Benedetto XVI, il papa che voleva fermare la Chiesa

 

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Benedetto XVI, il papa che voleva fermare la Chiesa

La morte di Ratzinger ha suscitato reazioni mediatiche e popolari, in parte impreviste e   tali da intervenire sugli assetti attuali della Chiesa. Evidentemente egli costituiva (e costituisce?)  ancora un punto di riferimento, di consenso e di dissenso, aldilà della facile e semplice  affermazione che di Papa ce n’è uno solo. Probabilmente anche in futuro egli  rimarrà come punto di riferimento per diverse appartenenze. Vale  perciò la pena, dopo questa  esplosione di attenzione, di esprimersi con chiarezza e di dire   parole esplicite su un pontificato che “Noi Siamo Chiesa”ha sempre seguito in modo critico.

Cristianità e secolarizzazione

Il pontificato di Ratzinger è stato in continuità con l’inverno ecclesiale  del pontificato di papa Wojtyla (di cui Ratzinger è stato il numero due). Il parametro di giudizio è per noi, anche se non condiviso da tutti, il Concilio Vaticano II.  Nel dicembre del 2005 il nuovo papa, parlando alla Curia, criticò quanti  interpretavano  il Concilio come una rottura vera e propria nella storia della Chiesa a fronte di quanti vi vedevano solo continuità. L’ispirazione dietro a questa posizione era quella già del Card. Ratzinger nei suoi  lunghi anni di prefetto dell’ex-Sant’Uffizio. Il ritorno alla cristianità era l’obiettivo da perseguire, pensando alla tradizione nei suoi termini più statici  in linea col Concilio di Trento e non con la libera creatività della Chiesa dei primi secoli. Di fronte ai cambiamenti della società e della politica prevalse la “paura più che la gioia, più il controllo che la libertà” (Leonardo Boff). Principi universali dovevano essere la base  per contrastare la secolarizzazione, l’attenzione ai segni dei tempi diventava secondaria (come traspare dal suo testamento). Si potrebbe parlare di sordità alla storia. Benedetto ha cercato  di “proporre ai contemporanei una ammodernata neo-cristianità facente perno sull’universale legge naturale garantita dalla Chiesa  tale da fissare per gli ordinamenti pubblici i fondamentali diritti come fondamento della civiltà umana” (Daniele Menozzi). La reazione più evidente a questo modo di vivere il Messaggio fu una critica molto forte alla secolarizzazione la quale cercava altri parametri di approccio alla realtà “a partire dalla facoltà per ogni individuo di autodeterminare le forme della propria esistenza sia nella sua vita sociale sia nelle più profonde strutture antropologiche (corpo, nascita, morte, identità sessuale ecc..(D. Menozzi)”. Dal suo testamento appare poi una critica vivace nei confronti di tante nuove e diverse esegesi bibliche (il suo commento ai quattro vangeli è  carente per quanto riguarda il confronto con le  più recenti e migliori esegesi,  osservò il Card. Martini!). Ratzinger sembra snobbarle ma le scienze bibliche hanno contribuito notevolmente ad approfondire e a purificare la fede permettendo di interpretare in modo adulto i testi biblici (Vito Mancuso).  Questo schema  rigido  di Ratzinger di comprensione della realtà ha avuto tante conseguenze, per esempio quella sulla opportunità di sanare la  frattura coi lefebvriani nei cui confronti furono offerte occasioni di rientro, fallite. Il ’68 non fu capito da Ratzinger che addebitò semplicisticamente la pedofilia del clero alla rivoluzione sessuale di quel periodo.

L’eurocentrismo

Ma il limite angusto delle sue analisi lo si scorge facilmente in uno degli assi centrali del suo approccio pastorale. E’ quello dell’eurocentrismo. Le sue analisi sulla secolarizzazione sono la conseguenza dall’essere Ratzinger del tutto interno a questo continente (nel bene e nel male), il più coinvolto nella secolarizzazione dopo secoli di un ruolo egemonico delle strutture ecclesiali, fino all’illuminismo . I suoi studi, la sue cattedre , i suoi discepoli sono realtà che hanno condizionato il suo percorso pastorale. Egli si è impegnato con papa Wojtyla perché nella Costituzione europea fosse inserito un riferimento alle “radici cristiane” dell’Europa e ad Auschwitz nel 2006 disse che un “gruppo criminale costrinse il nostro popolo “ad essere usato e abusato”come strumento della loro smania di distruzione e di dominio”; ma questa è una interpretazione della storia che non fa i conti con l’appoggio quasi generalizzato che ebbe il nazismo dalla popolazione.

