Delpini arcivescovo di Milano. Una delusione. Aspettavamo un ricambio.

Noi Siamo Chiesa

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                                                                Comunicato stampa

La nomina di Delpini è una delusione per tanti. La diocesi di Milano esigeva un ricambio profondo.

Questa volta papa Francesco ha scelto l’ordinaria amministrazione con la nomina di Mons. Mario Delpini ad arcivescovo di Milano. Ci permettiamo di dissentire dalla sua decisione. Avevamo chiesto un vescovo di svolta, non siamo stati ascoltati come tanti altri che, in diocesi, speravano che , dall’esterno, arrivasse un soffio nuovo, necessario nella situazione attuale della cattolicità ambrosiana.

Ci permettiamo di indicare i punti che, insieme ad altri, riteniamo qualificanti, anzi necessari per la diocesi :

  • ripresa , senza ambiguità e senza troppi silenzi, delle caratteristiche del magistero del Card. Martini, che non sono scomparse ma che si sono molto appannate negli ultimi quindici anni. In particolare sottolineiamo: Parola di Dio al centro di tutta la vita ecclesiale, ecumenismo non di facciata, rapporto sereno e positivo con la cultura laica, impegno generalizzato a favore degli “ultimi”, posizione di ricerca sui nuovi problemi etici, lontana dalle ricorrenti campagne promosse o avvallate dalla CEI;
  • contrasto esplicito e generalizzato nei confronti delle tendenze presenti nella cultura e nella società fondate sui valori mondani del denaro e dell’immagine, sulla volontà, di stampo leghista, di esclusione dello straniero e del diverso, sulla disaffezione dalla politica;
  • apertura a tutte le realtà laicali, comprese quelle fuori dal coro del conformismo ecclesiastico, perché diano un contributo, non subalterno, ai diversi problemi della diocesi, in particolare alla soluzione di quelli derivanti dalla mancanza di clero.

Auspichiamo vivamente che Mons. Delpini, con questa maggiore responsabilità, sappia prescindere, almeno in parte, dal suo passato tutto interno al mondo ecclesiastico milanese e a ruoli non direttamente pastorali e diventare espressione di discontinuità. Se si andrà in questa direzione riceverà consensi da tanti che aspettano che il Concilio Vaticano II e il suo spirito siano il vero punto di riferimento per un generale rinnovamento ecclesiale.

Infine facciamo una proposta: all’inizio di questo nuovo episcopato si organizzi subito per un necessario periodo di tempo (per esempio tre mesi) una consultazione collettiva e generalizzata (comprensiva di tutti i soggetti ecclesiali, clero, laici uomini e donne, religiosi, che siano anche in ascolto, quando necessario, delle altre confessioni cristiane e della stessa cultura laica) per individuare i principali problemi pastorali della diocesi e per indicare proposte concrete, almeno iniziali e provvisorie, perché essi siano affrontati al meglio. Il nuovo vescovo si faccia guidare e guidi questo possibile nuovo momento straordinario di riflessione prima di iniziare il suo episcopato

                                                                 Vittorio Bellavite

                                                       Coordinatore di Noi Siamo Chiesa

Milano, 7 luglio 2017

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