Il Card. Bagnasco rinfocola la campagna contro il progetto di legge sul fine vita. Ci sembra una visione ideologica lontana dal personalismo di ispirazione evangelica.
La relazione odierna del Card. Bagnasco al Consiglio Episcopale Permanente della CEI mi sembra condivisibile su alcuni aspetti (per esempio sulle permanenti difficili condizioni economicosociali del paese e sul problema delle adozioni). Essa contiene però un attacco frontale al progetto di legge in discussione alla Camera sul fine vita. Sorprende la pesantezza del giudizio su un testo di iniziativa parlamentare, lungamente elaborato, che sta raccogliendo opinioni favorevoli per il suo equilibrio e la sua ragionevolezza da parte di una vasta opinione nel Parlamento e nel paese.
Il Card. Bagnasco si auspica che nulla cambi, egli dice di no al testamento biologico (siamo ancora sulle posizioni del caso Englaro?), dice di no a qualsiasi diversa affermazione rispetto al potere del personale sanitario a cui dovrebbe sempre spettare ogni decisione finale. Non mi sembra questa una impostazione “personalista”, che è invece sottesa alla “relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico” (come recita il testo del progetto di legge) e alla libertà del malato di decidere, in ultima istanza, sulla base del consenso informato, che è ormai un pilastro di ogni intervento sanitario oltre che una esplicita norma del dettato costituzionale .
Mi sembra che in Bagnasco il problema della comprensione del vissuto del malato sia soffocato da una visione ideologica in nome del rifiuto di un preteso individualismo e in nome della affermazione della “vita come bene indisponibile” (ma qui si parla della malattia, è una cosa un po’ diversa). Mi sembra che tutto ciò significhi uno scarso rispetto della persona.
Il fantasma dell’eutanasia aleggia su un disegno di legge che, per constatazione comune, si occupa di ben altri aspetti del fine vita.
Noi Siamo Chiesa ha diffuso nei giorni scorsi un ampio documento (in allegato), che è riassunto nel comunicato stampa che si legge qui di seguito.
Roma, 20 marzo 2017 Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa
“Noi Siamo Chiesa”
Via N.Benino 3 00122 Roma
Via Soperga 36 20127 Milano
tel.+39-022664753 cell. 3331309765
email vi.bel@iol.it
www.we-are-church.org/it Comunicato stampa
Noi Siamo Chiesa appoggia il progetto di legge sul fine vita ma non la possibile obiezione di coscienza da parte del personale sanitario
Finalmente la Camera riprende a discutere di fine vita dopo che fu abbandonato nel novembre del 2011 il progetto Calabrò che “Noi Siamo Chiesa” giudicò negativamente perché raccoglieva la volontà di rivincita degli ambienti più clericali e conservatori dopo la conclusione della vicenda di Eluana Englaro nel febbraio 2009.
Riflettere sul fine vita significa essere consapevoli dei tanti valori in discussione, dei limiti che qualsiasi buona legge ha nell’occuparsi del momento finale dell’esistenza di ogni persona con la sua coscienza, con i suoi dubbi o con le sue certezze. Nel documento allegato Noi Siamo Chiesa esprime dei punti di vista su queste questioni di fondo.
Ciò premesso, Noi Siamo Chiesa ritiene che l’attuale progetto di legge costituisce un vero passo in avanti. Viene bene normato il consenso informato del malato, con richiamo all’art.32 della Costituzione, vengono definite le Disposizioni anticipate di Trattamento (DAT) e viene previsto il nuovo istituto della “Pianificazione condivisa delle cure”. Noi Siamo Chiesa ritiene che la decisione ultima sulla propria malattia e sulle sue terapie debba essere del malato. Ciò è ben affermato dal ddl che però cade in palese contraddizione quando al comma 7 dell’art.1 punta a ridare al medico un ruolo ultimo sulla base della sua deontologia professionale, introducendo in tal modo una specie di obiezione di coscienza non formalizzata, che riteniamo inaccettabile e che viene sponsorizzata da una parte del personale sanitario.
La nutrizione e l’idratazione artificiali devono essere lasciate –ci sembra- alla libera decisione del malato e non devono essere considerate sempre come un sostegno vitale obbligatorio, come pretendono molti medici che ritengono questa la questione principale della legge.
L’eutanasia con tutte le sue difficili problematiche, non è oggetto di questo progetto di legge. In relazione alle discussioni di questi giorni pensiamo che debba sempre essere forte e rilevante la compassione e la misericordia per ogni scelta di coscienza, coerente o no con le opzioni di principio che si possono sostenere e che questo atteggiamento potrebbe avere conseguenze nel campo del diritto e soprattutto nel rifiuto di ogni stigmatizzazione morale per scelte fatte in un campo così delicato.
NOI SIAMO CHIESA
Roma, 13 marzo 2017
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