La teologia della liberazione

Con queste premesse Ratzinger, senza il carisma di papa Wojtyla, fece scelte che le posizioni più “conciliari” presenti nella Chiesa apertamente criticarono. Con la Dominus Jesus del 2000, da lui ispirata, si affermò la centralità della fede “cattolica” e la collocazione degli altri cristiani sul piano di “comunità ecclesiali separate dalla vera unica Chiesa”,  cristiani di serie B; contribuì a promuovere la rivista Communio in diretta polemica con Concilium (espressione dei principali teologi dell’area conciliare). A Ratisbona nel 2006 espresse un giudizio inaccettabile  sull’Islam violento; soprattutto nei confronti della Teologia della Liberazione  manifestò un accanimento severo  senza fondamento evangelico. Gustavo Gutierrez, Leonardo  Boff, Jon Sobrino, Jacques Dupuis, Schillebeeck  e tanti altri – i principali teologi del postConcilio- furono allontanati dall’insegnamento ed emarginati. Si instaurò un clima di repressione e di autocensura dove si faceva ricerca teologica. Nell’aprile del 2008 fu ricevuto, per il suo compleanno, da Bush con una grande festa sul prato della Casa Bianca con canti e fanfare all’americana. Nel suo discorso all’assemblea generale dell’ONU non fece cenno al problema del rapporto Nord/Sud del mondo né alle questioni del riarmo e della pace. Fu, da allora,  giudicato da molti come il papa dell’Occidente e fu  considerato estraneo e contrario alle nuove esperienze e ricerche elaborate dalla teologia del Sud.

I valori non negoziabili

Su alcune questioni etiche legate alla vita del singolo e della famiglia (gender, eutanasia, omosessuali, unioni civili) la posizione  fu più che ferma, idem sull’aborto. E’  un’etica della rigidità e dei “valori non negoziabili” che non accetta di fare i conti col vissuto della persona, le sue sofferenze, le situazioni specifiche delle complesse realtà umane, non giudicabili con la legge canonica ma con molto discernimento e con molta misericordia.  Fu del tutto  corresponsabile della  protezione della pedofilia del clero nei tanti anni di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, liberandosi infine negli ultimi tempi dalle coperture più scandalose (come quella di Marcial Maciel Degollado dei Legionari di Cristo) e ricevendo delle vittime, cercando così di contraddire un sistema diffuso quasi ovunque. E’ stato poi accusato personalmente di avere protetto quattro preti quando era a arcivescovo di Monaco (questione ancora aperta)

Gli scandali

Hanno  compromesso il pontificato  gli scandali nella gestione delle risorse , per l’infedeltà di alcuni collaboratori e per un sistema molto male organizzato. Molti nel popolo cristiano hanno capito che Benedetto è stato ingannato ma anche hanno mal tollerato latrocinii forse sopportabili nella società civile  e nella politica ma sorprendenti in una struttura dalla  ispirazione evangelica.  Inoltre si è diffusa la consapevolezza che il papa, pur avendone i poteri in una struttura così verticistica come il Vaticano, non era personalmente capace   di controllare e di governare. Si è venuta, alla fine, aggravando una fragilità generale del sistema. A ciò si deve aggiungere la gestione della situazione italiana.

In Italia

Benedetto nominò all’inizio del pontificato, sulla base di una sua del tutto discutibile valutazione personale e di amicizia,  Segretario di Stato il Card. Bertone, ecclesiastico arrogante e incapace, nonostante la sua estraneità alle grandi questioni di cui si occupa la Chiesa in tutto il mondo. Benedetto soprattutto con questa scelta, che difese contro ogni logica e anche dopo alcuni evidenti passi falsi, dimostrò la sua incapacità di governo. Fu sostenuta  la gestione della CEI di Ruini e poi di Bagnasco, in sostanziale continuità tra di loro come gestori dell’ordinaria amministrazione e dello status quo moderato nella politica italiana. I casi Welby ed Englaro furono la manifestazione pubblica di un intransigentismo etico che destò amarezza e rifiuto in vaste aree anche del mondo cattolico. Infine un altro passo non  ecclesiale  fu quello di mettere in evidenza la candidatura di Scola per la sua successione trasferendolo da Venezia a Milano. Fu dimenticata  la storia ecclesiale di Scola (da studente allontanato dal seminario di Venegono). Dopo la fumata bianca al  Conclave l’informazione online della CEI con grande enfasi lanciò una fake new nella quale si congratulò con Scola, nuovo papa. Sono  fatti gravi,  lontani da qualsiasi logica ecclesiale.

