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Noi Siamo Chiesa

Sezione italiana del movimento internazionale “We Are Church” per la riforma della Chiesa cattolica

Una riforma autoritaria

Come sarebbe la nuova Costituzione

PIU’ POVERTA’ PIU’ FORTI I POTERI

C’è un dato di apparente incomprensibilità nel fatto che mentre s’infiamma la situazione del mondo (da Gaza al progetto di Califfato islamico, dalla Siria all’Ucraina) e mentre la catastrofe economico-sociale italiana esplode nella insopportabile cifra di 6 milioni di poveri, pari al 10 per cento della popolazione, la lotta politica è scatenata sull’abolizione del Senato e la sostituzione del “Porcellum” con un “Porcellum” aggravato.
Il governo dice che se non facciamo subito queste riforme l’Europa si inalbera e la crisi economica peggiorerà, ma l’Europa non sa nemmeno che noi abbiamo due Camere né mai se ne è data il minimo pensiero; per contro la disoccupazione continuerà a devastare famiglie e giovani, neolaureati ed esuberi, cittadini e immigrati anche se i senatori senza più Senato invece dell’indennità prenderanno la pensione e se alla Camera invece di sette od otto partiti ce ne saranno solo due, e magari uno.
Sembra un paradosso e invece non lo è; non è mai vero che quello che succede in politica sia del tutto incomprensibile e privo di ragioni. Del resto qualche sprazzo di verità talvolta perfora la coltre della disinformazione in cui sono avvolti i mezzi di informazione. In questo caso il guizzo di verità è venuto fuori al Senato all’inizio della discussione in aula sulle riforme costituzionali, quando il senatore Calderoli, autore del “Porcellum” e coautore della precedente riforma costituzionale tentata da Berlusconi ha detto, beffardo, che avergli dato l’incarico di relatore sulla riforma renziana è stato come mettere una pistola in mano a un “serial killer”. Il sottinteso era che il soggetto da abbattere fosse la Costituzione, e del resto non c’era niente da nascondere perché se la Lega ha come suo programma di spiantare l’Italia, certo non può essere pensata come paladina delle migliori riforme e fortune della sua Costituzione.

Non più limiti e contrappesi al potere

Dunque quello che succede si può capire. Si capisce come sia in corso in Italia, che è l’anello più debole delle democrazie avanzate, un esperimento che se riesce potrà diventare normativo per tutta l’economia globalizzata; esso dice che il gioco delle garanzie e dei limiti imposti al potere – di cui è stata fatta finora la storia della democrazia – è finito, e che ora si restituisce al potere autonomia, decisione, rapidità e potenza; se aumenta la povertà devono aumentare i poteri per governarla; la sovranità popolare, i sindacati, gli scioperi, i diritti, la libera scelta dei parlamentari andavano bene quando c’erano le dogane e l’economia e la finanza stavano nello spazio degli Stati, cioè della comunità politica, ma ora si fa sul serio, l’economia è salita sul tetto del mondo, domina le frontiere, si è avocata la sovranità, ha dato lo scettro al denaro e ai suoi derivati, ai suoi sacerdoti e ministri. E ora essa si fa le sue Costituzioni, di cui l’ultima in dirittura d’arrivo è il Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti che fa delle imprese i nuovi Principati che possono chiamare in giudizio gli Stati e avere ragione contro di loro.
Questo processo in Italia era in atto da tempo, quale che fosse il governo, consapevole o inconsapevole che ne fosse. Berlusconi non fu capace di portarlo a termine, era troppo distratto da altre cose; per fare questi cambiamenti ci vuole passione, forza giovanile e una certa arroganza. In ogni caso, però, la partita non è giunta al termine, c’è ancora tempo per prendere altre strade.
Anche per questo è importante vedere i dettagli della riforma in corso (aggiornati al 15 luglio) per capire come sarebbe l’ordinamento politico che ne risulterebbe.

