Preti sposati nella Chiesa Cattolica





a
cura della

Associazione
italiana “Noi siamo Chiesa”

Preti
sposati

nella
Chiesa cattolica

Interventi
di Luca Baratto, Giovanni Cereti,

Nicola
Cuccia, Rinaldo Fabris,

Donata
Horak, Lorenzo Maestri,

Nikolaj
Makar, Ernesto Miragoli,

Rosario
Mocciaro, Giovanni Monteasi,

Serena
Noceti, Basilio Petrà,

Ausilia
Riggi, Heinz-Jürgen Vogels

2008
©
edizioni
la meridiana, euro 18

via
G. Di Vittorio, 7 – 70056 Molfetta (BA) – tel. 080/3346971

www.lameridiana.it

info@lameridiana.it

A
Giuseppe Barbaglio

Indice

Presentazione

Sacerdozio
e celibato nelle Scritture

di
Rinaldo Fabris

Appunti
per una storia del celibato ecclesiastico

di
Giovanni
Cereti

Regioni
teologiche e pastorali per l’abrogazione

dell’obbligo
del celibato

di
Heinz-Jürgen
Vogels

Presbiteri
sposati per una Chiesa rinnovata

di
Serena Noceti

Sacerdozio,
celibato e matrimonio nella tradizione

ortodossa

di
Nikolaj Makar

Pastorato
e matrimonio nelle Chiese della Riforma

di
Luca Baratto

Il
clero uxorato nelle Chiese cattoliche di rito orientale

di
Nicola Cuccia

Storie
di preti della Chiesa latina che si sposano

di
Rosario
Mocciaro

Aspetti
giuridici della scelta matrimoniale

dei
preti latini

di
Donata Horak

Esperienze
di coinvolgimento dei preti sposati

nella
pastorale

di
Giovanni
Monteasi

Quale
accompagnamento pastorale per i preti

che
si sposano

a
cura dell’
Associazione
italiana “Noi siamo Chiesa”

Linee
di spiritualità per i preti sposati

di
Ernesto
Miragoli

Il
movimento dei preti sposati: storia, problemi,

prospettive

di
Lorenzo
Maestri

Possibilità
e prospettive di un’apertura

della
Chiesa latina al clero uxorato

di
Basilio Petrà

Le
donne dei preti: storie ed esperienze 267

di
Ausilia Riggi

Presentazione

Nell’Appello
dal popolo di Dio
da
cui è nato nel 1995 l’International

Movement
“We are Church”, di cui l’Associazione

italiana
“Noi siamo Chiesa” è sezione nazionale, si sottolinea,

tra
l’altro, l’urgenza che la Chiesa cattolica riconosca la

libera
scelta per il prete fra una forma di vita celibataria e

una
non celibataria”.

Questo
libro vuole essere un contributo quanto più serio,

aggiornato
e organico possibile (ancorché in una forma divulgativa

e
con dimensioni contenute) alla riflessione cattolica in

vista
del superamento dell’obbligo del celibato per i presbiteri

della
Chiesa latina, affrontando la questione dal punto di

vista
biblico, storico, teologico, pastorale, spirituale, canonico

ed
ecumenico. Al contempo, esso intende offrire anche spunti

per
una spiritualità adatta al prete che decide di contrarre
matrimonio

e
per una pastorale della Chiesa locale che lo accompagni

in
questa scelta e già ora ne valorizzi le competenze per

la
comunità ecclesiale.

Il
libro esce in occasione del trentennale della fondazione

del
Movimento dei preti sposati “Vocatio”, che in questi

decenni
ha cercato non solo di fornire sostegno a quanti hanno

dovuto
abbandonare il ministero per aver scelto di non

restare
celibi, ma anche di ripensare figura e ruolo del presbitero

nel
quadro del rinnovamento ecclesiologico inaugurato

dal
Concilio Vaticano II.

L’eliminazione
dell’incompatibilità tra sacramento dell’ordine

e
matrimonio nella Chiesa cattolica non vuole, infatti, solo

andare
incontro a un diritto soggettivo dei preti, ma si inserisce

nel
più ampio dibattito, assai vivo – sebbene non sempre

affrontato
con la necessaria libertà e serenità – a ogni
latitudine,

circa
lo sviluppo dei ministeri ecclesiali e, più in generale,

riguardo
una riconfigurazione della Chiesa che ne

esprima
effettivamente il carattere di “popolo di Dio” e sia

capace,
in questo inizio di terzo millennio, di coniugare

fedeltà
al messaggio evangelico e risposta alle esigenze del

nostro
tempo.