Le encicliche

L’analisi su altre sue scelte pastorali potrà essere fatta con calma, a partire dalle sue tre  encicliche (“Deus caritas est”, “Spe salvi” e “Caritas in veritate”). Vi si  potranno trovare  contenuti interessanti, sempre coerenti con l’ottica teologica e pastorale di fondo di Ratzinger . Sul sito di Noi Siamo Chiesa ci sono analisi  ed osservazioni critiche. Nella sua azione si potranno trovare interventi positivi, come la Lettera ai cattolici cinesi del 2007 che ha aperto a un possibile dialogo col regime.

La rinuncia

La sua rinuncia è stata la decisione più giusta del suo pontificato. Secondo una logica sia ecclesiale che umana essa fu fondata  sul buon senso, per le condizioni fisiche di Ratzinger e per la sua manifesta incapacità a gestire la situazione. Essa, non a caso, suscitò grande delusione in tutta l’area fondamentalista della Chiesa. Ha contribuito a desacralizzare la figura del papato.  Un fatto storico per la storia della Chiesa. Anche Bergoglio andrà probabilmente nella stessa linea . E, ragionando a posteriori, se Ratzinger non avesse ragionato correttamente  per tenere fede ai principi (come fece papa Wojtyla, che  faceva governare da altri negli ultimi tempi) avremmo avuto per anni un papa  incapace, un grave vuoto di potere. Ed ora nessuno parla di come accertare il possibile caso molto delicato di impedimento fisico o psichico  permanente di un papa. Chi lo accerta, offrendo a tutto il mondo cristiano e laico la garanzia che non intervengano pressioni scorrette?  Perché si tace su questa questione?.

Dieci anni di papa emerito

Ratzinger non ha completato la sua decisione storica, non ha accettato quello che molti speravano, non è veramente uscito di scena: il ritiro in qualche monastero in Baviera lasciando  perdere le forme, il titolo di papa emerito, un monastero ad hoc, l’abito, la residenza in Vaticano (alcuni hanno detto per proteggersi con l’extraterritorialità dalle possibili  cause intentate dagli USA e poi dalla Baviera). Rimanendo in Vaticano, ricevendo visitatori e, talvolta, scrivendo egli ha esercitato un ruolo di interdizione da una parte nei confronti dell’ala fondamentalista che voleva (e vuole ora) usarlo contro il cambiamento (è stato un baluardo verso l’estrema  destra, potremmo dire), dall’altra era  pronto a intervenire nel caso di posizioni del tutto fuori da quella che egli pensava dovesse essere l’ortodossia. Per esempio sono in molti che addebitano a un suo intervento indiretto lo stop al via libera  alla consacrazione presbiterale di uomini già sposati  dopo che per tre anni i cattolici conciliari dell’America Latina avevano predisposto tutto perché si arrivasse a decidere in modo positivo. Nella Querida Amazonia  Bergoglio fu “costretto” a dire di no. La situazione si presenta ora in peggio: il segretario di Ratzinger Mons Gänswein, a funerali ancora da celebrare, ha già esternato, senza alcuna discrezione o stile, informazioni su dissensi del papa emerito nei confronti di decisioni di papa Francesco. Si preannuncia una scontro ora a viso aperto.

Il funerale

Il funerale è stato celebrato  in forme più sobrie di quelle previste dall’ordinamento canonico per la morte di un papa. La partecipazione  è stata ben inferiore di quella al decesso di papa Wojtyla. Di grande risonanza l’intervento dei media.  Noi auspichiamo che ora questo papa sia lasciato in pace, che papa Francesco non abbia anche il problema di rispondere a chi, usando del predecessore, si richiama al passato (recente), vuole dimenticare il Concilio e  non sa o non vuole leggere i segni dei tempi. Non inizi una campagna sul “santo subito”. La canonizzazione dei papi è un errore, come diceva il Card. Martini.

                                                                                               NOI SIAMO CHIESA

Roma, 10 gennaio 2023

 

Benedict XVI, the pope who wanted to stop the Church

Ratzinger’s death has aroused media and popular reactions, in part unforeseen and such as to affect the current structures of the Church. Evidently he was still a point of reference, of consensus and dissent, beyond the easy and simple affirmation that there is only one Pope. Probably also in the future he will remain as a point of reference for various memberships. It is therefore worthwhile, after this outburst of attention, to express oneself clearly and to say explicit words about a pontificate that “Noi Siamo Chiesa” has always followed critically.

