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Noi Siamo Chiesa

Sezione italiana del movimento internazionale “We Are Church” per la riforma della Chiesa cattolica

La destra curiale organizza un grande meeting per il febbraio 2022 per parlare del sacerdozio. Si capisce che si vuole ben separareil ministero ordinato da quello universale dei fedeli. Si vuole tornare a prima del Concilio? Leggi il testo di Noi Siamo Chiesa e poi la sua traduzione in inglese e in portoghese..

Un prete esterno alla comunità cristiana ed alla storia di oggi. Questo propone un grande Simposium promosso da Cardinali del Vaticano per febbraio 2022

Lunedì 12 in Vaticano c’è stata una conferenza stampa per presentare  gli intendimenti e il programma di un più che ambizioso Simposium da tenersi dal 17 al 19 febbraio 2022 su “Per una teologia fondamentale del sacerdozio”. L’argomento si presenta da sempre  di prima grandezza perché nella vita della Chiesa la centralità del ruolo del prete è molto importante ma anche perché la realtà di oggi, ecclesiale, sociale e culturale  ha già imposto di ragionare su quanto prima si dava per scontato (il celibato, l’ autorità del prete, la sua distinzione/separazione dai credenti solo battezzati e via di questo passo). E’ stato il movimento che si ispira al Concilio a porre i problemi e a discuterne tanto da fare ipotesi che possono mettere in discussione il modo stesso con cui si evangelizza. E la questione del celibato è uno solo dei problemi.

Sinodalità e Trinità per sacralizzare il prete?

Quanto si capisce subito dalla lettura dei testi della conferenza stampa e dal programma è una evidente volontà di fondare le radici teologiche del  “sacerdozio” (ma perché usare ancora questo sostantivo preconciliare?) e quindi la differenza tra il sacerdozio universale dei battezzati e quello ministeriale. Queste radici vengono affermate ma non dimostrate. Sembra che si reggano solo su un principio d’autorità. Due punti si afferma che sorreggano questa teologia, la sinodalità ed una ecclesiologia trinitaria. Non si capisce l’”uso” della sinodalità . I sinodi recenti (sulla famiglia, sui giovani, sull’Amazzonia) hanno semmai parlato del “sacerdozio” al di fuori della ricerca teologica e all’interno invece di un’ottica del tutto pastorale. Il Simposium si presenta come un grande convegno senza una seria e programmata  presenza dal basso delle opinioni della base cattolica che possa richiamare in qualche modo il concetto di sinodalità. Del tutto incomprensibile è il poi il riferimento alla “dinamica trinitaria” (continuamente richiamata) come elemento caratterizzante la figura del sacerdote. Si vuole forse,  in modo maldestro,  trovare elementi  per “sacralizzarla” con l’esito, evidentemente voluto, di “immobilizzarla” a ciò che essa è stata dopo il Concilio di Trento? Si pensa forse di poter attivare in questo modo (che ci sembra sprovveduto)  un “movimento vocazionale” di cui si parla nella presentazione del Simposium? Come si fa a sostenere che “il ministero  dei preti  è essenzialmente mistico, è cioè iscritto nel Mistero”? Che il celibato è un segno profetico perché servono profeti e non funzionari? Nell’universo cristiano esterno alla Chiesa cattolica ci sarebbero solo funzionari?  I testi hanno anche parole meno impegnative, si cita il clericalismo si cui parla papa Francesco ma la sostanza è quella che è, del resto, bene indicata dal titolo dell’incontro.

 Il prete senza comunità dei credenti?

Detto tutto ciò, quello che lascia stupefatti  e che  conferma l’animus dei promotori, è la totale assenza in tutto il progetto di una riflessione sul Popolo di Dio, sul “gregge” (Francesco). Il prete serve per celebrare l’Eucaristia e per confessare. Il resto non c’è. E’ una concezione spiritualista che implica una specie di rifiuto della materialità della vita. E’ come se il prete vivesse fuori dalla storia, dal vissuto, anzitutto di sé stesso e poi dei credenti che vivono la fede, a fatica o con gioia,  degli uomini in ricerca e dei cosidetti  “lontani”. Le situazioni che tante persone avvertite nella Chiesa cercano di porre sono tante. Non solo quelle relative al celibato, agli abusi sessuali  (“la lotta agli abusi non può che farsi nella chiarezza teologica”, che significa?) e ai viri probati ma anche a tante altre. Per esempio  quelle relative al calo del  numero dei preti  e al loro invecchiamento,  alla loro formazione, alla loro abitudine a gestire tutto nel funzionamento della Chiesa  con eccesso di autorità , alle loro solitudini,  alla stessa  gestione dei beni della Chiesa  , fino invece agli aspetti positivi per la loro partecipazione alla vita del prossimo nei momenti difficili ed in quelli sereni e di praticare così la carità. E poi resta la questione centrale che sembra ben poco  interessare al Simposium, è quella di ridurre la distanza dai cosidetti “laici” , di considerare le “laiche” come i “laici” organizzando in tal modo  un salto di qualità nella Chiesa rispetto alle differenze di genere che esistono  ancora nella società, di considerare la funzione del   prete solo in riferimento alla comunità cristiana in cui è inserito e della quale è animatore.  E’  la comunità che da al ministero la sua ragione d’essere.