Che ne sarà del Senato

Il Senato, che per concessione innocua continuerebbe a chiamarsi Senato della Repubblica e non Senato delle Autonomie, si avvierebbe verso l’atrofia, se non verso il ripostiglio degli Enti inutili, come il CNEL, giustamente abolito. Non sarà eletto a suffragio universale e diretto, il che può risultare assai grave quando il Senato partecipi alle revisioni costituzionali, concorra con la Camera alla legislazione ordinaria, contribuisca all’elezione del Presidente della Repubblica, della Corte Costituzionale, del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il Senato sarà formato da 100 membri: 5 saranno nominati dal Presidente della Repubblica (finiti i senatori a vita, gli altri lo saranno per sette anni); 21 sindaci e 74 presidenti di giunta o consiglieri regionali saranno eletti dai Consigli regionali. Essi seguiranno le sorti degli Enti territoriali da cui provengono, sicché il Senato non sarebbe mai rinnovato tutto insieme, ma con avvicendamento dei singoli membri, man mano che i senatori decadranno dalla loro carica originaria. Essi non sarebbero pagati (questa sarebbe, secondo Renzi, la nobile ragione per cui i senatori “ribelli” si oppongono alla riforma), ma avrebbero lo stipendio dagli Enti di provenienza. Tuttavia, pur pagati da loro, sindaci presidenti di giunta o consiglieri regionali non potrebbero più fare niente per le loro istituzioni territoriali. Se infatti si dovesse prendere in parola che entro cinque giorni il Senato potrebbe chiedere di esaminare determinate leggi approvate dalla Camera, e in 15 giorni modificarle, il Senato dovrebbe sedere in permanenza e i suoi membri essere ogni settimana nella capitale. È impensabile perciò che il sindaco di Milano o il presidente della Sicilia possano venire a fare i senatori a Roma. Del resto non avrebbero nessun ruolo in ordine alla fiducia al governo (e non solo non potrebbero concederla, ma nemmeno revocarla; di fronte a un governo liberticida il Senato non potrebbe farci niente), né potrebbero fare inchieste sulle emergenze del Paese, e nemmeno interferire nella decisione sullo stato di guerra, che è di pertinenza del primo ministro e della sua maggioranza alla Camera.
In sostanza la strada è segnata non verso un bicameralismo imperfetto, ma verso la soppressione della seconda Camera; e allora piuttosto che questo mediocre compromesso, sarebbe meglio così e magari usare Palazzo Madama, come altra volta abbiamo proposto, per insediarvi un Senato dei popoli.
Ma anche qui la ragione di tutto questo non è difficile a trovarsi. Il bicameralismo non è un capriccio di costituenti frenatori, è uno degli strumenti (e come strumento certamente opinabile) del sistema delle garanzie, degli equilibri e della bilancia tra i poteri, che è l’unico sistema finora escogitato per impedire l’esercizio assoluto e incondizionato del potere; e questo il potere non lo gradisce.
La stessa funzione ha il rapporto di fiducia tra Parlamento e governo; fiducia che non solo deve sussistere all’atto della formazione del governo, ma deve anche essere revocabile, altrimenti, di fronte a governi micidiali non resta che l’insurrezione popolare. In proposito la “ratio” della riforma è chiara: finché, nell’apparenza che nulla cambi, si debba mantenere l’istituto della fiducia, è meglio che essa sia data da una Camera sola, invece che da due; per una democrazia dimezzata meglio mezzo Parlamento che un Parlamento intero.
Ciò fatto rimane da assicurare la supremazia del governo sulla Camera residua, e a ciò provvede sia una modifica costituzionale, sia la legge elettorale.
La modifica costituzionale è quella che elargisce al governo il potere di sottrarre le sue leggi a ogni possibile cambiamento in sede di discussione parlamentare (gli “emendamenti”, senza i quali non avrebbero senso dei legislatori in Parlamento, servono a questo). Finora il governo aveva a disposizione l’arma della questione di fiducia che, posta su un determinato testo legislativo, ne impediva qualsiasi modifica. Nella nuova Costituzione a questo strumento si aggiungerebbe che il governo potrebbe chiedere alla Camera di approvare entro sessanta giorni una legge di suo particolare interesse e, scaduto inutilmente questo termine, pretenderne il voto articolo per articolo senza alcun emendamento.
La legge elettorale per disboscare il sistema

