, di L. Coen.

Mentre Giovanni esce, il saluto finale è affidato a Freedom:

Oh freedom, oh freedom, oh freedom

over me, over me

And before I’ll be a slave, I’ll be buried in a grave,

I’ll go home to my Lord,

and be free, and be free.

Ed ora c’è il dopo da affrontare. Un giorno di qualche anno fa, parlando di Buddha, l’illuminato, Giovanni ci raccontava le sue parole in punto di morte, rivolte ai discepoli che piangevano: “Bisogna che io muoia perché voi diventiate Buddha”.

Che la tua luce, Giovanni, ci invada e faccia uscire tutta la luce che è nascosta dentro di noi.

Al tuo Eccomi rispondiamo con il nostro: Eccoci, Giovanni, ci siamo!

Dea Santonico

20 luglio 2017

 

 

 

Questo fascicolo raccoglie:

  • La celebrazione di saluto del 15 luglio 2017
  • Interventi, pensieri e ricordi Comunità cristiana di base di S. Paolo Roma

 

 

Assemblea eucaristica in ricordo di

 

Giovanni  Franzoni

 

 

 

Sabato 15 luglio 2017

 

Canto d’ingresso: “Pie Jesu” dalla Messa “Requiem” di Gabriel Fauré (soprano: Cristina Santonico)

 

Pie Jesu Domine, dona eis requiem, dona eis requiem. Pie Jesu Domine, dona eis requiem, dona eis requiem. Dona eis domine, dona eis requiem, sempiternam requiem, sempiternam requiem, sempiternam requiem. Pie Jesu, Jesu, pie Jesu Domine, dona eis, dona eis, sempiternam requiem, sempiternam requiem

 

Traduzione:

Pietoso Gesù, Signore

Dona loro il riposo

Dona loro, Signore, il riposo eterno


 

  1. P. Nel nome di Dio che è Padre e Madre, del Figlio e dello Spirito Santo.
  2. T. Amen

 

Preghiera

  1. “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv. 12, 24).

 

Canto: Da molto lontano

 

Da molto lontano vengo qui

ha visto il mio cuor la tempesta!

Da molto lontan vengo …

lasciatemi del tempo

voglio pregar.

 

Lo dico a te mia madre

Torno da lontan!

Lasciatemi pregare Iddio!

Inchinato il capo

Davanti a te Gesù

Io chiedo il tuo perdon   Signore!

 

Da molto lontan …

 

Lo dico a te mia madre

Torno da lontan;

lasciatemi pregare Iddio!

Inchinato il capo davanti a te Gesù,

la mia corona porterò.

 


 

Liturgia della parola

 

Dal libro dei Numeri (11, 24-29)

“Mosè dunque uscì e riferì al popolo le parole del Signore; radunò 70 uomini tra gli anziani del popolo e li pose intorno alla tenda del convegno. Allora il Signore scese nella nube e gli parlò: prese lo spirito che era su di lui e lo infuse sui 70 anziani: quando lo spirito si fu posato su di essi, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito. Intanto, due uomini, uno chiamato Eldad e l’altro Medad, erano rimasti nell’accampamento e lo spirito si posò su di essi; essi erano fra gli iscritti ma non erano usciti per andare alla tenda; si misero a profetizzare nell’accampamento. Un giovane corse a riferire la cosa a Mosè e disse: ‘Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento’. Allora Giosuè, figlio di Nun, che dalla sua giovinezza era al servizio di Mosé, disse: ‘Mosè, signor mio, impediscili!’ Ma Mosè gli rispose: ‘Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo spirito!”

 

Dal libro “Creando, creando …” del laboratorio di religione di S. Paolo del 1994: Introduzione di Giovanni Franzoni

I racconti che leggiamo nella Bibbia non sono per forza veri, solo per essere accaduti proprio come sono narrati, ma sono veri soprattutto perché rappresentano immagini vere che ci sono nella mente delle donne e degli uomini quando si fermano un momento a pensare il significato più profondo del loro cammino sulla terra.

Ci sono dunque nelle pagine della Genesi che leggiamo tutte le paure e tutte le speranze. La paura di crescere e diventare grandi, la paura di essere distrutti o di essere puniti, la paura di morire sono sempre presenti nella Bibbia. C’è anche però il desiderio di conoscere e di amare, la gioia di essere vivi e di essere diversi, per esempio maschi e femmine, la ricchezza di chiamare Dio con tanti nomi e di capirci anche con lingue diverse.

L’amore dei grandi che circondano i bambini della comunità ci fa pensare che il più grande dei grandi, che amiamo chiamare Dio, ci spinga a vivere, a crescere e ad amare.

La vita non è bella quando non ci si sente circondati da amore e non si riesce a pensare a Dio come a un grande buono, generoso e paziente. Allora la paura vince sull’amore, diventiamo cattivi e nascono le violenze e le guerre che durante questo anno hanno straziato la terra.

Noi pensiamo che l’ordine di Dio, che è amore, vinca sull’ordine della violenza e dell’odio. Allora crescere sarà più bello.

 

Canto: Suzanne di L. Coen (voce solista: Jacopo Niedda)

 

Nel suo posto in riva al fiume Suzanne ti ha voluto accanto e ora ascolti andar le barche

ora vuoi dormirle accanto si lo sai che lei è pazza ma per questo sei con lei e ti offre il the e le arance che ha portato dalla Cina e proprio mentre stai per dirle che non hai niente da offrirle lei è già sulla tua onda e fa il fiume ti risponda che da sempre siete amanti. E tu vuoi viaggiarle insieme vuoi viaggiarle insieme ciecamente perché sai che le hai toccato il corpo il suo corpo perfetto con la mente. E Gesù fu marinaio finché camminò sull’acqua e restò per molto tempo a guardare solitario dalla sua torre di legno e poi quando fu sicuro che soltanto agli annegati fosse dato di vederlo disse: Siate marinai finché il mare vi libererà. E lui stesso fu spezzato ma più umano abbandonato nella nostra mente lui non naufragò. E tu vuoi viaggiarle insieme vuoi viaggiarle insieme ciecamente forse avrai fiducia in lui perché ti ha toccato il corpo con la mente. E Suzanne ti da la mano, ti accompagna lungo il fiume, porta addosso stracci e piume presi in qualche dormitorio il sole scende come miele su di lei donna del porto e ti indica i colori tra la spazzatura e i fiori scopri eroi tra le alghe marce e bambini nel mattino che si sporgono all’amore e si sporgeranno sempre e Suzanne regge lo specchio. E tu vuoi viaggiarle insieme vuoi viaggiarle insieme ciecamente perché sai che ti ha toccato il corpo il suo corpo perfetto con la mente.

 

 

Da una lettera di padre Jaques Dupont del 23 agosto 1972 a Giovanni Franzoni

“Carissimo Padre Abate, dieci giorni or sono, ho dovuto fare qui [in Belgio] l’omelia su Mt 14, 22-33; mi sono limitato a parlare di Pietro prima nel momento in cui comincia ad affondare, perché non ha abbastanza fede, poi (in ordine inverso rispetto al racconto) nel momento in cui scavalca il bordo della barca: ha avuto comunque abbastanza fede per assumersi rischi seri. Se non avesse rinunciato alle sicurezze della barca quando il Signore gli ha detto “vieni”, non avrebbe avuto alcuna fede. Insistendo su questa necessità cristiana di assumersi dei rischi, io pensavo a voi…  (…)

Carissimo Padre Abate, vi lascio proseguire il vostro cammino sul mare perché è attraverso questo cammino che il Signore vi invita ad andargli incontro. Sapete che i miei voti e le mie preghiere vi accompagnano”.

 

Canto al Vangelo:

Cristo è venuto per stare insieme a noi,

facciamo festa insieme;

ci viene incontro: noi siamo amici suoi.

Alleluia, Alleluia.

 

Rit. Alleluia, alleluia, alleluia, alleluia, alleluia

Alleluia, alleluia, alleluia, alleluia, alleluia.

 

Dal Vangelo di Giovanni (15, 4-5)

“Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”.

 

Interventi liberi

 

Al termine, Momento penitenziale

 

  1. La speranza nella misericordia del Signore non ci esime dal seguire la via da lui indicata. Chiediamo perdono per le nostre mancanze ed esitazioni.
  2. T. Signore, misericordia

 

Intenzione della colletta

 

Preghiera: Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate al servizio gli uni degli altri. (Gal. 5,13)

 

Canto: Eppure il vento soffia ancora

E l’acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi, la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi

Uccelli che volano a stento, ammalati di morte, il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte.

Un’isola intera ha trovato nel mare una tomba, il falso progresso ha voluto trovare una bomba,

poi la pioggia che toglie la sete alla terra che è viva, ed invece le porta la morte, perché è radioattiva.

 

Eppure il vento soffia ancora, spruzza l’acqua alle navi sulla prora,

e sussurra canzoni fra le foglie, bacia i fiori, li bacia e non li coglie.

 

Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale, ha dato il suo putrido segno all’istinto bestiale,

ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario: e tutta la terra è avvolta in un nero sudario.

