“Sulla base dell’analisi finora condotta, che tiene conto anche del lavoro svolto dalle due Commissioni istituite da papa Francesco sul diaconato femminile, il Dicastero per la Dottrina della Fede ritiene che non vi sia ancora spazio per una decisione positiva del magistero in merito all’accesso delle donne al diaconato, inteso come grado del sacramento dell’Ordine”. Così era scritto nel report datato 2 ottobre 2024 del Gruppo di studio n. 5, istituito, insieme agli altri 9, da papa Francesco nel marzo del 2024 per sottrarre all’Assemblea sinodale la discussione sulle questioni più spinose.
La dichiarazione destò scalpore e sdegno nelle madri e nei padri sinodali, che chiesero un incontro con il gruppo n. 5, l’unico che, anziché essere composto da esperte/i, era stato affidato a un Dicastero: quello per la Dottrina della Fede. Il suo prefetto, card. Víctor Manuel Fernández, il 21 ottobre successivo si vide costretto a pubblicare un comunicato stampa, in cui scriveva: “Sappiamo che il Santo Padre ha espresso che in questo momento la questione del diaconato femminile non è matura e ha chiesto di non soffermarci su questa possibilità per il momento”.
Il 24 ottobre Fernández ebbe un incontro pubblico con le/i delegate/i sinodali, durante il quale p. Agbonkhianmeghe Orobator, gesuita africano docente in California, si è rivolto al Prefetto chiedendo: “Lei ha detto che la questione non è matura: ma non ha spiegato come si giudica quando una questione è matura. A me piace molto la frutta, ne mangio molta, e so quando un frutto è maturo, per il suo profumo, il suo colore, la sua consistenza… Quali sono i parametri per giudicare se la questione del diaconato femminile è matura o no? Ce lo deve dire, se no aspetteremo per il resto della nostra vita”.
Invece l’attesa è stata più breve: il 4 dicembre 2025 è stata pubblicata la relazione della
seconda Commissione di studio sul diaconato femminile (della prima, attivata nel 2016, nulla è dato sapere), istituita da papa Francesco nel 2020, dopo che, durante il Sinodo sull’Amazzonia del 2019, era stata avanzata la richiesta di riconoscimento del diaconato alle donne. Il card. Giuseppe Petrocchi, presidente di questa seconda Commissione, informa – non noi battezzate/i, ma solo papa Leone XIV: “mi rivolgo a Lei perché, come è noto, papa Francesco ha avocato a sé la questione del possibile accesso delle donne al diaconato” – che la posizione condivisa dalla Commissione è la seguente: “Allo stato attuale della ricerca storica e della nostra conoscenza delle testimonianze bibliche e patristiche, si può ragionevolmente affermare che il diaconato femminile, sviluppatosi in maniera diseguale nelle diverse parti della Chiesa, non è stato inteso come il semplice equivalente femminile del diaconato maschile e non sembra avere rivestito un carattere sacramentale”.
Quello che impressiona è che questa affermazione era stata votata dalla Commissione già nel 2021, con 7 voti a favore e una scheda bianca, ma nulla era trapelato all’esterno. Sentite anche voi puzza di bruciato? Ci hanno fatto credere che di diaconato femminile si sarebbe discusso al Sinodo, poi nel Gruppo di studio n. 5, e intanto invece la Commissione si era già espressa, negativamente, e d’altra parte papa Francesco nell’intervista di maggio 2024 all’emittente statunitense CBS aveva già dichiarato un netto no alle diacone. In quello stesso mese, una donna ortodossa veniva ordinata diacona nello Zimbabwe, sotto il Patriarcato greco-ortodosso di Alessandria.
Nel febbraio del 2025 poi, dopo aver ricevuto una gran mole di materiale a favore del diaconato
femminile, la Commissione Petrocchi mette ai voti questa proposizione: «La mascolinità di Cristo, e quindi la mascolinità di coloro che ricevono l’Ordine, non è accidentale, ma è parte integrante dell’identità sacramentale, preservando l’ordine divino della salvezza in Cristo. Alterare questa realtà non sarebbe un semplice aggiustamento del ministero ma una rottura del significato nuziale della salvezza». Leggiamo dal report che dei 10 membri della Commissione, 5 hanno confermato il paragrafo, 5 ne hanno chiesto la cancellazione. Forse questi ultimi si sono accorti che l’argomento della somiglianza naturale tra il maschio e la maschilità del Gesù storico a fondamento della riserva maschile era già venuta meno in Ordinatio sacerdotalis, la lettera apostolica di papa Giovanni Paolo II del 1994. D’altra parte, se il ministro ordinato deve essere maschio perché sposo, c’è da chiedersi perché la Chiesa, cioè l’assemblea, può essere plurale e di maschi e femmine. L’argomento è quanto meno contraddittorio.
Il Documento finale del Sinodo, dell’ottobre 2024, al n. 60 dichiarava: “Non ci sono ragioni che
impediscano alle donne di assumere ruoli di guida nella Chiesa: non si potrà fermare quello che viene dallo Spirito Santo. Anche la questione dell’accesso delle donne al ministero diaconale resta aperta”.
Ora sembra invece che la questione sia chiusa, perché “non è matura”: lo sarà, prima che le chiese si svuotino completamente di uomini e donne salvate da Cristo in virtù della sua mascolinità?
Noi siamo Chiesa riafferma il proprio impegno a favore dell’accesso delle donne a tutti i ministeri ecclesiali, ordinati e non. Oggi le Chiese di molti paesi sono pienamente mature per iniziare a ordinare donne diacone – anzi il divieto risulta incomprensibile e scandaloso al sensus fidei fidelium – e nulla impedisce di seguire il cammino già intrapreso per il diaconato maschile nella costituzione dogmatica conciliare Lumen gentium, al n. 29: una reintroduzione affermata come principio generale, lasciando alle Chiese locali la decisione di darvi seguito.
Coordinamento nazionale
Noi siamo Chiesa
5 marzo 2026

Giovedì Santo, 2 maggio 2024, Angelica Molen è stata ordinata diacono ad Harare, in Zimbabwe. La Chiesa ortodossa dello Zimbabwe fa parte del Patriarcato greco-ortodosso di Alessandria e di tutta l’Africa


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