Pur non avendo potere deliberativo, l’imminente Concistoro potrebbe indicare l’avvio di una riforma “costituzionale”, che porti il papa a dover obbligatoriamente consultare i cardinali prima di prendere decisioni su materie assai importanti. Oggi, un semplice loro elenco è straripante di temi emergenti e complessi: i ministeri ordinati femminili, a partire dal diaconato; la delega alle Conferenze episcopali di poter ordinare preti anche ”viri probati”, cioè uomini sposati; la ferma volontà di estirpare abusi di personalità ecclesiastiche contro donne, o violenze sessuali del clero su minori, assicurando protezione e risarcimenti alle loro giovani vittime; un rinnovamento della liturgia che sappia parlare ai fedeli delle varie culture; una sinodalità che, in ogni diocesi e parrocchia, implichi la partecipazione dei fedeli alle decisioni della Chiesa locale; l’impegno per la giustizia e la pace come missione primaria dei cristiani; una attenta verifica delle finanze vaticane, tenendo conto che, oggi, la Santa Sede fatica a garantire, per il futuro, la pensione a circa duemila persone che lavorano in Vaticano.
Una “Due giorni” non potrà – ovvio! – esaminare a fondo tutte queste tematiche; ma l’insieme dei cardinali (245, compresi anche quelli ultraottantenni) riuscirà ad individuare i primi passi concreti per avviare reali cambiamenti, alcuni dei quali davvero giganteschi? In particolare gli eminentissimi non potrebbero evitare di domandarsi se sia ancora sostenibile, in una Chiesa sinodale, mantenere il “no” a donne, rappresentanti “l’altra metà della Chiesa”, nel Collegio che sceglie il vescovo di Roma. Insomma, da questo, pur parziale, elenco, si intuisce che questo Concistoro ha un compito immane: innescare riforme audacissime, però invise ad alcuni porporati, e che infine esigerebbero un atipico Concilio di “padri” e di “madri” a porre il suo sigillo.
[5-1-2026 L’Adige-Alto Adige]


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