Tuttavia il vero dominio del governo e del suo capo sulla Camera residua sarebbe assicurato dalla legge elettorale già approvata a Montecitorio ma non ancora dal Senato. Essa (salvo ripensamenti fortemente sostenuti da Alfano, da cui pure dipende la vita del governo), non prevede preferenze: i cittadini con la scelta dei parlamentari non c’entrano; la famosa “casta” politica deve perpetuarsi per cooptazione. Inoltre la legge tende a “decespugliare” il campo politico, cioè a farne un deserto, nel quale, allo stato delle cose, dovrebbero rimanere a svettare solo tre partiti, il Democratico, Forza Italia e Cinque Stelle. Ciò sarebbe ottenuto con gli sbarramenti: sotto il 12 per cento nessuna coalizione prenderebbe seggi, sotto l’8 per cento nessun partito non coalizzato prenderebbe seggi, sotto il 4,5 per cento nessun partito coalizzato prenderebbe seggi, ma con i suoi voti concorrerebbe a far eleggere gli altri della coalizione. Alla fine chi avesse il 37 per cento dei voti prenderebbe un premio per arrivare ad avere il 55 per cento dei seggi, e se nessuno ci arrivasse si andrebbe al ballottaggio tra i primi due, col premio per il vincitore fino al 53 per cento. Si creerebbe così un sistema binario con due sole coalizioni o partiti, diventati infine così omogenei tra loro, pur nella competizione di potere, da far sì che sulle due rotaie del binario finirebbe per passare un unico treno.
Una legge elettorale siffatta servirebbe a dare una maggioranza assoluta al vincitore delle elezioni (secondo lo slogan per il quale la sera del voto si deve sapere chi governerà nei prossimi cinque anni); essa però certamente non può essere considerata tale da assicurare una rappresentanza corrispondente alla realtà politica del Paese. Quello che ne deriverebbe sarebbe un governo del Primo ministro, come dai giuristi fascisti fu definito quello allestito da Mussolini. Oggi certo non c’è nessun Mussolini; la cosa singolare è però che mentre in genere sono i dittatori che si fanno un governo a loro misura, qui c’è invece una democrazia che prepara un governo fatto su misura per un futuro eventuale dittatore.
La riforma costituzionale incide anche sugli strumenti di partecipazione, rendendone più difficile l’esercizio. Le leggi di iniziativa popolare dovrebbero partire con 250.000 firme invece di 50.000, e i referendum abrogativi con 800.000 firme invece di 500.000.

Qualcosa di buono

C’è però anche qualcosa di buono. Già dopo le prime 400.000 firme la Corte Costituzionale si esprimerebbe sull’ammissibilità del quesito referendario; e perché il referendum risulti valido, occorre che voti non la metà dell’elettorato, spesso irraggiungibile come è stato finora, ma solo la metà degli elettori che hanno votato per la Camera nelle precedenti elezioni politiche. Inoltre contro le leggi che disciplinano l’elezione di deputati e senatori è ammesso, prima della loro promulgazione, il ricorso alla Corte costituzionale per un giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte di un terzo dei componenti di una Camera. E ciò significa che riforme della Costituzione si possono fare non solo per restringere, ma anche per allargare gli spazi della democrazia.
Raniero La Valle

(da Rocca 15 luglio 2014)


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Commenti

4 risposte a “Una riforma autoritaria”