E presto la chiave nascosta di nuovi segreti … Così copriranno di fango perfino i pianeti,

vorranno inquinare le stelle, la guerra tra i soli, i crimini contro la vita li chiamano errori …

 

Eppure il vento soffia ancora, spruzza l’acqua alle navi sulla prora,

e sussurra canzoni fra le foglie, bacia i fiori, li bacia e non li coglie.

 

Eppure sfiora le campagne, accarezza sui fianchi le montagne,

e scompiglia le donne fra i capelli, corre a gara in volo con gli uccelli.

Eppure il vento soffia ancora!

 

Canto: La strada

C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza,

C’è solo la voglia e il bisogno di uscire, di esporsi nella strada e nella piazza,

perché il giudizio universale non passa per le case, le case dove noi ci nascondiamo,

bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo.

 

C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza,

C’è solo la voglia e il bisogno di uscire, di esporsi nella strada e nella piazza,

perché il giudizio universale non passa per le case, e gli angeli non danno appuntamenti,

e anche nelle case più spaziose, non c’è spazio per verifiche e confronti.

 

C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza,

C’è solo la voglia e il bisogno di uscire, di esporsi nella strada e nella piazza,

perché il giudizio universale non passa per le case, in casa non si sentono le trombe,

In casa ti allontani dalla vita, dalla lotta dal dolore e dalle bombe.

 

Canto: Santo

 

Santo, santo, santo il Signore, Dio dell’universo;

i cieli e la terra sono pieni della tua gloria,

Osanna, Osanna, Osanna nell’alto dei cieli.

 

Benedetto colui che viene nel nome del Signore,

Osanna, Osanna, Osanna nell’alto dei cieli.

I cieli e la terra sono pieni della tua gloria,

 

Osanna, Osanna, Osanna nell’alto dei cieli.

 

 

Canone

Siamo in tanti oggi, più del solito.

Eppure sperimentiamo cosa vuol dire sentirsi soli.

Quando qualcuno o qualcuna che ha condiviso

il nostro cammino di ricerca e di pratica

giunge alla fine dei suoi giorni,

ognuna e ognuno di noi si sente più solo.

 

Oggi a lasciarci è Giovanni,

compagno di strada e prima ancora maestro e guida.

Lui la strada l’ha aperta, ce l’ha mostrata e l’ha percorsa con noi.

Giornata di solitudine, dunque, quella di oggi. Ma non di smarrimento.

Quel che con Giovanni abbiamo scoperto e praticato

è radicato nelle nostre menti e nei nostri cuori.

 

Con Giovanni abbiamo imparato

che Pasqua non viene solo una volta all’anno,

ma che è Pasqua

ogni volta che qualcuno trova – in cambio di niente –

comprensione ed accoglienza,

risorgendo dall’abbandono in cui dolore e sconforto l’avevano gettato.

 

Con Giovanni abbiamo vissuto e sperimentato

che il Regno lo costruiamo noi, qui ed ora,

ogni qualvolta di un’altra persona

ci riconosciamo fratello e sorella, compagno e compagna di vita.

 

Per questo noi abbiamo continuato e continueremo a riunirci

per ricordare la vita, le parole e le opere di Gesù di Nazareth

come quando, nell’approssimarsi della Pasqua,

si mise a tavola con i suoi amici e le sue amiche

e mentre mangiavano prese un pane, lo spezzò e ne diede loro dicendo.

“Prendete e mangiate: questo è il mio corpo”;

in egual modo prese il calice del vino e disse:

“Bevetene tutti: questo è il mio sangue”. “Fate questo in memoria di me”.

 

Con Giovanni abbiamo appreso che tocca a noi

dare a queste parole e a questo gesto

significato e valore di condivisione delle nostre vite

con quelle delle altre e degli altri,

in particolare di chi è nel dolore e nel bisogno.

Per questo, Signore, invochiamo il tuo Spirito.

A significare dunque che proseguiremo sulla strada di Giovanni

ci prendiamo per mano anche se da oggi la sua non stringerà più le nostre

e diciamo insieme:

 

Padre nostro …

 

Scambio della pace

 

Invito alla mensa

 

Comunione 

 

Canto: Gracias a la vida (voce solista: Marta Ricci)

 

Gracias a la vida que me ha dado tanto

Me dio dos luceros, que cuando los abro,

Perfecto distingo lo negro del blanco

Y en el alto cielo su fondo estrellado

Y en las multitudes el hombre que yo amo

 

Gracias a la vida que me ha dado tanto

Me ha dado el sonido y el abecedario;

Con el las palabras que pienso y declaro:

Madre, amigo, hermano, y luz alumbrando

La ruta del alma del que estoy amando

 

Gracias a la vida que me ha dado tanto

Me ha dado el oido que en todo su ancho

Graba noche y dia, grillos y canarios,

Martillos, turbinas, ladridos, chubascos,Y la voz tan tierna de mi bien amado

 

Gracias a la vida que me ha dado tanto

Me ha dado la marcha de mis pies cansados;

Con ellos anduve ciudades y charcos,

Playas y desiertos, montanas y llanos,

Y la casa tuya, tu calle y tu patio

 

Gracias a la vida que me ha dado tanto

Me ha dado la risa y me ha dado el llanto

Asi yo distingo dicha de quebranto,

Los dos materiales que forman mi canto,

Y el canto de ustedes que es mi mismo canto,

Y el canto de todos que es mi propio canto

 

Gracias a la vida que me ha dado tanto

 

 

Canto: Tu fidati di me

 

Tu, Tu fidati di me,

Io, sarò sempre con te.

Sai l’amore non inganna,

E se mi cercherai,

Mi troverai in chi è vicino a te.

 

No, non disperare mai,

Io cammino insieme a te,

E, se il cuore ti condanna,

Io sempre ti amerò, perché tu sei

La mia felicità.

 

la… la… la… la… ecc.

 

Poi il mio spirito verrà

Accendendo in te una luce

Che nel buio splenderà.

Tu, finalmente capirai

Che se doni e perdoni,

Avrai più pace e libertà.

 

Tu, tu fidati di me

Io, sarò sempre con te.

Sai l’amore non inganna

E se mi cercherai mi troverai

In chi è vicino a te.

 

la… la… la… la… ecc.

 

Sai l’amore non inganna

E se mi cercherai mi troverai

In chi è vicino a te.

 

(musica)

 

 

Io sempre ti amerò perché tu sei la mia felicità.

 


Canto: Il pescatore

All’ombra dell’ultimo sole s’era assopito un pescatore

E aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso

Venne alla spiaggia un assassino due occhi grandi da bambino

due occhi enormi di paura eran gli specchi di un’avventura.

 

E chiese al vecchio dammi il pane ho poco tempo e troppa fame

e chiese al vecchio dammi il vino ho sete e sono un assassino.

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno non si guardò neppure intorno

ma versò il vino e spezzò il pane per chi diceva ho sete ho fame.

 

E fu il calore di un momento poi via di nuovo perso il vento

Davanti agli occhi ancora il sole dietro alle spalle un pescatore.

Dietro alle spalle un pescatore e la memoria è già dolore

È già il rimpianto di un aprile giocato all’ombra di un cortile.

 

Vennero in sella due gendarmi vennero in sella con le armi

Chiesero al vecchio se lì vicino fosse passato un assassino.

Ma all’ombra dell’ultimo sole s’era assopito un pescatore

E aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso

E aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso.

Canto: Le tue mani

 

Le tue mani son piene di fiori

dove le portavi, fratello mio?

Li portavo alla tomba di Cristo

ma l’ho trovata vuota, sorella mia.

Alleluia, alleluia, alleluia, alleluia

 

I tuoi occhi riflettono gioia:

dimmi, cosa hai visto fratello mio?

Ho veduto morire la morte,

ecco cosa ho visto, sorella mia.

 

Alleluia, alleluia, alleluia, alleluia

 

Hai portato una mano all’orecchio:

dimmi cosa ascolti, fratello mio?

Sento squilli di trombe lontane,

sento cori d’angeli, sorella mia.

 

Alleluia, alleluia, alleluia, alleluia

 

Stai cantando un’allegra canzone:

dimmi, perché canti fratello mio?

Perché so che la vita non muore,

ecco perché canto, sorella mia.

 

Alleluia, alleluia, alleluia, alleluia

 

Preghiera finale

Dal libro: “Giobbe, l’ultima tentazione”, di Giovanni Franzoni

“Per il resto tutti siamo debitori di tutto soprattutto se abbiamo avuto la grazia di meditare non in forma solitaria ma nel contesto di una comunità di fede, come per me è stata la comunità di base di San Paolo a Roma” (pag. 77).

 

Canto finale: Freedom

Oh freedom, oh freedom, oh freedom

over me, over me

And before I’ll be a slave, I’ll be buried in a grave,

I’ll go home to my Lord,

and be free, and be free.

 

No more segregation …

 

No more jail house …

 

Oh freedom …

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Interventi, pensieri e ricordi

 

Antonio Farris – CdB di Alghero

Ricordo che tanti anni fa Giovanni venne ad Alghero per partecipare ad un convegno organizzato dalla nostra comunità. Dormì a casa mia. Dopo una buona cena e una lunga conversazione, mio figlio, che allora aveva 5 anni, mi disse, riferendosi a Giovanni: “Questo signore è un grande uomo”. Credendo si riferisse alla sua altezza, mi corresse: “È grande per quello che ha detto!”.

