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La Caritas sfata i falsi miti sui rifugiati in Italia

 

Oltre i falsi miti e la propaganda: 10 cose da sapere sui migranti

Dai salvataggi in mare al business dell’accoglienza, passando dal tema dell’invasione, il terrorismo e il degrado: la Caritas smonta tutti i luoghi comuni legati all’immigrazione in Italia.

Oltre i falsi miti e la propaganda: 10 cose da sapere sui migranti

Redattore Sociale, 20 febbraio 2018

“Sono troppi”. “Sono tutti terroristi”. “Portano solo degrado”. “Vengono tutti in Italia”. Sono queste soltanto alcune delle frasi che si sentono ripetere di continuo sui migranti, specialmente in questo periodo di propaganda pre-elettorale. Ma quante di queste affermazioni sono vere? E quanti sono, invece, soltanto dei luoghi comuni? Per sfatare i falsi miti sul tema Caritas italiana ha realizzato un sussidiario dal titolo “10 cose da sapere su migranti e immigrazione”. L’obiettivo è quello di fare chiarezza, dati alla mano, su una serie di affermazioni fuorvianti.

Il primo degli argomenti trattati è quello dei salvataggi in mare, un tema che è stato al centro delle cronache specialmente nei mesi estivi. Nel compendio viene spiegato cos’è la zona Sar (search and rescue) e come vengono svolte le operazioni in mare. “Occorre non alimentare percezioni che mettono sullo stesso piano o confondono interessi criminali a scopo di lucro di chi mette in pericolo vite umane ed entità senza scopo di lucro che lavorano per salvare vite in mare – si legge -. Come ha sottolineato il Viceministro degli Esteri Mario Giro, il vero fattore di attrazione non lo fanno i salvataggi in mare ma è la presenza stessa dell’Europa a poche miglia marine dalla costa africana”. Si passa poi all’affermazione che “gli immigrati sono troppi”: “Secondo i dati del Ministero degli Interni i rifugiati a metà 2016 sono 131 mila su una popolazione di circa 60 milioni. In Svezia la popolazione è circa un sesto di quella italiana (10 milioni) e i rifugiati sono 186mila. In Germania (82 milioni di abitanti) i rifugiati sono 478 mila, quasi 4 volte quelli presenti in Italia – spiega Caritas -. 131 mila su 60 milioni vuol dire una proporzione del 2 per mille. Significa che per una cittadina di piccole dimensioni come Legnano che ha circa 25 mila abitanti – se fosse rispettata la proporzione nazionale – sarebbero 50, in una come Macerata vivrebbero 84 rifugiati, in una città come Bologna circa 800. Di certo, non proprio un’invasione. E’ vero che l’Italia riceve flussi importanti d’ingresso ed è sotto pressione per gli sbarchi a causa della sua posizione geografica in mezzo al Mediterraneo e di frontiera dell’Ue a sud, ma malgrado ciò ha una percentuale molto contenuta di rifugiati sul proprio territorio. Un numero gestibile attraverso lungimiranti politiche di accoglienza e integrazione che possano generare risorse sostenibili per i territori”.