Associazione
italiana “Noi siamo Chiesa”

Via
Bagutta 12 – 20121 Milano

www.noisiamochiesa.org

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13 risposte a Preti sposati nella Chiesa Cattolica

  1. Anonimo scrive:

    Contribuiti interessanti, ma come ho scritto a Rinaldo Fabris: se non incominciano nei seminari a segnalare questo libro, come quello del Petrà: “Preti sposati per volontà di Dio?”, chi mai li leggerà???
    Campa cavallo che l’erba cresce!!!
    marcello1964@virgilio.it

  2. Anonimo scrive:

    Salve,
    ho quasi 68 anni e da più di 50 ho manifestato sempre le mie idee al riguardo : non occorre essere degli eruditi per capire
    che il celibato imposto a chicchessia è CONTRO NATURA.
    Quanti decenni dovranno ancora trascorrere prima che si comprenda questa elementare verità?
    Nel frattempo le chiese si svuotano e la fede barcolla.

  3. Anonimo scrive:

    Fino a quando ci saranno donne che accettano di vivere in clandestinità l’amore con i preti, i preti non lasceranno mai e poi mai la tonaca, perchè a loro… fa’ comodo così.
    Bisognerebbe avere il coraggio di dire “NO” a questa forma d’amore “nascosta” (se cosi’ vogliamo chiamarla, perchè secondo me, amore non è), e in questo modo, mettere alla prova gli stessi sacerdoti, che, a questo punto, (se è vero amore) si renderanno conto che, sprecare la propria vita, per donarla al Vaticano, rinunciando all’Amore voluto da Dio per una donna) e seguire le regole imposte dal papa e quindi non da DIO, non ne vale davvero la pena. Questa è una regola imposta dal Vaticano, non è un dogma di fede, ed è bene che queste cose si sappiano, perchè purtroppo al Vaticano fa comodo tenere nell’ignoranza il popolo di Dio, facendo credere che, amando un prete si fa’ peccato, e si punta il dito a chi riesce a compiere una scelta del genere, ossia di lasciare la tonaca. Non c’è scritto da nessuna parte della Bibbia questo.
    Infine ricordo, che prima del 1100, i preti cattolici si sposavano regolarmente, e che questa decisione è arrivata successivamente, con l’elezione di un papa (non ricordo il nome) che decise per il celibato obbbligatorio, per MOTIVI ECONOMICI. Ricordo pure, che in tutte le altre chiese cristiane (protestanti, ortodossi, luterani, anglicani e cattlici di rito greco) i preti o pastori, si sposano regolarmente e che l’imposizione, l’obbligatorietà esiste solo nella Chiesa cattolica Vaticana.
    Ringrazio e saluto.

    Viviana

  4. Anonimo scrive:

    Amore è comprensione.
    Non si deve rispondere al male con il male.
    Dio ci ha donato l’intelletto.
    Occorre sollecitare il Vaticano a prendere coscienza che lo Spirito di Dio in questi ultimi anni sta “gridando” …per liberare la Chiesa da questa legge che come frutto ha solo la menzogna!
    Eppure il Vaticano si finge sordo e dimentica che lo Spirito soffia e forse è vero il contrario e cioè è vero che il peccato sta proprio nel non ascoltare i suggerimenti dello Spirito..
    Secondo me non è la donna che deve mettere il sacerdote alle strette, perchè l’amore è libertà ancor prima di essere verità.
    Ma semplicemente occorre condurlo per mano in un cammino responsabile ..perchè Dio è sempre portatore di coraggio e verità!

  5. Anonimo scrive:

    CONTRO NATURA?

    A me sembra che sia stato un tale di nome Gesù a dire che alcuni “si fanno eunuchi per il Regno dei cieli”.
    Un consiglio si accetta sempre tanto più quando arriva dal Figlio di Dio che è vissuto da celibe e in castità.
    Pure S.Paolo incoraggia ciò vivamente.
    Quanto alle altre Chiese e comunità ecclesiali:
    1) i protestanti NON HANNO SACERDOZIO perciò è inutile qualsiasi discussione;
    2)gli anglicani non hanno ordinazioni valide;
    3)quanto agli ortodossi e ai greci cattolici va precisato che il Vescovo non può MAI essere sposato,è possibile invece ordinare sacerdoti uomini sposati ma non il contrario.