Vola in pace Giovanni e che il Signore ti abbracci con la sua immensa misericordia.

13 luglio 2017

Aureliana Rettori

Mi dispiace moltissimo, Dea, per la morte di Giovanni, ma sono contenta di avere avuto, grazie a voi, l’opportunità di conoscerlo personalmente e di averci potuto scambiare due chiacchiere informali ma ricche di significato. Un abbraccio a tutti voi.

13 luglio 2017

Eugenio Longoni e Piera Folci

Con profondo cordoglio, amicizia e amarezza ci sentiamo uniti a tutte le CDB per la grande perdita.

Dalla Brianza

13 luglio 2017

Loretta Cavazzini

Caro Massimo,

un dispiacere immenso, un altro grande punto di riferimento molto caro che se ne va.

Ho avvisato Remo che è anche lui fuori Roma, ti chiamerà.

Sono vicina a tutti voi della Comunità e vi abbraccio forte, uno ad uno.

A Giovanni GRAZIE! per quello che ha trasmesso a tutti noi, un grande indimenticabile uomo!!!

13 luglio 2017

La Segreteria tecnica nazionale delle CdB italiane 

È morto Giovanni Franzoni

Un maestro, un profeta, un padre, un cristiano coraggioso, un annunciatore intenso ed appassionato del Regno di Dio, un profeta del nostro tempo …

Giovanni Franzoni è stato certamente tutto questo per noi delle comunità cristiane di base italiane e per tutti e tutte coloro che lo hanno avuto compagno di riflessione, di elaborazione e di lotta per tante battaglie civili e umane che

gli hanno procurato provvedimenti repressivi da parte di una gerarchia patriarcale e anacronistica.

È stato per noi anche un amico e un prezioso compagno di ricerca, per un cammino di fede solidale e senza confini che, lontano dalle sponde sicure del potere e dei dogmatismi, si è spinto con coraggio in mare aperto per realizzare quella “chiesa dei poveri” che tanto lo affascinava. Non tentiamo neppure di fare un elenco delle iniziative di cui si era fatto promotore e a cui collaborava con competenza e impegno.

La sua profonda preparazione biblica e teologica, unita ad un attento interesse per le ricadute sulla vita delle persone delle ricerche scientifiche, ci ha aiutato negli anni ad affrontare con coraggio i problemi urgenti posti all’umanità – e a noi – dalla violenza del sistema capitalista e patriarcale.

Con Enzo Mazzi, Martino Morganti, Ciro Castaldo – e tanti e tante che semplicemente non sono così famosi/e – ha saputo leggere i “segni dei tempi” con più coerenza di tanti loro predicatori e ci ha incoraggiati/e e sostenuti/e nel percorrere strade nuove per cooperare a “rimettere al mondo” il mondo.

Lo ricorderemo sempre con immenso affetto e, soprattutto, ci impegniamo a far tesoro dei suoi insegnamenti e del suo esempio di vita.

Con queste emozioni e con questi sentimenti esprimiamo alla sua famiglia e alla sua comunità tutto il nostro affetto solidale e partecipe.

13 luglio 2017

Lucia Corbo

Un grande abbraccio a tutti voi. Vi penso e sono tra voi. Un grande maestro di vita, amore e solidarietà ci ha lasciati, ma non passerà invano il suo insegnamento e la sua testimonianza.

13 luglio 2017

Noi siamo chiesa

Giovanni Franzoni è in Paradiso

Il nostro fratello e padre Giovanni Franzoni, a 88 anni, è andato in Paradiso questa mattina dopo una vita densa di fede nell’Evangelo e di opere. Giovane abate dell’abbazia benedettina di S. Paolo a Roma, ha cercato di dare attuazione al nuovo corso della Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II, a cui aveva partecipato. Si scontrò però con la pesantezza del sistema ecclesiastico che resisteva al cambiamento. Negli anni settanta la sua forzata separazione dalle strutture canoniche ha coinciso con un suo accresciuto impegno perché la comunità dei credenti fosse sempre più fondata sulla centralità della Parola di Dio, sul protagonismo dei suoi membri e su un rapporto laico con le istituzioni e con la società civile.

Franzoni ha così partecipato da protagonista ai vari percorsi che nella Chiesa si sono impegnati per il rinnovamento del modo di vivere l’Evangelo, dal movimento delle Comunità cristiane di base, ai Cristiani per il Socialismo fino alla Teologia della Liberazione. In particolare, è stato il fondatore e l’animatore fino ad oggi della Comunità di base di S. Paolo di Roma. La sua libertà ed indipendenza di giudizio si sono manifestate, in particolare, quando si è espresso, in modo molto argomentato, contro la canonizzazione di papa Wojtyla, facendosi portavoce di un’opinione diffusa ma senza risonanza mediatica.

I difficili rapporti tra Franzoni e la sua abbazia di un tempo si sono normalizzati quando il 10 ottobre dell’anno scorso l’attuale abate di S. Paolo dom Roberto Dotta e il Card. James Michael Harvey, arciprete della basilica, hanno visitato la sede della Cdb di S. Paolo, ascoltando informazioni sulle opere sociali che vi sono svolte e leggendo insieme brani della prima lettera ai Corinzi (12, 4-14, 26-27) dove si dice che “vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito. Vi è diversità di ministeri, ma non v’è che un medesimo Signore”. Questo incontro non ha però significato una piena “riabilitazione” di Giovanni da parte delle massime autorità della Chiesa, come era stato ripetutamente richiesto.

Giovanni ha sopportato, con cristiana pazienza e con l’aiuto dei membri della sua comunità, la perdita della vista negli ultimi anni, fatto che gli ha reso faticosa una maggiore partecipazione ai fermenti che si muovono ora nella Chiesa con papa Francesco. Tutte e tutti di Noi Siamo Chiesa partecipiamo con grande emozione, amicizia e preghiera alla salita al padre di Giovanni.

13 luglio 2017

Alice Corte (letto da Sofia Schiattone durante la celebrazione)

Domani con mio grandissimo dispiacere non ci sarò perché sono ancora a lavorare fuori Roma. Vi mando però qualcosa che ho scritto in questi due giorni, se volete potete leggerlo durante il funerale o tenerlo per voi …

Venite gente vuota facciamola finita voi preti che vendete a tutti un’altra vita

se c’è come voi dite un dio nell’infinito guardatevi nel cuore l’avete già tradito

e voi materialisti col vostro chiodo fisso che dio è morto e l’uomo è solo nell’abisso

le verità cercate per terra da maiali, tenetevi le ghiande lasciatemi le ali.
Giovanni è morto e la notizia non giunge a ciel sereno, per quanto non sia stata inaspettata come quando è successo ad Edoarda. Anche se per me e per tutti (Giovanni compreso) credo che questi due lutti così vicini siano stati un gioco crudele di nostra sorella morte corporale.

Quando l’ho saputo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata una canzone, Cyrano di Guccini, perché sicuramente non ha venduto a nessuno un’altra vita né ha cercato dalla sua vita solo le ghiande dei materialisti col loro chiodo fisso. Giovanni è stato anche un po’ un Don Chisciotte, per rimanere sul tema “gucciniano”, continuandosi a scagliare fino all’ultimo contro i mulini a vento di una gerarchia che seppure ormai social e sempre all’avanguardia (una volta l’avanguardia veniva da quella gerarchia, d’altra parte) sembra sempre meno passibile di critiche e cambiamenti e pronta a coprire col silenzio tutto il dissenso possibile.

Quello che ci resterà (che mi resterà), forse più di quello che erano il suo pensiero, la sua fede e la sua vita, è l’esempio di coerenza, di scelte che hanno significato l’abbandono dei propri privilegi, scendere dal piedistallo e da una vita comoda e ipocrita e cercare di essere coerente. Tutte cose che ha pagato a caro prezzo, un prezzo che forse gli è stato restituito nell’amore che penso tutte e tutti abbiamo provato per lui, anche nei momenti di scarsa lucidità o di fronte alla gestione sbagliata o avventata di alcune sue scelte.

Di lui mi rimarranno anche le ultime parole “importanti” che ci siamo detti, in mezzo a un mare di considerazioni fatte durante i viaggi in macchina. Ultimamente aveva pensato di riprendere le fila del lavoro fatto negli anni e di organizzare una “conferma” delle nostre comunioni. Mi aveva chiesto che ne pensassi, e io avevo tentennato: già quando feci la comunione tentennavo e col tempo la mia fede nel senso classico del termine (ma pure nel senso più generico di fiducia nell’umano) è andata scemando. Lui mi ha chiesto che cosa avessi buttato dei suoi (e non solo suoi) insegnamenti e io ho risposto “niente”, allora disse “benissimo! allora sei confermata”. Non so quanto ciò sia vero, posso confermare che penso di avere abbastanza chiaro cosa sia giusto e cosa non lo sia, e che il giusto e l’ingiusto dipendono infinitamente dalle situazioni in cui si esprimono e che in questo sicuramente ha contribuito a darmi una visione del mondo. Posso confermare anche questa perdita di fede generale (chissà se almeno le opere mi salveranno!). Comunque il vuoto di Giovanni andrà anche a incidere sulla presenza nella mia vita di persone che mi diano la speranza di una visione diversa, una visione che sappia anche bilanciare il mio tipico pessimismo con una fiducia in qualcosa di meglio e di oltre, senza però negare l’infinito male che c’è nel mondo. Ricorderò sempre quando, andandolo a prendere a Canneto, gli chiedevo come stesse. La risposta era spesso “malissimo”, non tanto per le sue precarie condizioni di salute, ma per la guerra in Siria e Iraq, le preoccupazioni geopolitiche o per gli ultimi in genere. Inevitabilmente le nostre visioni del mondo erano molto diverse, ma mi mancherà.

