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Noi Siamo Chiesa

Sezione italiana del movimento internazionale “We Are Church” per la riforma della Chiesa cattolica

Giovanni Franzoni compie ottanta anni !!

Franzoni e la Chiesa dei poveri

 

Il "Dom" compie ottantanni in questi giorni e nel suo "Laboratorio di religione" pratica la fede come atto di responsabilità. Una vita spesa dalla parte degli "altri": i poveri, gli emarginati, i dimenticati. «Ma restiamo ai margini del Vaticano»

  Si chiama "Il laboratorio di religio­ne" la riunione di Giovanni Franzo­ni con i bambini, la domenica pri­ma della messa. Non c’è alcuna dot­trina da imparare, piuttosto da ri­flettere sul significato della scelta di fede e delle responsabilità che porta con sé. Ho un ricordo di ore veloci, passate ad ascolta­re e discutere sui temi più diversi.

Una volta Giovanni, come sempre l’abbiamo chiamato in Comunità mentre per alcuni è sem­pre Dom Franzoni, ci spiegava la distinzione tra profeti autentici, vicini alle persone sempli­ci, e i profeti pagati dal principe, dal potere. Anche da bambino, ero interessato al mio tem­po e non capivo perché Dio avesse mandato profeti solo nell’antico Israele. Giovanni accol­se l’obiezione e passammo alcune settimane a farci raccontare e leggere di profeti contempo­ranei: tra gli altri, Don Milani, Monsignor Romero, Martin Luther King.

  GIOVANNI FRANZONI siede certamente tra loro, anche se è ben più giovane compiendo solo ot­tantanni in questi giorni. Nessuno tra quelli che la conoscono avrebbe dubbi sul valore pro­fetico della sua vita, della sua fede, del suo pen­siero.

Nella comunità di Base di San Paolo a Roma, di cui è tra i fondatori, la messa è servita colletti­vamente. Ci sono molte voci autorevoli, ma ogni voce ha il suo spazio, anche se appena arri­vata. Non c’è un pastore fìsso, o una gerarchia strutturata. Chi vuole può alzarsi e condividere le sue preghiere o il suo pensiero sulle letture della Bibbia e sui fatti del tempo corrente. Natu­ralmente si recita il Padre Nostro e si spezza il pane, come fanno i cristiani in tutto il mondo.

 

La comunità, mi spiega Giovanni Franzoni, è parte della Chiesa, ma sta ai suoi margini. E’ appena tollerata dalla Curia romana, ma ha molti amici e fratelli sparsi in tutto il mondo. Da quando, nel 1974, si è dimesso da Abate di San Paolo fuori le mura, una carica che ha il rango di delegato diretto del Papa, la comunità si riunisce in dei locali molto semplici al 152 di via Ostiense a Roma.

  LA RIFLESSIONE del Concilio Vaticano II, punto di partenza di questa esperienza, aveva un sen­so carico di valore per l’impegno politico e so­ciale. La Chiesa dei poveri non poteva non por­si il problema delle cause che generavano mar­ginalità e oppressione. Non bastava più la pu­rezza dogmatica, era necessaria l’azione. Era il tempo della teologia della Liberazione, dei cri­stiani di base, esperienze che più recentemente hanno contribuito al movimento "Noi siamoChiesa" che chiede alle gerarchie maggiore parte­cipazione, apertura e tolleranza, il sacerdozio femminile.

Vivere col Vangelo in una mano e il quotidia­no nell’altra, era uno dei motti tipici degli esordi. Eppure i cattolici in politica, osservo, sono asso­ciati ai conservatori, alla destra. Non è vero, mi corregge Giovanni Franzoni, Joe Biden, il vice di Obama, per esempio è un cattolico aperto e pro­gressista. Tuttavia, insiste, è giusta una grande prudenza nell’usare la propria fede come una bandiera. Noi non vogliamo strumentalizzare l’aggettivo "cristiano" per una posizione politica. La scelta di fede non è razionale, ma deriva da una esperienza religiosa personale. L’esperienza di fede porta all’assunzione di responsabilità, ma la responsabilità politica e sociale va impiega­ta laicamente, anche perché il percorso sarà con­diviso con persone di altri fedi o nessuna.

  A OTTANTANNI Giovanni Franzoni continua ad es­sere impegnato come sempre. Sta lavorando al quarto volume della sua opera omnia, porta avanti un progetto per costruire una centrale fotovoltaica ed eolica in un ospedale di Gaza.  C’è poi la Comunità e il laboratorio con i bambini. Gli chiedo di dire qualcosa alle persone che lo hanno ascoltato e letto, rimanendone ispirate e mosse. Non sono per l’amore da ricambiare, mi dice, sono per l’amore solare. Sono per l’irradiazione e non il circolo chiuso. Se qualcosa ho dato, vorrei che chi ha ricevuto trovi modo di dare a sua volta.Dice: bisogna rievocare le motivazioni, coltivare l’autonomia personale, e la maturazione delle proprie scelte. In questo tempo dominato dalla paura e dall’angoscia, non abbiamo bisogno di leader, ma di responsabilità. A ottant’anni si pensa a quando si verrà meno, conclude sorridendo.Spero che ciò non abbia alcun impatto sull’ impegno collettivo, il cui motore deve ormai essere indipendente da me. Come esseri umani dobbiamo cercare di costruire qualcosa di positivo, sempre ridendo, e rimanendo capaci i ascoltare la felicità della natura. L’Unità – 8 novembre 2008  pag.43                                                                         Marco Simoni 


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Commenti

2 risposte a “Giovanni Franzoni compie ottanta anni !!”

  1. Avatar
    Anonimo

    Ti ho trovato in rete dopo trent’anni come stai…..se sarai il giorno 8 luglio alle ore 20 alla notte bianca organizzata da travaglio e padellaro….. ti rivederei con tanto piacere. ciaoo luciano fontana via tino pelloni 49 modena 41100 059392283;

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