  1. Avatar Franco Salis
    Franco Salis

    Mi limito ad una sola osservazione. NON E’ POSSIBILE FARE CONFRONTI TRA IL VECCHIO “SISTEMA E IL NUOVO, perché ci troviamo in presenza di un nuovo paradigma secondo la definizione di Edgar Morin o di altro plateau secondo il filosofo francese Gilles Deleuze e dello psicanalista francese Félix Guattari, formatisi alla scuola di Francoforte che oggi non fa più paura. Solo tentare di farli significa non aver capito le nuove istanze provenienti dalla realtà contemporanea o postmoderna che dir si voglia. Aggiungo con Zygmunt Bauman che nella dimensione tempo e spazio è di gran lunga più veloce il tempo che è “liquido” e ha reso liquidi purtroppo tutti i valori e le relazioni sociali privilegiando solo l’individualismo più spinto, cioè l’egoismo. Oggi chi governa non sono i partiti politici, né la politica sia essa quella sana, che quella malata, ma l’economia e per essa la finanza a cui è tutto subordinato e a cui sono attribuibili tutti i disastri denunciati anche in questo articolo. Allora SONO DEL TUTTO FALSE tutte le accuse che si attribuiscono a danno di organi istituzionali nuovi che vogliono essere più agili per ricuperare e competere in velocità con la finanza. Ci sono in Italia, a parte i politicanti, che non prendo in considerazione, ma anche persone eccellenti, di elevata moralità ,che però difettano di quella che già Montaigne diceva: “E’ meglio una testa ben fatta piuttosto che una testa ben piena”. Espressione ripresa da Edgar Morin con “la testa ben fatta” cioè una testa che valorizzi l’importanza della cultura e dell’educazione che non risiede nella mera accumulazione quantitativa dei saperi, ma nel determinare un’attitudine generale a porre e trattare i problemi, nel saperli collegare e organizzare. Senato si, senato no, maggiori o minori poteri al premier si può discutere, ma non si può discutere un qualcosa che freni la velocità della legislazione quand’anche il giorno dopo (sto deliberatamente esagerando nei tempi) la si debba riformare per intervento di elemento non prevedibile indotto dalla velocità della tecnica e scienza. Sinora questa nuova antropolitica l’hanno capita sia Renzi che papa Francesco. Non inneschiamo nella gente la paura, perché estremamente pericolosa, in quanto essa, per sua natura, procede e cresce, senza aver bisogno di ulteriori spinte e disorienta a punto da indurre in errore anche le menti più raffinate. Per quanto riguarda i valori ai quali siamo comunque legati, anche se con presa sempre più scorrevole perché appunto “liquidi” si deve porre rimedio con l’educazione, non più con la imposizione, che storicamente è stata funzionale alla liquefazione dei valori.