Voglio chiudere questo pensiero con una riflessione sulle parole con cui si chiude l’articolo di Rodari su La Repubblica di venerdì. Rodari ha scritto: “Da quel giorno (la riduzione allo stato laicale del 76) Franzoni ha fatto una sua strada. Nessuno, entro le mura leonine, gli ha mai mandato un segnale. Anche per la messa celebrata da Ratzinger nel 2012 con i padri conciliari nessuno si è ricordato d’invitarlo. Il cattolico marginale si è eclissato sempre più ai margini. Fino alla morte.”

A lui non era piaciuto quel titolo dato alla sua autobiografia, che lo descriveva appunto come “marginale” e non si sentiva tale, né voleva esserlo. Aveva progetti da portare avanti e cose da dire e tutto sommato ancora una posizione privilegiata da cui fare e parlare. Ma come dicono alcune femministe di colore* americane solo dal margine si può vedere il centro e il tutto, evitando il rischio di visioni parziali, e in questa visione non marginale ma dal margine si è sempre quantomeno impegnato e ci ha dato tante lenti per vedere una realtà che per lui aveva perso i contorni, ma non i colori e le luci.

Ora penso all’appello che Yukiko fa ogni sera, dando la buonanotte alla famiglia di bestiole che avevano tirato su, comprese quelle che non ci sono più. Chissà se ora in quell’appello darà la buonanotte anche a Giovanni, padre spirituale di molte e molti, non solo umani.

* di colore non vuol dire nero, comprende tutti i non WASP

14 luglio 2017

Collettivo europeo delle CdB

Cari fratelli e sorelle della comunità di san Paolo avevamo incontrato Giovanni lo scorso maggio in occasione della nostra riunione di collegamento europeo conclusosi con la celebrazione eucaristica nella vostra comunità.

Lo ricorderemo sempre per tutto ciò che ha rappresentato fatto e scritto, in particolare a partire da “La terra è di Dio” del 1973 sulle politiche immobiliari sostenute dal Vaticano.

Un problema tuttora attuale per una gerarchia che mette ancora tanta energia e danaro non certo nello spirito e nella direzione di essere “Chiesa povera e dei poveri”

Forse sarebbe utile rileggere la visione e la profezia di Giovanni in questa prospettiva.

Che il suo spirito resti con noi e ci dia coraggio.

14 luglio 2017

Gerardo Lutte

Grazie fratello, amico, compagno Giovanni Franzoni.

Amiche ed amici riuniti in questa assemblea per l’arrivederci a Giovanni Franzoni. Dal Guatemala, con le ragazze e i ragazzi di strada, siamo presenti con il cuore, in questa assemblea in cui ricorderemo un fratello amato che ci ha guidato soprattutto con il suo esempio nel tentativo di convertire la Chiesa cattolica nel vangelo di Gesù.

Ho incontrato per l’ultima volta Giovanni alla fine del mese di maggio di quest’anno.

Ci siamo abbracciati più a lungo del solito, coscienti che alla nostra età, per lo stato di salute, poteva essere l’ultimo abbraccio. Nell’ultimo incontro Giovanni era più affettuoso del solito e aveva ringraziato con tenerezza Kenia, la mia accompagnatrice.

Ho conosciuto Giovanni all’inizio degli anni ‘70. Avevo apprezzato molto la sua lettera pastorale “La terra è di Dio” che avevo letto alla luce della notte nella nostra Comunità di Prato Rotondo: una lettera contro la speculazione fondiaria ed edilizia alla quale partecipavano ordini religiosi ed il Vaticano, tramite la “Società immobiliare”.

Ho partecipato all’assemblea di fondazione della nostra Comunità di base.

Come voi qui presenti, ho camminato con Giovanni durante tutti questi anni.

Mi ricordo in particolare il nostro incontro in Nicaragua dove abitavamo nella stessa casa, in un quartiere popolare. Vivendo in America Latina, ho visto quanto la lettera pastorale di Giovanni sulla Terra come bene comune di tutte le donne e di tutti gli uomini, fosse ancora di bruciante attualità in questo continente, dove la terra è stata rubata alle comunità indigene. Qui il furto della terra non è solo l’impossibilità per i poveri di vivere in un’abitazione decente, ma anche la negazione del Diritto alla vita.

Giovanni ha appoggiato molto il nostro movimento dei giovani di strada del Guatemala, nel quale vedeva un’estensione dell’azione sociale della comunità tra i più poveri di un altro continente.

Ha sempre accolto con affetto le ragazze del Mojoca che partecipavano alla condivisione del pane in comunità.

Sorelle e fratelli, oggi è il giorno del pianto, del dolore, dell’addio.

14 luglio 2017

Kenia Guevara (messaggio letto durante la celebrazione)

Giovanni Franzoni sempre sarai nel mio cuore.

Tre anni di conoscenza sono stati sufficienti per rendermi conto del grande uomo umile  e lottatore, che sei stato.

Mille grazie per tutto quello che hai fatto per molti rifugiati di molti paesi.

Per l’appoggio al Mojoca tu susciti la mia ammirazione.

Grazie perché le volte che ci siamo incontrati ho sempre ricevuto un tuo sorriso e un tuo bacio e soprattutto grazie nel vedere questa amicizia che hai col tuo amico e fratello Gérard Lutte, questa amicizia tanto pura e piena di amore.

Ora mi sarà molto difficile tornare alla chiesa di San Paolo e non vederti di persona e non  ascoltare i tuoi lunghi discorsi.

Però so che sarai qui in mezzo a tutte le persone che ti amano e che noi condivideremo questi momenti belli assieme a te.

14 luglio 2017

Leonardo Lucarini

In memoria di Giovanni Franzoni

“Leonardo!” pronunciava il mio nome con un tono di piacevole sorpresa quando, ormai già praticamente cieco, riconoscendo la mia voce avvertiva la mia presenza nelle rare occasioni in cui, trovandomi di nuovo a Roma, mi recavo alla celebrazione della Comunità di Base di S. Paolo… Poi, subito dopo, sempre immancabilmente la domanda: “…e Cristina?”. Era stato lui, il 14 novembre del 1970 a celebrare il nostro matrimonio. Se qualcuno gli citava il mio nome amava rispondere: “Leonardo? Lo conosco a memoria”.

La nostra conoscenza risaliva al 1964, ai primissimi momenti della sua nomina ad Abate della Comunità Benedettina di S. Paolo. Ero allora uno dei capi del gruppo scout Roma 3 che aveva sede nei locali del monastero. Era in corso il Concilio: lui, convocato come giovanissimo vescovo, cominciò a prendervi parte con entusiasmo e volle presto coinvolgere i responsabili delle varie organizzazioni cattoliche che ruotavano intorno alla Basilica nel processo di ristrutturazione della celebrazione eucaristica domenicale. Potemmo così apprendere direttamente dalla sua voce lo sviluppo delle discussioni sui vari temi all’esame dei padri conciliari. Erano quelli anche gli anni della contestazione giovanile che sfociò a breve nel movimento del ’68.  Fu così che, riuniti in settimana per riflettere sulle letture previste dal calendario liturgico e stimolati a contestualizzarle con i fatti del momento, imparammo a conoscerlo e a conoscerci più profondamente tra giovani che fino a quel momento, vissuti nella stessa grande casa, erano rimasti chiusi all’interno delle proprie realtà associative. Erano gli anni della contestazione giovanile che sfociò a breve nel movimento del ’68 ed io ero studente di medicina presso l’Università cattolica del S. Cuore.  In una delle prime di queste occasioni verso la fine della riunione mi disse: “Leonardo, prepara tre brevi riflessioni sulla tolleranza sotto forma di invocazioni di preghiera” poi, senza alcun altro preambolo, mi annunciò: “domenica a messa, dopo le letture e la predica, ti chiamerò a leggerle all’ambone.”.  Fu così che, almeno per quanto riguarda la realtà della Basilica di San Paolo, mi trovai ad essere il primo laico a pronunciare con parole proprie quella che sarebbe poi diventata ufficialmente l’invocazione dei fedeli.

A me è mancato un fratello maggiore ed un amico. A tutti noi un profeta, condannato, come tutti i profeti ad essere voce di pro-vocazione colta in vita da pochi.