  6. Anonimo scrive:

    Decisamente vero! Che un marito diventi prete (perché si tratta di una VOCAZIONE DELLA COPPIA anche se solo il marito è prete) è un cosa degna di essere considerata e forse anche giusta, purché la coppia abbia almeno un figlio. Bisogna stare attenti che non sia un capriccio affettivo e che la coppia abbia sperimentato la fatica, anche fisica, di avere un bimbo piccolo. Ovviamente un prete che vuole sposarsi non ha idea di questo, e la cosa sa di vuoto da riempire più che di vocazione. Tuttavia non è il problema centrale della Chiesa, occorre una riforma della formazione, un approfondimento del discernimento vocazionale per una riforma della pastorale (all’insegna del vaticano II), indipendentemente che i preti siano sposati o meno, né risolverà il problema delle vocazioni.

  7. Anonimo scrive:

    Finalmente uno che ragiona!

  8. Anonimo scrive:

    comunque il grimaldello per mettere il prete con la donna e la donna nel sacerdozio (anche se in forma molto prudente)c’è già chi l’ha trovato anche nella Chiesa cattolica, grazie alla complicità o dabbenaggine di certi vescovi.

  9. Anonimo scrive:

    andatevi a vedere un certo movimento nato a verona

  10. Anonimo scrive:

    non un movimento am una “fraternità”

  11. Anonimo scrive:

    si una fraternità dove un sacerdote viene consacrato con una donna in “fraternità”, vivono insieme e condividono insieme un cammino di vita “fin che morte non li separi”…che differenza c’è dal matrimonio? solo la castità che non è mensionata ma che si presume dal fatto che il sacerdote non può far altro..
    ancora direi che la donna che è aiuto del sacerdote nella propria parrocchia viene considerata come se fosse “un sacerdote” nel senso che si occupa (a differenza delle perpetue) di tutto quello che riguarda la vita della parrocchia e fa parte del consiglio pastorale.
    Allora quello che mi sembra strano è che la chiesa cattolica che continua a sottolineare l’importanza del celibato sacerdotale, e per ora questa è l’unica via “regolare” ,ammetta tutto questo..

  12. Anonimo scrive:

    io non capisco il perche’ la chiesa non apra anche a chi e’ sposato la vocazione sacerdotale si eviterebbero i preti pedofili e preti che vanno a fare i galletti nei pollai altrui. io se aprissero le vocazioni anche a chi e’ sposato intraprenderei la via sacerdotale ,mi mancano sei anni alla pensione e lavoro in ospedale come portiere turnista se fossi un sacerdote, oltre al mio lavoropotrei fare quello della cura delle anime. io ho solo il biennio di scuola media superiore la chiesa potrebbe fare dei mini corsi serali di seminario e preparare il sacerdote alla vita attiva ed essere pronto per svolgere la vocazione io sono pronto e spesso sogno di essere un prete semlice che e’ in una parrocchia e che si adopera per quelli che sono malati,infelici,depressi ecc. ma e’ solo un sogno con il mio pc vado spesso a vedere i poaramenti sacri e sacerdotali, e’ logico che si dovra’ fare delle limitazioni al massimo un prete sposato non puo’ aspirare a vescovo ma soloa semplice sacerdote un prete moderno un prete che sa trattare sia il vecchio che il giovane, e poi c’e’ bisogno di pretiitaliani che conoscono bene il connazionale al posto dei preti che sono o extracomunitari o affricani di colore o dell’america latina .

  13. Laura Pia scrive:

    Vorrei rispondere su questo soggetto anche se ormai è passato quasi un anno dall’ultimo commento.

    Sono una divorziata risposata in chiesa evangelica ma conosco nel profondo il catechismo della chiesa cattolica, che ha impregnato la mia infanzia e pubertà e che mi ha aperto per primo le porte della fede.
    Mentre non deriva dalla protesta di Lutero, la chiesa evangelica è molto simile a quella protestante perchè si basa esclusivamente sulla Bibbia e si rifà alle verità evangeliche. Ciononostante, questa chiesa mi ha accolta senza tirarmi le pietre quando già avevo scelto di separarmi da un marito col quale non vivevo una vita propriamente matrimoniale (per motivi che avrebbero senz’altro giustificato un annullamento da parte della Sacra Rota, se l’avessi chiesto). Cio’ non significa che gli evangelici disprezzino il matrimonio , tutt’altro – il divorzio è un peccato ma come altri peccati viene perdonato da Dio e deve essere quindi perdonato dagli uomini, e non ha senso giudicare e emarginare chi si “risposa nel Signore”.

    Vorrei informare chi commentava che i protestanti non hanno il sacerdozio: quando Cristo diventa veramente il Signore della nostra vita tutti noi siamo chiamati ad essere Re e Sacerdoti. Nelle chiese evangeliche c’è chi ha cura delle “pecore” e si chiama appunto “pastore” e puo’ sposarsi. Mi viene in mente quel passo della scrittura che dice che puo’ diventare vescovo (cioè “pastore” di una città) solo chi ha una sola moglie, quindi ad esempio io potrei forse diventare pastore ma non certo vescovo.