Una iniziativa molto ambiziosa e a senso unico

Il senso di questa iniziativa, che si terrà nell’aula Paolo VI in Vaticano, lo si capisce facilmente  osservando chi la promuove e qual’é il suo programma. E’ stato costituito un “Centre de récherche et d’antropologie des vocations”, promotori la “Revue thomiste”, la rivista “Communio”, l’Istituto Tomistico della facoltà teologica dell’Angelicum  e l’UCAO (vescovi dell’Africa occidentale). Essi fanno parte di un unico orientamento teologico ed  hanno avuto l’avvallo e la partecipazione in prima persona come relatori al Simposium di ben otto  prefetti di Congregazioni di Curia (oltre a Parolin), di un vescovo, di undici preti tutti docenti in facoltà teologiche   di sei paesi diversi (non ci sono teologi sudamericani o africani o asiatici) e di cinque donne di cui due suore. Non ci sono laici  di sesso maschile . E’ come se essi dicessero “Nessuno si impicci, per parlare del prete  facciamo tutto da soli!”. Allo stato attuale nel programma non sono previsti spazi per il dibattito. La partecipazione è libera, sono già aperte le iscrizioni. Sono attese delegazioni nazionali e diocesane da tutti i continenti (si veda il sito <www. communio-vocation.com>)  . Il Simposium si presenta così come una grande azione di lobby nella Chiesa, avvallata  da gran parte della  struttura del Vaticano. Chi segue le cose di Chiesa non può che pensare che si voglia unificare in modo evidente e anche  clamoroso i vari filoni di quanti sono diffidenti o addirittura ostili nei confronti del  corso di papa Francesco, convinti che sia questo il momento giusto per fare ciò. Sullo sfondo sta il contrasto profondo con gli orientamenti che stanno emergendo al Synodaler Weg  della Chiesa tedesca e la possibilità di prepararsi ad alzare il tiro di una linea clericale al Sinodo  dei vescovi sulla sinodalità dell’ottobre 2022. Naturalmente  ci sono  interrogativi che non si possono eludere: il carattere e la valenza di questo Simposium sono condivisi, almeno in parte, da papa Francesco ? se così fosse non potremmo che associarlo alla nostra critica. Oppure il Papa lo subisce? In questo caso dovremmo  constatare la debolezza di Francesco nei confronti della Curia che appare più  evidente di prima negli ultimi tempi.

Noi pensiamo/speriamo che questo tentativo  di voler tornare indietro a prima del Concilio, senza aprire gli occhi di fronte ai veri problemi dell’annuncio del  messaggio del Vangelo oggi, possa concludersi in niente perché forze vitali nella carità e nella fede ci sono in Italia e sparse nel grande universo cattolico e cristiano, nelle periferie e dovunque.  Lo Spirito circola sempre e agisce anche se facciamo fatica a percepirlo.

Roma, 18 aprile 2022                              NOI SIAMO CHIESA

 

A priest external to the Christian community and to today’s history. This proposes a large Symposium promoted by Vatican Cardinals for February 2022

On Monday 12 at the Vatican there was a press conference to present the intentions and the program of a more than ambitious Symposium to be held from 17 to 19 February 2022 on ” For a fundamental theology of the priesthood “. The argument has always been of primary importance because in the life of the Church the centrality of the priest’s role is very important  but also because today’s reality, ecclesial, social and cultural, has already imposed to think about the sooner you gave for  granted (celibacy, the  authority of the priest, his distinction / separation from only baptized believers and so on). It was the movement inspired by the Council that posed the problems and discussed them so much as to  make hypotheses that could question the very way in which one evangelizes. And the issue of celibacy is only one of the problems .

Synodality and Trinity to make the priest sacred?