  2. Avatar Vittorio da rios
    Vittorio da rios

    Potremmo mettere ma è molto difficile per la cultura e sensibilità che esprime l’attuale classe
    politica,e la stragrande maggioranza della popolazione, una frase che è la sintesi
    dell’ultimo lavoro di Giulietto Chiesa a suggello di qualsiasi iniziativa non solo legislativa,
    ma che riguarda tutta l’attività umana:–Una crescita infinita in un sistema finito di risorse è impossibile–.Affermando e sottoscrivendo la profonda analisi fatta da Raniero La Valle, come pure le colte e
    intelligenti considerazioni di Franco Salis, Ritengo –che il mostro economico-finanziario costruito sia
    oramai completamente fuori controllo–le insopportabili sperequazioni sociali,l’insicurezza per il
    futuro che riguarda le attuali e future giovani generazioni è fonte di profonda angoscia, con pronunciamenti
    di disperazione.Mentre i menestrelli della politica anziché cercare di prendere il controllo del –mostro–
    e adattarlo alle aspettative future dell’umanità si affaccendano in pratiche di eventuali modifiche al senato,
    oppure la modifica della legge elettorale,e altre amenità similari. Mi spiego, non che nella vita di una
    –democrazia– siano cose secondarie e non vadano fatte,ma difronte hai scenari quasi apocalittici che
    abbiamo inanzi diventano delle pure amenità.Ho letto molto di recente di alcune iniziative a carattere
    popolare che si sono materializzate con iniziative presso la magistratura inquirente con denunce fatte alla
    classe politica –fatti ovviamente i dovuti distinguo–che ha governato il paese negli ultimi due tre
    decenni. Una nuova Norimberga nostrana certamente più metaforica che concreta, la cui imputazione
    maggiore è: sistematica violazione del nostro dettato costituzionale. Crimine politico non da poco.
    Perché a ben guardare e dopo una attenta rilettura della nostra tanto criticata –non a caso–costituzione
    li troviamo e questo dimostra l’immenso spessore politico–profetico dei padri costituenti, tutte o quasi
    quelle risposte che sono sottese alla costruzione di una stato moderno, efficiente, razionale,dove la legalità,
    l’equità, il senso della giustizia sono aspetti imprescindibili di qualsiasi agire politico.L’attuale sistema politico
    esprime questo? E il sentire della stragrande maggioranza della gente quotidianamente inguaiata con sempre più
    drammatiche congiunture economiche famigliari cosa realmente pensa?Continuare cosi in una forsennata corsa
    a diventare sempre più delle volgari cloacale consumistiche? Essere sempre più in corsa, in lotta gli uni con gli altri e come scopo finale diventare sempre più dei volgari e manipolati consumatori compulsivi? Il dramma è,
    che, e questo va rilevato su scala planetaria e l’Europa ne è massima espressione il potere finanziario ha relegato
    la politica a cenerentola o peggio ossequiosa esecutrice di ciò che detta e comanda il potere economico finanziario, di proprietà di pochissimi, privi di scrupoli, tenaci e spietati nel cercare di mantenere e consolidare
    questo distruttivo quanto disumanizzante –mostro– economico-finanziario, che per sua stessa essenza va
    verso sicura catastrofe, di cui gli esiti e le ricadute sulla società già ora si possono percepire quanto saranno devastanti.Da tempo gran parte della politica, e dell’attuale paradigma produttivo ha smesso di mettere
    al centro l’uomo con le sue aspirazioni e fondamentali esigenze. Pagheremmo caro tutto questo. Tanto
    per dare una piccola idea di come siamo messi prediamo una spicchio ma significativo della nostra attuale
    organizzazione sociale, la sanità: era quella italiana fino a qualche decennio fa ritenuta di eccellenza, copiata da
    altri stati ora è quasi al collasso con disfunzioni e costi spesso insostenibili da parte di milioni di cittadini.
    Alcuni dati: il costo annuale del nostro sistema sanitario si aggira sui 105-110 miliardi di Euro di questi
    circa 35 vanno in profitto e ruberie varie.Domanda non è il caso di togliere il profitto dalla sanità? O si vuole
    continuare a far crescere i guadagni di privati con soldi della collettività? Altro piccolo dettaglio:le spese militari,
    quanto spende il nostro paese in costruzioni di armi e per mantenere in giro per il pianeta missioni di –pace–?
    Sono cifre impressionanti, Guardate che assommando il costo della privatizzazione in campo medico-ospedaliero
    e tagliando drasticamente le inutili spese militari noi otterremo l’equivalente di una consistente manovra finanziaria tutti gli anni.Domanda: nella testa degli attuali governanti quale pensiero scorre su queste questioni? Sono aspetti che io ho più volte accennato ma ritengo che non se ne denunci mai a sufficienza. Non per fare citazioni dotte non è mia consuetudine, ma mi è caduto lo sguardo su una frase che giudico molto significativa
    in merito alla globalizzazione e nuovo etnocentrismo detta in un seminario tenuto da Serge Latouche organizzato
    dalla fondazione Balducci alcuni anni fa. –Ora anche le critiche più decise alla mondializzazione restano esse stesse per la maggior parte, chiuse nell’universalismo dei valori occidentali. Rari sono quelli che cercano di uscirne. E tuttavia non si scongiureranno le catastrofi del mondo unico della merce restando chiusi nel mercato unico delle idee. E’ sensa dubbio essenziale alla sopravvivenza dell’umanità, e precisamente per moderare le attuali e prevedibili esplosioni di etnicismo difendere la tolleranza e il rispetto dell’altro, non a livello di principi universali vaghi e astratti, ma interrogandosi sulle forme possibili di regolazione di una vita umana plurale in un mondo singolarmente ristretto. Ritengo che questa breve riflessione di Latouche deve farci riflettere, quanto agire di conseguenza. Filosofi, teologi,economisti,imprenditori, politici, espressioni religiose,società civile in tutte le sue varie e articolate espressioni, tutti siamo chiamati a fare la nostra parte nella costruzione di una nuova civiltà,
    Il progetto e grandioso quanto stimolante richiede decenni, ricco di insidie e incognite perché mai l’uomo si è trovato inanzi a un bivio: o la catastrofe, o la improcrastinabile evoluzione.
    Un caro saluto a tutti

