Papa Francesco dice che bisogna “tornare indietro dalle le armi nucleari” e dubita, ma solo in modo retorico, della loro liceità . Contemporaneamente continua la linea oltranzista degli stati nucleari che non parteciperanno alla consegna del premio Nobel a ICAN

La risposta del papa di ritorno dal Bangla Desh sul disarmo nucleare: possedere le bombe nucleari non è contro la morale?

Papa Francesco: Io preferirei che si facessero prima le domande sul viaggio, lo dico a tutti. Ma faccio un’eccezione perché lui ha fatto la domanda. Cosa è cambiato? E’ cambiata la irrazionalità. A me viene in mente l’Enciclica “Laudato si’”, la custodia del creato, della creazione. Dal tempo in cui Papa San Giovanni Paolo II ha detto questo a oggi sono passati tanti anni… Quanti? Tu hai la data?

Joshua McElwee: 1982.

Papa Francesco: 34 anni. Nel nucleare, in 34 anni, si è andati oltre, oltre, oltre. Oggi siamo al limite. Questo si può discutere, è la mia opinione, ma la mia opinione convinta: io ne sono convinto. Siamo al limite della liceità di avere e usare le armi nucleari. Perché? Perché oggi, con l’arsenale nucleare così sofisticato, si rischia la distruzione dell’umanità, o almeno di gran parte dell’umanità. Per questo collego con la “Laudato si’”. Che cosa è cambiato? Questo. La crescita dell’armamento nucleare. E’ cambiato pure… Sono [armamenti] sofisticati e anche crudeli, sono capaci anche di distruggere le persone senza toccare le strutture… Siamo al limite, e poiché siamo al limite io mi faccio questa domanda – non come Magistero pontificio, ma è la domanda che si fa un Papa -: oggi è lecito mantenere gli arsenali nucleari, così come stanno, o oggi, per salvare il creato, salvare l’umanità, non è necessario andare indietro? Torno a una cosa che avevo detto, che è di Guardini, non è mia. Ci sono due forme di “incultura”: prima l’incultura che Dio ci ha dato per fare la cultura, con il lavoro, con l’investigazione [la ricerca] e avanti, fare cultura. Pensiamo alle scienze mediche, tanto progresso, tanta cultura, alla meccanica, a tante cose. E l’uomo ha la missione di fare cultura a partire dalla incultura ricevuta. Ma arriviamo a un punto in cui l’uomo ha in mano, con questa cultura, la capacità di fare un’altra incultura: pensiamo a Hiroshima e Nagasaki. E questo 60, 70 anni fa. La distruzione. E questo succede anche quando nell’energia atomica non si riesce ad avere tutto il controllo: pensate agli incidenti dell’Ucraina. Per questo, tornando alle armi, che sono per vincere distruggendo, io dico che siamo al limite della liceità.

 

Notizia d’agenzia: gli stati nucleari non parteciperanno alla consegna del premio Nobel ad ICAN

AFP ha riferito che gli ambasciatori degli Stati dotati di armi nucleari, ad eccezione di Russia e Israele, boicotteranno la cerimonia del Premio Nobel per la pace che si terrà a Oslo, in Norvegia, il 10 dicembre. Durante questa cerimonia l’ICAN (Campagna Internazionale per l’Abolizione delle armi Nucleari) riceverà formalmente il premio dall’Istituto Nobel.

Beatrice Fihn, in qualità di direttore esecutivo di ICAN, e Setsuko Thurlow, superstite della bomba di Hiroshima, riceveranno insieme il premio per gli sforzi profusi, che risalgono in realtà fin dagli inizi dell’esistenza delle armi nucleari, al fine di bandire la bomba.

L’impulso per l’assegnazione del premio di quest’anno è stato il Trattato, recentemente firmato, sul divieto delle armi nucleari, che l’ICAN ha fatto tanto per ottenere e che gli Stati dotati di armi nucleari hanno fatto tanto per cercare di evitare. Il loro fallimento ora si è trasformato come nella storia della volpe e dell’uva, dato che i loro ambasciatori devono stare lontani dalla cerimonia che normalmente riunisce a Oslo i diplomatici di alto livello.

Secondo il pezzo di AFP “hanno chiaramente ricevuto l’istruzione di esprimere le loro riserve nei confronti di ICAN e del trattato globale, finalizzato al divieto delle armi di distruzione di massa, ha detto il capo dell’ Istituto Nobel, Olav Njolstad”.

Questa non è una sorpresa, se si considera che Stati Uniti, Regno Unito e Francia, al momento dell’approvazione del testo del trattato, hanno rilasciato una dichiarazione che inizia così: “Francia, Regno Unito e Stati Uniti non hanno partecipato ai negoziati sul trattato di divieto delle armi nucleari. Non abbiamo intenzione di firmare, ratificare o prendervi parte. Pertanto, non vi sarà alcuna modifica degli obblighi giuridici dei nostri paesi in materia di armi nucleari”.

Secondo l’Istituto Nobel, gli ambasciatori di India e Pakistan saranno in viaggio nel momento della cerimonia, mentre la Cina non partecipa alla premiazione dal 2010, anno in cui un dissidente cinese è stato insignito del premio. La Corea del Nord non ha un’ambasciata a Oslo.

La cerimonia di premiazione giunge in un altro momento di forte tensione nucleare, con la Corea del Nord che sperimenta diversi componenti di una bomba nucleare e sembra sempre più fiduciosa di poter colpire qualsiasi bersaglio negli Stati Uniti.

Traduzione dall’inglese di Matilde Mirabella

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