What is immediately understood by reading the texts of the press conference and by the program is an evident desire to found the theological roots of the “priesthood” and therefore the difference between the universal priesthood of the baptized and the ministerial one. These roots are affirmed but not proved. It seems that they are based only on a principle of authority. Two points are said to support this theology, synodality and a Trinitarian ecclesiology . The “use” of synodality is difficult to understand. The recent Synods (on the family, on  young people, on the Amazon) have rather talked of the ” priesthood ” to the outside of theological research and inside instead of a view of the pastoral ministry . The Symposium is presented as a great meeting without a serious and programmed presence from below of the opinions of the Catholic base that could in any way recall the concept of synodality . Completely incomprehensible is the reference to the “trinitarian theology” (constantly recalled ) as an element characterizing the figure of the priest. You may want  to find clumsily items for to made “sacred” the priest  with the outcome , obviously wanted to “immobilize” to what the prist was after the Council of Trento? Do we think that we can activate in this way (which seems naïve to us) a “vocational Movement” mentioned in the presentation of the Symposium ? How can we argue that “the ministry of priests is essentially mystical, that is inscribed in the Mystery”? That celibacy is a prophetic sign because prophets and not officials are needed? Would there be only officials in the Christian universe outside the Catholic Church? The texts also have less demanding words, he cites that  the clericalism is mentioned by Pope Francis but the substance is the one that is, moreover, well indicated by  the title of meeting.

The priest without community of believers?

Having said all that, what amazes and confirms the “animus” of the promoters , is the total absence in the whole project of a reflection on the people of God, the “flock” (Francis). The priest is used to celebrate the Eucharist and to confess. The other possible engagement don’t exist.  It is as if the priest lives outside of history, of experience, above all of himself and then of believers who live the faith, with difficulty or joy, of men in search and of the so-called   out of faith. The situations that so many people perceived in the Church try to pose are many. Not only those relating to celibacy , sexual abuse ( “to combat abuses can only be in theological clarity ‘, which means?) and the viri probati but also  many others. For example, those relating to the decline in the number of priests and their aging, their education in seminary, their habit of managing everything with excess of authority, their loneliness, the very management of the goods of the Church, up to the positive aspects for their participation in the life of others in difficult and peaceful moments and thus to practice charity. And then the central question that seems to be of little interest to the Symposium remains , is that of reducing the distance from the so-called “laity”, of considering the “laity men ” as the “laity women” by organizing a qualitative leap in the Church with respect to gender differences that they still exist in society and to consider the function of the priest only in reference to the Christian community in which he is inserted and of which he is the animator.

A very ambitious and initiative with a single point of wiew

The sense of this initiative , which will be held in great classroom “ Paul VI” on the Vatican, you can tell easily the promoters and the program. It was created a ” Centre de Récherche et d’antropologie des vocations ” , from the ” Revue thomiste “, the magazine ” Communio “, l’ Institute Thomistic  of the theological faculty of “Angelicum and UCAO (bishops of  West Africa). Tha promoters were part of a single theological orientation and had the endorsement and participation like speakers at the Symposium of eight prefects of Congregations of Curia (plus Parolin ) , of a bishop and of eleven priests, all teachers in theological faculties of six different countries (there are no South American or African or Asian theologians) and of five women, two of whom are nuns . There are no male laymen . It is as  they said ” Nobody hangs, to talk about the priest we do everything by ourselves!” . At present the program does not have provided spaces for debate . Participation is free, registrations are already open. They are expected national and diocesan delegations from all continents. The Simposium thus presents itself as a great lobbying action in the Church, endorsed by a large part of the Vatican structure. Those who follow the questions of the Church can think that they want to unify in an evident and even a  sensational way the various strands of those who are trusting or even hostile towards the course of Pope Francis, convinced that this is the right moment to do this . In the background is the profound contrast with the orientations that are emerging at the Synodaler Weg of the German Church and the possibility of preparing to raise questions  at the Synod of Bishops on Synodality in October 2022. Of course, there are questions that cannot be evaded: are the character and significance of this Simposium shared, at least in part, by pope Francis? If that was the case, we could only associate it with our criticism. Or the pope suffer it? In this case we should note the weakness of Francis towards the Curia which appears more evident than before in recent times. If that   cannot the case, we could only associate it withriticism.

We think / hope that this attempt to want to go back to before the Council, without opening our eyes to the real problems of proclaiming the message of the Gospel today , it can end in nothing. There are vital forces in charity and faith in Italy and scattered throughout the great Catholic and Christian universe , in the peripheries and everywhere, because the Spirit always circulates and acts even if we find it hard to perceive it.

