Teresio Olivelli, il primo partigiano beatificato

Teresio Olivelli 1916 – 1945

il “ribelle per amore”

Teresio Olivelli, il “ribelle per amore”, è stato protagonista della Resistenza nel triangolo Brescia-Cremona-Milano, in stretto contatto, fin dal suo primo arrivo a Brescia, con esponenti del movimento di liberazione locale del calibro di Peppino Pelosi e padre Carlo Manziana.

Per sua opera e volontà nacque il giornale Il ribelle, il cui primo numero – datato 5 marzo 1944 – venne dedicato alla memoria di Astolfo Lunardi e di Ermanno Margheriti, condannati a morte dal tribunale speciale di Brescia il 5 febbraio e fucilati il mattino del 6 al poligono di Mompiano. Il saluto all’amico, nel quale riecheggia la sentenza evangelica, si potrebbe considerare come il testamento spirituale di Olivelli: “Solo chi la vita la getta senza misura può dare e avere la vita”.

Nel secondo numero del giornale, Olivelli espone il suo intento programmatico. “La nostra è anzitutto una rivolta morale” scrive. Di fronte a un’Italia asservita e depredata,  a una cultura sospesa tra vittimismo, pietismo e opportunismo, “Mai ci sentimmo così liberi come quando ritrovammo nel fondo della nostra coscienza la capacità di ribellarci a una passiva accettazione, unita alla volontà di insorgere contro l’oppressione dello straniero”.

Olivelli, catturato il 27 aprile 1944 a Milano e portato immediatamente nel carcere di San Vittore – dove fu torturato – fu trasferito a Fossoli, poi a Bolzano, Flossenburg e infine a Hersbruck. Durante la sua prigionia si mise al servizio degli altri, fino all’estremo sacrificio: mentre difendeva i suoi compagni fu colpito brutalmente da un guardiano polacco.

Morì dopo pochi giorni il 17 gennaio 1945.

 

 

La Preghiera del Ribelle

di Teresio Olivelli e Carlo Bianchi

Signore, che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dominanti, la sordità inerte della massa, a noi, oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libera vita, dà la forza della ribellione.

Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi: alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura.

Noi ti preghiamo, Signore.

Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell’ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria: sii nell’indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell’amarezza.

Quanto piú s’addensa e incupisce l’avversario, facci limpidi e diritti.

Nella tortura serra le nostre labbra.

Spezzaci, non lasciarci piegare.

Se cadremo fa’ che il nostro sangue si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti a crescere al mondo giustizia e carità.

Tu che dicesti: “Io sono la resurrezione e la vita” rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e severa.

Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia Tu sulle nostre famiglie.

Sui monti ventosi e nelle catacombe della città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare.

Signore della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore.

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