  3. Avatar Franco Salis
    Franco Salis

    Oggi non abbiamo di fronte a noi la famosa distinzione dei poteri dello stato moderno elaborato da Montesquieu, ma piuttosto l’alta finanza da una parte e la politica dall’altra. Al momento l’alta finanza o poteri forti è di gran lunga più potente dei tre poteri Montesquieu messi insieme. Anzi l’alta finanza agisce in maniera che questi tre poteri non si alleino, per avere più facile l’esercizio del potere. Intanto hanno già eroso il potere della politica: a chi compete l’assicurazione del diritto del lavoro dei cittadini? Allo stato, ma se i soldi ce li hanno l’alta finanza, lo stato viene ricattato. La gente chiede lavoro ai sindaci alla regione e alla stato, quindi se lo stato vuole almeno in parte soddisfare questa richiesta deve soggiacere alle condizioni ricattatorie della finanza: io ti do i soldi, tu mi dai un contributo e ti accolli l’onere di smaltire le scorie materiali e umane. Il che significa che il profitto della finanza su tale finanziamento è enorme, mentre il vantaggio per il popolo materialmente è estremamente contenuto e quel poco viene eroso dall’inquinamento cui è sottoposto. Da qui l’esigenza che chi fa politica, sia come legislatore che di governo in tutte le sue manifestazioni, sia l’amministrazione della giustizia abbiano un elevato senso dello stato che oggi appare quasi del tutto scarso. BISOGNA RESTITUIRE ALLA POLITICA LA SUA AUTOREVOLEZZA. Questa autorevolezza non è assicurata da “pesi e contro pesi” ma da un profondo senso e ripristino morale. I pesi e contro pesi andavano bene quando si poteva contare sul fatto della prevedibilità, predittività, certezza. Oggi invece domina l’incertezza, la non prevedibilità e predittività per l’eccessiva velocità con cui opera la finanza, che mette in moto elementi non prevedibili, non ne hai il tempo, né predittivi per l’insorgenza di un elemento che spinge alla retroazione, o quando veno alla devianza della rotta della linea del governo. E allora che fare?. Prima avevi una chiesa che comunque indicava la direzione, oggi quella stessa chiesa, per effetto della sua gerarchizzazione è essa stessa pato-criminogena e non salvifica, la salvezza arriva comunque direttamente dal Suo Fondatore. E allora? OCCORRE UNA ALTRA CULTURA, UNA ALTRA CIVILTA’. Se sino ad oggi abbiamo avuto una società escludente, l’uomo non riconosceva l’uomo, la chiesa condannava mentre doveva salvare, l’uomo in stato di perenne anòmia ha perduto ogni aspetto di solidarietà nell’essere stato costretto a vivere in città, magari nella periferia o comunque in rioni ben delimitati (che papa Francesco chiama periferie). Questa scelta, vista vissuta con anòmia ma anche come speranza di riscatto, ha spinto il cittadino a delegare allo stato (comune Regione) quelle attività che prima erano svolte dalla comunità, perdendo nel contempo quindi quel cemento che teneva unita la comunità. Di conseguenza si sviluppa l’individualismo che, non controllato da alcuna remora morale (io faccio quello che voglio) è degenerato in egoismo. Nessuno ormai si fa scrupolo di dare gomitate al vicino per superarlo e accaparrarsi il posto di lavoro Occorre quindi una pesante azione educativa delle nuove generazioni. E qui viene il bello. la scuola è preposta istituzionalmente ad educare, ma la scuola è espressione di questa società che stiamo vivendo. Si crea quindi un corto circuito. Io non intravedo altre vie. Chi ce le ha le esponga. Anche l’ingorgo istituzionale parlamentare è un prodotto di questa situazione. Se non si risolvono le questioni istituzionale, sebbene queste non stanno ovviamente nei pensieri della gente, non si possono risolvere per i motivi già detti i problemi dell’occupazione. Ma la politica non più controllata da pesi e contro pesi, potrebbe allearsi con l’alta finanza. Si anche questo è possibile, viviamo nell’epoca dell’incertezza. Ma una politica alleggerita, può più facilmente essere rigenerata. La nuova paradigmatica civiltà è quella che Edgar Morin chiama Patria Terra.. Se la liquefazione (Bauman) degli stati ha prodotto lo sbriciolamento degli stessi con l’esplosione di indipendentismi, provocando numerosi focolari, la nuova civiltà spegnerà questi conflitti con la valorizzazione delle culture locali che avranno ampia autonomia. In soldoni la nuova civiltà dovrà fare esattamente il contrario di quello che ha fatto la chiesa cattolica schiacciando le culture e religioni diverse, interpretando male per interesse di potere il comando divino, che genuinamente inteso voleva significare: annunciate a tutti, A TUTTI la buona novella.

