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Noi Siamo Chiesa

Sezione italiana del movimento internazionale “We Are Church” per la riforma della Chiesa cattolica

La doppia anima della Chiesa Cattolica

La doppi anima della Chiesa cattolica

di Guido Carandini (“la Repubblica”, 15 marzo 2007)

Caro direttore, a una cattolica praticante che gli chiedeva ragione dell’ostilità della Chiesa alle unioni di fatto, un sacerdote missionario in Africa ha risposto: «E ostile quella Chiesa là (puntando l’indice verso il Vaticano), non la nostra Chiesa dei credenti». Mi pare una eloquente conferma della esistenza, sottolineata da Scalfari nel suo articolo di domenica 11, di due Chiese cattoliche che suggerirei di chiamare, per ragioni storiche, morali e politiche, la "Chiesa di Cristo" e la "Chiesa del Papa". La prima è ovviamente "universale" per la collocazione dei suoi fedeli, per la missione di carità e di amore del prossimo che si è data e che esercita in modo ammirevole, per il suo carattere prettamente spirituale e alieno dall’esercizio del potere mondano. E’ la Chiesa di Padre Zanotelli e dei suoi poveri delle bidonville, come della Caritas Internationalis e di tutte le altre iniziative di assistenza e solidarietà umana sparse per il mondo sotto l’egida cattolica. La seconda Chiesa, quella del Papa, è invece Romana e dunque, cosa spesso trascurata, tipicamente "italiana". E questo non solo per la sua origine storica e collocazione geografica, ma per l’ispirazione autoritaria, per la mentalità premoderna e per la sua specifica organizzazione gerarchica e assolutista, che ha potuto mantenere intatte proprio perché è rimasta troppo poco ad Avignone, ben radicata e protetta com’era ed è nella sua enclave romana.

Questa antica dualità cattolica è stata sicuramente superata in qualche caso da papi di alta ispirazione spirituale e di forte personalità antiautoritaria. Giovanni XXIII ne costituisce la figura esemplare più vicina a noi, e talmente carismatica che la notte della sua morte, nel lontano 1963, si era radunata in Piazza San Pietro una folla silenziosa nella quale erano presenti semplici laici, ferventi cattolici e convinti comunisti, tutti insieme in atteggiamento di muto omaggio, gli occhi rivolti all’unica finestra illuminata dei Palazzi Apostolici. Metafora straordinaria dell’eccezionalità e unicità di quell’evento.

Ma salvo poche eccezioni la storia della Chiesa è tutta intrisa di quel dualismo che permane anche dopo più di un secolo che il potere temporale è stato spazzato via, senza che però il potere spirituale abbia potuto emanciparsi da un apparato ecclesiastico che ha radici talmente profonde e lontane da apparire come un inevitabile appannaggio del cattolicesimo. E tanto Giovanni Paolo II ieri, quanto Benedetto XVI oggi, sono figure emblematiche di un papato che non si accontenta più del "potere temporale" perché, come Bucchi ha suggerito in una sua pungente vignetta di qualche tempo fa, ambisce ormai a un "potere uragano" contro la modernità. Ma è proprio realmente esistente questo potere uragano o si fa di tutto per attribuirglielo?

Scalfari ha tutte le ragioni di questo nostro mondo, che è laico e libertario, per dispiacersi che l’atteggiamento più recente della Chiesa di Roma sia tale da sconfessare di fatto «l’intero valore della modernità» espresso dalla libera ricerca, dalla scienza sperimentale, dall’illuminismo kantiano, insomma dal rifiuto dell’assolutismo dogmatico. Ma io domando, di quale Chiesa parliamo quando ci scandalizziamo del suo conservatorismo, della sua "interferenza" nei nostri affari interni, nei nostri atti legislativi, quando protestiamo per le sue furiose condanne morali e violente reprimende, per esempio in materia dei diritti civili delle coppie di fatto? Evidentemente parliamo proprio della "Chiesa del Papa", non di quella di Cristo, attribuendo alla prima, erroneamente, il ruolo di rappresentanza di tutta la cattolicità, malgrado il sentire di tantissimi cattolici italiani, per non parlare di quelli stranieri, che molto probabilmente concordano con le belle parole di Rosy Bindi che Scalfari ha opportunamente citato: «Vorrei che la religione si occupasse soprattutto di Dio e di Cristo».