Si passa poi al “Tutti in Italia. E in Europa?”: “In Europa la percentuale dei rifugiati rispetto alla popolazione totale è molto bassa, anche se in continua crescita – si legge -. La Svezia rimane il paese con il rapporto più alto tra rifugiati presenti e popolazione ovvero poco più di due rifugiati ogni 100 abitanti mentre l’Italia appena di 2,4 ogni mille abitanti per cui se mettessimo in fila mille persone solo due o poco più sarebbero dei rifugiati. Ma nel 2016 quante persone sono entrate in Europa per chiedere protezione? In totale 1.259.955 richieste di asilo, poco meno rispetto al 2015. La Germania ha ricevuto quasi 750 mila domande ovvero 6 volte in più dell’Italia che ne ha ricevute 122 mila. Seguono la Francia con 84 mila e la Grecia con 51 mila”. Al quarto punto viene toccato il tema secondo cui gli immigrati ci rubano il lavoro. Stando ai numeri, dal 2008 al 2016 la presenza dei lavoratori stranieri si è fatta sempre più evidente, da 1,7 milioni si è passati a 2,4 milioni (+41%). Nello stesso periodo, il loro peso sul totale degli occupati è cresciuto dal 7,3% al 10,5%. Gli immigrati restano però occupati prevalentemente in lavori di media e bassa qualifica. “Oltre un terzo degli stranieri (35,6%) esercita infatti professioni non qualificate, il 29,3% ricopre funzioni da operaio specializzato e solo il 6,7% è un professionista qualificato. Quello che più salta agli occhi è la loro concentrazione in alcuni settori: in base agli ultimi dati della Moressa, il 74% dei collaboratori domestici è infatti straniero, così come il 56% delle badanti e il 51% dei venditori ambulanti. E ancora: il 39,8% dei pescatori, pastori e boscaioli è d’origine immigrata, così come il 30% dei manovali edili e braccianti agricoli. Gli stranieri restano invece esclusi dalle professioni più qualificate”. Altro falso mito è quello secondo cui gli stranieri non pagano le tasse: secondo i dati della fondazione Moressa, però, sono 2,3 milioni i lavoratori stranieri, pari al 7,5% del totale, e pagano 7,2 miliardi di euro di Irpef, con un aumento del 6,4% in un anno. Non solo. Dal 2010 al 2016 l’Irpef degli stranieri è aumentato del 13,4%, mentre il gettito degli italiani è diminuito dell’1,6%. I ‘campioni’ restano romeni, albanesi e marocchini, che rappresentano le nazionalità più numerose, ma sono i contribuenti filippini, moldavi e indiani a segnare il record di crescita nell’ultimo anno.

La Caritas passa poi in rassegna altri slogan, come “aiutiamoli a casa loro”, spiegando  che “gli immigrati non arrivano dai paesi più poveri del mondo e non sono i più poveri dei loro paesi: per emigrare occorre disporre di risorse. Questo vale anche per i rifugiati. I più poveri di norma fanno poca strada e non potrebbero farne di più – spiega Caritas -. Inoltre, questo assunto dimentica un aspetto di capitale importanza: il bisogno che le società sviluppate hanno del lavoro degli immigrati. Basti pensare alle centinaia di migliaia di anziani assistiti a domicilio da altrettante assistenti familiari, dette comunemente badanti”. Al punto sei si affronta il tema immigrazione uguale terrorismo: secondo i dati forniti dal Global Terrorism Database e studiati dalla ricercatrice italiana Belgioioso, il 62,25% degli attentati in Europa viene compiuto da organizzazioni europee, (gruppi di estrema destra e sinistra e gruppi anarchici, separatisti e animalisti). Il 15% circa, poi, sono perpetrati da movimenti antiimmigrati, il 4,08% da gruppi anti-Islam e il 3,89% da gruppi jihadisti. Per il 14,0% circa degli attentati non si è riusciti a individuare i responsabili. Si passa poi al tema l’Italia agli italiani e al business dell’accoglienza. Per finire col tema degli immigrati che portano solo degrado e con un uno degli stereotipi più diffusi: hanno tutti il telefonino. “Per i rifugiati che scappano da paesi distrutti dalla guerra come la Siria, l’Iraq e la Libia, lo smartphone è essenziale tanto quanto un giubbino salvagente – conclude Caritas – Il cellulare è indispensabile per comunicare con la famiglia lontana e con gli amici, per scambiarsi informazioni “di servizio” legate al viaggio o al luogo in cui si arriva e per sapere quali sono i tanti pericoli che si possono incontrare. Ecco perché il cellulare è il primo bene che una persona si porta dietro. In Italia, al loro ingresso nella struttura di accoglienza, i richiedenti asilo ricevono una ricarica telefonica che gli permetterà di informare le mogli, i mariti, i figli, le madri e i padri che il viaggio è andato bene, che non sono annegati, come purtroppo spesso succede”. (ec)

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