14 luglio 2017

Luisa Franzoni, con Marco, Mafalda, Anna Maria e Rosaria (messaggio letto da Stefano Toppi durante la celebrazione)

Ciao zio,

come con papà un rapporto particolare, come amo dire siano i Franzoni…..particolari.

Hai dedicato la tua vita a grandi battaglie sempre ed esclusivamente a favore degli “ultimi” di ogni dove ed hai pagato un grande prezzo, grande davvero….ma questo è il prezzo della libertà, libertà di espressione di pensiero.

Hai scritto una grande pagina di storia e chissà quanto ancora ci vorrà prima che le alte sfere facciano outing ed ammettano di averti isolato solo perché la tua voce a favore dei diritti era troppo forte o troppo avanti per quell’epoca.

Grazie per tutto quello che mi hai insegnato, è tutto dentro di me nel mio DNA e spero di averlo passato ai miei figli, vola in alto accompagnato dal nostro affetto …sei già nelle braccia di Gesù.

14 luglio 2017

Massimiliano, Paola, Alberto, Maria Luisa, Rocco, Marcella, Ruffillo, Chiara –

CdB di Bologna

La comunità di Bologna ricorda con grande affetto e fraternità cristiana Giovanni che è stato per tutti noi maestro e profeta e di cui abbiamo goduto la presenza viva le tante  volte che ci siamo incontrati con lui, ultima la presentazione della sua biografia qui a Bologna nel marzo 2015.

Nel piangere la sua scomparsa siamo però consapevoli che il suo insegnamento e il suo esempio ci guiderà costantemente nel nostro impegno di vita cristiana.

Esprimiamo alla sua comunità e alla sua famiglia la nostra vicinanza e il nostro affetto in partecipazione all’ultimo saluto terreno.

14 luglio 2017

Massimo Baraglia

Caro Stefano,

da mesi volevo scriverti per ringraziarti e ringraziare la Comunità di S. Paolo per l’aiuto, spirituale, morale ed economico negli ultimi anni in supporto al progetto Acqua per Tutti qui in Brasile.

In giugno ero a Roma, una domenica in Comunità, per scambiare il segno della Pace con gli amici. Ero seduto vicino a Giovanni, dopo l’omelia gli ho chiesto consiglio sulla sostenibilità dei progetti sociali, abbiamo parlato di acqua potabile ed energie alternative, Pace e Giustizia.

Attuali e precise, le sue risposte mi hanno dato coraggio, un concentrato di informazioni con un pizzico di ironia e ottimismo. Un entusiasmo e una semplicità nell’affrontare concetti complessi che mi hanno accompagnato fin dalle sue prime lezioni di catechismo 30 anni fa.

Ricordo una cena di Natale quando mio fratello domandò “Giovanni ci spieghi il buddismo, ebraismo e islamismo?” e lui con un sorriso divertito ha risposto senza batter ciglio “Certamente”. Nel tempo in cui gli adulti preparavano i tavoli per la cena, abbiamo ricevuto un’introduzione sulla mistica delle religioni monoteistiche mondiali, senza parole difficili, tutto aveva un senso.

Sapeva parlare ai giovani, sapeva ascoltare gli adulti, due rare qualità.

Mi ritengo onorato e fortunato di far parte della Comunità di S. Paolo, un progetto dove Dom Franzoni è stato un prisma controcorrente perché ha saputo unire i colori di religioni diverse in un unico raggio di luce che ancora oggi illumina molte comunità religiose nel mondo.

Con affetto

14 luglio 2017

Massimo Converso

Nel 1986 quando i Rom di Sarajevo arrivarono sul greto del fiume a San Paolo, all’appello rispose soltanto Giovanni, che arrivò alla festa per la nascita di un bambino con l’abito buono, una bottiglia di vino e danzò al suono della fisarmonica dei khorakhane’.

14 luglio 2017

Nino Lisi (intervento durante la veglia)

Tre ricorsi di Giovanni Franzoni. Un giusto nella logica del Vangelo

Vorrei condividere con voi tre brevi ricordi di Giovanni, tratti da suoi interventi in tre assemblee domenicali della Comunità.

Nella prima avevamo letto un testo che trattava della donna esemplare. Ne stavamo parlando. Intervenne Giovanni e ci descrisse la vita, turbolenta e tormentata, di una donna che aveva vissuto in zona e che lui aveva aiutato. Per vivere aveva fatto la prostituta e il suo sfruttatore l’aveva uccisa. Qualcuno/a di noi gli chiese qualcosa; non ricordo chi fosse e cosa chiedesse. Ricordo la risposta di Giovanni: fermatosi, rispose con aria di rimprovero:<Ma allora non hai capito che sto parlando della donna esemplare>.

Nella seconda il rimprovero toccò a me. Stavamo parlando della giovane Rom che, in metropolitana, conficcando la punta dell’ombrello nell’occhio di una signora, l’aveva uccisa. Io espressi qualche parola di comprensione e compatimento per l’assassina. Mi rimproverò. Perché l’avevo chiamata assassina.

Un’altra volta si parlava dell’idea di Dio. Giovanni intervenne    dicendo che l’idea di Dio gli era suggerita anche dalla vitalità, dal brulicare di vita della flora intestinale. Ad alcuni/e, forse, parve una stravaganza senile. A me parve invece una metafora provocatoria, ma molto efficace per dare di Dio l’idea di un principio vitale, di una forza, un’energia   che permea tutto il creato, lo tiene in vita e si manifesta anche nella flora batterica intestinale, che è determinante per tenerci in vita.

Tre interventi tutti e tre ispirati ad una logica singolare, fuori del comune; una logica che stravolge convenzioni ed idee correnti.   La logica del Vangelo.

Perché li ricordo? Perché Giovanni è stato così e così dobbiamo conservarne il ricordo. Quello di un personaggio scomodo che ha messo in discussione sé stesso e gli altri/e, sovvertito convinzioni consolidate, messo in dubbio certezze.

Quando un personaggio così muore, c’è un rischio: che si cerchi di edulcorarne il profilo per renderlo accettabile ai ben pensanti. Non dobbiamo permetterlo.

Un mio amico, cui sono legato da affetto profondo, consolidato dall’impegno comune in Cristiani per il Socialismo durato anni, mi riferisco a Vittorio Bellavite, scrivendo della morte di Giovanni ha parlato di riabilitazione. Vittorio sbaglia a mio avviso. Giovanni non merita riabilitazione, non ne ha bisogno e non si vede chi e come e perché potrebbe riabilitarlo. Si riabilita chi ha sbagliato, chi si è smarrito.  Non è il caso di Giovanni. Giovanni non ha tradito la sua vocazione di monaco. Se tradimenti ci sono stati, altri l’hanno compiuti e lui ne è stato vittima. Giovanni è stato un giusto. I giusti non si riabilitano.

14 luglio 2017

Pastore Luca Maria Negro, presidente FCEI

Giovanni Franzoni, la creatività ecumenica della condivisione

A nome degli evangelici italiani e mio personale desidero esprimere alla Comunità di San Paolo e a tutto il movimento delle Comunità cristiane di base i nostri sentimenti di simpatia cristiana per la scomparsa di Giovanni Franzoni.

Giovanni è stato una figura profetica, un grande testimone non solo della stagione conciliare (come abate di San Paolo a Roma è stato il più giovane dei “padri conciliari” nelle ultime due sessioni del Vaticano II), del rinnovamento della teologia cattolica e dell’impegno dei cristiani nella società, ma anche dell’ecumenismo, soprattutto attraverso la rivista ecumenica “Com Nuovi Tempi” (oggi mensile “Confronti”), nata nel 1974 dalla fusione del settimanale di area cattolica “Com” con l’evangelico “Nuovi Tempi”; un progetto ecumenico, questo, che la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha sempre sostenuto con convinzione. Personalmente ho avuto per anni il privilegio di lavorare al suo fianco nella redazione di Com Nuovi Tempi, e ho imparato molto dalla sua cultura (teologica e non solo), dalla sua creatività, dal suo senso della giustizia e dalla sua profonda umanità.

14 luglio 2017

Raniero La Valle

L’eredità spirituale di Giovanni Franzoni.

All’incrocio tra società e Chiesa ha legittimato la libertà cristiana di scegliere.