Ma perché mai la Chiesa del Papa si ostina a rifiutare la modernità? Insomma vogliamo chiederci qual è il motivo profondo della sua insistente condanna di una religiosità riformata, ispirata ai diritti dei credenti nella Chiesa di Cristo invece che ai privilegi di un apparato teologico-burocratico insediato nei Palazzi Apostolici, con alla testa un sovrano medievale, vestito da sovrano medievale, circondato da prelati vestiti da principi medievali, in atteggiamento di obbediente omaggio a un’autorità medievale?

Forse proprio per indagare questa misteriosa continuità di regole e di stili, ovunque superati nel mondo occidentale, è opportuno riflettere sul carattere fondamentalmente italiano del papato. Carattere che, tra l’altro, è difficile negare considerando che su 266 pontefici che si sono avvicendati nei venti secoli della sua storia, appena 22 sono non italiani includendo nel numero l’attuale Joseph Ratzinger. Non potrebbe cioè aver influito questa italianità della Chiesa Romana sulla permanenza delle "due anime" cattoliche, una devota al Cristo e l’altra al Papa? Quale nazione del mondo occidentale che non fosse l’Italia avrebbe meglio tutelato quella ambivalenza con l’intera sua storia, con le sue resistenze nei confronti della modernità, col ritardo secolare in cui si è costituita come Stato rispetto al resto dell’Europa più avanzata avendo la Chiesa come avversaria e, dulcis in fundo, con la sua primogenitura nell’invenzione del fascismo?

Oppure, all’inverso, sarebbe mai potuto accadere che un Lutero italiano potesse affiggere nel 1517 le sue 95 Tesi su una chiesa della nostra penisola invece che a Wittenberg, affermando che «occorre insegnare ai cristiani che chi vede un bisognoso e, trascurandolo, dà soldi per le indulgenze, si merita non l’indulgenza del Papa ma l’indignazione di Dio»?

Se dunque è l’Italia che ha generato e nutrito la Chiesa del Papa e ha ospitato il Concilio di Trento con la sua Controriforma, come possiamo incolpare quella stessa Chiesa per la sua scarsa propensione al liberalismo e al rispetto della laicità dello Stato? Perché invece, più realisticamente, non ci rassegniamo a considerarla una sede off shore della politica italiana, nella quale non valgono le regole della laicità, come nelle isole Cayman non valgono le regole fiscali?

Penso che dobbiamo rassegnarci alla doppia identità della Chiesa, accettando che la Curia romana si immischi nei nostri affari dato che sono anche i suoi, perché ci unisce una Patria comune. Se riusciremo a modernizzarla politicamente questa Patria, con l’aiuto beninteso dei cattolici democratici, il Papa sarà costretto un giorno o l’ altro vestire i panni del clergyman e lo stile medievale delle Guardie Svizzere potrà ridursi al simpatico ruolo che hanno i Corazzieri del Quirinale: un ornamento antico di un potere costituzionale moderno.


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Commenti

2 risposte a “La doppia anima della Chiesa Cattolica”

  1. Avatar CRISTIANO
    CRISTIANO

    NON RIPETERTI: ABBIAMO CAPITO. PERCHE’ DIVIDERE ULTERIORMENTE L’UNICA CHIESA DI CRISTO (CON VECCHIE O NUOVE COMUNITA’ SEPARATE) INVECE DI CONTRIBUIRE A RINNOVARLA? SOLO AGGIORNANDOSI LA CHIESA PUO’ RIMANERE VIVA E VEGETA. NON TI RICORDI? “ECCLESIA SEMPER REFORMANDA”. CERCA DI CAPIRLO ANCHE TU.

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