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Noi Siamo Chiesa

Sezione italiana del movimento internazionale “We Are Church” per la riforma della Chiesa cattolica

UN DOCUMENTO DI “NOI SIAMO CHIESA” SUL FINE VITA.

PUBBLICHIAMO UN DOCUMENTO REDATTO DA GIUSEPPE DEIANA, MEMBRO DEL COORDINAMENTO NAZIONALE DI “NOI SIAMO CHIESA”, CHE SINTETIZZA LA POSIZIONE DEL NOSTRO MOVIMENTO SUL TEMA DEL FINE VITA.

FINE VITA – LA POSIZIONE DI NOI SIAMO CHIESA
I diritti dei cittadini nel lungo percorso normativo
per garantire la dignità della scelta finale
In relazione al tema del fine vita, nei suoi recenti documenti Noi Siamo Chiesa ha criticato “le
posizioni rigide del card. Bassetti” quando era presidente della CEI e ha sostenuto “l’apertura di una nuova discussione” sull’eutanasia e il suicidio assistito (2019); ha posto la necessità di iniziare  “un nuovo e vero dialogo senza ‘campagne’ e demonizzazioni” da parte della gerarchia ecclesiastica, formulando “l’ipotesi di un’eutanasia-buona morte di ispirazione cristiana” (2021). Il 23 dicembre 2025, il card. Zuppi ha sollecitato un possibile accordo in Parlamento per una legge sul fine vita, come indicato dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 242 del 2019. Tuttavia, nella sua relazione al Consiglio permanente dei vescovi italiani, del 25 gennaio 2026, il cardinale ha ribadito la posizione ufficiale della Chiesa italiana, cioè la totale chiusura sull’eutanasia e il suicidio assistito, sposando la tesi dei movimenti pro-vita secondo cui bisogna limitarsi al potenziamento delle cure palliative previste dalla legge n. 38 del2010 e finora non
sufficientemente garantite.
Quindi, sul piano dei principi e dei valori, alla concezione della totale disponibilità della
vita propria della laicità assoluta viene contrapposta la concezione della totale
indisponibilità della vita, dovuta alla sua sacralità, messa in relazione con i documenti
ufficiali della Chiesa, a partire dall’enciclica di Giovanni Paolo II, l’ Evangelium vitae del 1995.
Negando, con ciò, la possibilità di una terza via, quella della parziale disponibilità della vita
nel nome di una laicità condivisa, ben rappresentata dalla sentenza della Corte
costituzionale 242/2019 (e sentenze seguenti 135/2024 e 66/2025). Allineandosi, quindi, con
le posizioni critiche delle gerarchie ecclesiastiche negli Stati che hanno approvato (Svizzera,
Olanda, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Portogallo, Austria, Australia, Stati Uniti, Canada,
Colombia e Uruguay), o stanno approvando (Francia, Gran Bretagna, Germania) una legge
sulla morte volontaria medicalmente assistita.
In Italia, la mancanza di una legge sul fine vita, ha spinto le Regioni ad agire in proprio,
come hanno fatto la Toscana e la Sardegna nel 2025. Ma anche altre Regioni si stanno
muovendo in tale direzione per rispondere alle sollecitazioni della Corte costituzionale per
l’approvazione di una legge nazionale sul suicidio assistito, con l’ esclusione tuttavia
dell’eutanasia. Si tratta di una problematica che si è sviluppata a partire dagli anni settanta
con i casi particolari, come quelli di Karen Quinlan e Terri Schiavo negli Stati Uniti, di Luca
Coscioni, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro e Fabiano Antoniani, per citare i più noti. Dai
loro casi sono derivate la legge sulle cure palliative e la legge sul consenso informato e le
dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT): leggi che hanno posto in termini nuovi il
rapporto tra la dimensione naturale e la dimensione artificiale della vita umana, andando
ben oltre il Giuramento di Ippocrate, che vieta al medico di somministrare sostanze che
causino l’aborto o la morte.
Vanno in questa direzione i pronunciamenti della Corte costituzionale, a cominciare dalla
sentenza madre, la numero 242 del 2019, che ha introdotto la depenalizzazione del suicidio
assistito (non dell’eutanasia) sulla base di quattro condizioni: patologia irreversibile,
sofferenza insopportabile, capacità di autonomia e dipendenza da trattamenti di sostegno
vitale. Condizioni che hanno modificato sostanzialmente l’art. 580 del Codice penale
(residuo del Codice Rocco del 1930). Per rendere operativa questa sentenza il Centro-sinistra
ha proposto il disegno di legge Bazòli che nel 2022 è stato approvato dalla Camera ma non
dal Senato a causa della caduta del governo Draghi e conseguente scioglimento del
Parlamento. Successivamente il Centro-destra ha proposto il DDL Zanettin-Zullo che dal
2025 è in discussione al Senato e va nella direzione opposta rispetto al DDL precedente, in
quanto propone l’obbligatorietà delle cure palliative (in contrasto con l’art. 32 della
Costituzione e la legge sulle DAT), un Comitato etico nazionale (un calderone
incontrollabile) e l’esclusione della morte volontaria dal Servizio sanitario nazionale
(privatizzazione del suicidio assistito).
Si tratta di una soluzione legislativa che va decisamente respinta, perchè in assoluto
contrasto con la sentenza di base delle Corte costituzionale che indica la terza via, quella
della parziale disponibilità della vita, espressione di uno Stato laico e pluralista. Si tratta di
un orientamento che è fatto proprio dalle posizioni di punta nel mondo religioso, dal
teologo Hans Küng alla Chiesa valdese. Noi Siamo Chiesa si pone in questa prospettiva,
unitamente ad altre posizioni che sostengono il dialogo tra credenti e non credenti (il
Cortile dei Gentili, associazione fondata dal card. Gianfranco Ravasi), la necessità di una
legge nazionale nel segno del pluralismo dei valori (il teologo Carlo Casalone su “La civiltà
cattolica” e mons. Vincenzo Paglia nella Pontificia Accademia per la Vita) e della ricerca sul
piano legislativo di mediazioni tra posizioni differenti per favorire il consolidamento della
coesione sociale nello spazio pubblico di una società che sa coniugare virtuosamente laicità
dello Stato e pluralismo dei valori.
In questo senso, Noi siamo Chiesa auspica l’approvazione di una legge
sull’accompagnamento finale nello spirito e nella lettera delle sentenze della Corte
costituzionale, che sappia coniugare la tutela della vita con l’autodeterminazione della
persona nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, garantendo le cure palliative a tutti ed
estendendo il diritto ad una buona morte anche ai pazienti non dipendenti da trattamenti di
sostegno vitale.

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