Secondo Melloni il decreto che nomina papa Giovanni patrono dell’esercito è nullo

Papa Giovanni “patrono dell’esercito”

IL DECRETO È NULLO

26 settembre 2017 / Editore / Dicono i discepoli / 0 Comment

Papa Giovanni “patrono dell’esercito”

Il decreto è nullo

È stata una “vendetta” curiale contro Giovanni XXIII, il santo del Concilio, e contro papa Francesco che lo aveva canonizzato. L’atto della Congregazione per il culto non avrebbe seguito le procedure necessarie. Firmano la protesta anche i vescovi

Alberto Melloni (da La Repubblica 25.09.2017)

Papa Francesco e Papa Giovanni sono stati bersaglio di un complottino meschino e ingenuo, privo di ogni fondamento storico o canonico ma che agita il mondo cattolico (è uscita sabato una petizione di Pax Christi) e sul quale il Consiglio di presidenza della Cei dovrà prendere posizione oggi: la notizia cioè che con decreto del cardinale Robert Sarah la Congregazione per il culto divino aveva fatto di Papa Roncalli il patrono dell’esercito italiano. Roncalli — questa la motivazione della mossa — fu soldato di leva nel 1901/1902 e poi richiamato come sergente in sanità nella Grande Guerra. Ci si trovò perché, come racconta, s’era rifiutato di pagare la tangente agli ufficiali del Regio Esercito che vendevano ai preti gli esoneri. Gli andò “bene”, ritrovandosi così nelle retrovie bergamasche del fronte: a chiudere gli occhi per anni a ragazzi sfigurati, ad ascoltare il dolore dei feriti fatti a pezzi, a sentire i racconti raccapriccianti delle decimazioni e a pregare per la vittoria. Se ha indossato la divisa, allora che sia patrono dell’esercito, deve aver pensato qualche prelato. Dimenticando o volendo dimenticare che fu proprio Roncalli, mezzo secolo dopo a profetare nella Pacem in terris che pensare alla possibilità di una guerra giusta nell’era atomica è «alienum a ratione». Quella enciclica — che in un paragrafo tolto all’ultimo ammetteva l’obiezione di coscienza (l’avesse saputo don Milani…) — restò comunque solenne e indigeribile: perché faceva delle armi atomiche un crinale epocale. Una scelta così dirimente che nemmeno il concilio osò citare quella frase; il magistero pontificio sulla guerra giusta tornò a qualche ammissione; e gli organi della curia romana in alcuni atti degli anni Novanta tornarono a legittimare il mercato delle armi. Da questa mancata ricezione di Pacem in terris deriva la maligna leggerezza di auspicare in pubblico e in privato un San Giovanni dell’Esercito (che sarebbe come un Wojtyla patrono dei muri, o Ratzinger patrono delle aranciate o un Bergoglio patrono degli idrocarburi). A quegli auspici bislacchi per mesi nessuno ha dato peso. I patroni, infatti, li chiedono le conferenze episcopali: devono passare nelle commissioni, nel consiglio permanente e nella assemblea generale. Cose nemmeno avviate per questa idea, che qualcuno deve aver venduto allo Stato Maggiore più ingenuo del pianeta come una genialata. Ma quella che sembrava una goffaggine, all’improvviso ha virato con un decreto della congregazione che è tecnicamente nullo e che politicamente è una vendetta. Vendetta contro Papa Roncalli, il Papa del Concilio: la sua festa liturgica fu fissata, su una proposta veicolata in alto dal cardinale Etchegarray, all’11 ottobre. Giorno d’inizio del Vaticano II; il mattino in cui un Papa disse che la Chiesa preferiva la medicina della misericordia alle armi della severità, turba ancora chi ancora rimpiange la Chiesa matrigna che si nutre di condanne. L’idea di rubare a San Giovanni del Concilio — è questo il suo titolo più appropriato — il Vaticano II, deve aver entusiasmato un ecclesiastico come il cardinale Sarah che chiama tradizione la liturgia dei suoi vent’anni e non capisce che la Tradizione è quella multicolore rimessa in vigore dal messale di Paolo VI. Vendetta contro Papa Bergoglio: perché la canonizzazione di Papa Giovanni, chiesta in Concilio nel 1965, è stata la chiave ermeneutica del Concilio, a lungo osteggiata e rinviata. La infilò nella toppa della storia Papa Wojtyla con la beatificazione del 2000; l’ha girata Francesco con la canonizzazione del 2014. Cosa che qualcuno evidentemente non gli perdona, perché canonizza anche un frammento dell’aggiornamento e della Pacem in terris. Purtroppo per chi l’ha ordita, però, la vendetta non può funzionare. Il decreto del cardinale Sarah è nullo: una congregazione non può deliberare in materia senza (e tanto meno contro) il parere dei vescovi. Nemmeno invocando i poteri delegatile dal pontefice, fra i quali non è incluso quello di gabbare i vescovi. Che l’atto fosse nato morto lo ha detto la Segreteria di Stato comunicando di non saperne niente: e niente è onestamente un po’ poco. I vescovi hanno iniziato a reagire, alcune conferenze regionali ne hanno chiesto il ritiro, Pax Christi ha aperto una petizione. La questione non è “de gustibus”: un cardinale non esprime opinioni ma accende una indisciplina quando fa qualcosa in barba al Papa (informato il 10 settembre), scommettendo che non reagisca. E davanti alla indisciplina il Papa può attendere solo delle scuse e, per una volta, trovare conforto nei vescovi italiani. A loro basterà far sapere allo Stato Maggiore che se l’11 ottobre i soldati italiani vogliono andare in piazza San Pietro saranno benvenuti; anche i generali in buona fede e chi li ha fregati. Tanto lì si ricorderà San Giovanni del Concilio e non San Giovanni dell’Esercito.

Alberto Melloni

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