La morte di Giovanni Franzoni è un lutto per la Chiesa italiana ed è – come del resto lo fu quella di don Milani, il cui valore di recente è stato riconosciuto dai capi della Chiesa cattolica – un lutto per la società italiana. Per la società e la Chiesa, perché all’incrocio (o sulla croce) di questi due modi di essere degli uomini insieme, si sono consumate le vite e le testimonianze di “dom” Franzoni come di don Milani. È un’interazione che di solito non viene evocata, quando si parla della morte di un uomo di Chiesa, così come si tace della Chiesa quando muore un uomo delle istituzioni, magari noto come “non credente”, come fu di recente nel caso di Stefano Rodotà. Tuttavia grande è l’influenza dell’uno e dell’altro, quando la personalità è forte e l’impegno pubblico è strenuo, su ambedue i mondi, religioso e civile. Ciò vale soprattutto per la storia italiana dopo il Concilio Vaticano II. È stato poco studiato (e per nulla dalla cultura laica) l’impatto che il Concilio ha avuto sullo sviluppo della società, anche politica, italiana, sull’evoluzione del diritto, sulla storia delle istituzioni civili. Eppure è stato un impatto fortissimo, decisivo. Basti pensare alla revoca della legittimazione sacrale al partito cattolico (fu quella per l’Italia la vera fine della concezione carolingia o costantiniana del potere, della “cristianità”), basta pensare all’irrompere della secolarizzazione, veicolata dal Sessantotto, che la Chiesa aveva anticipato nel Concilio; basta pensare alla variabile introdotta nella politica italiana dall’incognita referendaria, inaugurata dal “NO” cattolico all’abrogazione della legge sul divorzio, e poi della 194 sull’aborto; basta pensare al rinnovamento del diritto di famiglia, con la sottrazione della donna al dominio maritale; basta pensare all’interdetto che prima del Concilio gravava perfino sul dialogo con i socialisti (i “punti fermi”!), e che diventa dopo il Concilio alleanza di governo con i comunisti, pagata col sangue di Moro e con la morte angosciata di Paolo VI. È chiaro che un così grande sommovimento storico ha portato con sé frutti e scorie, grano e zizzania, che non si possono separare ora, ci penserà la storia, o la coscienza profonda del popolo, a farne l’inventario. Ora, in tutti i passaggi di questo incrocio di Chiesa e società, di fede e storia, dopo il Concilio, Giovanni Franzoni è stato al centro, è stato coinvolto, è stato protagonista: ha scelto e ha dato legittimità e forza alla libertà cristiana di scegliere. Per questo la sua vita, dopo l’avvio fulgente come abate di San Paolo fuori le Mura fino al 1973, è stata vissuta nella solitudine istituzionale, attraverso i vari passaggi delle dimissioni da abate, della sospensione a divinis (1974) e della riduzione allo stato laicale (1976); solitudine istituzionale che lo ha visitato anche nella morte, avvenuta il 13 luglio mentre era solo nella sua casa di Canneto (Rieti), e che è stata lenita e compensata, fino alla fine della vita, dalla sequela e dall’affetto della comunità di base che egli aveva fondato nell’androne di via Ostiense al momento del suo esodo dalla basilica. Quell’esodo aveva anticipato l’immagine della “Chiesa in uscita” che sarebbe stata resa canonica da papa Francesco; ed anche l’atto magisteriale che l’aveva preceduta, la lettera pastorale scritta come abate di San Paolo, “La terra è di Dio”, era stata la proposta di una uscita della Chiesa dall’involucro di una Chiesa temporalista; infatti prendendosi cura della terra anticipava la “Laudato sì” di papa Francesco, ma nello stesso tempo affermava che la cura della terra richiedeva anche un atteggiamento di povertà e di spossessamento, a cominciare dalle proprietà fondiarie che la Chiesa aveva a Roma e dalle speculazioni edilizie che vi prosperavano, contro cui doveva levare la sua voce perfino un’istanza istituzionale della Chiesa romana, nel famoso convegno del febbraio 1974 su “i mali di Roma”. Ma se lì doveva cominciare la solitudine istituzionale di Giovanni Franzoni, non per questo veniva meno il rispetto e la stima – anche se anonima – di molti uomini di Chiesa; e fu una bella sorpresa quando due anni fa alla presentazione della sua autobiografia nella grande sala dei Musei capitolini, si presentò inaspettato il vescovo ausiliare di Roma, Matteo Zuppi, ora arcivescovo di Bologna. Era l’autobiografia di “un cattolico marginale”, e la presentammo al Campidoglio, di cui del resto Franzoni era stato per alcuni mesi al servizio, come consulente dell’Assessorato “Roma cambia millennio, progetti per una città aperta e solidale”, che avevamo messo su in vista del 2000 (ma poi rapidamente stroncato) all’ombra della giunta Rutelli. Un altro ponte lanciato sulla sua solitudine fu l’intervento richiestogli per un convegno biblico, e l’anno scorso quando l’attuale abate di San Paolo e il cardinale Harvey, arciprete della basilica, fecero visita alla comunità di via Ostiense e insieme a lui hanno letto la pagina paolina sulla diversità dei doni in un unico Spirito. Giovanni Franzoni continuerà a vivere in ciò che ha seminato, e anche nella lezione delle contraddizioni che ha attraversato. Non ha fondato un ordine, un’obbedienza, una chiesuola con pretese di durata, ma lascia un’eredità spirituale che sarà custodita da quanti lo hanno amato e poi ancora sarà riscoperta, come Dio vorrà.

Alla comunità di San Paolo e alla moglie Yukiko le condoglianze fraterne del sito Chiesa di tutti Chiesa dei poveri.

14 luglio 2017

Antonio Santonico

Carissima Dea,

ho appreso la notizia della morte di Giovanni Franzoni. Ho poi seguito, su AVVENIRE, il ricordo che di lui ha fatto, ieri, Gianni Gennari e, oggi, mons. Bettazzi. Mi unisco nella preghiera.

15 luglio 2017

Comunità dell’Isolotto (messaggio letto da Francesco Lombardi durante la celebrazione)

Giovedì ci ha lasciato il nostro amico e “compagno di strada” Giovanni Franzoni ….

Giovanni ci ha lasciato. Ancora una volta è andata via una persona carissima del nostro grande cerchio che costituisce le Comunità Cristiane di Base italiane e, ancora una volta, dobbiamo affrontare l’elaborazione dell’assenza.

Possiamo pensare che Giovanni, così come quegli uomini e donne che a partire dalla ricca stagione degli anni sessanta hanno colto i “segni dei tempi”, hanno sentito e sospinto “il vento dello Spirito” fino ad arrivare al Concilio Vaticano II, siano stati “pezzi unici e irripetibili”. Forse è così; ma non sarebbero contenti di questo pensiero; hanno vissuto perché nessuno fosse mai trattato, o si sentisse, pecora o suddito, perché ognuno avesse voce nella Chiesa e nel mondo – una voce consapevole e libera – perché le comunità diventassero protagoniste, capaci di leggere e vivere il Vangelo con coraggio e libertà.

Così in occasione della morte di Giovanni, come di altre carissime e significative persone con le quali abbiamo camminato a lungo, pur nel dolore, dobbiamo essere consapevoli che la sua, la loro assenza, continuerà a riempire le nostre vite, che i loro pensieri e il loro esempio continueranno ad abitare i nostri cammini e le nostre scelte. La morte in questo senso non finisce nulla, ma apre un tempo nuovo per noi tutti. Siamo chiamati a non aver paura. Non è forse questa la resurrezione? E siamo certi che i tanti semi sparsi da Giovanni continueranno a fecondare l’anima profonda di ogni umanità in ricerca.

Abbiamo, in varie occasioni, affermato che tra noi non ci sono “né padri, né maestri” e neppure dei “messia”, ma uomini e donne che sanno scuotere le coscienze. Giovanni questo lo sapeva fare molto bene. Ci lascia in eredità un grande patrimonio, di pensieri, esempi, di libertà, di sguardo libero e profondo, che noi accogliamo col desiderio  di continuare a farlo fruttare.

Nel libro Il diavolo, mio fratello scriveva: “Fatica di ogni generazione di credenti nel Dio di Gesù … è quella di confrontarsi con la sua Parola, per capirne il messaggio profondo e attuarlo qui ed ora.”  Proseguiva dicendo che quest’impresa era difficile, rischiosa ed ancora incompiuta e ci invitava a percorrere questa strada : ”… dobbiamo compierla insieme nelle comunità cristiane, e in ascolto di ogni voce del mondo, perché da ogni parte può giungerci la scintilla che ci fa intuire la “cifra” del messaggio.”

Sappiamo, come cristiani, o aspiranti tali, che il messaggio che ci giunge è di realizzare “qui ed ora”: la giustizia, la solidarietà, la pace, la compassione, l’amore per il “diverso da noi”, l’altro, insomma – come diceva lui – “farsi prossimo”. E a proposito della parabola del samaritano scriveva: “Il samaritano è, dunque, oggi e sempre mio fratello. Il diavolo. Mio fratello. Mi dia, e ci dia, la grazia, il Signore, di capire questa radicale contraddizione, e di saper cogliere, nel suo cuore, il messaggio che libera, l’annuncio che salva, l’acqua che disseta, la Parola che avvolge.”.

Parole ancora oggi di grande attualità, come la solidarietà che è immersione profonda nel mare infinito della vita, dove anche la morte ha il sapore della resurrezione.

15 luglio 2017

Fabiola Schneider (intervento durante la celebrazione)

Domenica scorsa (9/7/17), durante la nostra celebrazione, Giovanni ha preso la parola, e come ha fatto spesso negli ultimi tempi.

Ha parlato del vivere e del morire.

Attenzione! Non della vita e della morte che rappresentano solo l’inizio e la fine dell’esistenza.

Domenica ho preso degli appunti per poterci riflettere e queste frasi che vi leggo sono proprio parole sue, praticamente le ultime sue parole pubbliche.