Rome,  18 April 2022                             NOI SIAMO CHIESA

 

Um padre externo à comunidade cristà e à historia de hoie. Isso propoe um grande Simposium promovido por Cardeais do Vaticano para fevereiro do 2022

20 Abril 2021

O que é imediatamente compreendido pela leitura dos textos da coletiva de imprensa e pelo programa é uma evidente vontade de fundar as raízes teológicas do “sacerdócio” (mas por que ainda usar este substantivo pré-conciliar?) e, portanto, a diferença entre o sacerdócio universal do batizado e aquele ministerial. Essas raízes são afirmadas, mas não demonstradas. Parece que se sustentam apenas em um princípio de autoridade. Dois pontos são afirmados para apoiar esta teologia, a sinodalidade e uma eclesiologia trinitária. Não se entende o “uso” da sinodalidade.

O comentário é publicado por Noi Siamo Chiesa, 19-04-2021. A tradução é de Luisa Rabolini.

 Eis o texto. 

Segunda-feira 12, no Vaticano teve uma coletiva de imprensa para apresentar as intenções e o programa de um mais que ambicioso Simposium a realizar-se de 17 a 19 de fevereiro de 2022 sobre “Por uma teologia fundamental do sacerdócio“. É desde sempre um argumento de primeira grandeza porque na vida da Igreja é muito importante a centralidade do papel do padre, mas também porque a realidade de hoje, eclesial, social e cultural, já nos obrigou a pensar sobre o que antes era dado como certo (celibato, autoridade do padre, sua distinção/separação dos fiéis batizados e assim por diante). Foi o movimento que se inspira no Concílio que colocou os problemas e os discutiu, a ponto de fazer hipóteses que podem questionar a própria maneira como se evangeliza. E a questão do celibato é apenas um dos problemas.

 Sinodalidade e Trindade para sacralizar o padre?

O que é imediatamente compreendido pela leitura dos textos da coletiva de imprensa e pelo programa é uma evidente vontade de fundar as raízes teológicas do “sacerdócio” (mas por que ainda usar este substantivo pré-conciliar?) e, portanto, a diferença entre o sacerdócio universal do batizado e aquele ministerial. Essas raízes são afirmadas, mas não demonstradas. Parece que se sustentam apenas em um princípio de autoridade. Dois pontos são afirmados para apoiar esta teologia, a sinodalidade e uma eclesiologia trinitária. Não se entende o “uso” da sinodalidade.

Os recentes sínodos (sobre a família, sobre os jovens, sobre a Amazônia), no máximo, falaram do “sacerdócio” fora da indagação teológica e dentro de uma perspectiva totalmente pastoral. O Simposium se apresenta como uma grande conferência sem uma presença séria e programada de baixo das opiniões da base católica que possa relembrar de alguma forma o conceito de sinodalidade. Totalmente incompreensível é também a referência à “dinâmica trinitária” (continuamente referida) como elemento caracterizador da figura do sacerdote. Talvez se queira, de forma desajeitada, encontrar elementos para “sacralizá-la” com o resultado evidentemente desejado, de “imobilizá-lo” ao que ela foi após o Concílio de Trento? Talvez se pense em poder ativar desse modo (que nos parece simplório) um “movimento vocacional” do qual se fala na apresentação do Simposium?

Como se pode argumentar que “o ministério dos padres é essencialmente místico, isto é, está inscrito no Mistério”? Que o celibato é um sinal profético porque são necessários profetas e não funcionários? Haveria apenas funcionários no universo cristão externo à Igreja Católica? Os textos também têm palavras menos exigentes, menciona-se o clericalismo de que fala o Papa Francisco, mas a substância é aquela que, de resto, é bem indicada pelo título do encontro. O padre sem comunidade de fiéis?

Dito isto, o que nos deixa assombrados e confirma o ânimo dos promotores é a total ausência em todo o projeto de uma reflexão sobre o Povo de Deus, sobre o “rebanho” (Francisco). O padre serve para celebrar a Eucaristia e para confessar. O resto não existe. É uma concepção espiritualista que implica uma espécie de rejeição da materialidade da vida. É como se o padre vivesse fora da história, da vivência, sobretudo de si mesmo e também dos fiéis que vivem a fé, com dificuldade ou com alegria, dos homens em busca e dos ditos “distantes”. São muitas as situações que tantas pessoas presentes na Igreja tentam apresentar. Não só às relativas ao celibato, aos abusos sexuais (“o combate aos abusos só pode ser feito com clareza teológica”, o que significa?) e aos viri probati mas também a muitas outras.

