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Noi Siamo Chiesa

Sezione italiana del movimento internazionale “We Are Church” per la riforma della Chiesa cattolica

Mons. Dho parla fuori dai denti. Finalmente un vescovo che parla da vero vescovo

Intervista al ex-vescovo di Alba Sebastiano Dho

(dal Quotidiano nazionale , 15 febbraio 2012)

Alba, 15 febbraio 2012 – Connivenza tra Santa Sede e Berlusconi? “L’impressione è diffusa e sofferta”. Sottovalutazione del fenomeno Lega? “I vertici della Chiesa non hanno vigilato a dovere”. Uno-due e palla al centro.Non si mordeva la lingua, quando era in servizio, figurarsi ora che è in pensione. Per diciassette anni monsignor Sebastiano Dho, classe 1935, come vescovo di Alba, ha preso posizione sui fatti più importanti della politica italiana, diventando una bandiera del cattolicesimo a difesa dei diritti dei migranti.Celebre il suo intervento di fuoco contro l’introduzione del reato d’immigrazione clandestina: “Dobbiamo contrastare la marea montante, il linguaggio, la cultura di autentico e violento egoismo, volto a difendere la nostra identità civile, fomentando la barbarie che alcuni manovratori dello Stato hanno voluto introdurre con il reato di clandestinità per chi viene da Paesi diversi, trasformando i centri di identificazione in vere e proprie carceri”.Era il 2009 e Dho alzava la voce contro la Lega, il partito più intransigente sul fronte migratorio. Tre anni più tardi, il vescovo ha lasciato la cattedra di Alba, il Carroccio traballa per le lotte intestine. E il Cavaliere è stato disarcionato da Palazzo Chigi, nonostante le voci insistenti su una ‘sacra alleanza’ con la segreteria di Stato vaticana.

Ma davvero la Santa Sede ha favorito il governo Berlusconi?
“Nell’opinione pubblica, anche quella ecclesiale, almeno a livello di base e compreso il clero in diretto contatto con le comunità, l’impressione è diffusa e spesso sofferta”.

Perché?
“Non si riesce a comprendere o trovare le ragioni positive di un tale comportamento ai fini di una vera evangelizzazione”.

Non pensa che i mass-media abbiano contribuito a montare questa sensazione?
“Alcuni sostengono che l’impressione sia il frutto dei giornali, colpevoli di enfatizzare certi aspetti dei rapporti politici-ecclesiali. In ogni caso, è auspicabile maggiore chiarezza e coerenza nello stile, peraltro indicato autorevolmente dal Concilio Vaticano II”.

Sulla Lega, invece, ha cambiato opinione in questi ultimi anni?
“Il mio giudizio negativo sulle politiche migratorie e quindi sulle forze politiche, che le hanno pervicacemente volute, non solo non è cambiato, ma al contrario ha trovato larga conferma in questi ultimi anni”.

Che cosa la disturba maggiormente?
“Ogni impostazione di norme inspirate a principi di pregiudiziale discriminazione, con punte di razzismo e xenofobia. Sono in contraddizione diretta con i diritti umani e tanto più con i grandi valori cristiani”.

Eppure la Lega, fino a qualche mese fa, è stata partito di governo e in più amministra regioni importanti del calibro di Veneto e Piemonte. Come spiega il successo di Umberto Bossi e compagni?
“É stata ed è preoccupante la cultura dell’egoismo localista, del sospetto, della paura, dell’incitamento all’odio verso il diverso, con esiti esiziali come l’aggressione ai campi rom. Così pure fa paura l’assurdo etico-giuridico del reato di clandestinità, basato sulla falsa ed inique equiparazione ‘clandestino uguale criminale’”.

E che cosa pensa dei cattolici che votano Carroccio?
“Che dei cattolici, almeno così si definiscono, aderiscano a tali teorie, sostenendone le concrete applicazioni politiche-legislative, certamente non può che allarmare tutti, ma in modo speciale chi nella Chiesa ha la responsabilità della guida pastorale”.

Secondo lei i vertici ecclesiali hanno vigilato a dovere sull’ascesa padana?
“Senz’altro vi è stata una grave sottovalutazione, sia a livello di base che, e questo è ancora più preoccupante, da parte di chi sta in alto nell’istituzione cattolica. D’altronde, negli anni ’20-30 è avvenuto lo stesso, salvo pentirsene amaramente, quando era ormai troppo tardi”.

Resta il fatto che i leghisti si definiscono cattolici e difendono i ‘valori non negoziabili’ (la vita dal concepimento alla morte naturale, la famiglia eterosessuale, la libertà di educazione cattolica) promossi dal magistero. Non basta?
“Sui ‘valori non negoziabili’, se non si sta attenti, si incorre facilmente, a volte in buona, ma più spesso in cattiva fede, in pericolosi equivoci Questo elenco lo si cita sovente in modo parziale, e ciò che è più grave, strumentale ai propri interessi politici; se in effetti si va a verificare nei documenti ufficiali del magistero, ma ancora prima nella Parola di Dio, il primo e ineludibile ‘valore non negoziabile’ è l’amore di Dio e del prossimo, senza alcuna discriminazione, anzi con la precedenza assoluta del bisognoso e dello straniero”.

Tradotto?
“É giustissimo difendere la vita nascente e morente, ma non si può dimenticare che in mezzo ai due estremi ci sta la vita tutta, con i suoi problemi quotidiani. È una contraddizione difendere il crocifisso appeso al muro, cosa buona e lodevole, e poi calpestare letteralmente i crocifissi vivi, i fratelli sofferenti. Quelli che sono la vera immagine di Cristo a detta di Lui stesso (Mt 25)”.

