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Noi Siamo Chiesa

Sezione italiana del movimento internazionale “We Are Church” per la riforma della Chiesa cattolica

Sul sito di Radio radicale l’intero audio dell’incontro sull’editto di Milano del 16 novembre a Milano

“L’editto di Milano: libertà per i cristiani o anche inizio del connubio tra la Chiesa e il potere ?”.
Incontro a Milano il 16 novembre alla fine dell’Anno costantiniano

L’Anno Costantiniano, per celebrare i 1700 anni dall’Editto di Milano del 313, è ormai finito. Non si contano i convegni, uno in Vaticano, due a Milano, una Enciclopedia, incontri ecumenici (a Nis in Serbia, ancora a Milano ecc..) e tanto altro. L’Anno fu inaugurato a S. Ambrogio 2012 dal discorso alla città di Scola, che fu contestato perché partiva dall’editto per esprimere posizioni molto opinabili sulla libertà religiosa oggi, in Italia e in Europa. Il circuito di associazioni cattoliche che a Milano da dodici anni organizza incontri di riflessione controcorrente su tematiche ecclesiali, ha pensato di trovarsi per fare un bilancio sull’Anno e per ragionare in modo libero dalle enfasi e dai luoghi comuni. Il 16 novembre presso i frati serviti di S.Carlo si è così parlato su “L’editto di Milano: libertà per i cristiani o anche inizio del connubio tra la Chiesa e il potere?”, relatori i prof. Remo Cacitti e Giovanni Filoramo, docenti a Milano e a Torino di storia del cristianesimo, invitati in ragione della loro competenza e indipendenza dalle diverse vulgate su questa ricorrenza che si sono ascoltate durante l’anno.
L’incontro è stato introdotto da Vittorio Bellavite di “Noi Siamo Chiesa” che ha detto: “c’è tra di noi la volontà di capire e sapere come sono andate veramente le cose, con l’intuitiva percezione della complessità del periodo storico del IV secolo, che comprende anche le trasformazioni che si ebbero nella vita della Chiesa. La manipolazione della storia viene sospettata, anche solo ricordando la falsa donazione di Costantino o quella specie di culto che molte o quasi tutte le Chiese ortodosse hanno per l’imperatore ( il patriarca ecumenico Bartolomeo nel suo intervento in maggio a Milano parlò di “San Costantino”)”.
Cacitti ha descritto la religio civilis dell’impero romano (intreccio tra potere imperiale, culto degli dei e dell’imperatore) a cui non era riducibile la nuova religione cristiana, perseguitata solo localmente fino alla grande generale persecuzione di Diocleziano dal 303 in poi, continuata da Galerio. Tutti erano costretti a sacrificare agli dei e all’imperatore, in mancanza si supponeva una diversa fede religiosa che diventava, per sé stessa, un crimine politico. Galerio però, in punto di morte, emise l’editto di libertà, più importante di quello successivo di Milano. Costantino, avendo osservato il sostanziale fallimento della persecuzione, avrebbe allora deciso di assorbire il cristianesimo nella politica religiosa dell’impero che aveva assoluto bisogno di nuovo consenso. L’editto del 313 significa libertà ma anche che ai cristiani devono essere restituiti i loro beni materiali, prima requisiti. Cancellate le norme restrittive inizia, per così dire, il potere temporale. L’osservanza del culto cristiano poteva favorire il bene civile. Però la rottura della concordia ecclesiale, che era un vero problema, comportava costi per la convivenza civile, anche se i cristiani si suppone fossero allora solo il dieci per cento della popolazione. Allora Costantino convoca personalmente il Concilio di Nicea del 325.
Filoramo parte dalla constatazione di una religione che, in pochissimi anni, passa dalla persecuzione ad un ruolo di potere per i favori che riceve. La figura di Costantino ha sempre avuto molte interpretazioni. Si può dire con certezza che egli abbia scelto, quasi a tavolino, la religione di cui aveva bisogno perchè servisse di più all’impero. Egli rimase pontifex maximus ma non richiese più i sacrifici, fu soprattutto un soldato sempre impegnato in guerre. Da allora comunque si stabilì un rapporto nuovo tra l’impero e i cristiani con la loro organizzazione. Fu il figlio di Costantino Costanzo Cloro che entrò direttamente nelle controversie ecclesiastiche. Roma diventa periferica; dove c’è l’imperatore c’è il potere, nasce la figura del vescovo di corte, anche le nomine episcopali sono condizionate da una situazione in cui col tempo la fede dell’imperatore rischia di decidere la posizione religiosa vincente, anche nella controversia con gli ariani. Si arriva infine all’editto di Tessalonica di Teodosio del febbraio del 380 che ha un valore generale contro i cristiani non ortodossi e che impone il credo niceno a una maggioranza ariana. Teodosio organizza un sistema giuridico coerente con un impero cristiano, gli eretici sono visti come potenziali criminali. Contestualmente però nella Chiesa nascono le voci di quanti si pongono il problema della separazione delle due sfere, quella religiosa e quella civile, e che pretendono di giudicare l’imperatore sotto il profilo morale.
Il dibattito ha ripreso tutti i punti delle relazioni e ne ha posti altri, tanto che si pensa di riprendere in modo più sistematico tutte le questioni nate e sviluppatesi nel quarto secolo.
Nella sua introduzione Bellavite ha anche posto un problema importante che riguarda direttamente la diocesi e l’anniversario dell’editto. Il Forum di tutte le religioni di Milano negli ultimi anni ha lungamente preparato e definito una “Carta di Milano” in previsione ed in occasione dell’anniversario. Erano i tempi di Martini e Tettamanzi. Si tratta di un buon documento con il quale ci si proponeva di “dialogare con le istituzioni civili” sui grandi temi della presenza delle religioni nello “spazio pubblico”, senza dare spazio a laicismi emarginanti” (alla Flores D’Arcais del panflet di questi giorni “La democrazia ha bisogno di Dio. FALSO”) o a “previlegi clericali” (ce ne sono ancora tanti). Il testo, solennemente presentato e consegnato al sindaco Pisapia il 18 marzo, dà indicazioni sagge ed equilibrate su problemi concreti, quelli che gli amministratori devono affrontare in una società ormai multireligiosa e multiculturale (luoghi di culto, simboli religiosi, scuole, ospedali e carceri, esequie…).
Questa Carta – ha detto Bellavite- è anche un buon contributo per la redazione e l’approvazione di una legge nazionale sulla libertà religiosa (ora siamo ancora alla legislazione sui “culti ammessi” del ’29-’30!!). Dopo solo cinque giorni dalla sua solenne divulgazione la Carta è stata affossata, con un linguaggio non solo curiale ma anche sostanzialmente ipocrita da una intervista sull’Avvenire di Mons. Bressan, responsabile in Curia dei problemi dell’ecumenismo e dei rapporti con le altre religioni. Da allora di questa “Carta di Milano” non si è più parlato; si è trattato nella sostanza da parte di Scola di una sconfessione di questo settore degli uffici diocesani fino ad ora guidato da don Gianfranco Bottoni ed anche di un grande sgarbo fatto sia all’amministrazione comunale che alle altre confessioni religiose.

L’incontro è ascoltabile interamente su www.radioradicale.it cliccando “editto di Milano” nello spazio “cerca nel sito” in alto a destra nella homepage del sito stesso


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