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Sezione italiana del movimento internazionale “We Are Church” per la riforma della Chiesa cattolica

Sono possibili corridoi umanitari. Leggi le proposte degli evangelici e di S.Egidio

Corridoi umanitari. Pronto il progetto congiunto FCEI-Sant’Egidio
Humanitarian Desk: in Marocco un progetto italiano, ecumenico, autofinanziato

Roma (NEV-Sant’Egidio), 22 aprile 2015 – Di fronte alle stragi del mare, che registrano un numero sempre più elevato e inaccettabile di vittime, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e la Comunità di Sant’Egidio lanciano una proposta realizzabile in tempi rapidi dalle autorità italiane proponendola come “modello” applicabile non solo dall’Italia ma anche da altri Stati europei.
Si tratta di aprire nei Paesi da cui partono i migranti, in accordo con le ambasciate italiane, un canale dedicato per ottenere visti per motivi umanitari che permettano l’ingresso nel nostro Paese in modo regolare e non su barconi o altri mezzi di fortuna che comportano un altissimo rischio per la vita di tanti uomini, donne e bambini in fuga dai Paesi in guerra.
La proposta è quella di aprire un primo “canale umanitario” in Marocco, nelle città di Rabat e Tangeri, in modo da far partire un numero limitato di persone nell’arco di un anno, con la creazione di altrettanti “Humanitarian Desk”, gestiti dalle realtà promotrici dell’iniziativa in accordo con le autorità locali e quelle italiane. La scelta del Marocco per la sperimentazione dei “canali umanitari” è dovuta alla stabilità politica e ai rapporti di collaborazione e cooperazione stabiliti con l’Italia e con l’Europa.
I desk entrerebbero in contatto con i potenziali richiedenti asilo attraverso partenariati con associazioni già operative (come L’ACNUR, la Chiesa evangelica del Marocco e la diocesi di Tangeri) e promuovendo programmi sociali nelle aree di concentrazione dei migranti. Ottenuto il visto, il soggetto richiedente potrà imbarcarsi su di un volo regolare e, una volta giunto in Italia, potrebbe richiedere asilo in Italia. E’ da sottolineare che la sperimentazione del “canale umanitario” sarà interamente finanziata dall’Otto per mille della Chiesa valdese e dalla Comunità di Sant’Egidio. La proposta verrà sottoposta ai Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri, nella speranza di arrivare in tempi brevi a stendere un protocollo d’intesa per la sua realizzazione.
La base giuridica dell’iniziativa si fonda sull’art. 24 del Regolamento (CE) n. 810/2009 del 13 luglio 2009 che istituisce il Codice comunitario dei visti, vale a dire la possibilità di concedere visti con validità territoriale limitata, in deroga alle condizioni di ingresso previste in via ordinaria dal codice frontiere Schengen, “per motivi umanitari o di interesse nazionale o in virtù di obblighi internazionali”. In attuazione di questa disposizione, su indicazione congiunta del Ministero dell’Interno e del Ministero degli Affari Esteri, una o più rappresentanze diplomatiche verrebbero autorizzate a rilasciare un numero predeterminato di visti per “motivi umanitari”. Si tratta di sperimentare una “buona pratica” che negli auspici potrebbe essere estensibile anche ad altri Paesi europei.