Ci ha detto che “dal momento in cui si nasce, si vive e si muore, e che le due cose si mescolano continuamente. Se si spende male il nostro vivere, praticamente si muore di continuo. Vivere bene rallenta il morire, anche se la vita si consuma. Ed è necessario vivere morendo bene, ossia avvicinandosi al momento finale della nostra vita in modo positivo. E in cosa si esplicita tutto ciò? Nello stare dalla parte dei piccoli e nella condivisione”.

Ecco io penso che da questo punto di vista Giovanni sia veramente morto vivendo. Ne siamo proprio sicuri tutti!

E ha continuato: “la parola è un primo passo, ma poi questa parola deve farsi carne. E’ soggetta alla persecuzione come Paolo che da persecutore è diventato perseguitato. Infatti è scritto: <se renderete carne e sangue la mia parola, sarete perseguitati>”.

Come tutti i veri profeti – aggiungo io – Giovanni non è stato da meno.

Io mi sento una donna molto fortunata e veramente piena di gratitudine e ringrazio perché siamo tutti qua ed è bellissimo, anche con delle persone che forse non immaginavo. Grazie a tutti!”

15 luglio 2017

Luigi Colavincenzo

Cari amici,

la scomparsa di Giovanni arriva improvvisa e mi addolora profondamente.

Tutti perdiamo un  maestro  ma non il suo messaggio profetico …

Questo è, naturalmente, il momento del distacco e del dolore… ma il pensiero e le parole di Giovanni continueranno ad alimentare le nostre riflessioni e ci aiuteranno a mitigare la solitudine nel nostro impegno futuro.

Non sono a Roma ed oggi non potrò essere con voi per l’ultimo saluto a Giovanni ma mi auguro che non mancheranno altre occasioni per ricordarlo insieme.

Con amicizia un caro saluto a voi tutti.

15 luglio 2017

Margherita D’Angelo (intervento durante la celebrazione)

In inglese c’è un’espressione per descrivere un modo di pensare non convenzionale e scevro di preconcetti “to think out of the box”, pensare fuori dalla scatola.

La prima volta che mi è stata spiegata questa espressione l’ho subito collegata a Giovanni.

Allora oggi, vedendo Giovanni nella cassa, non sono triste. Sono più che altro sorpresa: come è stato possibile infilarlo lì dentro?

Ma poi allargo lo sguardo: intorno alla cassa ci sono i ragazzi e le ragazze del Laboratorio. Molti non li vedevo da allora, ed i bambini che ricordavo hanno lasciato il posto a giovani uomini e donne.

Anche loro hanno risposto all’appello della scomparsa di Giovanni ed hanno serrato le fila intorno a quella bara per dirci che l’amore è più forte della morte.

Incontrare i loro occhi mi fa pensare che siamo noi il seme di cui ci parla la Bibbia, quello caduto sul terreno fertile e curato con amore e pazienza.

Allora non piango e sorrido: la vita non è Eterna, ma ciò che è eterno sono le cose fatte per amore. E ciò che di Giovanni è amore è oggi qui, negli occhi e nei cuori dei presenti.

Ciao Giovanni, che la terra ti sia lieve.

15 luglio 2017

Massimo Silvestri (intervento durante la celebrazione)

Caro Giovanni, tu ora non ti trovi tra i morti perché sei mite e puro di cuore e, secondo le beatitudini, i miti e puri di cuore erediteranno la terra e vedranno Dio (dal vangelo secondo Matteo).

Tu ora hai raggiunto la felicità presso Dio e vogliamo immaginarcela partendo da due esperienze di felicità della nostra vita messe a confronto con due brani della scrittura.

La prima esperienza è quella del gioco dei bambini, che è gratuità e libertà, e che, se si svolge sotto l’occhio benevolo dei genitori, è anche pienezza e serenità.

Ti immaginiamo mentre giochi, come una bambino, davanti a Dio e sei la sua delizia tutto il giorno; sei esuberante di gioia e ti rallegri in ogni momento al suo cospetto (dal libro dei Proverbi: descrizione della Sapienza durante la Creazione).

La seconda esperienza è quella degli innamorati che si guardano intensamente negli occhi, quasi a sciogliersi l’uno nell’altro, e vorrebbero prolungare all’infinito questa sensazione.

Ti pensiamo come sei oggi, giovane, sorridente e di una risplendente bellezza, mentre stai in piedi di fronte a Dio e lo guardi negli occhi e Lui non ti distoglie lo sguardo (dal libro di Giobbe: suggestione di Gérard Lutte).

15 luglio 2017

Rita Paciotti – CdB Luogo Pio di Livorno

Abbiamo appreso della scomparsa di Giovanni Franzoni, non possiamo essere presenti ai funerali ma vi siamo vicini partecipando con riconoscenza e affetto al suo ricordo.

Cara Dea,

capisco il tuo stato d’animo, credo che sia qualcosa che assomigli a quello che ho provato con la scomparsa di Martino e poi di Carla. La partenza di Giovanni (anche se non ho avuto rapporti personali stretti con lui, era per me un mito che mi ha avviato in un percorso significativo) ha rinnovato il senso di vuoto. di smarrimento. Non ci sono parole ma solo domande senza risposte. Le nostre comunità sono in grado di riempire questo vuoto? Per ciò che mi riguarda, a distanza di tempo non è avvenuto, ma penso che per te e Stefano sarà diverso. Le colonne portanti non credo che possono essere sostituire. Viviamo nel ricordo ma soprattutto riflettendo su ciò che siamo, su ciò che ci preme, insomma sulla nostra vita perché sia Giovanni che Martino hanno contribuito a forgiarla per quello che è.

Saluti carissimi e un abbraccione da me, Mario e da tutta la nostra comunità.

15 luglio 2017

Simone Della Monica

Cari Fratelli e Sorelle della comunità

partecipo al vostro dolore e celebro con voi la vita di Giovanni piena di impegno, donazione e ricerca della verità e della libertà.

Ora pensando a lui mi è venuta in mente questa frase famosa spesso riferita al compagno Che Guevara:

“Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili.”

(Bertolt Brecht)

Se permetti Giovanni la dedico a te.

Con affetto

15 luglio 2017

Flora Niedda

Mi ricordo che da piccola, ero forse in prima media, se non addirittura alle elementari, mi assegnarono un tema la cui traccia prevedeva che parlassimo di un nostro idolo, qualcuno che prendevamo a riferimento, una sorta di eroe insomma. Dopo aver passato in rassegna tutti i miei attori e cantanti preferiti ricordo di aver pensato che non fossero adatti a quel tema, che fossero soluzioni troppo banali e poco significative e pensai allora a qualcuno che fosse più vicino a me, un modello concreto. Così parlai di Giovanni, pur non sapendo ancora assolutamente nulla delle sue battaglie, prima all’interno e poi fuori della Chiesa. Mi erano bastati i pochi incontri in Comunità, al Laboratorio di Religione, il suo modo di parlare, di coinvolgere noi bambini, di farsi bambino anche lui…

Credo che Giovanni sia stato l’unico maestro, nel senso più completo del termine, della mia infanzia, anche se me ne accorgo veramente solo adesso, e rimpiango di non aver avuto il tempo, o forse il coraggio, di fargli molte più domande. Credo anche però di esser stata ingannata dall’idea di eternità e di certezza che emana dalle persone grandi di spirito come lui, che dà l’illusione che non ci lasceranno mai. Anche quando mi sono allontanata un po’ dalla Comunità ho continuato a pensare che, in qualsiasi momento ci fossi ricapitata, lui ci sarebbe stato, pensavo che così doveva essere, perché da che mi ricordo è stato una costante nella mia vita, e, so che è egoistico da dire, ma avrei voluto approfittarne di più.

16 luglio 2017

Laura Bologna

Mi sento fortunata.

Ma che cos’è la fortuna?

Forse è semplicemente poter dire di aver avuto delle opportunità e essere riuscita a coglierle. Per questo mi sento fortunata di aver incontrato questa comunità, una seconda famiglia, dove poter capire, scoprire, interrogarsi e rendere migliore il mondo. Fortunata di conoscere con il tempo la forza della condivisione con la comunità. Quella forza che mi ha aiutato e mi aiuta a sopportare le tante difficoltà della vita.

Mi rallegra pensare a quanto la mia vita sia stata piena di Giovanni e quanto la sua vita sia stata piena di noi tutti.

Lui si porta con sé un pezzettino di noi e noi ci teniamo stretto l’immensità che ci ha lasciato, cercando di farci sempre quelle domande scomode che lui era solito fare perché riusciva a guardare oltre i confini. 

Per ciò che avete creato insieme io vi ringrazio, e come il cervo che guarda con un occhio indietro e un occhio avanti riusciremo a creare altro.

16 luglio 2017

Maurizio Biondo

Io, purtroppo, ieri non c’ero perché ero al lavoro.

Comunque vorrei dire due semplici parole per aiutare tutti a metabolizzare il doloroso evento che ci ha colpito: Quello che è successo non è una tragedia, tutti sapevamo che prima o poi avremmo vissuto questo giorno, compreso Giovanni che era una persona integra e che ha avuto una vita lodevole.

Non l’hanno ammazzato, è stato solo Dio che lo ha voluto a fianco a sé in paradiso.