  4. Avatar Vittorio da rios
    Vittorio da rios

    Sempre ovviamente nei limiti –fisici– di un commento sul web, ritengo molto illuminante
    quanto significativa e stimolante la premessa che il prof. Luigi Sertorio docente di ecofisica
    all’università di Torino fa a un suo impegnativo lavoro: –storia dell’abbondanza–L’ippogrifo
    osserva Sertorio; è il magico animale, un po mostruoso, che l’Ariosto fa volare per tutta
    l’Europa trasportando varie donzelle, poi Ruggero e Bradamante. l’Ariosto specifica che è
    supersonico, difficile da guidare e che è una rarità. L’uomo del mondo dell’Ariosto prevale
    sull’Ippogrifo. Oggi l’aviazione, la missilistica, l’astronautica, sono le aree di punta dell’era
    tecnologica,popolata da macchine strumenti,prodotti amici nemici che prevalgono sull’uomo.
    L’uomo appare inadeguato, ama,odia rivendica i propri diritti, con sentimenti,pensieri cultura
    in generale che risale all’era fisiocratica. l’era delle monarchie, della rivoluzione francese,
    della guerra civile americana. Le conseguenze del pensiero scientifico si sono staccate dalle
    conseguenze del pensiero dei valori. La tecnologia di potenza opera sulla società umana e
    sull’ambiente in modi e con effetti che l’uomo non sa capire, e tanto meno gestire. Ma solo
    percepire quando sono già avvenuti.
    Mi para vi siano qui racchiusi significativi punti su cui riflettere.Troviamo ancora nell’opera
    di Sertorio questa citazione: Le conquiste scientifiche e le acquisizioni tecnologiche, procedono
    secondo una logica inesorabile.La loro percolazione nella dinamica sociale è spesso rapida e
    separa i paesi che controllano da quelli che subiscono.Oggi la tecnologia nucleare è governata
    in maniera egemone dagli USA. Il sogno dei grandi fisici Europei che le loro scoperte in fisica
    nucleare fossero patrimonio comune dell’umanità non si è avverato. Pure stimolante e che pone
    a profonde riflessioni questa considerazione sull’utilizzo dell’energia solare:Fra l’energia solare
    naturale, che è la vita dell’ecosistema, e la tecnologia solare,ci sono di mezzo le strategie dei
    tecnocrati sulla cui saggezza è bene avere dubbi.Ora qualcuno giustamente può obbiettare.
    cosa centrano questi aspetti tecno-scientifici con il cristianesimo, la Chiesa,i concili, le religioni,
    la ricerca di un mondo pacificato, e la costruzione di un mondo migliore? Bene, Sertorio con il
    rilevare che le conseguenze del pensiero scientifico , si sono staccate dalle conseguenze del
    pensiero dei valori pone in luce drammaticamente quale sia poi il risultato: ebbene è
    drammaticamente e sistematicamente davanti ai nostri occhi. Quel mostro planetario
    totalmente fuori controllo che risponde al nome: Capitalismo – tecnologico – finanziario
    produttivo. Violento, distruttivo vorace di energie fossili pressoché finite. Danni incalcolabili
    all’ecosistema, sperequazioni sociali,costi in vite umane impressionanti si calcola che solo
    con le moderne guerre tecnologiche, dalla prima guerra mondiale al secondo conflitto, fino
    alle guerre dei nostri giorni il numero di vittime sia di oltre 130 milioni. Capite di cosa si sta
    parlando quando si afferma l’urgenza di un improcrastinabile processo evolutivo dell’ominide