Per chiudere sui ‘valori non negoziabili’, non trova martellante la loro promozione ad opera dei vescovi?
“Il richiamo non è martellante, ma è necessario che l’elenco sia sempre completo. Tra i principi va compresa anche la promozione della solidarietà, della giustizia e della pace”.

Questi sono mesi segnati dalla crisi economica, con la mannaia delle imposte a decapitare i risparmi degli italiani. E intanto si torna a discutere di Ici e Chiesa cattolica: giusto parlare di privilegi per gli immobili ecclesiastici?
“L’attuale legislazione, se applicata correttamente, è equilibrata: i beni esclusivamente finalizzati al culto, ad opere di carità o comunque sociali, e senza lucro sono esenti in analogia con gli enti laici similari; i beni invece con uso commerciale sono tassati come è giusto che sia”.

Non avverte un’indignazione crescente ai danni della Chiesa?
“In materia va denunciato il comportamento, a dir poco scorretto, tenuto dai mass-media. Sono state diffuse informazioni parziali, tendenziose, al limite anche false, inerenti al problema Ici e non solo. Questo atteggiamento può spiegare, almeno in parte, l’indignazione a cui si fa riferimento”.

Lei da oltre un anno è vescovo emerito di Alba. Come trascorre le sue giornate?
“É naturale e logico che i giorni da ‘emerito’, intesi come tempo e spazi d’impegni, siano, almeno in parte, cambiati. Ad esempio, non vi sono più le udienze d’ufficio con relativo orario. Ma ciò non significa che siano giornate vuote. Semplicemente hanno un’altra impostazione, con maggiore possibilità di preghiera, lettura, studio, ascolto di persone e, perché no?, camminate in montagna o nei boschi. Ovviamente con la precedenza data al ministero pastorale, ancora ampiamente esercitato”.

Al raggiungimento dei 75 anni, ha rassegnato le dimissioni per raggiunti limiti di età, in ottemperanza al Codice di diritto canonico. Pochi mesi dopo il papa ha accolto la sua rinuncia: le sarebbe piaciuto restare in servizio ancora un po’?
“Sono sempre stato convinto e lo sono tuttora che la norma dei 75 anni sia saggia e non siano opportuni prolungamenti vari. Non si tratta, infatti, di rinunciare a lavorare nella vigna del Signore. Si è solo sollevati dalla responsabilità delle persone, sacerdoti, in particolare, che rappresenta innegabilmente il peso maggiore. D’altronde, anche nell’ambito laico chi ha responsabilità importanti, a parte alcuni politici, va ‘in pensione’ a 75 anni”.

Quindi, non si sente in panchina.
“Assolutamente no. Fin da subito ho trovato nella mia diocesi di origine, Mondovì, dove oggi risiedo, e così in molte altre, ampio spazio di impegni pastorali. Il sacramento dell’ordine permane in pienezza e le possibilità, anzi le esigenze, di esercitare il ministero sono innumerevoli: oltre la celebrazione di cresime, l’aiuto, la collaborazione nelle parrocchie, la sostituzione di parroci malati o assenti, la predicazione di esercizi e ritiri spirituali, conferenze varie. In una battuta: la carenza seria non è di vescovi, ma di presbiteri!”.

Nel corso del suo episcopato lei ha spesso sottolineato la preminenza del sacerdozio universale rispetto a quello ministeriale. Paolo nelle sue lettere non parla mai di sacerdoti, ma di presbiteri.
“Questa preminenza o meglio precedenza non è frutto di una mia personale opinione, ma piuttosto deriva dalla chiara affermazione del Vaticano II nel documento sulla Chiesa, Lumen Gentium”.

Che cosa dice la costituzione conciliare?
“Al numero 10 si passa espressamente e direttamente dal sacerdozio di Cristo a quello di tutti i battezzati per poi precisare che quello ministeriale è posto a servizio dell’universale, il quale ovviamente perdura anche nei pastori”.

Ma si può rivedere l’ordine sacro?
“Non penso sia il caso di ripensare il sacramento dell’ordine quanto piuttosto di essere fedeli alla retta impostazione conciliare”.

In Austria l’Iniziativa dei parroci punta, tra le altre richieste, a nominare come presbiteri uomini e donne, anche sposati per far fronte alla carenza di preti. Quale è la sua opinione?
“Le proposte avanzate sono quanto mai varie e differenti. Necessitano, perciò, di un serio discernimento, come è stato affermato autorevolmente dai responsabili della Chiesa austriaca”.ù

Nello specifico?
“Occorre distinguere: per le donne l’ordinazione è ritenuta esclusa a quanto risulta da un documento di Giovanni Paolo II. Per gli uomini sposati, di provata fede e vita (i cosiddetti viri probati), invece, la possibilità esiste, come d’altronde da sempre è in atto nella Chiesa orientale non solo ortodossa, ma pure cattolica”.

 di Giovanni Panettiere


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Commenti

Una replica a “Mons. Dho parla fuori dai denti. Finalmente un vescovo che parla da vero vescovo”

  1. Avatar Ausilia Riggi

    Conosco bene don Dho. E’ stato di sollievo, per me e per Giacomo (ormai nell’altra Vita), andare ad ascoltarlo ed a dialogare con lui e con gli altri amici dell’Equipe Notre-dame, nei momenti critici in cui ci sentivamo emarginati nella chiesa per via delle nostre scelte: ci è sembrata una Voce profetica. Grazie, don Dho. Mi piace che non ti senta in panchina, come non mi sento io con i miei ‘anni e malanni’; si può sempre essere con chi è dalla parte della libertà VERA nell’Amore, che si conquista soprattutto coltivando la vita spirituale. Un saluto agli antichi amici! Ausilia

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