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Leggi l’invettiva di Alex Zanotelli sul patto Italia-UE-Libia

Migration Compact: un patto scellerato

«Siamo stati capaci di chiudere la rotta balcanica – ha detto il Presidente della Commissione Europea, Tusk – possiamo ora chiudere la rotta libica». Parole pesanti come pietre pronunciate in occasione del Memorandum firmato a Roma il 2 febbraio dal nostro presidente del Consiglio Gentiloni con il leader libico Fayez al Serraj, per bloccare le partenze dei migranti attraverso il canale di Sicilia. E’ la vittoria del cosiddetto Migration Compact (Patto per l’Immigrazione) portato avanti con tenacia dal governo Renzi e sostenuto dall’allora ministro degli Esteri ,Gentiloni. «Lo stesso impegno profuso dall’Europa per la riduzione dei flussi migratori sulla rotta balcanica – aveva affermato lo scorso anno Gentiloni davanti alla Commissione Trilaterale – va ora usato sulla rotta del Mediterraneo Centrale per chi arriva dalla Libia».

Gentiloni, ora che è presidente del Consiglio, lo sta realizzando. Trovo incredibile che si venga a osannare l’accordo UE con la Turchia per il blocco dei migranti. Ci è costato sei miliardi di euro, regalati a un despota come Erdogan ed è stato pagato duramente da siriani, iracheni, afghani in fuga da situazioni di guerra. «I 28 paesi della UE hanno scritto con la Turchia – ha affermato Christopher Hein del Consiglio Italiano per i Rifugiati – una delle pagine più vergognose della storia comunitaria. E’ un mercanteggiamento sulla pelle dei poveri».

Visto il successo (!!) di quel Patto, il governo italiano lo vuole replicare con i Paesi africani per bloccare la rotta libica, da dove sono arrivati in Italia lo scorso anno 160.000 migranti. Ecco perché il governo italiano, a nome della UE, ha fatto di tutto per arrivare a un accordo con la Libia, un Paese oggi frantumato in tanti pezzi, dopo quella guerra assurda che abbiamo fatto contro Gheddafi (2011). Il governo italiano e la UE hanno riconosciuto Fayez al Serraj come il legale rappresentante del Paese, una decisione molto contestata dall’altro uomo forte libico, il generale Haftar. Per rafforzare questa decisione l’Italia ha aperto la propria ambasciata a Tripoli.

Il Piano della Commissione Europea prevede di creare in Libia una “linea di protezione” (una specie di blocco navale) il più vicino possibile alle zone d’imbarco per scoraggiare le partenze dei profughi. Il vertice dei capi di Stato della UE a Malta (3 febbraio) ha approvato questo accordo fra l’Italia e la Libia. Ma questo è solo un primo e fragile tassello del Migration Compact , definito «necessario, anzi urgente!» da G. Ajassa su «la Repubblica». La UE vuole arrivare ad accordi con i vari Stati da cui partono i migranti. Per ora la UE ha scelto cinque Paesi-chiave: Niger, Mali, Senegal, Etiopia e Nigeria, promettendo tanti soldi per lo sviluppo. Lo scorso novembre una delegazione, guidata dall’allora ministro degli Esteri Gentiloni, ha visitato Niger, Mali e Senegal. Si è soprattutto focalizzata l’attenzione su un Paese-chiave per le migrazioni: il Niger. E’ significativo che la prossima primavera l’Italia aprirà un’ambasciata nella capitale del Niger, Niamey. «I ‘buoni’ sono la Ue, l’Italia, il Migration Compact, che si spacciano per i salvatori umanitari – scrive il missionario Mauro Armanino che opera a Niamey – i ‘brutti’ sono migranti irregolari… Noi preferiamo stare con i ‘brutti’, coloro che ritengono che migrare è un diritto!».

Che ipocrita quest’Europa che offre soldi all’Africa per “svilupparsi” per impedire i flussi migratori, mentre la strozza economicamente! La UE sta forzando ora i Paesi africani a firmare gli Accordi di Partenariato Economico (EPA) che li obbliga a togliere i dazi doganali, permettendo così alla UE di svendere sui mercati sub-sahariani i suoi prodotti agricoli, affamando così l’Africa. Senza parlare del land-grabbing, perpetrato anche da tante nazioni europee nonché dalla macchina infernale del debito con cui strangoliamo questi popoli. Per cui la fuga di milioni di esseri umani. Ad accoglierli ora ci sarà il blocco nei vari Paesi e poi quello navale. E se riusciranno ad arrivare in Europa, troveranno muri, filo spinato, campi profughi e lager. Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, vuole infatti rilanciare i famigerati Centri di Identificazione e di Espulsione (CIE) in tutte le regioni d’Italia, che sono veri e propri lager.

«Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi – ha detto papa Francesco ai rappresentanti dei Movimenti popolari lo scorso novembre – è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la ‘bancarotta dell’umanità’! Cosa succede al mondo di oggi se, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarle, ma quando avviene questa ‘bancarotta dell’umanità’, non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto! E così il Mediterraneo è diventato un cimitero e non solo il Mediterraneo… molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente».

Davanti a queste parole così chiare e dure, mi sconcerta il silenzio della Conferenza Episcopale Italiana. Ma altrettanto mi sorprende il silenzio degli istituti missionari: finora non c’è stata una presa di posizione unitaria e dura su quanto sta avvenendo, che ci toccano direttamente come missionari.

Non possiamo più tacere: è in ballo la vita, la vita di milioni di migranti, che per noi sono, con le parole di papa Francesco, «la carne di Cristo».

Napoli, 4 febbraio


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