Por exemplo, aquelas relativas à diminuição do número de padres e ao seu envelhecimento, à sua formação, ao seu hábito de gerir tudo no funcionamento da Igreja com excesso de autoridade, à sua solidão, à própria gestão dos bens da Igreja, até aos aspectos positivos por sua participação na vida do próximo nos momentos difíceis e naqueles serenos e em praticar assim a caridade. E depois fica a questão central que parece pouco interessar ao Simposium, aquela de reduzir a distância dos chamados “leigos”, de considerar as “leigas” como os “leigos” organizando de tal forma um salto de qualidade na Igreja em relação às diferenças de gênero que ainda existem na sociedade, de considerar a função do padre apenas em referência à comunidade cristã na qual está inserido e da qual é o animador. É a comunidade que dá ao ministério sua razão de ser. Uma iniciativa muito ambiciosa e de via única. O significado desta iniciativa, que será realizada na Sala Paulo VI, no Vaticano, pode ser facilmente entendido observando quem a promove e qual é o seu programa.

Foi criado um “Centre de récherche et d’antropologie des vocations“, promotores a “Revue thomiste“, a revista “Communio“, o Instituto Tomista da faculdade teológica do Angelicum e a UCAO (bispos da África Ocidental). Eles fazem parte de uma mesma orientação teológica e tiveram o aval e a participação em primeira pessoa como palestrantes no Simposium de oito prefeitos de Congregações da Cúria (além de Parolin), de um bispo, de onze padres todos professores em faculdades de teologia de seis países diferentes (não há teólogos sul-americanos, africanos ou asiáticos) e de cinco mulheres, entre as quais duas irmãs. Não existem leigos do sexo masculino. É como se dissessem: “Ninguém se meta, para falar do padre fazemos tudo sozinhos!”. No estado atual do programa não estão previstos espaços para o debate.

A participação é livre, as inscrições já estão abertas. São esperadas delegações nacionais e diocesanas de todos os continentes (disponível aqui). O Simposium, portanto, se apresenta como uma grande ação de lobby na Igreja, endossada por grande parte da estrutura do Vaticano. Quem acompanha os assuntos da Igreja não pode deixar de pensar que se queira unificar de forma evidente e até clamorosa as várias vertentes daqueles que desconfiam ou são até mesmo hostis à conduta do Papa Francisco, convencidas de que este seja o momento certo para fazê-lo.

No pano de fundo está o profundo contraste com as orientações que estão surgindo no Synodaler Weg da Igreja alemã e a possibilidade de se preparar para organizar uma linha clerical do Sínodo dos Bispos sobre a sinodalidade de outubro de 2022. Claro que há questões que não podem ser evitadas: o caráter e o poder deste Simposium são compartilhados, pelo menos em parte, pelo Papa Francisco? Se fosse esse o caso, não poderíamos deixar de associá-lo às nossas críticas. Ou o Papa é mero espectador?

Neste caso, devemos constatar a fragilidade de Francisco em relação à Cúria que parece mais evidente do que antes nos últimos tempos. Pensamos/esperamos que esta tentativa de querer voltar a antes do Concílio, sem abrir os olhos diante dos verdadeiros problemas da proclamação da mensagem do Evangelho hoje possa acabar em nada, porque as forças vitais da caridade e da fé estão presentes na Itália e espalhadas por todo o grande universo católico e cristão, nas periferias e em todos os lugares. O Espírito sempre circula e age, mesmo que tenhamos dificuldade em percebê-lo.

Roma, 18 aprile 2021                            NOI SIAMO CHIESA

 

Press Release

 Symposium seeks to confirm celibate male priesthood

21 May 2021  The Vatican’s Congregation for Bishops has announced a Symposium “Toward a Fundamental Theology of the Priesthood” for 17 – 19 February 2022.

We Are Church International regards the planned Symposium as a futile attempt to confirm the priesthood as a pedestal reserved for celibate males. A serious Symposium would highlight:

  • The end of the superior clerical status compared to the lower lay status
  • The end of the exclusion of women
  • The end of the exclusion of married persons
  • The end of the exclusion of LGBTQ persons

We hope that Pope Francis will persuade Cardinal Marc Ouellet to deliver some of these four highlights.

Colm Holmes

Chair, We Are Church International

E colmholmes2020@gmail.com

M +353 86 606 3636

W www.we-are-church.org

 


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