    che lo porti oltre la storia, per approdare a una nuova civiltà? E opportuno rievidenziare la
    condizione totalmente inedita in cui oggi l’ominide si trova, e che non ha nessun paragone ne
    metro di confronto con nessuna epoca storica passata, ne sul piano tecnologico-scientifico,
    ne su quello Filosofico-culturale. Siamo passati in poco più di un secolo e mezzo, da circa un
    miliardo di individui presenti sul pianeta, agli attuali oltre sette miliardi, secondo le proiezioni
    demografiche saremmo verso il 2050 oltre gli otto miliardi di creature che calpesteranno la
    polvere del pianeta. Cosi come è strutturato il –mostro– finanziario-produttivo, totalmente
    fuori controllo ,quanto drammaticamente sperequativo non è ne sarà in grado di rispondere
    alla legittime domande di miliardi di individui che chiedono legittimamente di partecipare al
    banchetto dei consumi e delle risorse ancora disponibili sul pianeta.Torno a ribadire e questa
    denuncia non è mai forte e gridata a sufficienza, che moltissimi paesi del mondo stanno
    spendendo cifre impressionanti riarmandosi a che pro? Proviamo a porci qualche domandina.
    Ne faccio una che mi angoscia, ma ritengo assai realista: c’è da annientare qualche miliardo di
    individui ritenuti di troppo in quanto potenziali consumatori? E quelle folli cifre che si spende
    al mondo in armi–50 mila dollari al secondo–non andrebbero spese nel iniziare a riconvertire
    il sistema’? Per esempio potenziare con criteri di rispetto del suolo l’agricoltura, che per
    soddisfare le esigenze alimentari dell’attuale popolazione e quella che verrà al netto degli sprechi e
    abusi alimentari dovrà produrre oltre il 70% in più di quello che attualmente produce? Da questo
    io ritengo che veramente occorra un grande sforzo di sintesi da parte di tutti–gli uomini di buona
    volontà– e ce ne sono molti. Abbiamo straordinari strumenti di conoscenza, e di grandi e immense
    capacità di applicazioni tecnologiche, impensabili solo qualche decennio fa:si pensi alle conquiste
    della tecnologia elettronica comunicativa per esempio. L’uomo come profeticamente aveva intuito
    Balducci è sempre più prossimo all’altro che è te stesso. Ecco allora che noi tutti a prescindere la
    nostra –condizione–religiosa-o non, cristiani-musulmani-ebrei-agnostici ecc.ecc,potremmo
    finalmente capire elaborando con un grande sforzo di sintesi tutti i saperi e le conoscenze, un
    nuovo paradigma-archetipo culturale-filosofico-teologico. nella sua totalità il messaggio salvifico
    su basi planetarie rappresentato del sacrificio della croce l’aver –ucciso non un innocente ma
    l’innocenza. Avremmo cosi sconfitto definitivamente l’uomo assassino e genocida, che finora ha
    caratterizzato la plurimillenaria storia dell’ominide, e, venendo alla contemporaneità cosi violenta
    e gravida di sangue innocente, pensare a una Palestina e Israele i cui popoli possano finalmente
    vivere pacificati, e godere e far godere al mondo quel scrigno denso di storia, tradizioni,e sensibilità
    religiose. Che dire? Buon lavoro c’è ne in abbondanza per tutti.
    Un caro saluto.

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