Migranti/1. Il progetto Mediterranean Hope della FCEI chiede corridoi umanitari

Roma (NEV), 22 aprile 2015 – “Da mesi, come Mediterranean Hope (MH), avanziamo la proposta di corridoi che consentano ai profughi di ottenere una protezione umanitaria presso le ambasciate europee e quindi di viaggiare in condizioni di sicurezza”. Lo ha affermato Paolo Naso, coordinatore della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), a poche ore dal tragico naufragio di migranti nel Canale di Sicilia costato la vita, secondo le ultime indicazioni, a 850 persone. In un articolo pubblicato il 20 aprile sul sito di MH (e riproposto oggi in questo numero) dal titolo “Dove sono tuo fratello e tua sorella?”, Naso punta il dito contro il rimpallo delle responsabilità per le stragi di profughi in mare. E intanto MH rilancia con forza la necessità di istituire dei canali umanitari, un’operazione assai meno onerosa di Mare Nostrum o di Triton, se solo fosse condivisa a livello europeo, dice Naso. Ripartendo i profughi tra vari paesi europei, i numeri sarebbero assolutamente sostenibili e gestibili. Ma soprattutto, “si sottrarrebbero risorse finanziare ai trafficanti e alle centrali politiche o affaristiche che li controllano”.
La FCEI è da un anno impegnata in un programma denominato Mediterranean Hope che comprende varie strutture: un Osservatorio sulle migrazioni mediterranee che opera stabilmente a Lampedusa; una Casa delle Culture a Scicli (RG) come spazio interculturale da una parte e centro di accoglienza per soggetti vulnerabili (minori non accompagnati, donne) dall’altra; un ufficio per la ricollocazione dei profughi e dei richiedenti asilo che opera a Roma, l’apertura di canali umanitari dal Marocco (vedi notizia precedente). Il progetto è finanziato dall’Otto per mille della chiesa valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) e dalle chiese evangeliche della Westfalia (http://www.fedevangelica.it/old/comm/mediterranean-hope.php).

Migranti/3. Il cordoglio degli organismi ecumenici europei ed internazionali

KEK, CEC e CCME insieme a favore di corridoi umanitari. La preoccupazione della FLM
Roma (NEV), 22 aprile 2015 – Dopo la notizia dei circa 850 migranti annegati nel Canale di Sicilia, con un comunicato stampa congiunto rilasciato il 20 aprile, il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), la Conferenza delle chiese europee (KEK) e la Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME), hanno lanciato un appello ai paesi membro dell’Unione europea, affinché venga messa in atto un’azione preventiva per evitare altre tragedie in mare, tra cui l’istituzione di corridoi umanitari verso l’Europa. I rispettivi segretari generali dei tre organismi internazionali di chiese cristiane (anglicane, protestanti, ortodosse e vecchio-cattoliche) – il pastore Olav Fykse Tveit, il pastore Guy Liagre, e Doris Peschke – hanno espresso dolore per i morti, assicurando le loro preghiere ai famigliari, ma anche ai soccorritori e a chi è impegnato nell’accoglienza. “Queste tragedie ci spronano ad accrescere i nostri sforzi nell’affrontare le cause alla base della povertà, dell’insicurezza sociale, e dei conflitti nei paesi dai quali provengono i migranti”, ha sottolineato Tveit, mentre Peschke ha così concluso: “Solo corridoi legali e sicuri verso l’Europa possono aiutare a prevenire queste tragedie. Questo include un aumento dei reinsediamenti di rifugiati e una sospensione delle richieste di visti per le persone provenienti da paesi in conflitto, come la Siria e l’Eritrea. Servono ‘passaggi sicuri’”. Già a febbraio la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) in collaborazione con il CCME aveva promosso a Roma una conferenza internazionale dal titolo: “Morti alle frontiere dell’Unione europea – Ci sono delle alternative!” durante la quale furono proposti appunto i “passaggi sicuri”.
Tra gli altri è intervenuto sulla tragedia del Canale di Sicilia anche il segretario generale della Federazione luterana mondiale (FLM), Martin Junge, riaffermando l’impegno profuso dalla FLM e dal suo Dipartimento umanitario verso gli sfollati e i profughi. Già nel 2011 il Consiglio della FLM espresse preoccupazione per il fatto che molti paesi ricchi, “non avevano offerto una generosa accoglienza alle persone vulnerabili che erano state costrette a fuggire dalle loro case – ricorda Junge -. Questa è una questione di vita o di morte, come ora abbiamo visto con i migranti che annegano nel Mediterraneo”.
Irmgard Schwaetzer, presidente del Sinodo della Chiesa evangelica in Germania (EKD) e già ministra del governo federale, ha anticipato che tra i temi del prossimo Sinodo (Würzburg, 1-3 maggio 2015) verrà affrontata anche la questione delle politiche europee d’immigrazione. Per Schwaetzer l’Europa deve garantire ai rifugiati dei canali legali attraverso i quali raggiungere l’Europa, e l’Unione Europea deve smettere di presentarsi come una fortezza che chiude le proprie porte.


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