Christianity and secularization

Ratzinger’s pontificate was in continuity with the ecclesial winter of the pontificate of Pope Wojtyla (of which Ratzinger was number two). The parameter of judgment is for us, even if not shared by all, the Second Vatican Council. On December 2005, the new pope, speaking to the Curia, criticized those who interpreted the Council as a real rupture in the history of the Church compared to those who saw it only as continuity. The inspiration behind this position is the same of Cardinal Ratzinger in his long years as prefect of the former S.Uffizio (now Congregation for the Doctrine of the Faith). The return to Christianity was the objective to be pursued, thinking of tradition in its most static terms in line with the Council of Trento and not with the free creativity of the Church of the first centuries. Faced with the changes in society and politics, “fear more than joy, more control than freedom” (Leonardo Boff ) prevailed. Universal principles were to be the basis for countering secularization, attention to the “signs of the times” (“segni dei tempi”) became secondary (as transpires from his will). One could speak of deafness to history. Benedict tried to “propose to his contemporaries a modernized neo-Christianity pivoting on the universal natural law guaranteed by the Church such as to establish fundamental rights for public regulations as the foundation of human civilization” (Daniele Menozzi ). The most evident reaction to this way of living the Message was a very strong criticism of secularization which sought other parameters for approaching reality “starting from the faculty for each individual to self-determine the forms of his own existence both in his social life and in the more profound anthropological structures (body, birth, death, sexual identity, etc. (D. Menozzi )”. From his testament there appears a lively criticism of many new and different biblical exegeses (his commentary on the four Gospels is lacking it concerns the comparison with the most recent and best exegeses, observed Cardinal Martini!).  Ratzinger seems to snub them but the biblical sciences have contributed considerably to deepening and purifying the faith by allowing the biblical texts to be interpreted in an adult way (Vito Mancuso). Ratzinger’s rigid scheme of understanding reality has had many consequences, for example the one on the opportunity to heal the fracture with the Lefebvrians against whom opportunities for return were offered, which failed. 1968 was not understood by Ratzinger who simplistically blamed the pedophilia of the clergy on the sexual revolution of that period.

Eurocentrism

But the narrow limit of his analyzes can be easily seen in one of the central axes of his pastoral approach. It is that of Eurocentrism. His analyzes on secularization are the consequence of Ratzinger being wholly internal to this continent (for better or for worse), the most involved in secularization after centuries of a hegemonic role of ecclesial structures, right up to the Enlightenment. His studies, his professorships, his disciples are realities that have conditioned his pastoral journey. He pledged to Pope Wojtyla that a reference to the “Christian roots” of Europe be included in the European Constitution and in Auschwitz in 2006 he said that a “criminal group forced our people “to be used and abused” as an instrument of their of destruction and domination”; but this is an interpretation of history that does not take into account the almost generalized support that Nazism had from the population.

Liberation theology

Ratzinger, without the charisma of Pope Wojtyla, made choices that the more “conciliar” positions present in the Church openly criticized. With the Dominus Jesus of 2000, inspired by him, the centrality of the “Catholic” faith was affirmed and the placement of other Christians on the level of “ecclesial communities separated from the true one Church”, second-class Christians; he helped to promote the review Communio in direct controversy with Concilium (expression of the main theologians of the conciliar area). In Regensburg in 2006 he expressed an unacceptable judgment on violent Islam; especially towards the Theology of Liberation he manifested a severe obstinacy without evangelical foundation. Gustavo Gutierrez , Leonardo Boff , Jon Sobrino , Jacques Dupuis , Edward Schillebeeck and many others – the main theologians of the post- conciliar period – were removed from teaching and marginalized. A climate of repression and self-censorship was established where theological research was carried out. In April 2008, on his birthday, he was received by Bush with a big party on the lawn of the White House with American-style songs and fanfares. In his speech to the UN general assembly he did not mention the problem of the North/South relationship or the questions of rearmament and peace. From then on, he was judged by many to be the pope of the West and was considered extraneous to and contrary to the new experiences and researches elaborated by the theology of the South.

Non-negotiable values

On some ethical issues related to the life of the individual and the family (gender, euthanasia, homosexuals, civil unions…) the position was more than firm, the same on abortion. It is an ethic of rigidity and of “non-negotiable values” which does not accept to reckon with the experience of the person, his sufferings, the specific situations of complex human realities, which cannot be judged by canon law but with great discernment and with much mercy. He was fully co-responsible for protecting the clergy from pedophilia during the many years of prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith, finally freeing himself in recent times from the most scandalous cover-ups (such as that of Marcial Maciel Degollado of the Legionaries of Christ) and receiving victims, thus trying to contradict a system that is widespread almost everywhere. He was then personally accused of having protected four priests when he was Archbishop of Monaco (issue still open).