16 luglio 2017

Piera Cori

Ora che Giovanni è tra le braccia di Dio si farà luce su di lui anche tra noi, per mostrare la statura della sua fede in Dio e del suo amore per il popolo. È il percorso di tutti i profeti …

16 luglio 2017

Valerio Ricci

Saluto a Giovanni

Fai buon viaggio Giovanni,

Cane randagio troppo spesso calpestato,

Acqua di un terreno tante volte seminato,

I cui frutti, se non ancora splendenti, scintilleranno negli anni.

 

Fai buon viaggio oratore,

Quel groviglio del Verbo che fatica a svelarsi,

Soffio di un’anima che ci dice ‘non fermarsi’,

Chiameremo anche te mendicante d’amore.

 

Fai buon viaggio maestro,

Un giorno mi dicesti ‘grazie, da te oggi ho imparato qualcosa,

Era quando insieme commentavamo ‘Bocca di Rosa’,

Parlavi ad un cuore ancor troppo maldestro.

 

Fai buon viaggio Giovanni,

Anima blandula nel chiederci di ricordare,

L’amore che offristi a noi da ricambiare,

Sorridendo leggeri al mare degli affanni.

16 luglio 2017

Remo Marcone per il CDG di Amistrada – Rete di amicizia con le ragazze e i ragazzi di strada

La scomparsa di Giovanni Franzoni, il 13 luglio scorso, è arrivata improvvisamente e ci ha addolorato profondamente: un uomo indimenticabile, punto di riferimento per tutti noi, se ne è andato!

Perdiamo un maestro originale e sempre sorprendente, ma non il suo messaggio profetico: il pensiero le parole e le scelte di vita di Giovanni, preziosa eredità per noi, continueranno ad alimentare le nostre riflessioni e ci aiuteranno nel nostro impegno futuro.

Giovanni Franzoni e la comunità di San Paolo (che ci ospita come sede) in più occasioni hanno dimostrato attenzione ed amicizia per le ragazze e i ragazzi di strada, dedicando, tra l’altro, ogni anno, a Mojoca-Amistrada le collette di quattro assemblee eucaristiche domenicali.

Durante l’assemblea eucaristica di commiato, avvenuta sabato 15 luglio presso il Centro Anziani in via Ostiense 182G, sono stati raccolti 2.400 €, che verranno divisi tra Soccorso Sociale Palestinese, Gaza, Acqua per tutti (Brasile) e Mojoca-Amistrada.

All’assemblea di commiato hanno preso parte diverse centinaia di persone.

Su internet è disponibile un filmato di Radio Radicale che riprende l’intera celebrazione (basta digitare funerali di Giovanni Franzoni).

Siamo vicini alle amiche ed agli amici della Comunità di S. Paolo e a tutti coloro che hanno conosciuto e amato Giovanni

Un caloroso e fraterno abbraccio a voi tutti.

17 luglio 2017

Armando Poggi

A Luigi Sandri e alla comunità di S. Paolo

Con Giovanni va via o forse rivive una parte della storia di tanti di noi. Lo conobbi a distanza di qualche settimana dalla mini assemblea tenutasi presso la Gregoriana il 7 novembre 1971 all’indomani del Secondo Sinodo Ordinario dei Vescovi tenutosi a Roma dal 30 settembre al 6 novembre che doveva trattare e dare direttive, nello Spirito del Concilio, su temi di particolare rilevanza che non sto a ricordare. Le conclusioni furono, come ricorderai, deludenti, grazie all’ingerenza di Paolo VI, pesantemente esercitata, come già aveva fatto durante il Concilio avocando a sé la questione “celibato dei preti” messa all’ordine del giorno per essere affrontata in una sessione dai Padri Conciliari. Ci riunimmo per dare vita ad una vibrata protesta attraverso la voce di un Movimento, che costituimmo, (Il 7 Novembre). Eravamo, se non ricordo male, una   ventina di “preti” tra i quali c’erano Pietro Brugnoli, Tu, Ciro Castaldo, Rosario Mocciaro, Fernando Cavadini ed Io. Il Movimento 7 Novembre non ebbe lunga vita, ma aggregò  diverse persone e contribuì a dare impulso alle varie istanze innovative che venivano dalla Chiesa Altra che stava crescendo in Italia. In quel periodo ci incontrammo diverse volte con Giovanni che aveva data, se ben ricordo, la sua adesione al Movimente sebbene, forse, non molto convinta. Vivevo a Roma in quel periodo presso la sede del Movimento in via Alessandro Severo , poco distante dalla Basilica di S. Paolo. Fecero parte della Direzione Nazionale del Movimento oltre alle persone già citate altre persone, di cui ne ricordo alcuni; Girardet (pastore Valdese) Molaro (moralista), Gentiloni, Marcello Vigli, Piero Trupia. Giovanni era a latere, ma quando interloquiva i suoi interventi erano  puntuali, circostanziati sui temi del Concilio( come ricordiamo tutti era stato Padre Conciliare) e profondi sulla speranza della fede. Ci rincontrammo nell’affollata assemblea eucaristica nel 1973. Quando “concelebrammo” con Lui, non sull’altare ma dai posti trovati nella Basilica  la sua “Ultima Messa” a S. Paolo Fuori le Mura. Abbiamo trascorso insieme momenti di riflessione e di preghiera in  Notre Dame durante l’Assemblea Internazionale delle CdB. a Parigi. Ci siamo ancora rivisti a Napoli a casa di Ciro Castaldo dopo un incontro al quale parteciparono con lui, Enzo Mazzi e Marcello Vigli. E poi a via Ostiense presso la Comunità in occasione del quarantesimo o trentacinquesimo (non ricordo bene) anniversario di vita della Comunità di S: Paolo. L’ultima volta che l’ho visto, e questo lo ricordo bene, fu in un convegno organizzato dalle Comunità del Cassano/Scampia. Ebbi il piacere di sedere allo stesso tavolo e pranzare con lui, ricordando in fraternità tutti i momenti sopra descritti. Ci mancherà in particolar modo a voi, la sua saggezza, il suo amore per la Chiesa Altra, la sua voce ed i suoi scritti profetici. C’è un barlume di gioia nei nostri cuori pensando al felice incontro nella casa del Padre di Giovanni con Ciro Castaldo, Enzo Mazzi, Gigi Rosadoni, Agostino Zerbinati e con i tanti altri che insieme a noi hanno condiviso la Speranza. Certo è che Papa Francesco dovrà trovare molto tempo per onorare le tante tombe dei profeti che con don Primo Mazzolari e Don Lorenzo Milani hanno fatto sentire la propria diversa voce nella Chiesa di Dio.

18 luglio 2017

 

Piera Rella

Agli amici e alle amiche della Comunità,

Dobbiamo continuare così!

Dopo il dolore, lo scoraggiamento e il nervosismo di giovedì sera, siamo stati capaci di lavorare insieme in maniera molto costruttiva venerdì mattina, producendo una liturgia corale in cui ciascuno ha dato il meglio di sé. Venerdì pomeriggio, mentre si vegliava Giovanni, abbiamo lavorato insieme, prima come “angeli del ciclostile” come si diceva una volta e poi distribuendoci i compiti pratici per il giorno dopo.

Sabato tutto ha funzionato bene e ne è uscita una celebrazione corale (cfr. Cocci su Il Manifesto di domenica 16 luglio 2017).

Grazie a tutti e tutte! 

Certo a Giovanni lo dovevamo, ma ancor più dobbiamo far continuare l’esperienza della nostra Comunità d’ora in poi, finché ce la faremo.

“Dal momento in cui si nasce, si vive e si muore ogni giorno. Se si vive bene, si allontana la morte, anche se la vita si consuma. E si vive bene se si sta dalla parte degli oppressi” (Fabiola, citata come incipit dell’articolo di Kocci citato)

19 luglio 2017

Lidia e Romano Baraglia

Grazie alla vita.

Signore, grazie per averci prestato un tuo amico di nome Giovanni. Te lo sei ripreso, ma in questi ultimi sessant’anni, ci ha insegnato un sacco di cose. Per noi è stato una specie di Prometeo, per quanto riguarda l’uso della parola. Voleva che imparassimo a chiamare le cose per nome e non accettava di abbassare la qualità del messaggio, ma pretendeva elevare il livello di comprensione degli ascoltatori.

Grazie, per Giovanni, o Signore, che non era uno fissato su un argomento, ma spaziava a 360 gradi sul mondo, sul cosmo e sull’universo, senza lasciarsi schiacciare dall’impresa titanica.

Grazie per Giovanni, o Signore, che – come ad altri prima di lui – aveva scoperto che nulla di ciò che è umano gli era estraneo.

Grazie anche a te, Giovanni, per quello che hai insegnato ai nostri figli. Dopo anni, decine d’anni, la tua parola sta portando i frutti che noi si pretendeva: amore, solidarietà.

La tua lezione magistrale è la pratica della povertà. Il papa questa volta ha capito. Rimangono però troppi Principi della Chiesa.

21 luglio 2017

 

 

 

 

Questa voce è stata pubblicata in Documenti NSC. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *