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Noi Siamo Chiesa

Sezione italiana del movimento internazionale “We Are Church” per la riforma della Chiesa cattolica

UN CONCISTORO CARICO DI SPERANZE E DI PROBLEMI

PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO, TRATTO DAL QUOTIDIANO L’Adige , DI LUIGI SANDRI MEMBRO DEL COORDINAMENTO NAZIONALE DI Noi Siamo Chiesa, CHE ESPONE LE PROBLEMATICHE CHE POTREBBERO ESSERE ESAMINATE NEL CONCISTORO DEL 7 E 8 GENNAIO 2026.
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Il Concistoro straordinario (riunione di tutti i cardinali), che si terrà mercoledì 7 gennaio e giovedì 8 gennaio, deciso da Leone XIV, eletto otto mesi fa,  rappresenta, potenzialmente, una svolta nel pontificato, sempre che dall’imminente “vertice” esca l’indicazione di rendere più collegiale l’esercizio dell’autorità del vescovo di Roma, e perciò papa della Chiesa cattolica. Per ora, sappiamo solo che si parlerà di “sinodalità” e di liturgia: ma come riempire tali parole?
Già al Vaticano II, Maximos IV Saigh, patriarca melkita di Antiochia, aveva suggerito che il pontefice guidasse normalmente la Chiesa insieme ad un “Sinodo permanente”, magari composto da una ventina di vescovi provenienti dalle varie parti del mondo. Ma, dal 1965 in poi, cioè dalla conclusione del Concilio, i papi che si sono via via succeduti non hanno accolto l’idea, governando dunque la Chiesa, semmai, con il contributo sostanziale della Curia romana, i cui dirigenti sono tutti di nomina papale.  Francesco aveva, sì, istituito un Consiglio di nove cardinali, ma era un organismo “privato” – non previsto dal Diritto canonico – che lo aiutava, ogni tanto, ad affrontare alcuni problemi maggiori.

Pur non avendo potere deliberativo, l’imminente Concistoro potrebbe indicare l’avvio di una riforma “costituzionale”, che porti il papa a dover obbligatoriamente consultare i cardinali prima di prendere decisioni su materie assai importanti. Oggi, un semplice loro elenco è straripante di temi emergenti e complessi: i ministeri ordinati femminili, a partire dal diaconato; la delega alle Conferenze episcopali di poter ordinare preti anche ”viri probati”, cioè uomini sposati; la ferma volontà di estirpare abusi di personalità ecclesiastiche contro donne, o violenze sessuali del clero su minori, assicurando protezione e risarcimenti alle loro giovani vittime; un rinnovamento della liturgia che sappia parlare ai fedeli delle varie culture; una sinodalità che, in ogni diocesi e parrocchia, implichi la partecipazione dei fedeli alle decisioni della Chiesa locale; l’impegno per la giustizia e la pace come missione primaria dei cristiani; una attenta verifica delle finanze vaticane, tenendo conto che, oggi, la Santa Sede fatica a garantire, per il futuro,  la pensione a circa duemila persone che lavorano in Vaticano.

Una “Due giorni” non potrà – ovvio! – esaminare a fondo tutte queste tematiche; ma l’insieme dei cardinali (245, compresi anche quelli ultraottantenni) riuscirà ad individuare i primi passi concreti per avviare reali cambiamenti, alcuni dei quali davvero giganteschi? In particolare gli eminentissimi non potrebbero evitare di domandarsi se sia ancora sostenibile, in una Chiesa sinodale, mantenere il “no” a donne, rappresentanti “l’altra metà della Chiesa”, nel Collegio che sceglie il vescovo di Roma. Insomma, da questo, pur parziale, elenco, si intuisce che questo Concistoro ha un compito immane: innescare riforme audacissime, però invise ad alcuni porporati, e che infine esigerebbero un atipico Concilio di “padri” e di “madri” a porre il suo sigillo.

[5-1-2026 L’Adige-Alto Adige]


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