The scandals

The scandals in the management of resources, the infidelity of some collaborators and a very badly organized system have compromised the pontificate. Many in the Christian population have understood that Benedict has been deceived but have also resented the atrocities that may be bearable in civil society and in politics but surprising in a structure with evangelical inspiration. Furthermore, the awareness spread that the pope, despite having the powers in such authoritarian and strong structure as the Vatican, was not personally capable of controlling and governing. In the end, a general fragility of the system was aggravated.

In Italy

The Card. Bertone , an arrogant and incapable clergyman, was named Secretary of State, on the basis of a completely questionable personal and friendship evaluation , despite his extraneousness to the great questions the Church deals with throughout the world. Benedict above all with this choice, which he defended against all logic and even after some obvious missteps, demonstrated his inability to govern. The management of the Italian Conference of Bishops (CEI)  of Card.Ruini and then of Card.  Bagnasco was supported, in substantial continuity between them, as managers of the ordinary administration and of the moderate status quo in Italian politics. The Welby and Englaro cases were the public manifestation of an ethical intransigentism which aroused bitterness and rejection in vast areas of the Catholic world as well. Finally, another non-ecclesial step was to highlight Scola’s candidacy for his succession by transferring him from bishop of Venice to bishop of  Milan.  Scola’s ecclesial history (as a student dismissed from the Venegono, seminary of diocesis of Milan ) was forgotten. After the “white smoke” at the Conclave, the online information of the CEI congratulated Scola as the new pope with great emphasis. These are serious facts, far from any ecclesial and evangelical logic.

The encyclicals

The analysis of his other pastoral choices can be done calmly, starting from his three encyclicals (“ Deus caritas est”, “ Spe salvi” and “Caritas in veritate ” ). Interesting contents will be found there, always coherent with Ratzinger’s basic theological and pastoral point of view. On the “Noi Siamo Chiesa” website there are analyzes and critical observations. Positive interventions can be found in his action, such as the Letter to Chinese Catholics of 2007 which opened up a possible dialogue with the regime.

The renunciation

His renunciation was the most just decision of his pontificate. According to both ecclesial and human logic, it was founded on common sense, due to Ratzinger’s physical conditions and his manifest incapacity to manage the situation. Not surprisingly, it aroused great disappointment in the whole fundamentalist area of the Church. It has contributed to desacralizing the figure of the papacy. A historical fact for the history of the Church. Even Bergoglio will probably follow the same line. And, thinking in retrospect, if Ratzinger hadn’t reasoned correctly to keep faith with principles (as did Pope Wojtyla, who had others govern in recent times) we would have had an incapable pope for years, a serious power vacuum. And now no one talks about how to ascertain the possible very delicate case of permanent physical or psychic impediment of a pope. Who ascertains this, offering the whole Christian and secular world the guarantee that there will be no incorrect pressures? Why is silence on this issue?.

Ten years of pope emeritus

Ratzinger did not complete his historic decision, he did not accept what many hoped for, he did not really leave the scene: retreat to some monastery in Bavaria, letting go of forms, the title of pope emeritus, an ad hoc monastery, the habit , residence in the Vatican (some have said to protect themselves with extraterritoriality from possible lawsuits brought by the USA and then by Bavaria). Remaining in the Vatican, receiving visitors and, sometimes, writing, he has exercised a role of interdiction on the one hand against the fundamentalist wing who wanted (and wants now) to use him against change (he was a bulwark towards the extreme right, we could say), on the other hand he was ready to intervene in the case of positions completely outside of orthodoxy. For example, there are many who blame his indirect intervention for stopping the go-ahead for the consecration to presbiteral responsibility of married men  after the conciliar Catholics of Latin America for three years had prepared everything so that a positive decision could be reached. In the Querida Amazonia Bergoglio was “forced” to say no. The situation is now for the worse: Ratzinger’s secretary Mons Gänswein , with funerals still to be celebrated, has already given out, without any discretion or style, information on the disagreements of the pope emeritus with regards to some decisions of Pope Francis. An open confrontation is now expected.

The funeral

The funeral was celebrated in more sober forms than those foreseen by the canon law for the death of a pope. Attendance was much lower than that at the death of Pope Wojtyla. The intervention of the media was of great resonance. We hope that now this pope will be left in peace, that Pope Francis will not also have the problem of responding to those who, using their predecessor, refer to the past, want to forget the Council and are unable or unwilling to read the signs of the times (“segni dei tempi”). You don’t start a campaign on “santo subito”. The canonization of popes is an error, as Cardinal Martini said.

                                                                                    NOI SIAMO CHIESA

Rome, 10 January 2023

 

 

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