A 80 ANNI DALLA MORTE DI DON ERNESTO BUONAIUTI (20 APRILE 1946), PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO, TRATTO DAL QUOTIDIANO L’Adige , DI LUIGI SANDRI MEMBRO DEL COORDINAMENTO NAZIONALE DI Noi Siamo Chiesa, CHE RICORDA LA FIGURA DI QUESTO GRANDE TEOLOGO DEI PRIMI ANNI DEL SECOLO SCORSO ED UNO DEI MASSIMI ESPONENTI DEL MODERNISMO ITALIANO.
Ottant’anni fa moriva Ernesto Buonaiuti, uno dei massimi esponenti del Modernismo italiano, prete cattolico scomunicato come “eretico “ dal Vaticano, estromesso dall’Università dal regime fascista, ma che altri considerano un profeta. Dimenticato per decenni, oggi, a quasi un
secolo della sua scomparsa, è oggetto di rinnovati studi, e anche di proposte – intra-ecclesiali – di riabilitazione.
Nato nel 1881 a Roma, da umile famiglia, da giovane entrò nel Seminario romano dell’Apollinare, dove conobbe Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro Giovanni XXIII. Fu
ordinato prete nel 1903. Approfondì Storia del Cristianesimo all’Università di Roma e, con le sue ricerche e idee, incrociò la ferrea opposizione di Pio X al Modernismo, che quel pontefice condannò con asprezza nell’enciclica “Pascendi dominici gregis” del 1907. Quella corrente
storica-filosofica-teologica, i cui esponenti più illustri furono studiosi inglesi, francesi e italiani (tra essi il Nostro), riteneva che la Chiesa romana dovesse finalmente riconciliarsi con la scienza per essere all’altezza dei tempi e, dunque, valutare con spirito critico lo sviluppo lungo i secoli del pensiero cristiano e della dogmatica cattolica.
Buonaiuti si impegnò moltissimo per diffondere quelle tesi, tanto più dopo che nel 1915 ottenne la cattedra di Storia del Cristianesimo in quello stesso Ateneo. A causa delle sue
opinioni, espresse in pubbliche conferenze, ma ritenute teologicamente sovversive, fu punito in vari modi dal Sant’Uffizio e infine nel 1926 – regnava ormai Pio XI – venne scomunicato come “eretico vitando”. L’articolo 5 del Concordato del 1929 tra Santa Sede ed Italia, contro gli
ecclesiastici puniti da grave censura, fu voluto, sembra, per colpire in particolare Buonaiuti.
Nel ’31 egli rifiutò il giuramento di fedeltà al Fascismo, e così perse la cattedra.
Durante la Seconda Guerra mondiale nascose a casa sua un ragazzo ebreo.
Nel dopoguerra si pose, in Italia, il problema della sua riabilitazione, ma i partiti maggiori, dai democristiani ai comunisti, non osarono tanto. Nell’aprile del 1946, quando era ormai morente, un prelato della Curia gli propose l’abiura, ma egli, pur continuando a proclamarsi figlio della
Chiesa, non accettò. Al Vaticano II (1962-65) risuonarono molte delle idee per le quali Buonaiuti era stato scomunicato. Dal 2016 decine di personalità e gruppi cattolici hanno firmato un documento in cui si affermava: “Riteniamo che l’evoluzione delle sensibilità politico-sociali e religiose, che ha condotto a rivedere numerose manifestazioni di intolleranza del passato, costituiscano un clima favorevole alla sua rivalutazione”.
Al momento le firme a quell’appello hanno raggiunto quota 500.
Nel 2024 il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, e arcivescovo di Bologna, nella sua città ha celebrato, sia pure in modo piuttosto riservato, una messa di suffragio per Buonaiuti: la Chiesa è forse pronta a riabilitare lo “scomunicato”? Sarebbe bello, ma chissà se arriverà il “mea culpa”.
[L’Adige-Alto Adige, 20-4-26]


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