    Tornando all’organizzazione cattolica, condivido il commento di chi diceva che è contro natura imporre il celibato. Il fatto che il Signore abbia parlato favorevolmente di chi si fa eunuco per il Regno dei Cieli e l’incoraggiamento di S. Paolo in questo senso non c’entrano nulla: penso anzi che le loro parole siano state usate dal Nemico delle anime nostre per commettere un’ingiustizia, e del resto nell’apocalisse c’è scritta una tremenda profezia che si è avverata cioè che ci saranno false dottrine e che “impediranno loro di maritarsi”. Insomma penso sia giusto e sacrosanto che un sacerdote sia libero di non sposarsi per meglio sposarsi con Dio e dedicarsi alle anime che hanno bisogno, mentre non è giusto che questa scelta sia legata alla scelta di essere sacerdote; dovrebbe rimanere sempre una decisione personale, che puo’ essere cambiata se la situazione cambia cioè se questo sacerdote trova una compagna che egli senta essergli stata messa accanto dalla Provvidenza. Sappiamo bene che un prete puo’ lasciare l’abito ma nella realtà gli sarebbe molto difficile farlo: pensiamo a un cinquantenni di fronte alla prospettiva di rimanere senza lavoro, disprezzato dalla famiglia e dalla comunità. Certo c’è chi ha coraggio e affronterebbe le conseguenze di una tale decisione, ma abbiamo visto che molti invece scendono a compromessi, insomma questa imposizione di “non maritarsi” porta con se’ tante tentazioni. Da quanto ho capito, tra i sacerdoti diventa inconsciamente quasi meno peccaminoso l’avere rapporti con un altro uomo (incamerando cosi’ invece un vero peccato, chiaramente condannato nella Bibbia, non dimentichiamolo nella nostra tolleranza e amore per la libertà altrui, un peccato come altri a cui occorre rinunciare e chiedere guarigione), o peggio, con un bambino o bambina, che sono i soli, purtroppo, incapaci di giudicare. Cioe’ il prete pedofilo si trova in una situazione di infelicità, in cui soffre internamente e rinuncia a se’ stesso, e poi di fronte a un bambino scatta qualcosa, quel qualcosa che lo riporta all’infanzia, in cui si viveva l’amicizia in modo viscerale, l’affetto tra bambini, che presto poi diventa anche curiosità, esplorazione… insomma una ricaduta pazzesca in una dimensione dove ritrova il rapporto con “l’altro”, che in natura, anzi secondo Dio, doveva essere la donna perchè l’ha detto DIO che “non è bene che l’uomo sia solo”. Mi ha colpito leggere uno scritto di un prete pedofilo, che è stato divulgato: dopo aver fatto il famigerato “salto” e aver intrapreso una relazione con un bambino, costui ha scritto “finalmente saremo felici e non ci lasceremo piu'”. Non è patetico tutto cio’? Durezza e fermezza verso questi delinquenti malati mentali non possono prescindere da una certa compassione. Il papa ha detto che “le pene dell’inferno saranno peggiori per loro” ma credo anch’io che il Vaticano dovrebbe fare un mea culpa perchè alla base di questo scempio ci sono appunto le false dottrine. E anche se “guai a chi scandalizza uno di questi piccoli”, non possiamo togliere la facoltà a Dio di perdonare chi si pente di un peccato tanto abominevole.

    Un’ultima cosa in breve, ho provato anch’io quel tipo di matrimonio casto che permetterebbe a un prete di sposarsi (non userei tuttavia questo termine, diciamo, di avere accanto una “moglie come sorella” anzichè una “sorella come moglie”). Nel caso mio ha funzionato per un po’, ma solo per un po’. Anche se non sembra, i rapporti sessuali hanno un significato profondo in una coppia, la rendono “una cosa sola”
    E mentre si puo’ rinunciare ad essi, come si fa un digiuno per un tempo, il fatto stesso che vengano proibiti causa un sentimento terribile. Io l’ho provato e quindi penso che non abbia senso cercare scappatoie nel matrimonio casto. O è un rapporto d’amicizia, un sodalizio fraterno per l’opera di Dio, oppure è un matrimonio. A volte bisogna essere chiari, proprio per non cadere nell’ambiguità perchè il Nemico delle anime nostre gioca moltissimo su queste ambiguità nella nostra mente.

    Un augurio a tutti, specie a coloro che stanno soffrendo per qualche situazione ambigua. Gesu’ è venuto a liberarci, non a intrappolarci, e lo Spirito Santo è li’ per guidarci.
    Dio ci benedica

    Laura P.

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